Il Divisionismo

"Cercare un segno unificante che vada da Segantini a Balla significa tracciare un percorso in un mondo pittorico che vive di uno sguardo educato dalla velocità, dai mutamenti prospettici, dall'esplosione di movimento e di luce, che termina però nella sfida che percorre tutto il Novecento: quella di rappresentare l'irrapresentabile, ovvero la spiritualità del Lumen" (Marisa Vescovo).

Le province dell’Italia settentrionale sono le prime in cui, alla fine dell’800, inizia a svilupparsi un’economia industriale; inoltre in Lombardia, tra il ‘50 e il ‘60 si comincia ad avere notizia delle novità artistiche francesi. 
La volontà di confrontarsi con la realtà delle cose, espressa da una cultura artistica tutta protesa verso un radicale ripensamento della propria funzione e dei propri mezzi, dà vita a tentativi ed esperimenti diversi e al determinarsi di interessi tecnico-scientifici e di slanci progressisti. 
In questa situazione si sviluppa l’esperienza dei Divisionisti, in cui confluiscono istanze sociali, irrequietudini estetiche e un serrato confronto con le indicazioni provenienti dalle più avanzate ricerche scientifiche.
Nel Divisionismo si coglie anche una ripercussione del Neo-Impressionismo francese, dal quale però si differenzia: allontanandosi dall’idea di arte-ricerca esso punta maggiormente su un’arte dal carattere simbolico. Il Divisionismo infatti, per non aver compiuto l’esperienza Impressionista, rimane prevalentemente una tecnica al servizio dello "spirito": della retorica allegorica di Previati, dello spiritualismo e simbolismo di Segantini, dell’ideologia politica di Pellizza.
Esso rappresenta comunque le istanze artistiche italiane più avanzate fra gli ultimi due decenni dell’800 e il primissimo ‘900, con radici che affondano nel naturalismo romantico degli Scapigliati, ai quali si devono le prime puntuali ricerche sugli effetti di luce e sugli "avvolgimenti" atmosferici. 
Un contributo importante al diffondersi della ricerca divisionista è dovuto all’opera di Medardo Rosso, egli infatti, realizzando le sue suggestive sculture, si è via via allontanato dalla materia per spingersi verso la ricerca della luce.

Il linguaggio divisionista

Il Divisionismo, definito poeticamente da Angelo Morbelli "la prospettiva dell’aria", assume come linguaggio pittorico la tecnica dell’uso "diviso" dei colori complementari, suggerito sia dall’ l’interesse per le riflessioni cromatiche, sia dall’attenzione ai meccanismi, anche psicologici, della visione, grazie alle indagini alle quali si dedicano, oltre che artisti, scienziati e filosofi.
Come già accennato, alcuni artisti, che adottano la tecnica divisionista, si connotano anche per il loro atteggiamento populista, distinguendosi anche per la graduale presa di coscienza di classe, l’impegno sociale e umanitario. L’esempio più esplicito è dato dalle tele di Morbelli e dal "Quarto stato" (1901) di Pellizza. Nelle opere di Morbelli prevale l'aspetto populista, ma il realismo delle immagini è intessuto in una fitta rete di pennellate eseguite a tratti e minuscole linee, come in "Un Natale al Pio Albergo Trivulzio" (1909), oggi alla Galleria d'arte moderna di Torino. La ricerca cromatica di Pellizza da Volpedo nel "Quarto stato" è superata dall’idea, quest’opera è definita dall’amico Morbelli "arte superiore non formata soltanto di tecnica, ma anche di pensiero".

I due poli italiani

Il Divisionismo si diffonde in più parti d'Italia, ma il centro artistico principale resta a Milano, dove nel 1981 alla Triennale d’Arte di Brera, gli artisti si trovarono affiancati casualmente per la prima volta: Segantini espone tra l’altro l’opera "Le due madri" (1889), che si contrappone come esempio di "Divisionismo naturalistico" al simbolismo idealizzante di Previati; Morbelli presenta opere realizzate con una tecnica rigorosamente puntinista mentre Longoni dimostra un interesse evidente ai problemi della luminosità.
Un nuovo polo di ricerca divisionista si organizza a Roma, verso il 1985, intorno a Giacomo Balla.
Preminente, per Balla, rimane il culto scientifico dei valori ottici, con conseguente rifiuto di ogni evasione mistico-simbolista. Frequentano lo studio di Balla, Boccioni e Severini, che in seguito troveranno anche nella separazione del colore un mezzo efficace per esprimere la dinamica del movimento futurista.

