PROPOSTA DI LEGGE
Capo I
LIBERTÀ DI COSCIENZA E DI RELIGIONE
Art. 1.
1. La libertà di coscienza e di religione, quale diritto fondamentale della persona, è garantita a tutti in conformità alla Costituzione, alle convenzioni internazionali sui diritti inviolabili dell'uomo e ai princìpi del diritto internazionale generalmente riconosciuti in materia.
Art. 2.
1. La libertà di coscienza e di religione comprende il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa o credenza, in qualsiasi forma individuale o associata, di diffonderla e farne propaganda, di osservare i riti e di esercitare il culto in privato o in pubblico. Comprende inoltre il diritto di mutare religione o credenza o di non averne alcuna. Non possono essere disposte limitazioni alla libertà di coscienza e di religione diverse da quelle previste dagli articoli 19 e 20 della Costituzione.
Art. 3.
1. Nessuno può essere discriminato o soggetto a costrizioni in ragione della propria religione o credenza, né essere obbligato a dichiarazioni specificamente relative alla propria appartenenza confessionale.
Art. 4.
1. I genitori hanno diritto di istruire ed educare i figli, anche se nati
fuori del matrimonio, in coerenza con la propria fede religiosa o credenza, nel
rispetto della loro personalità e senza pregiudizio della salute dei medesimi.
2. Fermo restando quanto disposto dall'articolo 316 del codice civile, i minori,
a partire dal quattordicesimo anno di età, possono compiere autonomamente le
scelte pertinenti all'esercizio del diritto di libertà religiosa; in caso di
contrasto fra i genitori decide il giudice competente, tenendo conto
dell'interesse primario del minore.
Art. 5.
1. I diritti di riunione e di associazione previsti dagli articoli 17 e 18, primo comma, della Costituzione sono liberamente esercitati anche per finalità di religione o di culto.
Art. 6.
1. La libertà religiosa comprende il diritto di aderire liberamente ad una
confessione o associazione religiosa e di recedere da essa, nonché il diritto di
partecipazione, senza ingerenza da parte dello Stato, alla vita e
all'organizzazione della confessione religiosa di appartenenza in conformità
alle sue regole.
2. Non possono essere posti in essere atti aventi lo scopo di discriminare,
nuocere o recare molestia a coloro che hanno esercitato i diritti di cui al
comma 1.
Art. 7.
1. I cittadini hanno diritto di agire secondo i dettami imprescindibili della
propria coscienza, nel rispetto dei diritti e dei doveri sanciti dalla
Costituzione.
2. Le modalità per l'esercizio dell'obiezione di coscienza nei diversi settori
sono disciplinate dalla legge.
Art. 8.
1. L'appartenenza alle Forze armate, alla Polizia di Stato o ad altri servizi
assimilati, la degenza in ospedali, case di cura e di assistenza, la permanenza
negli istituti di prevenzione e pena non impediscono l'esercizio della libertà
religiosa e l'adempimento delle pratiche di culto, l'adempimento delle
prescrizioni religiose in materia alimentare e di quelle relative all'astensione
dalle attività in determinati giorni o periodi previsti come festività dagli
statuti delle confessioni e associazioni religiose di cui al capo II, purché non
derivino nuovi o maggiori oneri per le pubbliche amministrazioni interessate.
2. I Ministri competenti, con regolamenti da adottare ai sensi dell'articolo 17,
comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, definiscono le modalità di
attuazione del comma 1 del presente articolo. Sugli schemi di regolamento è
acquisito il parere delle competenti Commissioni parlamentari.
3. In caso di decesso in servizio dei soggetti di cui al comma 1, che
appartengono a una confessione avente personalità giuridica, l'ente di
appartenenza adotta le misure necessarie, di intesa con i familiari del defunto,
per assicurare che le esequie siano celebrate da un ministro di culto della
confessione di appartenenza.
Art. 9.
1. L'adempimento dei doveri essenziali del culto nel lavoro domestico, il
divieto di licenziamento determinato da ragioni di fede religiosa nei luoghi di
lavoro, il divieto di indagine sulle opinioni religiose e la nullità di patti o
atti diretti a fini di discriminazione religiosa sono regolati dalle
disposizioni vigenti in materia.
2. I contratti collettivi e individuali di lavoro contemplano l'esercizio della
libertà religiosa, con riferimento alle sue varie espressioni, come indicate
negli articoli 1, 2 e 3.
