ARTE ANTICA MODERNA CONTEMPORANEA


Käthe Kollwitz, pittrice degli operai

Käthe Schmidt nacque l'8 luglio 1867. La sua era una famiglia di predicatori di una chiesa libera, e suo padre e suo nonno si erano impegnati politicamente nelle fila della borghesia progressista. Suo fratello Konrad era stato amico in gioventù di Engels e fu redattore del giornale Vorwärts, organo del partito socialdernocratico tedesco.

La sua prima formazione artistica la maturò, per così dire, nei quartieri operai della città natale di Königsberg, dove rimase letteralmente affascinata dall'energia e dalle capacità del popolo lavoratore. In particolare la colpiva il mestiere dello stivatore. Poi Käthe fece gli studi artistici veri e propri a Berlino e a Monaco. Ma l'arte accademica ufficiale ben presto la lasciò insoddisfatta. Del resto nella sua città natale aveva sempre preferito disegnare i marinari, i pescatori e i portuali. Non è perciò un caso che la sua prima serie di opere grafiche sia dedicata al Germinal di Zola, il romanzo ambientato tra i minatori. Comunque fu a Berlino che Käthe si rese conto d'avere più talento per il disegno che non per i colori: l'arte grafica era la sua vera vocazione.
Nel 1891 sposò K. Kollwitz e si stabilì a Berlino, ove restò per più di mezzo secolo. Suo marito era un medico statale di un quartiere proletario: alcuni suoi pazienti diventeranno in seguito modelli della stessa Käthe. L'evento teatrale che fece più sensazione in quell'epoca, e cioè il dramma di G. Hauptmann, I tessitori, le ispirò un cielo grafico che ben presto la fece conoscere al grande pubblico. Nella mostra d'arte di Berlino dei 1898 i pittori M. Liebermann e A. Menzel proposero di premiare questo cielo grafico, denominato “Rivolta dei tessitori”, con una medaglia d'oro, ma la proposta fu respinta dall'imperatore. Nello stato degli Hohenzollern non c'era posto per questo tipo di arte.

Due anni dopo uscì un'altra serie di opere grafiche, intitolate “Guerra dei contadini”, con evidente riferimento alla sollevazione rivoluzionaria nella Germania del XVI secolo (ma la critica vi vede anche un'eco degli avvenimenti d'inizio secolo, soprattutto della rivoluzione russa del 1905-1907). Questi fogli, anch'essi frutto d'importanti studi letterari, esprimono, con le loro toccanti scene di massa, una sdegnata accusa contro l'ingiustizia e testimoniano ancora una volta la presa di posizione dell'artista a fianco dei popolo. La stampa progressista tedesca, compresa la rivista Simplicissimus, cui la Kollwitz collaborò, ne parlarono diffusamente.
Ciò che distingueva questa raccolta dalle opere realiste di allora era il suo carattere innovativo. La maggioranza dei pittori tedeschi del XIX secolo rappresentava i lavoratori come povera gente da commiserare, al massimo in procinto di fare qualche rivolta individuale. Nelle opere della Kollwitz invece si vede apparire il pathos dell'insurrezione popolare. I suoi disegni non esprimono solo una carica di simpatia per i diseredati, ma danno anche l'idea di quale forza possono scatenare le masse insorte. Nella “Guerra dei contadini” il personaggio principale è il popolo, inteso non come somma di individui singoli ma come massa compatta, unita da una stessa visione delle cose, da un medesimo stato d'animo.

Madre di due figli, la Kollwitz sentì fortemente il motivo della maternità, ma su questo tema poche opere esprimono gioia e felicità. Al contrario, spesso sono i toni tragici a prevalere: ad esempio, il dolore di una madre che non può dar da mangiare al figlio che sta morendo. Käthe ha coscienza delle difficoltà che deve affrontare un'operaia per allevare la sua prole. Avverte anche profondamente, per esperienza personale, il dramma della madre che perde il Figlio in guerra: nella prima guerra mondiale le morì il figlio più giovane e nella seconda il nipote prediletto. L'odio nei confronti della guerra rese le sue opere ancora più struggenti e appassionate.

Nel 1924 disegnò il manifesto dal titolo Mai più guerra! che esprime la sua protesta contro il militarismo. Negli anni '20 e '30 il tema della maternità assume sempre più un contenuto antimilitarista: le madri proteggono i loro figli da tutti i mali dei mondo. li tema della madre sarà presente sino al 1942, allorché disegnerà un'operala che guarda con aria di sfida il nemico mentre con le sue braccia robuste protegge i propri figli. A questo lavoro la Kollwitz diede un titolo che ha il sapore di un testamento spirituale, oltre che di un monito a tutta l'umanità: Non macinale i frutti della semina!, un'espressione presa dal grande poeta Goethe.

