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Diceva nel 1853,
il grande pittore francese romantico, Eugène Delacroix, a proposito
del modo di lavorare di Michelangelo: "una parte
dell'effetto prodotto dalle statue di Michelangelo è dovuto a certe
sproporzioni oppure alle parti incompiute, che accrescono
l'importanza di quelle finite. Mi sono spesso detto che, nonostante
l'opinione ch'egli poteva avere di sé, Michelangelo è più pittore
che scultore. |
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Nella sua
scultura egli non procede come gli antichi, cioè per masse; sembra
sempre che abbia tracciato un profilo ideale, che ha in seguito
riempito, come fa un pittore.
Si direbbe che la sua figura o il suo gruppo gli si presenti
solamente sotto una faccia: come a un pittore". |
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Cioè in
contrasto col principio delle vedute molteplici, che si affermerà
nei decenni seguenti, Michelangelo concepiva le sue immagini secondo
una veduta dominante, a somiglianza di un altorilievo. |
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Il rapporto
dell'immagine col blocco marmoreo tende così a farsi inscindibile
e, come ha osservato E. Panofsky, "ciascuna delle sue figure è
assoggettata a un sistema volumetrico di rigidezza pressoché
egizia. Ma il fatto che tale sistema volumetrico sia stato imposto a
organismi di una vitalità assolutamente lontana dagli schemi egizi,
crea l'impressione di un conflitto interiore senza fine". |
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