ARTE ANTICA MODERNA CONTEMPORANEA


JIM MORRISON

INTRODUZIONE

Il percorso rappresentato dalla tesina non può che riguardare un argomento a cui si è legati personalmente. Il mio parte dalla musica rock di James Douglas Morrison, meglio noto come Jim Morrison, fondatore della band “The Doors” nel 1965.

Avevo sempre considerato il mondo della musica, arte per me essenziale, separato dal percorso didattico svolto a scuola. Il quinto anno però ha rappresentato uno stravolgimento del mio pensiero, in quanto mi sono accorto di come molte delle tematiche trattate durante l'anno siano state assorbite e rielaborate attraverso la sua musica. Jim Morrison fu a tutti gli effetti un poeta visionario che si scagliò con forza contro la mercificazione dell'arte, perché, come disse Nietzsche: “l'arte è la grande creatrice della possibilità di vivere”, e Morrison credeva profondamente nelle potenzialità dell'arte.

Durante il XIX secolo ci fu una vera e propria crisi dell'intellettuale: l'industrializzazione e il progresso stavano trasformando gli uomini in macchine capaci solo di produrre, senza spunti personali o fantasia, nella convinzione che la realtà fosse limitata a ciò che la società metteva a disposizione. Ci furono artisti che possedevano qualità che non potevano essere arrestate facilmente dalle consuetudini di quell'epoca. Essi rifiutarono di conformarsi alla massa e di farne parte e, per questo motivo, vennero considerati degli emarginati. Il mondo non aveva più bisogno della loro guida, ora che si stava avviando a fondare le proprie radici sull'interesse economico. Questo duro contrasto con la società li portò a sperimentare tutto ciò che fosse malvisto: avevano bisogno di cercare un luogo sicuro in cui rifugiarsi e pensavano d'essere riusciti a trovarlo nell'uso di alcol e droghe, cioè nei cosiddetti “paradisi artificiali”.

Nel mio lavoro intendo andare a ricercare i modelli e le fonti d'ispirazione della poetica di Jim Morrison.

The crystal ship (La nave di cristallo)è una canzone dei Doors presente nell'album “The Doors” del 1967. La canzone narra la fine di un amore, ispirata dalla storia che il cantante Jim Morrison ebbe con Mary Werbelo e sono presenti particolari riferimenti alla droga. Ho scelto questo titolo per la mia tesina poiché l'immagine della nave di cristallo rappresenta qualcosa di fragile, ma allo stesso tempo d’imponente che lega i modelli principali di Morrison ed egli stesso.

Blake, Rimbaud e Nietzsche erano tutti dei diversi, emarginati dalla società del loro tempo: loro hanno avuto il coraggio di andare contro ciò in cui tutti credevano, proprio come una nave che infrange i flutti più imponenti. Tutti volevano approdare a qualcos'altro, ma uno dopo l'altro si sono persi lungo il cammino ed è qui che troviamo la fragilità del cristallo.

L'immagine scelta per la prima pagina è la copertina dell'album “Strange Days” del 1967. È una fotografia scattata dal fotografo Joel Brodsky, nella quale non vi compare nessuna foto del gruppo, se non su due poster appesi alle pareti sul fronte e sul retro della copertina. La "location" della fotografia è a Sniffen Court, un vicolo storico della 36esima Strada di Manatthan. Il suonatore di tromba in realtà è un semplice taxista pagato 5 dollari per posare nella foto.

Ho scelto questa foto poiché rappresenta degli artisti circensi che, come i protagonisti di questa tesina, vivono un'esistenza non comune a tutti, piena di insidie e di incertezze.

Fin da piccolo Morrison amava la lettura, leggeva di tutto: dai giornali alle riviste di ogni genere, ma ciò che amava di più erano i libri e tra questi preferiva quelli poetici e filosofici. Da una poesia scritta in gioventù e pubblicata in una raccolta postuma si evincono quali sono gli autori più importanti per la sua formazione: William Blake, Arthur Rimbaud e Friedrich Nietzsche.