3. La macellazione rituale in conformità a prescrizioni religiose è regolata
dalla normativa vigente in materia.
Art. 10.
1. I ministri di culto di una confessione religiosa sono liberi di svolgere
il loro ministero spirituale.
2. I ministri di culto di una confessione religiosa avente personalità
giuridica, in possesso della cittadinanza italiana, che compiono atti rilevanti
per l'ordinamento giuridico italiano, dimostrano la propria qualifica
depositando presso l'ufficio competente per l'atto apposita certificazione
rilasciata dalla confessione di appartenenza.
3. I ministri di culto di una confessione religiosa priva di personalità
giuridica, ovvero di una confessione il cui ente esponenziale non abbia
personalità giuridica, in possesso della cittadinanza italiana, possono compiere
gli atti di cui al comma 2 se la loro nomina è stata approvata dal Ministro
dell'interno.
Art. 11.
1. Coloro che intendono celebrare il matrimonio davanti a un ministro di
culto di una confessione religiosa avente personalità giuridica che ne abbia
fatto esplicita richiesta al ministro competente devono specificarlo
all'ufficiale dello stato civile all'atto della richiesta della pubblicazione
prevista dagli articoli 93 e seguenti del codice civile. Nella richiesta al
ministro competente la confessione religiosa specifica, altresì, se preferisce
che gli articoli del codice civile riguardanti il matrimonio siano letti durante
il rito o al momento delle pubblicazioni. L'ufficiale dello stato civile, il
quale ha proceduto alle pubblicazioni richieste dai nubendi, accerta che nulla
si oppone alla celebrazione del matrimonio secondo le vigenti norme di legge e
ne dà attestazione in un nulla osta che rilascia ai nubendi in duplice
originale. Il nulla osta deve precisare che la celebrazione del matrimonio avrà
luogo nel comune indicato dai nubendi, che essa seguirà davanti al ministro di
culto indicato o in caso di impedimento di questi davanti a un ministro di culto
allo scopo delegato dai medesimi, che il ministro di culto ha comunicato la
propria disponibilità e depositato la certificazione di cui all'articolo 10.
Attesta inoltre che l'ufficiale dello stato civile ha spiegato ai nubendi i
diritti e i doveri dei coniugi, dando ai medesimi lettura degli articoli del
codice civile al riguardo.
2. Il ministro di culto, nel celebrare il matrimonio, osserva le disposizioni di
cui agli articoli 107 e 108 del codice civile, omettendo la lettura degli
articoli del codice civile riguardanti i diritti e i doveri dei coniugi qualora
la confessione abbia optato per la lettura al momento delle pubblicazioni. Lo
stesso ministro di culto redige subito dopo la celebrazione l'atto di matrimonio
in duplice originale e allega il nulla osta rilasciato dall'ufficiale dello
stato civile.
3. La trasmissione di un originale dell'atto di matrimonio per la trascrizione
nei registri dello stato civile è fatta dal ministro di culto davanti al quale è
avvenuta la celebrazione all'ufficiale dello stato civile di cui al comma 1. Il
ministro di culto ha l'obbligo di effettuare la trasmissione dell'atto non oltre
i cinque giorni dalla celebrazione e di darne contemporaneamente avviso ai
contraenti. L'ufficiale dello stato civile, constatate la regolarità dell'atto e
l'autenticità del nulla osta allegato, effettua la trascrizione entro le
ventiquattro ore dal ricevimento dell'atto e ne dà notizia al ministro di culto.
4. Il matrimonio ha effetti civili dal momento della celebrazione anche se
l'ufficiale dello stato civile che ha ricevuto l'atto ha omesso di effettuare la
trascrizione nel termine prescritto.
5. All'articolo 83 del codice civile le parole: «dei culti ammessi nello Stato»,
ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: «delle confessioni religiose
aventi personalità giuridica».
6. Il presente articolo non modifica né pregiudica le disposizioni che danno
attuazione ad accordi o intese stipulati o da stipulare ai sensi dell'articolo
7, secondo comma, e dell'articolo 8, terzo comma, della Costituzione.
Art. 12.
1. Nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado l'insegnamento è impartito
nel rispetto della libertà di coscienza e della pari dignità senza distinzione
di religione.
