ARTE ANTICA MODERNA CONTEMPORANEA


Una "tempesta" che minaccia ma in lontananza
Commento psicologico al quadro "La tempesta" di Giorgione

I - II - III

Il dipinto sembra rappresentare il conflitto tra due etiche, quella pubblica (religiosa), simbolizzata in alto dal cielo tempestoso (che giudica) e dallo sfondo urbano (che vi si adegua supino), e quella privata (laica) rappresentata in basso dalla coppia, che rivendica libertà in uno stretto rapporto con la natura.

Lei è nuda ma allatta (ecco la riserva morale), lui la guarda ma scostato e vestito.

Si vorrebbe libertà nella naturalezza ma il risultato è l'ambiguità, l'indeterminatezza, proprio perché il giudizio incombe dall'alto, minaccioso, ineludibile.

L'arbusto che in parte copre la nudità della donna, deve essere stato realizzato successivamente, come forma di scrupolo, di ripensamento morale al fatto che si era scelto di alzare la gamba destra della donna invece che la sinistra.

La donna è ambigua perché da un lato risente delle immagini stereotipate della Vergine che allatta il Gesù neonato, dall'altro vuole rappresentare l'innovazione della donna moderna, che posa nuda per il pittore e che guarda con sfida, con sicurezza lo spettatore.

Non ha senso una puerpera che nuda allatta il proprio figlio in un contesto spazio-temporale come quello dipinto, ma ne ha molto se la si osserva in maniera simbolica, come appunto fa l'uomo di fronte a lei, che è poi l'artista stesso.

Tutto quindi ruota attorno alla figura della donna, tutto trae significato dal rapporto con essa: è lei il vero centro focale e spirituale del dipinto.

L'uomo guarda la donna con la consapevolezza che il superamento della morale religiosa si gioca sull'interpretazione della sessualità in generale e di quella femminile in particolare, oggetto di grandi tabù da parte della chiesa romana.

Non c'è nel quadro nessuna forma di volgarità, proprio perché il tentativo è quello di superare il pregiudizio religioso non in maniera superficiale, ma nella convinzione che solo una robusta morale laica può costituire una valida alternativa.

Il Giorgione anticipa qui fortemente alcuni temi dell'umanesimo laico secondo una modalità indubbiamente metaforica ma efficace.

Viceversa, la sua capacità artistica la si nota soprattutto nel tratteggio con cui sono stati dipinti gli alberi e la vegetazione nel suo complesso - un artista che doveva amare la natura come se stesso.

Tra laicità e religione sta una concezione della natura che oggi si ritrova solo nelle coscienze ambientaliste. Le colonne spezzate in primo piano, nonché il ponte o l'acquedotto romano in disuso, indicano proprio la volontà della natura di riprendersi ciò che le appartiene. La natura in se stessa, nei confronti della storia, e la natura nell'essere umano, nei confronti delle ideologie dominanti, dei poteri costituiti.

Si noti che sullo sfondo la città è indistinta e strettamente legata, anzi prona, al pregiudizio religioso in vigore, mentre in primo piano sta il tentativo, intellettuale, artistico, di trovare un'alternativa credibile. Un tentativo individuale e quindi, inevitabilmente, sofferto.

Bibliografia


Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Arte
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Aggiornamento: 27/08/2015