ARTE ANTICA MODERNA CONTEMPORANEA


L'OMOSESSUALITA' DI MICHELANGELO

Michelangelo Buonarroti, copia dalla "Assunzione al cielo di s. Giovanni Evangelista" (1488-90), Louvre Parigi
Sia dolce il dubbio a chi nuocer può il vero.

Cappella Sistina (Città del Vaticano)

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Si è detto e ripetuto, benché prove certe non ve ne siano, che Michelangelo sia stato un omosessuale e probabilmente lo furono anche alcuni papi e alti prelati che protessero lui e le sue opere, anche dopo la sua morte, e che se non si parte da questo presupposto è impossibile comprendere adeguatamente la sua arte così sconvolgente.

Tuttavia l'esibizione, anche reiterata, spesso allusiva e a volte volgare, del nudo maschile, non rimanda di per sé ad atteggiamenti omosessuali da parte dell'artista, altrimenti dovremmo dire che tutti gli artisti della Grecia classica lo erano.

In Michelangelo il problema si pone ad altri livelli. Anzitutto il nudo rappresentato a volte appare osceno in quanto usato proprio come strumento polemico nei confronti dell'ideologia dominante (col che il nudo viene a perdere quella sua caratteristica d'innocenza che dovrebbe essergli connaturata). Di questo la critica stilistica ha tenuto poco conto, facendo rientrare l'opzione del nudo nella più generale riscoperta umanistica e rinascimentale dei valori del mondo classico, quando in realtà il nudo greco-romano non aveva una funzione polemica nei confronti dei poteri dominanti, ma semmai apologetica.

In secondo luogo il nudo maschile viene usato per alterare o emarginare quello femminile, cioè per non caratterizzarlo in maniera naturale (cosa che nel mondo classico sarebbe parsa insensata). Le figure femminili ritratte da Michelangelo o sono troppo maschili (tanto da sembrare - diremmo oggi - dei transessuali) o sono idealizzate in una forma stereotipata, spesso da risultare madri molto più giovani del figlio morto (come nelle varie Pietà) o mogli molto più giovani dei loro mariti (come Maria nel Tondo Doni), oppure sono fatalmente oggetto di tentazione e di lussuria, cosa che autorizza qualcuno (foss'anche lo stesso artista) a fare di loro ciò che si vuole (come nel Giudizio).

L'ostentazione degli attributi maschili (dalla muscolatura agli organi genitali) appare indubbiamente una forma di esibizionismo narcisistico, che mal si concilia, peraltro, coi temi religiosi in cui la sua arte scelse di cimentarsi. Michelangelo predilige il nudo anche quando non ve ne sarebbe bisogno, anche quando appare del tutto fuori luogo: è come se fosse affetto da una fissazione maniacale.

D'altronde assai raramente egli si poneva il problema se fosse il caso di fare differenza tra una fruizione pubblica o privata delle sue opere, o tra le esigenze di una committenza laica e quelle di una committenza ecclesiastica. Michelangelo riteneva che il suo genio riconosciuto e stimato dalla critica non dovesse essere sottoposto ad alcun controllo, ad alcuna verifica, e quando qualcuno pretendeva di esigerlo o di farlo, la sua reazione era immediata e sempre sopra le righe (indubbiamente perché sapeva di fruire nelle stanze vaticane di ampi consensi).

L'egocentrismo erotico tipico del narcisismo infantile, che si può notare in tutte le sue opere più significative (ad eccezione di quelle avente per tema la deposizione del Cristo), si rifletteva anche nella sua costante difficoltà ad avere relazioni sociali normali.

Machismo, maschilismo, superomismo sono stati indubbiamente più un'espressione della sua arte che non della sua vita, o comunque più un'espressione della vita delle corti che frequentava che non della sua vita personale. E' fuor di dubbio tuttavia che un soggetto come Michelangelo non può essere adeguatamente compreso limitandosi a un'analisi puramente formale delle sue opere. L'aiuto che possono dare discipline particolari come la psicologia o la psicanalisi o la semiologia va considerato fondamentale.

Anche chi si accinge a leggere le sue Rime, non può non sapere che questo testo fortemente omoerotico è solo dal 1960 che si trova nella sua forma originaria, essendo stato pubblicato da suo nipote previa trasformazione in "fanciulle" di tutti i fanciulli citati.

Sono parecchi i nomi citati dai critici e alcuni persino dallo stesso Michelangelo tra i suoi amanti, di ogni età e condizione sociale: Tommaso de' Cavalieri, Gherardo Perini, Giovanni da Pistoia, Pietro Urbano, Antonio Mini, Luigi Pulci jr, Benedetto Varchi, Giovannangelo detto "il Montorsoli", Febo dal Poggio, Cecchino Bracci, Francesco Amadori detto "l'Urbino", Pierfrancesco Borgherini, che ricevette l'eredità più cospicua alla morte di Michelangelo.

Non dimentichiamo ch'egli da giovane s'era formato nella cerchia neoplatonica del grande filosofo omosessuale Marsilio Ficino (e anche Pico della Mirandola probabilmente lo era).

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Testi

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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Arte
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Aggiornamento: 27/08/2015