In primis dovrei parlare di Blake, che come Morrison, sfidava qualsiasi tipo di convenzione: da lui riprende il tema delle porte della percezione, sceglie il nome del gruppo dal libro di Aldous Huxley, The Doors of Perception (Le porte della percezione), del 1954. Nel libro è contenuta una frase di William Blake: “If the doors of perception were cleansed, every thing would appear to man as it is, infinite”. (Se le porte della percezione fossero purificate, ogni cosa apparirebbe all'uomo come realmente è, infinita.)

Il secondo modello è Rimbaud, il quale ha trascorso una vita molto simile a quella di Morrison, infatti a entrambi venne dato il nome di “ribelle”, pensando a loro come a uomini purificati dalla corruzione del mondo. Devo dire che entrambi hanno vissuto questa ribellione con estrema serietà. Leggendo i testi delle canzoni scritte da Morrison è evidente il collegamento con il simbolismo, poiché ogni parola deve essere interpretata e calata nel contesto giusto. “M'interessa tutto quello che concerne la rivolta, il disordine, il caos”: queste parole le avrebbe potute pronunciare anche Rimbaud.

Da piccolo il poeta-cantante amava leggere Nietzsche e lo ammirava non solo per la volontà di smascherare la falsa morale borghese e per il desiderio di distruggere i vecchi valori, ma anche per l'esaltazione dello spirito dionisiaco e per il concetto di “oltreuomo”.

La canzone “The end” rappresenta un riferimento all'Edipo re di Sofocle, perché in quegli anni era un tema molto discusso nella psicologia freudiana; per questo andrò ad analizzare sia la trama dell'Edipo Re sia il pensiero di Freud riguardo al complesso di Edipo.

Commentando il nome del suo gruppo, Morrison fece una volta un'osservazione che si può considerare il manifesto della sua opera: “È una ricerca, come aprire una porta dopo l'altra (...). È uno sforzo per arrivare alla metamorfosi. È come un rituale di purificazione” (Wallance Fowlie, Rimbaud e Jim Morrison – Il poeta come ribelle, Milano, Il Saggiatore, 1997).

Il suo scrivere è una ricerca infinita del proprio essere, per approdare infine al mutamento: come Rimbaud anche Morrison cercò per tutta la vita di diventare qualcun altro.

Arthur Rimbaud

Le connessioni tra il poeta simbolista Rimbaud, che un tempo era considerato il séducteur della gioventù francese per le sue idee rivoluzionarie e che oggi è considerato un eroe moderno, e il fondatore e cantante dei Doors, Jim Morrison, sono innumerevoli.

Rimbaud era un ribelle che combatteva contro i valori che normalmente ci preparano alla vita, finché rimase un semplice osservatore. Si rivoltò contro la sua famiglia, contro gli insegnanti del Collège che frequentava, contro la società di Charleville e quando iniziò a scrivere poesie, tra i quattordici e i quindici anni, contro le regole che la poesia francese aveva seguito durante il XIX secolo. Rimbaud era un ribelle che Jim Morrison ammirava, che leggeva e studiava e al cui modello s'ispirò.

I due condussero una vita molto simile: entrambi vissero questo senso di ribellione che li allontanò dalle norme comportamentali del tempo, entrambi sono caratterizzati da un'intensa produzione concentrata in un tempo relativamente breve, che li portò a esaurire la loro carriera come scrittori in un'età ancora giovane, entrambi morirono presto (Rimbaud all'età di trentasette anni nell'Hopital de l'Immaculée Conception a Marsiglia il 10 Novembre 1891 e Morrison all'età di ventisette anni in un appartamento nella rue Beautreillis a Parigi il 3 Luglio 1971).