2. Su richiesta degli alunni e dei loro genitori le istituzioni scolastiche
possono organizzare, nell'ambito delle attività di promozione culturale, sociale
e civile previste dall'ordinamento scolastico, libere attività complementari
relative al fenomeno religioso e alle sue applicazioni, in conformità ai criteri
e con le modalità stabilite da tale ordinamento senza oneri aggiuntivi a carico
delle pubbliche amministrazioni interessate.
Art. 13.
1. Le affissioni e la distribuzione di pubblicazioni e di stampati relativi alla vita religiosa e le collette effettuate all'interno e all'ingresso dei rispettivi luoghi o edifici di culto avvengono liberamente.
Art. 14.
1. Gli edifici aperti al culto pubblico delle confessioni religiose aventi personalità giuridica non possono essere occupati, requisiti, espropriati o demoliti se non per gravi ragioni, sentite le confessioni stesse o i loro enti esponenziali.
Capo II
CONFESSIONI E ASSOCIAZIONI RELIGIOSE
Art. 15.
1. La libertà delle confessioni religiose garantita dalle norme costituzionali comprende, tra l'altro, il diritto di celebrare i propri riti, purché non siano contrari al buon costume; di aprire edifici destinati all'esercizio del culto; di diffondere e fare propaganda della propria fede religiosa e delle proprie credenze; di formare e nominare liberamente i ministri di culto; di emanare liberamente atti in materia spirituale; di fornire assistenza spirituale ai propri appartenenti; di comunicare e corrispondere liberamente con le proprie organizzazioni o con altre confessioni religiose; di promuovere la valorizzazione delle proprie espressioni culturali.
Art. 16.
1. La confessione religiosa o l'ente esponenziale che la rappresenta può chiedere di essere riconosciuta come persona giuridica agli effetti civili. Il riconoscimento ha luogo con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell'interno, udito il parere del Consiglio di Stato, ai sensi degli articoli 17 e 18.
Art. 17.
1. La domanda di riconoscimento è presentata al Ministro dell'interno
unitamente allo statuto e alla documentazione di cui all'articolo 18.
2. La domanda di riconoscimento può essere presa in considerazione solo se la
confessione o l'ente esponenziale ha sede in Italia e se è rappresentata,
giuridicamente e di fatto, da un cittadino italiano avente domicilio in Italia.
Art. 18.
1. Dallo statuto o dalla documentazione allegata alla domanda di riconoscimento devono risultare, oltre alla indicazione della denominazione e della sede, le norme di organizzazione, amministrazione e funzionamento e ogni elemento utile alla valutazione della stabilità e della base patrimoniale di cui dispone la confessione o l'ente esponenziale in relazione alle finalità perseguite. Il Consiglio di Stato, nel formulare il proprio parere anche sul carattere confessionale del richiedente, accerta, in particolare, che lo statuto non contrasti con l'ordinamento giuridico italiano e non contenga disposizioni contrarie ai diritti inviolabili dell'uomo.
Art. 19.
1. La confessione religiosa o l'ente esponenziale che ha ottenuto la personalità giuridica deve iscriversi nel registro delle persone giuridiche. Nel registro devono risultare le norme di funzionamento ed i poteri degli organi di rappresentanza della persona giuridica. La confessione o l'ente può concludere negozi giuridici solo previa iscrizione nel registro predetto.
Art. 20.
1. Le modificazioni allo statuto della confessione religiosa o dell'ente
esponenziale che abbiano ottenuto la personalità giuridica devono essere
comunicate al Ministro dell'interno.
2. In caso di mutamento che faccia perdere alla confessione o all'ente uno dei
requisiti in base ai quali il riconoscimento è stato concesso, il riconoscimento
della personalità giuridica è revocato con decreto del Presidente della
Repubblica, su proposta del Ministro dell'interno, udito il parere del Consiglio
di Stato.
Art. 21.
1. Per gli acquisti delle confessioni religiose o dei loro enti esponenziali che abbiano ottenuto la personalità giuridica si applicano le disposizioni delle leggi civili concernenti gli acquisti delle persone giuridiche.
Art. 22.
1. Le disposizioni in tema di concessioni e locazioni di beni immobili
demaniali
e patrimoniali dello Stato e degli enti locali in favore di enti ecclesiastici,
nonché in tema di disciplina urbanistica dei servizi religiosi, di utilizzo dei
fondi per le opere di urbanizzazione secondaria o comunque di interventi per la
costruzione, il ripristino, il restauro e la conservazione di edifici aperti
all'esercizio pubblico del culto, si applicano alle confessioni religiose aventi
personalità giuridica che abbiano una presenza organizzata nell'ambito del
comune. L'applicazione delle predette disposizioni ha luogo, tenuto conto delle
esigenze religiose della popolazione, sulla base di intese tra le confessioni
interessate e le autorità competenti.
