ARTE ANTICA MODERNA CONTEMPORANEA


OTTO NAGEL, PITTORE ANTIFASCISTA

Non sempre s'incontra un pittore le cui opere esprimano in modo chiaro e preciso il legame con l'ambiente che ha formato la sua personalità. Uno di questi è il tedesco Otto Nagel (1894-1967). Nato e cresciuto in un quartiere operaio di Berlino, i cui abitanti venivano duramente sfruttati dai proprietari di fabbriche e officine, egli ben presto comprese che né le privazioni, né il lavoro monotono e stressante, né la repressione da parte delle autorità potevano piegare lo spirito combattivo del proletariato tedesco.

Negli anni venti e trenta tale quartiere era conosciuto col nome di “Wedding rosso” e con questo nome entrò nella storia del movimento operaio tedesco. La Wedding operaia durante i giorni lavorativi e i rari momenti di festa, le sue persone, le sue miserie, le sue angosce e le sue speranze: ecco il mondo delle prime tele di Otto Nagel, che si sentiva personalmente coinvolto nelle grandi difficoltà e preoccupazioni delle famiglie operaie.

Cresciuto in quegli umidi labirinti fiancheggiati da tuguri, senza mai aver visto il verde dei prati, Nagel ha fatto l'operaio fino a 27 anni (prima decoratore di vetro, poi verniciatore, infine tornitore). A parte un corso serale di disegno, Nagel può essere considerato un vero e proprio autodidatta. I suoi “eroi” erano gli operai consapevoli della necessità di lottare contro l'oppressione, ma erano anche i disperati, i disoccupati, gli emarginati a ogni livello.

Ciò spiega il motivo per cui i colori delle sue prime tele erano spesso cupi, foschi; solo quando dipingeva i bambini i toni si facevano più chiari e brillanti. Rispetto a Käthe Kollwitz (insieme alla quale viene generalmente considerato un precursore di un'arte proletaria a contenuto rivoluzionario), Otto fece un decisivo passo in avanti: non solo nutrì come lei una profonda partecipazione ai problemi del proletariato, ma fece anche parte di questa classe, tanto che divenne membro della Lega di Spartaco e nel 1918 militante dei Partito comunista tedesco. Sin dal 1921 volle organizzare mostre di arte operaia.

Come Hans e Lea Grundig a Dresda, Nagel cercò a Berlino di attrarre nell'orbita del suo partito artisti di vedute democratiche. Il suo viaggio in Urss (1924), in qualità di accompagnatore della prima mostra d'arte tedesca organizzata in tale nazione, gli servì per allacciare rapporti particolarmente significativi, ma anche per combattere l'ignoranza e la prevenzione dimostrata dai suoi colleghi artisti nei confronti della giovane repubblica sovietica.

Forte fu l'influenza esercitata su di lui dal pittore Max Liebermann, specie per quanto riguarda la capacità di cogliere con sicurezza la possibilità di raffigurazione artistica della realtà quotidiana. Anzi, sarà proprio sforzandosi di cogliere gli aspetti più suggestivi della quotidiana esistenza del popolo lavoratore (onore, dignità, fierezza) e delle sue lotte emancipative che Nagel contribuirà con i suoi disegni all'ampia diffusione (500 mila copie la settimana) della “Gazzetta Operaia Illustrata”, di cui era stato uno dei fondatori.

Il suo momento migliore furono gli anni trenta. Lo si vede mettendo a confronto il Giorno di mercato a Wedding del 1926, in cui risaltano le figure di poveri dal volto triste, emaciato, con Il 70° anniversario del boscaiolo Scharf (1935), in cui l'atmosfera è più serena. A proposito di quest'ultima opera Nagel raccontò, nella sua Autobiografia, d'aver incontrato, passeggiando nel bosco, un uomo anziano vestito da operaio che, comodamente seduto in una poltrona, si proteggeva dal sole con un ombrello. La scena era insolita, ma lo sguardo severo di quell'uomo, abituato a lavorare dalla mattina alla sera, lo colpì ancora di più: il contrasto coi barocco della poltrona e con la relativa calma della situazione gli pareva eccezionale. Parlando infatti con lui Nagel venne a sapere che aveva 70 anni e che per la prima volta nella sua vita s'era permesso di riposare durante il lavoro.

Dopo l'incendio del Reichstag e la scalata dei nazisti al potere, Nagel restò in Germania per condurre una lotta clandestina contro il fascismo, cooperando con i gruppi antifascisti della resistenza. Nel 1936 fu più volte arrestato, finché l'anno dopo venne rinchiuso nel campo di concentramento di Sachsenhausen. Riuscì a farsi liberare, ma non senza dover sottostare a una continua sorveglianza da parte degli organi di polizia, che naturalmente gli vietarono di lavorare nel suo atelier. Da qui peraltro maturò la decisione di dipingere “a cielo aperto”, cioè direttamente sulle strade di Berlino e in modo particolare nella zona vecchia, affrontando, giorno dopo giorno, le rappresaglie e le minacce del regime. Non a caso la maggior parte delle sue opere, anteriori al 1933, andò distrutta.

Sarà proprio questo suo profondo interesse per i problemi sociali che nel dopoguerra lo aiuterà a trovare il suo posto nell'edificazione della cultura socialista della giovane Repubblica democratica tedesca. Di nuovo egli tornerà a dipingere i paesaggi urbani, ma questa volta quelli di una Berlino completamente rinnovata: cantieri di costruzione, strade pulite e ordinate, quartieri a misura d'uomo... La fierezza dei volti non rappresentava più soltanto l'abitudine a una dura sofferenza, ma anche la certezza di un avvenire sicuro. L'ideale per cui si era sempre lottato stava cominciando finalmente a realizzarsi.

L'opera di Nagel ricevette il meritato riconoscimento. Dopo essere stato nel 1950 membro-fondatore dell'Accademia tedesca delle arti, ne divenne presidente dal 1956 al 1962. Per ricordare la sua opera fu allestito un museo nella città di Berlino.


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Arte
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Aggiornamento: 27/08/2015