Il battello ebbro - ovvero l'immaginazione del poeta

Nell'agosto del 1871, quando Rimbaud scrisse questo poema, aveva sedici anni e viveva con la madre, il fratello e le due sorelle a Charleville. L'opera segna l'inizio della sua produzione più matura e significativa e rappresenta un pilastro nella storia della poesia lirica francese.

Le venticinque strofe del poema possono essere divise in quattro parti principali:

1- Le prime cinque strofe fanno da introduzione e annunciano il tema centrale: la liberazione. È il battello che parla: è il simbolo del poeta che nell'ebbrezza ha scoperto il modo di fuggire al mondo delle convenzioni. Dopo aver perso i bardotti presi a bersaglio dagli indiani, il battello perde l'equipaggio e il carico. Ora può seguire la propria volontà e assaporare la libertà delle acque del fiume. Il battello prova una brama infantile per tutto ciò che è disordinato e rumoroso, una brama che è una naturale affermazione di sé. Ancora e timone precipitano in mare, la liberazione è completa.

2- La seconda parte, dalla sesta alla quindicesima strofa, è un lungo elenco di quanto il battello ha visto nel suo viaggio caotico in direzioni inesplorate. La cadenza della litania è data dai semplici verbi che aprono ogni strofa: je sais,j'ai vu, j'ai rêvé, j'ai suivi, j'ai heurté, j'ai vu(conosco, ho visto, ho sognato, ho seguito, ho urtato, ho visto). Il primo verbo afferma la nuova consapevolezza della violenza e della pace: il cielo della sera che esplode in lampi e l'alba esaltata come uno stormo di colombe. Il secondo verbo afferma la nuova visione del sole al tramonto, quando i suoi raggi si stendono sull'acqua. Il terzo racconta un sogno di notti polari dove la luce sembra salire dalle profondità del mare. Il quarto narra la ricerca di un potere incommensurabile e l'incommensurabile forma dei marosi. Il quinto e il sesto verbo annunciano la collisione del battello con la terraferma e la visione di mostri marini imprigionati nei golfi lungo la costa. Questa è la parte più lunga del poema, è la scoperta dell'universo, del suo splendore, del suo gigantismo, della sua violenza. Ogni sensazione conduce alla successiva in una ricerca spasmodica di sensazioni.

3- La terza parte, dalla sedicesima strofa alla ventunesima, interrompe il tono violento e visionario e funge da raccordo tra l'eccitato preziosismo della prima parte e il pathos del movimento finale. Il battello improvvisamente prende coscienza di se stesso nel mezzo del suo viaggio. La libertà lo ha portato in una situazione impossibile da risolvere. Allora comincia una fase di autocoscienza. Il battello ha nostalgia delle sue origini. Attraverso le notti e i giorni di questo viaggio ebbro, il suo vigore si è addormentato: le visioni erano solo mentali, non vere. La reale funzione del battello aspettava che con pazienza si disperdessero gli ultimi eccessi.

4- L'ultima parte, dalla ventitreesima strofa alla venticinquesima, descrive l'emergere del desiderio reale, spogliato dall'immaginazione. Il ritorno di Rimbaud verso una pozzanghera di strada, vista con gli occhi di un bambino, sulla quale può far navigare una barchetta di carta e che può circondare con il suo piccolo braccio: è il ritorno alle origini e all'esperienza personale. La semplicità e il pathos dell'immagine finale della pozzanghera fangosa in una strada europea rappresentano il ritorno alla sobrietà.

Il contenuto reale espresso nella poesia è la volontà di essere un poeta e un visionario. Il mondo è insieme la nostra fortuna e il nostro pericolo. Realizzare pienamente i viaggi nati dall'immaginazione di un fanciullo vorrebbe dire realizzare un fallimento: questo è il messaggio morale del poeta.

L'ultima immagine non è una visione trionfante, ma una scena umile e patetica della realtà: il mare diventa una pozzanghera, il battello una barchetta di carta fragile, l'ebbrezza si muta in tristezza. Il destino di Rimbaud è già annunciato in questo poema. Il giovane Arthur è già la figura leggendaria che, dopo aver viaggiato per tutto il mondo, tornerà alla terra delle sue origini per morirvi.