2. Fermo il disposto dell'articolo 100 del regolamento di polizia mortuaria, di
cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285, la
sepoltura dei defunti è effettuata nel rispetto delle prescrizioni rituali della
confessione o associazione religiosa di appartenenza avente personalità
giuridica, compatibilmente con le norme di polizia mortuaria.
3. Gli edifici di culto costruiti con contributi regionali o comunali non
possono essere sottratti alla loro destinazione se non sono decorsi venti anni
dalla erogazione del contributo. L'atto da cui trae origine il vincolo, redatto
nelle forme prescritte, è trascritto nei registri immobiliari. Gli atti e i
negozi che comportano violazione del vincolo sono nulli.
Art. 23.
1. Associazioni e fondazioni con finalità di religione o di culto possono ottenere il riconoscimento della personalità giuridica con le modalità ed i requisiti previsti dalla normativa vigente in materia. Alle stesse si applicano le norme relative alle persone giuridiche private, salvo quanto attiene alle attività di religione o di culto.
Art. 24.
1. Agli effetti tributari le confessioni religiose aventi personalità giuridica o i loro enti esponenziali aventi fine di religione, credenza o culto, nonché le attività dirette a tali scopi, sono equiparati agli enti e alle attività aventi finalità di beneficenza o di istruzione. Le attività diverse da quelle di religione, credenza o culto da essi svolte restano soggette alle leggi dello Stato concernenti tali attività e al regime tributario previsto per le medesime.
Art. 25.
1. Agli effetti civili, si considerano comunque:
a) attività di religione, credenza o culto quelle dirette all'esercizio del
culto e dei riti, alla cura delle anime, alla formazione di ministri di culto, a
scopi missionari e di diffusione della propria fede e alla educazione religiosa;
b) attività diverse da quelle di religione, credenza o culto, quelle di
assistenza e beneficenza, istruzione, educazione e cultura e, in ogni caso, le
attività commerciali o a scopo di lucro.
Art. 26.
1. Ai ministri di culto delle confessioni religiose che hanno ottenuto la personalità giuridica, che sono residenti in Italia, si applica l'articolo 42, comma 6, della legge 23 dicembre 1999, n. 488.
Capo III
STIPULAZIONE DI INTESE
Art. 27.
1. Le confessioni religiose organizzate secondo propri statuti non contrastanti con l'ordinamento giuridico italiano, le quali chiedono che i loro rapporti con lo Stato siano regolati per legge sulla base di intese ai sensi dell'articolo 8 della Costituzione, presentano la relativa istanza, unitamente alla documentazione e agli elementi di cui all'articolo 18 della presente legge, al Presidente del Consiglio dei ministri.
Art. 28.
1. Se la richiesta è presentata da una confessione religiosa non avente personalità giuridica, il Presidente del Consiglio dei ministri comunica la richiesta al Ministero dell'interno affinché verifichi che lo statuto della confessione religiosa non contrasta con l'ordinamento giuridico italiano. A tale fine il Ministro dell'interno acquisisce il parere del Consiglio di Stato ai sensi dell'articolo 18.
Art. 29.
1. Il Presidente del Consiglio dei ministri, acquisite le necessarie valutazioni, prima di avviare le procedure di intesa, invita la confessione religiosa interessata a indicare chi, a tale fine, la rappresenta.
Art. 30.
1. Ai fini della stipulazione dell'intesa, il Governo è rappresentato dal
Presidente del Consiglio dei ministri, il quale delega un Sottosegretario di
Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, per la conduzione della
trattativa con il rappresentante della confessione religiosa interessata, sulla
base delle valutazioni espresse e delle proposte formulate dalla commissione di
studio di cui all'articolo 31.
2. Il Sottosegretario di Stato, conclusa la trattativa, trasmette al Presidente
del Consiglio dei ministri, con propria relazione, il progetto di intesa.
Art. 31.
1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri è istituita, ai
sensi dell'articolo 5, comma 2, lettera i), della legge 23 agosto 1988, n. 400,
una commissione di studio con il compito di predisporre un progetto per le
trattative ai fini della stipulazione dell'intesa.
