ARTE ANTICA MODERNA CONTEMPORANEA


Il miracolo Jan Vermeer

Dario Lodi

La conoscenza di Jan Vermeer (1632-75) si deve alla riqualificazione della sua pittura fatta dal giornalista e critico d'arte francese Théophile Thoré-Burger nel 1842. Circa due secoli di oblio per l'artista olandese, uno dei massimi che la pittura abbia espresso. Vermeer si avvalse di una tecnica caravaggesca, esaltandola con una resa lenticolare dei particolari e con una vivezza impressionante, determinata dalla sua straordinaria capacità esecutiva e dalla sua sensibilità di tipo umanistico. Vermeer non ebbe vita facile. Finì in estrema povertà per via di una crisi economica olandese provocata da un'invasione dei francesi. Poche (si oscilla intorno al numero di 44) le sue opere riconosciute. Diversi e abili i suoi imitatori, dopo la fama grazie a Thoré-Burger: il migliore, capace di ingannare persino i nazisti, fu Han van Meegeren. Ma ovviamente nessuno raggiunse la profonda, magica, indimenticabile intensità del Maestro.

La lattaia (1658)

La lattaia direbbe: “Sto facendo il mio solito lavoro mattutino. Per questo mi vedete con una espressione neutra. Il latte sta per essere versato: non so se sia meglio la mia perfezione o la sua, quella del pittore intendo, che è tanto bravo.” Un appassionato fruitore d'arte, direbbe: Tutto è in equilibrio, l'ambientazione è vera. Essa è frutto di una storia che si è cristallizzata intorno alla crescita materiale dell'uomo. Ma i gesti contengono ancora qualcosa di spirituale, come se il mondo dell'uomo s'inchinasse di fronte alla natura e chiedesse il permesso di operare autonomamente. In effetti, nel dipinto c'è malinconia, c'è nostalgia per la spinta costruttiva e consapevole nei confronti della rassicurazione vitale. Non è la conquista materiale ad attrarre particolarmente. Essa è avvenuta. Il pittore dipinge l'attualità, dando alla stessa un'anima, una forza meditativa che rimane sospesa sulla meraviglia dell'essere e della sua storia interiore. La lattaia, intanto, è concentrata su un gesto abituale con falso distacco da ciò che esso rappresenta, da ciò che esso significa: il gesto è sacrale.

La ragazza dall'orecchino di perla (1665)

E' un quadro giustamente popolare. Grazie ad un tam tam organizzato in modo mercantile, ma grazie anche il suo fascino. Prima viene lo suo sguardo. E' uno sguardo ingenuo, spontaneo, fiducioso. Un certo stupore, poi, illumina il volto magicamente, trasmettendo stupore per l'iniziale avventura umana. Il pittore pone la ragazza in primo piano e la indica come una sorta di salvezza della figura dell'uomo: lei non ha sicurezze e vive con meraviglia, temendo il peso della vita, l'attribuzione di affidabilità catartica. Intanto si gode la scelta di personaggio missionario insieme al timore che la sua ingenuità sarà d'ostacolo. Vermeer insegue questa dinamica con attenzione estrema e con passione per la vita in tutte le sue sfumature, cogliendo quella più viva. Il quadro, tecnicamente stupendo, trasmette, attraverso una resa concettuale sicura, alla fine si fa ammirare per il suo dinamismo. La ragazza ci guarda rivelando e i suoi sentimenti più intimi.

Fantesca che porge una lettera (1667)

Si noti la discrezione: chi riceve la lettera è posta lateralmente e dunque non possiamo conoscere la sua reazione al ricevimento di una lettera sicuramente importante. Indizio di turbamento e perplessità è il dito sul mento, quasi fosse un'interrogazione. Perché il suo amato le scrive? Che cosa contiene la lettera? Forse il suo amato stia tramando per lasciarla? Già l'altra lettera era sibillina, conteneva delle scuse per dover rimandare l'incontro. Qui le cose devono essere chiare. Mio caro, avrebbe risposto, dobbiamo vederci e sistemare la nostra relazione. Avrebbe risposto con bella grafia, fatta di svolazzi eleganti e perentori. E se invece fosse stata una bella notizia? Dio mio quante preoccupazioni inutili, si abbia il coraggio di aprirla! M dove trovare questo coraggio?