Break on Through (To the Other Side)

Break on Through è il primo brano con cui i Doors si presentarono al pubblico, sull'album intitolato semplicemente con il nome del gruppo. In qualche modo lo si può considerare una specie di "manifesto programmatico", tanto più che il titolo verrà utilizzato dalla casa discografica come slogan per i manifesti pubblicitari che annunciano l'uscita dell'album.

In effetti anche il tema enunciato, nel corso del brano, anticipa per molti versi la poetica visionaria di Morrison, affascinato dall'inconoscibile e bramoso di varcare le profetiche "porte della percezione".

Il mondo è il gioco dei contrari, un'inarrestabile corsa alla divisione e alla reiterazione ciclica: occorre superare questa limitazione, oltrepassare le "porte", aprirsi un varco:

“You know the day destroys the night

Night divides the day

Tried to run. Tried to hide

Break on through, to the other side

Break on through, to the other side

Break on through, to the other side, yeah...”

(“Sai che il giorno distrugge la notte

e la notte divide il giorno

Ho cercato di correre. Ho cercato di nascondermi

Apriti un varco dall'altra parte

Apriti un varco dall'altra parte

Apriti un varco dall'altra parte, si...”)

E il mondo è anche il regno dell'illusione e delle lusinghe, catene che placano e arrestano la ricerca. L'amore, soprattutto, può diventare l'ingannevole rifugio, la catena che imprigiona al "presente, al reale":

“I found an island in your arms

A country in your eyes

Arms that chain, eyes that lie

Break on through, to the other side

Break on through, to the other side

Breal on through, yeah...”

(“Nelle tue braccia ho trovato un'isola

Nei tuoi occhi un paese

Braccia che incatenano, occhi che mentono

Apriti un varco dall'altra parte

Apriti un varco dall'altra parte

Apriti un varo, si...”)

Break on through esaspera e sintetizza l'assunto di tutta la poetica di Morrison. Pochi versi che danno il senso complessivo dall'alienata impotenza dell'autore, schiacciato tra realtà e immaginario, tra quotidianità e visionarietà: una dualità irrisolvibile che acuisce anche il significato liberatorio della sua "scomparsa".

Friedrich Nietzsche

Friederich Nietzsche è stato uno dei massimi ispiratori di Morrison. Da lui aveva mutuato la sicurezza e l'incoraggiamento nell'invito a dire "sì alla vita".

Jim preferiva l'intensità alla longevità, per essere, come ha detto Nietzsche, "uno che non si nega", che non solo non dice di no, ma che accetta la sfida di creare se stesso.

Jim deve anche aver tratto forza dalla lettura del seguente passo di Nietzsche: "Dire sì alla vita perfino di fronte ai problemi più strani e ostici; la volontà di vivere esulta perfino di fronte al sacrificio dei suoi simboli più elevati - è questo ciò che ho definito Dionisiaco, quello che concepisco come ponte tra la psicologia e il poeta tragico. Lo scopo non è sbarazzarsi del terrore e della pietà, non è quello di salvaguardare l'essere dai pericolosi effetti della sua violenta liberazione, ma è quello di porre l'essere quale inizio dell'eterna gioia, oltre tutto il terrore e la pietà". Questo è ciò che afferma Danny Sugerman nell'introduzione di uno dei tanti libri riguardanti Jim.

Ciò che affascinava Jim era la potenza delle idee dell'autore. Nietzsche infatti ritiene che è bene quando la potenza aumenta, male è la debolezza, e la felicità consiste nel vedere accrescere il proprio potere! Proprio per questo motivo Nietzsche odiava il cristianesimo, perché uno dei più famosi insegnamenti di Gesù Cristo, almeno per come era scritto nei vangeli, diceva di provare compassione verso i deboli.

Nietzsche invece augurava alle persone le peggiori sofferenze affinché potessero diventare più forti.