Claudio Benzoni

www.virtualmuseum.it/cronologia/divisionismo/divisionismo.htm


Movimento pittorico italiano sviluppatosi a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento. La sua tecnica innovativa, che nacque dall'esigenza di rappresentare il vero e gli effetti della luce del sole, accostava i colori puri e li applicava sulla tela a piccoli tratti, in modo filamentoso.

Diffusosi in più parti d'Italia ma con principale centro artistico a Milano, nacque ufficialmente nel 1891, quando le prime opere divisioniste vennero esposte all'esposizione Triennale di Brera. Pur essendo in sintonia con il puntinismo, a differenza dell'esperienza francese che era particolarmente attenta agli aspetti scientifici della tecnica, il divisionismo ne mise in evidenza soprattutto il carattere artistico e simbolico. Altre fonti importanti da cui gli artisti divisionisti trassero insegnamento furono la scapigliatura e la pittura lombarda dell'Ottocento, sul cui esempio abbandonarono il tradizionale chiaroscuro e cercarono la luce dal vivo, dipingendo all'aria aperta. Alcune suggestioni provenivano poi dalle sculture di Medardo Rosso che, allontanandosi dalla materia per spingersi verso la ricerca della luce, avevano come scopo dichiarato quello di comunicare allo spettatore le impressioni e le emozioni provate davanti alla natura. Tra gli esempi più significativi il dipinto Partita a biliardo (1867, Pinacoteca di Brera, Milano) di Filippo Carcano, che è risolto con una tecnica molto vicina alle pennellate a "piccoli punti".

Era però la natura il soggetto che guidava i divisionisti, tra i cui protagonisti fu il pittore, teorico e mercante d'arte Vittore Grubicy de Dragon che, grazie alle conoscenze del mercato europeo, ne diffuse l'opera all'estero. I suoi quadri presentano un'illuminazione soffusa e crepuscolare che ricorda la pittura di Antonio Fontanesi, come Inverno in montagna (1895, Galleria nazionale d'arte moderna, Roma). Gaetano Previati, il più lirico e visionario, utilizzò la tecnica divisionista per dare riflessi dorati e argentei a una pittura sospesa tra sogno e realtà in opere come Il Re Sole (1890-1893, Galleria d'Arte Moderna, Milano).

In Giovanni Segantini invece, l'atmosfera colma di luce è presente in tutte le opere, che hanno per tema principale la natura incontaminata. Ma attraverso il divisionismo, a cui Segantini arrivò dopo varie esperienze, lo stile si sintetizzò, il colore divenne più corposo e l'inquadratura si allargò: ne è un esempio Alla stanga (1866, Galleria nazionale d'arte moderna, Roma). Anche Plinio Nomellini giunse al divisionismo dopo aver affrontato in diversi modi il tema della luce: in Sole e brina (1896, Galleria civica Giannoni, Novara), quadro dalle tonalità calde ispirate al rosso e al giallo, trasformò la tecnica divisionista in un mezzo d'intensa espressività stilistica ed emotiva.

Con Angelo Morbelli e Giuseppe Pellizza da Volpedo il divisionismo si avvicinò alle tematiche sociali. Nelle opere di Morbelli prevale l'aspetto populista, ma il realismo delle immagini è intessuto in una fitta rete di pennellate eseguite a tratti e minuscole linee, come in Un Natale al Pio Albergo Trivulzio (1909, Galleria d'arte moderna, Torino). La ricerca cromatica di Pellizza da Volpedo, già presente nel Quarto stato (1898-1901, Galleria d'arte moderna, Milano), giunse a livelli di perfezione con Il sole nascente (1903-1904, Galleria Nazionale d'arte moderna, Roma).

Grazie soprattutto a Giacomo Balla, autore della Giornata dell'operaio (1904, collezione Balla, Roma), il divisionismo venne adottato dai futuristi, che trovarono nella separazione del colore un mezzo efficace per esprimere la dinamica del movimento.