Giovane donna con una brocca d'acqua (1664)

Mi dicevano che il pittore Jan Vermeer fosse fra i più bravi nel dipingere gli interni. Che sapesse riprodurre con la massima fedeltà gli oggetti. Ma nessuno aveva aggiunto che oltre alla riproduzione fedele degli stessi, egli sapesse anche creare delle atmosfere particolari, poetiche. Il fatto è, io credo, io che faccio parte del quadro (ovviamente sono la ragazza al centro), io credo che il maestro Vermeer sia in grado di andare oltre la realtà materiale, ed anzi, con i giusti accorgimenti (i tagli di luce, la vivacità dei colori, lo scambio cromatico, l'essenzialità del tocco) di dare vita agli oggetti, come se lo sguardo dell'artista riuscisse in qualche modo a vivificarli. Così tutto appare reale perché vitale. E tutto appare significativo, a favore di un'operatività umana giunta al successo grazie all'alacrità di noi Olandesi. Dietro l'oggettiva alacrità, ecco l'impegno morale che si trasforma in meditazione sulla bellezza nascosta del mondo, oltre il banale interesse mercantile.

Stradina di Delft (1657)

Vermeer amava esplorare la sua città. Qui ne dipinge un pezzo di strada, forse quella che gli ricordava la sua giovinezza. E' toccante la tenerezza con cui riproduce la casa, animandola con figure discrete, intente ad occupazioni abituali quasi automaticamente. La casa ha volume, ma è leggera come un pensiero. La sua immagine viene rispettata ed anzi esaltata da una amorevole precisione riproduttiva e così le figurine che si agitano al suo interno. L'atmosfera è sospesa e sbalordita sulla semplice bellezza dell'insieme: il pittore ha fissato un attimo della sua visione e della sua memoria, sognando con le immagini un momento di malinconia per le cose che passano: ma oggi catturate in una loro fermezza.

Veduta di Delft (1660)

Delft era una ricca città mercantile olandese, dove Vemeer viveva, svolgendo diversi lavori. La pittura era un modo per arrotondare i suoi guadagni. Divenne presidente della gilda di S. Luca ed ottenne parecchie attenzioni per la resa caravaggesca delle sue opere. Questo quadro strepitoso ci fa apprezzare in modo particolare la tecnica dell'artista olandese. Una pittura concreta, oggettiva, curata in ogni dettaglio, e al contempo una pittura come trasognata, evocatrice di pensieri poetici e di meditazioni affettuose sulla validità del vedere e dell'immaginare la realtà. Delft appare come un concreto luogo di sogno in cui perdersi per sempre. Vermeer, qui, alla cura formale aggiunge una sorta di speculazione sentimentale che fa dell'opera un'impresa che travalica l'estetica tanto cara ai moltissimi pittori olandesi del tempo.

Fanciulla con cappello rosso (1665)

Mi sentivo fissata. Da tempo. Ecco, ora incrocio il mio sguardo con il suo. Sono stupita e confusa, forse è troppo per me. La sua sicurezza è intrigante, ma è pure molto impegnativa. Ci sono sentimenti che non si sa come gestire. Il suo modo di essere sconvolge la mia personalità. Nonostante il gran cappello rosso, che mi dà chissà quale determinazione e disinvoltura, sono piuttosto fragile. La mia eleganza non significa padronanza della vita. Lui sembra saperlo bene. Notate il mio sguardo sorpreso e timoroso e la mia ingenuità senza difesa, la mia voglia di affidarmi a lui e la mia ritrosia. Spero sia un gioco infinito. Non pretendete altro.

Il bicchiere di vino (1658)

Il problema sta qui: come convincere madama ad avere un po' più d'intimità? Lei assaggia del vino portoghese e sembra stare al gioco. Lo fa a piccoli sorsi e dunque il gioco si allunga. Beve pochissimo madama e fra una bevuta e l'altra mi guarda divertita. Mi stuzzica e si rimette al suo posto, è disinvolta e subito dopo si rimette la corazza. Nulla da fare di qui non si passa! Il signor Vermeer, pittore rinomato, l'ha dipinta mentre lei riprende il gioco, facendolo con maggiore attenzione, cioè fingendo di assaggiare a lungo la goccia che le ho versato. Ennesima degustazione del vino, ovvero ennesima attesa del miracolo.

Giovane donna assopita (1656)

Finalmente un attimo di riposo! Sono stanca di una stanchezza estrema, ma di sicuro riuscirò ancora a sognare. Sarò ingenua, ma non me ne importa: aspetto che nella mia bella casa, tutta colorata, entri un principe. Tanto lavoro per nulla? Non lo credo. Guardate, il mio abbigliamento è curatissimo nonostante l'abbandono nelle braccia di Morfeo. Vorrei fosse un abbandono fra le braccia del principe. Appoggio delicatamente il gomito sul tavolo, dopo aver scelto la posizione migliore per sognare. Verrà il mio principe, statene certi!