L'arte stessa per Nietzsche spiega l'essenza della vita. Interpretando tragicamente l'essenza del mondo, egli scopre nella tragedia la chiave per la comprensione dell'essere. Il motivo centrale de La nascita della tragedia è la distinzione tra apollineo e dionisiaco, i due impulsi base dello spirito e della tragedia greca. Apollo è il dio della luce, della chiarezza, dell'equilibrio: l'apollineo simboleggia l'impulso alla forma perfetta, un atteggiamento di fuga di fronte al divenire, e si esprime nelle forme armoniche della scultura, dell'architettura e della poesia epica.

Dioniso è il dio della notte, dell'ebbrezza, del caos e dello smisurato: il dionisiaco simboleggia l'oscurità, la passione, scaturisce dalla forza vitale e dalla partecipazione al divenire, e si esprime nell'esaltazione creatrice della musica e della poesia lirica.

Nella tragedia apollineo e dionisiaco si fondono nella perfetta sintesi costituita dall'azione drammatica, dal canto e dalla danza del coro.

Nietzsche insiste sul carattere originariamente dionisiaco della sensibilità greca, portata a scorgere ovunque il dramma della vita e della morte. L'apollineo, infatti, nasce da una visione dionisiaca, nel tentativo di sublimare il caos nella forma, di trasformare l'assurdo in un mondo definito e armonico che faccia sopportare la vita.

Nella Grecia presocratica i due aspetti vivono separati e opposti; nell'età della tragedia greca il furore orgiastico dionisiaco e la rappresentazione del mondo apollinea si fondono armonicamente. Il gioco dialettico di apollineo e dionisiaco esprime il sistema di forze e impulsi che agisce all'interno di ogni singolo individuo.

Il dionisiaco è l'esperienza del caos, il perdersi nel flusso ambiguo della vita, il senso di dolore e della forza vitale che si rigenera, e rivela all'uomo tutto l'abisso della sua condizione: la vita si manifesta per quello che è, gioco crudele di nascita e morte. Nel dionisiaco l'uomo “dice si alla vita”: si libera delle illusioni e si accorda con la natura.

Il concetto di oltreuomo fu introdotto dal filosofo Nietzsche come figura dell'uomo che diviene se stesso nella nuova epoca contrassegnata dal nichilismo attivo. Secondo Nietzsche, infatti, il nichilismo passivo che segue alla scoperta dell'inesistenza di uno scopo della vita può essere superato solo con un accrescimento dello spirito, il quale apre le porte a una nuova epoca. Questa nuova epoca viene annunciata in Così parlò Zarathustra: è quella in cui l'uomo è libero dalle catene e dai falsi valori dettati dallo spirito apollineo e dalla filosofia di Socrate.

L'oltreuomo abbandona le ipocrisie dei moralisti e afferma se stesso, ponendo di fronte alla morale comune i propri valori. Egli identifica il ritorno al mondo del pensiero dionisiaco, guidato dalle passioni. Nietzsche è convinto dell'esistenza di un'unica vita terrena, legata a un corpo fisico; l'uomo è dunque solo corpo e deve lasciarsi guidare dalle proprie pulsioni.

* * *

Secondo la mitologia greca Dioniso girava il mondo seguito da un'ubriaca truppa di ninfe, satiri, menadi e baccanti. Nelle tipiche rappresentazioni, Dioniso è il dio giovane e bello, con lunghi capelli. Il suo culto d’adorazione si concludeva con dissolute baldorie: le feste in suo onore che si tenevano ad Atene diedero luogo alle prime rappresentazioni teatrali greche.

Chiasso, musica, orge, alcool… queste parole rendono bene l'idea dell’atmosfera che si respirava nelle feste dionisiache. Gli stessi elementi caratterizzarono la turbolenta vita di Jim Morrison, che, affascinato dal mondo del mito pagano, disse: “A volte mi piace guardare la storia del rock’n’roll come l’origine della tragedia greca, che iniziò su un’aia nelle stagioni cruciali, e all’inizio era un gruppo di fedeli che ballavano e cantavano. Poi, un giorno, un indemoniato balzò fuori dalla folla e cominciò a imitare un dio”.