La Kollwitz avvertì assai dolorosamente la morte di K. Liebknecht, uno dei fondatori dei partito comunista tedesco, assassinato da ufficiali reazionari. I parenti dei dirigente politico andarono a chiedere alla disegnatrice di farne un ritratto ma il volto fiero di quell'uomo lei non sapeva come riprenderlo: dai molti abbozzi rimasti si capisce che cercava la variante più espressiva. Cominciò con un'acquaforte ma subito vi rinunciò; provò poi con la litografia ma senza successo. Riuscì infine a realizzare il progetto mediante un'incisione su legno. In memoria di Liebknecht divenne famoso in tutto il mondo. Prima della morte di questo leader, avvenuta nel 1919, la Kollwitz, membro attivo dell'Accademia delle arti di Prussia, considerava la politica estranea all'arte, perché troppo ambigua e tendenziosa. Ma dopo comprese bene il significato della solidarietà dei lavoratori per la costruzione di un mondo diverso. Ecco perché accolse con gioia la vittoria della rivoluzione socialista in Russia.

Nel 1921, provando una calda simpatia per i lavoratori affamati della Repubblica sovietica, disegnò un manifesto che acquistò subito una vasta notorietà: delle mani tese per sostenere un uomo indebolito dalla fame, con questa iscrizione: “Aiutate la Russia!”.

Alla Kollwitz fu vietata qualunque attività artistica sin dal 1933, allorché la sua arte era stata definita “degenerata”. Ma Käthe - uscita insieme a M. Liebermann e H. Mann dall'Accademia - rimase fedele ai suoi ideali progressisti e, malgrado la malattia, l'età e le persecuzioni, continuò a lavorare, a frequentare gli amici e i colleghi, volendo persino partecipare, dimostrativamente, ai funerali di E. Barlach, anche lui artista “degenerato”.

D'altra parte lei stessa aveva scritto che la sua arte non pretendeva d'essere “pura”. “Non ho difficoltà ad ammettere - disse una volta - che la mia arte si pone degli obiettivi. lo voglio agire nella mia epoca”. Era appunto questo che la rendeva diversa. Nella sua vasta opera, in questo senso, non si trovano né paesaggi né nature morte. In effetti, ben pochi artisti figurativi tedeschi di quell'epoca, paragonabili a lei per posizioni concettuali a livello artistico, avevano raggiunto con le loro opere tanta popolarità, specie nel movimento operaio tedesco e internazionale e fra tutti coloro che si battevano contro il fascismo e la guerra. Oggi come allora, la riuscita sintesi di sofferta umanità di dedizione alle lotte dei lavoratori e di maestria figurativa le hanno assicurato una vasta fama.

Verso la fine della sua vita, rispondendo a una domanda sul valore dell'arte, Kollwitz espose con molta lucidità il suo credo filosofico. Nel 1944 aveva già dato un'identica risposta in un questionario dei governo nazista rivolto a un centinaio di noti pittori tedeschi, le cui risposte erano state poi pubblicate in un libro. Dopo qualche tempo Kollwitz ricevette una lettera anonima piena di insulti: le sue opere venivano giudicate “volgari, impudenti, repulsive”, ma lei pensava in modo diverso: “La mia formazione d'artista - disse - ha coinciso con la nascita del socialismo. Certo, a quel tempo non svolgevo un'attività militante vera e propria, ma di sicuro capivo che l'idea della bellezza per me era il proletariato, nelle sue tipiche espressioni di lotta e di sofferenza, che mi spronavano a dipingere. Più tardi, quando ho conosciuto gli operai più da vicino, al primo sentimento che avevo provato per loro s'aggiunse quello di dover mettere la mia arte al loro servizio” (cfr. Bekenntnisse, Leipzig 1981).

Käthe Kollwitz morì il 22 aprile 1945, pochi giorni prima della fine della guerra, nel piccolo centro di Moritzburg vicino a Dresda, dove aveva trovato rifugio presso alcuni amici dopo che i bombardamenti su Berlino avevano distrutto la sua casa. In luogo di quella casa è stato eretto un monumento in suo onore. Nel 1950 fu pubblicata in Germania una monografia per far conoscere la sua arte alle generazioni cresciute sotto il regime nazista. Nel frattempo sono uscite numerose altre pubblicazioni a lei dedicate. Le sue opere sono esposte in musei e gallerie. I bambini le conoscono già dai libri di scuola: imparano così sin dalla più tenera età a capire il senso di quell'espressione di Goethe...

Fonti


Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Arte
 - Stampa pagina
Aggiornamento: 27/08/2015