Informazioni tratte da Encarta 98 by Microsoft ed elaborate da Bruno Calzà.

www.segantini.it/Divisionismo.htm


L'arte italiana dell'Ottocento registra in tutte le sue manifestazioni una forma di ritardo e di isolamento rispetto a quella europea (francese in particolare), poiché da un lato non riusciva a sentir propri i valori della civiltà contadina, che era in via di superamento a causa dei processi borghesi di unificazione nazionale, dall'altro non poteva ancora riflettere i valori e le contraddizioni della stessa società borghese, che nel nostro paese si manifestavano solo in certe aree territoriali e che solo a fine secolo cominciarono a diffondersi decisamente in tutta la penisola.

In pittura si formano correnti o scuole regionali o addirittura locali, favorite dalla frantumazione dell'Italia in tanti piccoli Stati: una divisione che non scompare, dal punto di vista culturale, neppure dopo l'unificazione.

Permane quindi, lungo quasi tutto il corso del secolo, un filone di pittura accademica, che predilige temi storici (medievali o rinascimentali), anche con una superficiale vena romantica (p.es. Il bacio di F. Hayez), e che dimostra scarso contatto con la realtà sofferente del mondo contadino (unica significativa eccezione è appunto il Pellizza) e che nei confronti di quella emergente della borghesia appare sì attenta ma non ancora profondamente coinvolta, come invece lo sarà la pittura francese più innovativa (p.es. romanticismo di Delacroix - La libertà, realismo di Courbet - Bonjour monsieur Courbet, la pittura di "sensazioni" degli impressionisti).

Due correnti artistiche acquistano tuttavia un certo rilievo nella seconda metà del secolo: quella dei macchiaioli e quella dei divisionisti. I primi sono un gruppo di pittori attivi a Firenze, che intendono reagire alla pittura romantica ed accademica, sia cambiando i soggetti (li traggono, ad es., dalla vita e dagli avvenimenti del tempo), sia abolendo il disegno, trascurando il dettaglio e rendendo la visione d'insieme con vivaci "macchie" di colore. Nascono così i dipinti di vita borghese di Silvestro Lega - Il pergolato e di Giovanni Fattori - Il muro bianco (che ha narrato anche momenti di vita militare del risorgimento italiano).

La teoria dei macchiaioli è quella secondo cui il pittore deve rendere esattamente ciò che l'occhio percepisce, cioè macchie colorate di luce e di ombra, senza pregiudizi culturali di sorta.

Verso la fine del secolo alcuni pittori dell'Italia settentrionale, in particolare Giovanni Segantini - Trittico delle Alpi, la morte, e Giuseppe Pellizza da Volpedo, si collegano alle ricerche francesi postimpressioniste (in particolare al puntinismo di Seurat - Il canale di Gravelines, e Signac - La sala da pranzo), e scompongono il colore in minuti trattini, nelle sue componenti primarie, stese in tante piccole pennellate, non nel senso scientifico e distaccato dei pittori francesi, ma con una profonda partecipazione emotiva, e in tal senso il divisionismo italiano appartiene ancora in parte alla cultura romantica. (1)

Segantini ama la montagna, i suoi silenzi, la solennità della natura. Pellizza predilige le tematiche del mondo contadino, nonché le lotte dei lavoratori, che cominciano ad emergere proprio in quel periodo.

Dal divisionismo muoveranno artisti come Balla, Boccioni, Carrà, Severini che daranno poi origine al futurismo, il primo movimento artistico italiano moderno di portata europea.


(1) I quadri di Signac e di Seurat erano costruiti con grande attenzione, partendo dalle ricerche ottiche, influenzate dalle teorie positivistiche (vedi le ricerche ottiche sulla luce ed il colore di Chevreul), sulla scomposizione dei colori in segni minuti (puntini o trattini, come i pixel su cui lavora il grafico digitale). Essi erano spesso lungamente studiati, attraverso schizzi e disegni preparatori fatti all'aperto e poi ricomposti in studio. Gaetano Previati scrisse due trattati sui Principi scientifici del divisionismo.