Quell’indiavolato imitatore di un dio pagano che danzava e urlava in ebbro abbandono, impersonificava il mistero della divinità e il suo stesso potere: in lui Jim s'identificava. Infatti quando saliva sul palco, subiva una metamorfosi: la sua voce gentile diventava aspra, rauca, profonda, potente; la sua goffa mimica diventava arrogante, orgogliosa; il volto placido si trasformava e i suoi occhi in genere penetranti e indagatori, diventavano vuoti, vitrei e lontani come due finestre illuminate. Emetteva strani suoni gutturali, suoni animaleschi, urlati e gridati come fossero di dolore. I suoi abiti in pelle di serpente frusciavano. I gesti si facevano spasmodici, apoplettici, non ballava con grazia e fluidità, ma con passi saltellati, sporti in avanti, scatti di testa, come un indiano d’America nel corso di una danza rituale.

Jim Morrison non recitava un ruolo: sembrava piuttosto uno sciamano.

Parata Dionisiaca

di James Douglas Morrison

The sumptuous chariot of Dionysus,

Filled with flowers and garlands,

Going slowly, driven

By ferocious beasts ammansite.

It is a path that radiates

Magic: break down barriers,

Cancel the needs,

Evaporate prohibitions and arbitrary.

Reconciliation, merger,

Meeting the individual

In harmony with all

Universal: that is the supreme

Beatification, the thrill

Supernatural. We do not walk

Plus, no more talk:

We sing and dance crazed

Like gods kidnapped, artists

Dionysian intoxication.

Il sontuoso carro di Dioniso,

Ricolmo di fiori e ghirlande,

Avanza lento, trainato

Da feroci bestie ammansite.

È un percorso che irradia

Magia: crollano le barriere,

Si annullano i bisogni,

Svaporano divieti e arbitrii.

Riconciliazione, fusione,

Riunione del singolo

Con tutti in un'armonia

Universale: ecco la suprema

Beatificazione, l'ebbrezza

Soprannaturale. Non camminiamo

Più, né più parliamo:

Cantiamo e danziamo invasati

Simili a Dèi rapiti, artisti

Dionisiaci dell'ebbrezza.

Jim scelse senza esitazioni l'identificazione con Dioniso, cioè con l'ebbrezza, la vertigine, l'indistinto, che tutto contempla e nulla esclude e divide. E il pubblico riconobbe la legittimità di questa identificazione, riconoscendo in lui gli stessi valori salvifici e immortali che i greci dovevano riconoscere in Dioniso.

Il complesso di Edipo

La canzone The end nacque e si sviluppò nel corso di alcuni mesi grazie a una serie di esibizioni al Whisky a Go Go di Los Angeles nel 1966, con Jim Morrison che improvvisava parte del testo aggiungendo o modificando, di volta in volta, strofe ad ogni concerto. In seguito venne registrata nell'agosto del 1966 e pubblicata come brano conclusivo dell'album di debutto della band intitolato The Doors il 4 gennaio del 1967.

Ad un certo punto nella canzone viene introdotta una celebre parte parlata, che culmina in maniera drammatica, questa fa parte della sezione edipica che caratterizza il mito dei Doors e del Morrison poeta.

«The killer awoke before dawn, he put his boots on,
He took a face from the ancient gallery
And he walked on down the hall
He went into the room where his sister lived, and... then he
Paid a visit to his brother, and then he
He walked on down the hall, and
And he came to a door and he looked inside
Father? Yes son? I want to kill you
Mother, I want to... fuck you»
«L'assassino si svegliò prima dell'alba, si infilò gli stivali
Prese una maschera dall'antica galleria
E scese nel salone
Entrò nella stanza dove viveva sua sorella e poi
Fece visita a suo fratello e poi
Scese nel salone
E giunse a una porta e guardò all'interno
Padre? Si figliolo? Voglio ucciderti
Madre, voglio... scoparti»

(The End, Jim Morrison)

Jim Morrison non descrive in questo testo ciò che vuole fare ai propri genitori, ma per il tastierista Ray Manzarek Jim sta facendo teatro, rappresentando la drammaturgia greca.