2. La commissione di cui al comma 1 è composta dal direttore della Direzione
centrale degli affari dei culti del Dipartimento per le libertà civili e
l'immigrazione del Ministero dell'interno e da funzionari delle amministrazioni
interessate con qualifica non inferiore a dirigente generale o equiparato,
nonché da altrettanti esperti, cittadini italiani, designati dalla confessione
religiosa interessata. Il presidente della commissione è scelto tra le categorie
indicate dall'articolo 29, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400.
3. Dal funzionamento della commissione di cui al comma 1 non devono derivare
nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato.
Art. 32.
1. Il Presidente del Consiglio dei ministri sottopone il progetto di intesa alla deliberazione del Consiglio dei ministri, ai sensi dell'articolo 2, comma 3, lettera l), della legge 23 agosto 1988, n. 400, e informa, quindi, il Parlamento sui princìpi e sui contenuti del progetto stesso.
Art. 33.
1. Il Presidente del Consiglio dei ministri, qualora si renda necessario in
relazione alle osservazioni, ai rilievi e agli indirizzi emersi in seno al
Consiglio dei ministri o in sede parlamentare, rimette il testo al
Sottosegretario di Stato per le opportune modifiche al progetto di intesa.
2. Anche in ordine al nuovo progetto si procede ai sensi di quanto previsto
dagli articoli 30 e 32.
Art. 34.
1. Concluse le procedure per la stipulazione dell'intesa, il Presidente del Consiglio dei ministri firma l'intesa stessa con il rappresentante della confessione religiosa.
Art. 35.
1. Il disegno di legge di approvazione dell'intesa che disciplina i rapporti della confessione religiosa con lo Stato è presentato al Parlamento con allegato il testo dell'intesa stessa.
Art. 36.
1. Per l'applicazione di disposizioni di legge relative a specifiche materie che coinvolgono rapporti con lo Stato delle singole confessioni religiose aventi personalità giuridica, si provvede, ove previsto dalla legge stessa, con decreti del Presidente della Repubblica previa intesa con la confessione che ne faccia richiesta.
Capo IV
DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE
Art. 37.
1. Le confessioni religiose e gli istituti di culto riconosciuti ai sensi della legge 24 giugno 1929, n. 1159, conservano la personalità giuridica. Ad essi si applicano le disposizioni della presente legge. Essi devono richiedere l'iscrizione nel registro delle persone giuridiche, ai sensi dell'articolo 19, entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
Art. 38.
1. I ministri di culto, la cui nomina è stata approvata ai sensi dell'articolo 3 della legge 24 giugno 1929, n. 1159, sino a quando mantengono la qualifica loro riconosciuta conservano il regime giuridico e previdenziale loro riservato dalla medesima legge, dal regio decreto 28 febbraio 1930, n. 289, e successive modificazioni, e da ogni altra disposizione che li riguardi.
Art. 39.
1. Le confessioni religiose che sono persone giuridiche straniere restano regolate dall'articolo 16 delle disposizioni sulla legge in generale. Ove abbiano una presenza sociale organizzata in Italia e intendano essere riconosciute ai sensi della presente legge, esse devono presentare domanda di riconoscimento della personalità giuridica alle condizioni e secondo il procedimento previsti dalle disposizioni di cui al capo II.
Art. 40.
1. Le norme della presente legge non modificano né pregiudicano le
disposizioni che danno attuazione ad accordi o intese stipulati ai sensi
dell'articolo 7, secondo comma, e dell'articolo 8, terzo comma, della
Costituzione.
2. La presente legge non modifica e non pregiudica le disposizioni di cui al
decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge
25 giugno 1993, n. 205.
Art. 41.
1. Sono abrogati la legge 24 giugno 1929, n. 1159, e il regio decreto 28 febbraio 1930, n. 289, e successive modificazioni.
IL REGIME CONCORDATARIO. LA CRITICA DI GRAMSCI
REVISIONE O ABOLIZIONE DEL CONCORDATO?
POLITICA E DIRITTO NELLE
QUESTIONI RELIGIOSE
COSTITUZIONE E RELIGIONE
LA NUOVA LEGGE SOVIETICA SULLA LIBERTA' DI COSCIENZA
Enrico Galavotti -
Homolaicus -
Sezione
Diritto
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Aggiornamento:
10-08-2007