La pesatrice di perle (1664)

Il mio mestiere è di pesare le perle. Verranno vendute ad un pubblico selezionato. Valgono molto. Ma pian piano mi sono accorta che hanno anche un grande valore spirituale. Le perle, con la loro lucentezza, con la loro purezza, evocano sentimenti profondi da onorare. Evocano amori unici, passioni ideali, pensieri puliti. Io penso che ogni perla ha una sua collocazione, vada sul giusto petto, premi le nobili aspettative. O così dovrebbe essere. Spero che un giorno, magari domani, lui entri nel negozio, chieda di vedere le perle e ne scelga una per me, anche la più piccola va bene. Intanto che aspetto, peso le perle e le fisso con ammirazione e con il solito sospiro.

La suonatrice di chitarra (1672)

Suono la chitarra da poco e mi piace. Lo strumento dà emozioni che non credevo di possedere. E così passo giorni e giorni in un rapimento estatico infinito. Non sono io a scegliere, è lui, è questo mondo aperto sul sublime, a scegliere me, sicuro della mia attenzione e del mio apprezzamento. La gioventù mi consente di sognare il meglio, ma garantisco che il meglio io l'incontro ad ogni pizzicar di corde della mia chitarra. Fra questo meglio c'è anche la rincorsa alla conquista di un amore ideale, perché negarlo, un amore come trascendentale, angelico. In mezzo a tutta questa illusione io vivo bene, mi sono costruita una nicchia inattaccabile. Almeno spero.

L'astronomo (1668)

Bisogna ammettere che negli ultimi tempi (si parla del'600), la scienza si è messa a correre. Ma si veda come l'uomo intenda andare sempre oltre e con sempre rinnovata energia, attraverso la figura di questo astronomo, proteso con impazienza, seppur controllata, verso le rivelazioni e i misteri del mondo. Soprattutto verso i secondi. L'uomo è stupito ed esaltato del molto da scoprire. Cerca di darsi un contegno, ma la mano sul mappamondo rivela le sue vere intenzioni. Egli è inebriato dalla potenza scientifica che sta abbattendo l'inconsistenza dei dogmi religiosi, che sta superando la para-conoscenza aristotelica. Il Protestantesimo ha portato con sé la liberazione dalle imposizioni ecclesiastiche (e poi da quelle religiose in toto, in quanto i protestanti daranno presto vita ad azioni pratiche più che spirituali) e quindi l'uomo agisce personalmente, assumendo anche le relative responsabilità. Il nostro astronomo lo rappresenta alla perfezione.

La merlettaia (1669)

Un lavoro di estrema precisione. Come quello del pittore Vermeer, che mi ha colta nel momento culminante del mio operare. Tutto solo mestiere? Tutto solo esecuzione per così dire meccanica? La merlettaia ripropone incessantemente figure convenzionali, merletti dalle trame conosciute da tempo, possiede una creatività limitata, così come il pittore, dalle richieste dei clienti. Ma le più brave ci mettono cuore e ogni volta inventano qualcosa, per lo meno nell'intensità, nella incisività, quanto si voglia tecnica, del loro fare. Così è anche per Vermeer: figurativo classico, ma non solo. Vermeer possiede una sensibilità, non comune e quindi è portato a ricercare il senso delle figure che propone. Egli non riproduce, ma interpreta le cose, entrando nel vivo di esse, non limitandosi mai ad una piatta esteriorità.

La mezzana (1656)

Un quadro molto insolito per Vermeer, che pure ha eseguito con maestria, mettendo in risalto la grossolanità di un evento mondano di basso rango. Gli uomini sono impegnati a ispezionare il corpo femminile come fosse una cosa. Sono prigionieri di una lubricità elementare, invasati, ammalati di sesso quasi la malattia fosse obbligata in quel luogo. La donna finge piacere e mostra come un'assuefazione alla propria recita (alla quale non pare proprio rassegnata). Il divertimento è più nella messa in scena che nella consumazione. Vermeer osserva e vigila: non è moralista, ma ha tanta voglia di esserlo di fronte ad uno spettacolo così volgare.

Donna che scrive una lettera (1665)

Sono risoluta a scrivergli. Osservate la mia fredda determinazione. Va bene, la freddezza nasconde una delusione che non credevo possibile dover subire. Non è la solita questione di cuore. Io pensavo di poter vivere un'esistenza finalmente serena, accanto ad un uomo sincero che sapesse apprezzare la mia personalità, più che la mia persona. Fosse stato sincero veramente, avrebbe dovuto realizzare ciò che diceva. E ciò che diceva aveva il sapore del miele. Invece, lui si è dimostrato un uomo da poco, un uomo superficiale, capace di usare abilmente frasi fatte e concetti convenzionali per fare di me ciò che voleva. Ne sono consapevole finalmente. Osservate il mio sguardo, la mia postura, la mia vivacità. Rimarrà male alla lettura di questa lettera. Spero molto male.

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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Arte
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Aggiornamento: 27/08/2015