Sono comunque presenti dei riferimenti autobiografici, in quanto Morrison non amava la sua famiglia e ha vissuto con essa un rapporto molto difficile, infatti durante le prime interviste dava per morti i suoi cari.

* * *

Possiamo ritrovare l'origine del mito di Edipo nella tragedia di Sofocle Edipo Re. La data di composizione è ignota, ma si ipotizza che essa possa collocarsi al centro della attività artistica del tragediografo (430-420 a.C. circa). Ecco la trama.

Edipo, re di Tebe, è impegnato a debellare una pestilenza che tormenta la sua città. Non riuscendo a trovare una soluzione, si rivolge a Creonte, che si è recato a Delfi per interrogare l’oracolo. Questi dice che la città è contaminata dall’uccisione impunita del re Laio e che quindi se ne deve cercare il colpevole: quando questi sarà identificato e cacciato, torneranno pace e prosperità. Edipo chiede altre informazioni a Creonte, il quale continua dicendo che al tempo in cui la città era sotto l’incubo della Sfinge, Laio stava andando a Delfi, quando lungo la strada fu assalito da briganti, da cui, secondo il racconto di un testimone, fu ucciso. Edipo assicura che non si darà pace fintantoché non troverà l’assassino.

L’indovino Tiresia viene così portato fino all’ingresso del palazzo, dove rimane immobile, rifiutandosi di parlare, ma, data la collera che questo scatena in Edipo, dice che questi, prima di cercare un colpevole fuori della città, deve mettere ordine nella propria casa, quindi accusa formalmente Edipo d'essere l’autore dell’omicidio e di vivere scandalosamente e incestuosamente.

Il re è indignato, gli ordina di andarsene e sospetta che ci sia un complotto tra Creonte e Tiresia per detronizzarlo, quindi provoca nuovamente Tiresia, che afferma che prima della fine del giorno il colpevole sarà scoperto. Non è uno straniero, è un uomo che è nato a Tebe e che abita in città e ne ripartirà mendicante, aprendosi la strada con un bastone. Quest’uomo, figlio e marito della stessa donna, è anche parricida.

Giocasta, vedova di Laio e ora moglie di Edipo, invita il marito a non dare ascolto a nessun oracolo, a nessuna profezia, perché anche a Laio era stato detto che sarebbe stato ucciso dal figlio, mentre l’unico figlio nato era morto da piccolo, esposto sul monte Citerone. Laio non era stato ucciso da suo figlio, ma da banditi sulla strada per Delfi, là dove s'incontrano tre strade.

Edipo viene turbato dalle affermazioni della moglie e quindi chiede di far venire a lui il testimone dell’omicidio. La regina accetta di farlo cercare, ma chiede al marito il motivo del suo turbamento. Edipo racconta a lei e agli anziani la propria giovinezza, e in particolare di quando era principe ereditario di Corinto, dove rimase fino a che un giorno, un ospite sotto gli effetti del vino, gli aveva rimproverato di non essere figlio legittimo di Polibo, e di come si fosse recato a Delfi per avere una risposta dall’oracolo, dove gli era stato predetto che avrebbe ucciso il padre e sposato la madre e che, per evitare tutto ciò, doveva abbandonare la sua casa.

In effetti sulla strada di Delfi e Tebe – Edipo continua a raccontare – aveva incontrato un uomo a un crocevia, dove si uniscono tre strade e l’aveva ucciso. Al sentire questo Giocasta cerca di calmare il marito, e anche il capo degli anziani gli assicura il proprio rispetto.

