ARTE ANTICA MODERNA CONTEMPORANEA


Ferdinand Schimon: Ritratto di Beethoven (1819), Bonn, Beethovenhaus

"Noi, esseri finiti,
personificazioni di uno spirito infinito,
siamo nati per avere insieme gioie e dolori;
e si potrebbe quasi dire che i migliori di noi raggiungono la gioia attraverso la sofferenza".

LUDWIG VAN BEETHOVEN ALLA CONTESSA ERDÖDY, 1815

di Luisanna Fiorini

  • Il tormento di uno spirito indomabile traspare da tutta l'esistenza del "Titano" della musica classica, nato a Bonn nel 1770 e morto a Vienna nel 1827.

  • Scontroso, burbero, dal carattere proverbialmente difficile, celava una ricchezza interiore che troviamo in tutte le sue opere le quali uniscono ad un perfetto equilibrio formale una carica emotiva travolgente, unendo le caratteristiche classiche e romantiche.

  • La vicenda umana di Beethoven è cosa nota: l'infanzia difficile succube del padre ubriacone e violento, la sordità che lo afflisse progressivamente, l'incapacità di accettare regole e comportamenti sociali, gli amori disperati, la delusione dell'unico affetto, il nipote Karl.

  • Tutto ciò contribuì sempre più al suo isolamento, dal quale sembrò uscire solo attraverso la parola scritta, forma di comunicazione, oltre la musica, da lui prediletta.

  • Abbiamo tre tipologie di documenti: le lettere, i "Quaderni di conversazione"(in cui raccolse pensieri, appunti riflessioni, domande dei suoi interlocutori), e il "Testamento di Heiligenstadt", vero e proprio testamento spirituale ove confessa il suo male interiore.

  • Dagli scritti emerge un immenso amore per la natura, quasi in essa trovasse conforto e potesse lenire nella sua contemplazione i suoi rovelli.

  • Scrisse alla sua amica Therese Malfatti nel maggio del 1810: "Quanto è fortunata Lei, che è potuta andare in campagna già così presto. Io non potrò godere tale beatitudine fino al giorno 8. Non c'è nessuno che possa amare la campagna quanto me. Dai boschi, dagli alberi, dalle rocce sorge l'eco che l'uomo desidera udire."

  • Nei "Quaderni di conversazione" troviamo: "Onnipotente, nella foresta! Io sono beato, felice: ogni albero parla attraverso te-O Dio! Che splendore! In una tale regione boscosa, in ogni clima, c'è un incanto. E' come se in campagna ogni albero mi facesse intendere la sua voce dicendomi: santo, santo!"

  • Più in avanti, mentre si infittiscono gli appunti e i temi per la sua sesta sinfonia, la "Pastorale", Beethoven scrisse:"Chi mai potrà esprimere tutto ciò?"

  • Ma il suo più recondito sentire lo esprime nel "Testamento di Heiligenstadt", una lettera indirizzata ai suoi fratelli Karl e Johann il 6 ottobre 1802.

    "O voi che pensate che io sia... misantropo, quale ingiustizia mi fate!... Da sei anni sono vittima di una terribile sventura, aggravata da medici incompetenti... mi è impossibile gridare alla gente:" Parlate, gridate perché sono sordo!" Ah, come può essere possibile rivelare la debolezza di un "senso" che dovrebbe essere più acuto in me che negli altri uomini?" Il corile di ingresso della casa di Heiligenstadt, presso Vienna

"La musica è una rivelazione più profonda di ogni saggezza e filosofia...
Chi penetra il senso della mia musica potrà liberarsi dalle miserie in cui si trascinano gli altri uomini."

Ludwig van Beethoven


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Arte
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Aggiornamento: 27/08/2015