ARTE ANTICA MODERNA CONTEMPORANEA


BIOGRAFIA DI MICHELANGELO BUONARROTI

Michelangelo Buonarroti, ritratto da Marcello Venusti su copia da Jacopino del Conte, Firenze, Casa Buonarroti
Desti a me quest'anima divina e poi la imprigionasti in un corpo debole e fragile,
com'è triste viverci dentro.

Cappella Sistina (Città del Vaticano)

Premessa - Biografia - La volta della Sistina - Il Giudizio Universale - Lettura psicanalitica del Giudizio - L'omosessualità di Michelangelo - I papi della Sistina - Tondo Doni

A Michelangelo la madre morì che aveva solo sei anni. L'infanzia era stata grigia e fredda. Il suo temperamento era d'indole taciturna. Era stato mandato a balia, da bambino, in una famiglia di scalpellini.

Tornato in città frequentò, contro la volontà del padre, il pittore Francesco Granacci, che lo invogliò alla pittura presso il Ghirlandaio. Stranamente il tredicenne Michelangelo, invece di lavorare gratuitamente, poté fruire di un contratto triennale di apprendistato. Col Ghirlandaio opera agli affreschi in Santa Maria Novella, ma il sodalizio dura molto poco.

Tuttavia Lorenzo il Magnifico, accortosi del suo talento, lo accoglie alla corte come un figlio adottivo. A Palazzo Medici frequenta, appena quindicenne, Poliziano, Marsilio Ficino e Pico della Mirandola e altri umanisti neoplatonici. Studia le opere d'arte antica riunite nel Giardino di via Larga (giardini medicei di San Marco), sotto la guida di Bertoldo di Giovanni. Scolpisce la Madonna della Scala e la Centauromachia. Studia anatomia sezionando cadaveri.

Alla morte di Lorenzo, durante la predicazione del Savonarola e mentre si sta avvicinando il re francese Carlo VIII, fugge da Firenze (ottobre 1494), recandosi a Bologna, ma già nel 1496 parte per Roma, dove resta sino al 1501. Aveva ottenuto l'incarico della Pietà in San Pietro, che suscitò non poche critiche, in quanto aveva rappresentato Maria troppo giovane rispetto al Cristo. Prima della Sistina aveva realizzato, in pittura, solo qualche tavola e il cartone per la Battaglia di Cascina per Palazzo Vecchio.

Tornato a Firenze fino al 1504, nel marzo 1515 viene chiamato da Giulio II per realizzare un monumento funebre, ma abbandona la città nell'aprile 1506 perché il papa è preso per il nuovo San Pietro con l'architetto Bramante. Nel novembre dello stesso anno deve però raggiungere Giulio II a Bologna, appena conquistata dalle truppe pontificie, allo scopo di realizzare una grande statua in bronzo del pontefice (febbraio 1508), distrutta poi, tre anni dopo, dai seguaci del Bentivoglio.

Nel maggio 1508 sottoscrive il contratto per la decorazione della volta della Sistina. Committente è lo stesso Giulio II, che lo incarica di sostituire le stelline del soffitto della Cappella Sistina con un affresco dedicato ai Dodici Apostoli, che poi diventerà quello della Storia della Creazione. Gli ci vogliono quattro anni per terminare il progetto.

Dopo la morte di Giulio II, nel maggio 1513, firma un secondo contratto per il monumento destinato alla sepoltura del pontefice, ma il progetto non si realizzerà mai in maniera compiuta, nonostante vi abbia lavorato per oltre trent'anni (più volte dirà di sentirsi invidiato da Bramante e Raffaello). I lavori vengono sospesi una prima volta nel 1520 perché gli era stata commissionata la facciata di San Lorenzo, anch'essa rimasta incompiuta, come altre opere dell'artista, per problemi tecnici e finanziari.

A Firenze intanto costruisce la Sagrestia Nuova di San Lorenzo (1519-33) e la Libreria Mediceo-Laurenziana.

Dopo il sacco di Roma da parte dei Lanzichenecchi (1527) e la cacciata dei Medici da Firenze, ha una parte rilevante nel governo repubblicano, in quanto governatore delle fortificazioni murarie. Partecipa attivamente alla difesa della città assediata dalle truppe pontificie e imperiali.

La Repubblica cade il 12 agosto 1530. E' questo il periodo più angoscioso della sua vita. E' infatti repubblicano convinto, ma fugge a Ferrara e a Venezia (1529) e vorrebbe andare in Francia. Firenze lo bandisce come disertore e ribelle, poi lo perdona e lo richiama, grazie all'intercessione di Clemente VII, che lo salva dalle vendette dei seguaci dei Medici (il papa aveva vissuto, insieme a Michelangelo, alla corte dei Medici: erano entrambi profondamente borghesi e sostanzialmente atei).

Tuttavia nel 1534 decide di abbandonare definitivamente Firenze per trasferirsi a Roma, dove accetta l'incarico di Clemente VII di dipingere una Resurrezione dietro l'altare della Sistina, idea che venne poi sostituita con quella del Giudizio Universale (1536-41). A Roma rimane molto impressionato dalle conseguenze del saccheggio, che ha dissipato il mito dell'immunità storica della città santa: il sogno della restaurazione classica di Leone X pare concluso.

Paolo III confermerà a Michelangelo l'incarico ottenuto da Clemente VII e non farà nulla per impedire a Michelangelo di dipingere come gli pareva. Tuttavia proprio questo papa stava per diventare il campione della Controriforma. Le divergenze teologiche col protestantesimo sono destinate a trasformarsi in politiche, con risvolti di tipo militare e Michelangelo col suo Giudizio Universale sembra anticiparne i tempi.

Partecipa al gruppo di Viterbo che si riunisce attorno al cardinale Reginald Pole e a Vittoria Colonna, capofila degli ambienti cripto-protestanti italiani. L'influenza di questo clima spirituale è visibile nel Giudizio Universale e negli affreschi della Cappella Paolina, dove nella Conversione di san Paolo e nel Martirio di san Pietro i nudi sono ridotti al minimo ma è evidente che: 1. il Cristo odia tutti meno san Paolo, che in quel momento era anti-cristiano; 2. Michelangelo s'identifica in san Pietro e, pur di non cedere dalla propria posizione, si fa crocifiggere capovolto, guardando con disprezzo persino l'osservatore, il committente.

Nei suoi diari e nelle poesie spesso si lamenta delle condizioni grame della sua esistenza, ma egli non era affatto povero, anzi aveva accumulato una fortuna equivalente a molte decine di milioni di euro (p.es. una cifra equivalente a 46 milioni di euro decise di lasciarla al suo amante Pierfrancesco Borgherini). Nel periodo in cui lavorò alla Biblioteca Laurenziana riuscì a ottenere da Clemente VII uno stipendio mensile equivalente a 600 mila euro. Il suo reddito abituale era di almeno cinque volte superiore a quello di Leonardo o Tiziano o Raffaello. Non si godè tutto questo patrimonio solo perché era incredibilmente avaro e viveva molto modestamente, pensando soltanto ad accumulare i suoi guadagni presso le banche e acquistando terreni (cfr Rab Hatfield, The Wealth of Michelangelo).

Negli ultimi vent'anni della sua vita s'interessa solo di architettura. L'unica scultura scolpita è la Pietà, simbolo del crollo di tutti i miti rinascimentali.

Autorizza Ascanio Condivi a scrivergli la biografia.

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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Arte
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Aggiornamento: 27/08/2015