Intanto uno straniero giunge nel cortile del palazzo, e chiede di Edipo. Egli comunica che Polibo è morto e che il trono ora è di Edipo. Giocasta manda a chiamare il marito, felice nel vedere tutte le sue preoccupazioni svanire: anche questa volta l’oracolo ha fallito, Edipo non potrà più uccidere il padre e ritroverà la pace.

Edipo è rassicurato da quelle parole, ma, per conferma, chiede notizie della madre. Stupito, il messaggero comunica a Edipo che può tornare a Corinto senza temere e regnare in pace, in quanto Polibo e Merope non erano i suoi genitori naturali, ma era stato adottato. Il messaggero può testimoniarlo perché un tempo faceva il pastore sul monte Citerone. Il corinzio continua, affermando che Edipo gli era stato consegnato da un amico che aveva ricevuto l’ordine di abbandonarlo sulla montagna. Fu lui a liberargli le caviglie legate e dargli il nome Edipo, e a condurlo a Corinto.

Edipo chiede chi fosse il pastore, e gli anziani lo indicano come l’uomo che stanno aspettando, il testimone del delitto. Arriva l’uomo che Edipo attende con tanta impazienza. Gli anziani lo riconoscono: è l’uomo di fiducia di re Laio. Il corinzio conferma d'essere l’uomo che gli aveva affidato il bambino. Edipo chiede al pastore che ne sia stato del bambino. Il vecchio conferma d'aver consegnato il bambino al corinzio, ma che quel bambino non fosse il suo, e che aveva avuto l’ordine di abbandonarlo. Il bambino veniva dalla casa di Laio, ma non era figlio di uno schiavo, doveva essere figlio di Laio stesso. È stata la regina stessa a consegnarmelo, in quanto temeva una profezia: il piccolo avrebbe ucciso il padre.

Vacillando, Edipo si precipita nel palazzo. Il salvatore di Tebe è divenuto burattino degli dèi: destinato alla morte, ne sfugge soltanto per divenire parricida e incestuoso. Edipo quindi si trafigge gli occhi con due fibbie, mentre Giocasta s'è strangolata con un laccio. Creonte, piangendo il destino tragico della sorella, viene eletto reggente.

* * *

Un altro autore che tratta Edipo è Sigmund Freud, il quale si basa sul mito greco per sviluppare, nell'ambito della teoria psicoanalitica, il cosiddetto complesso di Edipo.

Il complesso di Edipo è l'insieme strutturato di ricordi e di rappresentazioni importanti a livello affettivo, in parte o del tutto inconsci, che si costituisce dall'età infantile e può condizionare l'agire del soggetto adulto. Edipo è destinato dal fato a uccidere il padre e a sposare, inconsapevolmente, la madre.

I genitori ovviamente vietano al bambino di alimentare i desideri incestuosi provati, e, secondo Freud, la punizione minacciata è sempre quella della castrazione.

La minaccia, sentita come angoscia di castrazione, viene intesa dal figlio come divieto da accettare per vivere in equilibrio nella realtà sociale. Quando il bambino realizza l'impossibilità di ottenere l'oggetto del desiderio (il genitore del sesso opposto), accetta la sua irrealizzabilità, identificandosi col genitore del suo stesso sesso.

Con l'identificazione interiorizza anche i divieti, le regole morali e ciò che può servire alla censura e al controllo del suo mondo pulsionale. Grazie all'identificazione col genitore corrispondente al suo sesso, assume gradualmente un'identità sessuale e inizia a sviluppare una coscienza morale. Se invece il desiderio persiste, si sconfina nella nevrosi.

Questi sono i modelli a cui si è ispirato Jim Morrison nell'evoluzione del suo pensiero edipico.

Sitografia

Bibliografia

Filmografia

Tom DiCillo, When You're Strange, USA, 2009

Christian Daraio


Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Arte
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Aggiornamento: 27/08/2015