IDEE PER UN DIRITTO DEMOCRATICO
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INTERESSI E DIRITTI NELLA SOCIETA' BORGHESE
Con la rivoluzione francese, cioè con un atto politico epocale, la borghesia riuscì a codificare nel diritto pubblico i propri interessi privati, in quanto appartenenti a una specifica classe. Essa riuscì a fare di un interesse di parte un diritto nazionale, appartenente a tutto il popolo. E riuscì a fare questo proprio perché stabilì che l'interprete della volontà popolare nazionale poteva essere soltanto lo Stato, il cui principale organo di potere era il parlamento, ove i deputati non erano nominati dal monarca ma eletti dal popolo (inizialmente venivano votati soltanto dai cittadini dotati di un certo censo). Il parlamento veniva così a rappresentare il simbolo della democrazia borghese. Il fatto di poter votare determinati candidati al seggio parlamentare, costituiva la quintessenza della libertà politica del cittadino. In questo sta il formalismo della democrazia borghese, cioè nel fatto che tutto il meccanismo politico-parlamentare è funzionale soltanto agli interessi di un'infima minoranza, pur essendo fatto passare come occasione per manifestare una volontà popolare. La vera politica legittimata è soltanto quella parlamentare; ogni altra espressione politica, al di fuori dell'ambito statale, viene, a seconda dei casi, ignorata, strumentalizzata, repressa... L'unica democrazia possibile è soltanto quella delegata, quella istituzionalmente formalizzata. La borghesia ha saputo sfruttare un concetto astratto di "Stato popolare", avente connotati etici oltre che politici, per poter meglio tutelare i propri interessi privati. Tale contraddizione si riflette anche nei rapporti giuridici tra "diritti soggettivi" e "interessi legittimi". I Chiunque sa che è possibile avere degli interessi che non siano dei diritti, e chiunque sa che se gli interessi sono legittimi, allora essi comportano un diritto. Chi stabilisce, tuttavia, quando gli interessi sono legittimi? La risposta dovrebbe essere una sola: la maggioranza del popolo. La differenza tra interesse e diritto dovrebbe stare unicamente in questo: il diritto altro non è che un interesse riconosciuto dalla maggioranza dei cittadini. Il diritto è appunto un interesse legittimo, o meglio, è una codificazione degli interessi legittimi degli uomini. Come tale il diritto assume maggiore importanza dell'interesse quando questo non è conforme a quello. Generalmente il diritto è più "statico" dell'interesse e in questo sta in un certo senso la sua forza. Tuttavia l'interesse ha il potere di mutare il diritto. Diciamo anzi che solo l'interesse può cambiare il diritto, poiché il diritto, essendo statico, non si cambia mai solo. Un interesse riconosciuto dalla maggioranza, e quindi divenuto legittimo, può modificare un interesse precedente, codificato dal diritto. Il diritto, in sostanza, serve soltanto quando gli uomini non sanno adeguare i loro interessi personali agli interessi della maggioranza. In questo caso il diritto interviene mediante la coercizione, che è il modo che permette alla volontà della maggioranza di funzionare. Il problema che a questo punto si pone è il seguente: chi stabilisce il criterio della maggioranza? e come realizzare questo principio? Qui è evidente, in astratto, che solo la maggioranza dei cittadini può stabilire il criterio adeguato della maggioranza e realizzarlo in modo conforme. E' ovvio però che sull'interpretazione del concetto di maggioranza ci si dovrà confrontare non tanto sul terreno giuridico quanto su quello politico. Ed è qui che va fatta un'analisi dei meccanismi sociali ed economici che costituiscono oggettivamente una determinata società. Il giudizio politico su tale società (e quindi sul criterio di maggioranza) è conseguente all'analisi della sua struttura socioeconomica. Ebbene, nell'ambito della società borghese è fuor di dubbio che il diritto appartiene soltanto a chi detiene i mezzi di produzione o a chi beneficia in qualche modo del loro uso. A tutti gli altri la borghesia può riconoscere al massimo determinati interessi, ma nulla di più. Il diritto del nullatenente è sempre revocabile. La borghesia è disposta a riconoscere alcuni interessi al proletariato soltanto se essi vengono rivendicati e soltanto nel momento in cui lo sono. La legittimazione di un interesse proletario in diritto pubblico è sempre pro tempore, in quanto frutto di uno scontro politico. Il proletariato non ha alcuna possibilità di partecipare in maniera pacifica, senza passare attraverso i canali del parlamentarismo borghese, alla definizione del criterio di maggioranza. La differenza tra democrazia formale e dittatura sta proprio in questo, che nelle dittature la borghesia non riconosce al proletariato né interessi né diritti. II Il nostro diritto amministrativo non riesce a spiegare in modo convincente qual è il motivo per cui i diritti soggettivi sono più importanti degli interessi legittimi. Si afferma infatti che chi è titolare di un diritto soggettivo (nei confronti della pubblica amministrazione) deve presentarsi dinanzi a un giudice ordinario (pretore, tribunale ecc.) per tutelarlo, mentre chi è titolare di un interesse legittimo può ricorrere soltanto al giudice amministrativo (Tar, Consiglio di Stato). Ciò significa che chi fruisce di un diritto soggettivo è più facilitato nella sua rivendicazione rispetto a quello che invece fruisce del solo interesse legittimo. In tal modo però si elude la domanda fondamentale: cos'è che, in origine, distingue un diritto soggettivo da un interesse legittimo? La risposta dovrebbe essere una sola: una diversa necessità. Un diritto soggettivo esprime una necessità riconosciuta dalla maggioranza dei cittadini: in tal senso esso non è altro che un interesse legittimo ratificato in legge. Che cos'è dunque l'interesse legittimo? E quell'interesse che poco per volta è stato accettato dalla maggioranza dei cittadini e che quindi è divenuto legittimo, cioè riconosciuto come diritto soggettivo. Nei confronti del diritto un interesse può essere legittimo o illegittimo: se è illegittimo il diritto diventa sanzione, coercizione, pena; se invece è legittimo, allora l'interesse stesso si trasforma in diritto. E' compito dei cittadini saper riconoscere quando un interesse può essere considerato in un modo o nell'altro. Ma questo significa che non possono essere categoricamente separati, come fa il diritto amministrativo, i diritti soggettivi dagli interessi legittimi. Una separazione del genere permette soltanto a una ristretta minoranza di rivendicare i propri interessi in modo pieno e totale. Non a caso la giurisprudenza afferma che l'esempio più significativo di diritto soggettivo è il diritto di proprietà, al quale l’ordinamento collega strumenti idonei a consentire al titolare la garanzia del godimento di quel bene nel modo che crede e la piena protezione da ingerenze esterne.
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Le immagini sono prese dal sito "Foto Mulazzani"