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AGRICOLTURA BIOLOGICA O CONVENZIONALE?

L'umanità si trova oggi di fronte a un bivio che la spinge a scegliere la strada giusta da percorrere: valorizzare un'agricoltura che su scala planetaria sta proponendo un modello industriale basato sugli organismi geneticamente modificati oppure investire su di un'agricoltura sostenibile in grado di produrre nel tempo alimenti sani e di qualità?

E' quanto si sono chieste un centinaio di persone intervenute al convegno "La spesa più sana. Agricoltura biologica o convenzionale? Quel che spiega l'etichetta" organizzato dall'Associazione 3R per l'Ambiente di Paese, in collaborazione con le Pro Loco, l'Avis e l'Aido di Paese e Postioma. Il buon senso infatti ci direbbe che ogni prodotto commestibile della terra deve esser consumato nel suo naturale periodo di maturazione perché conserva al meglio le sue caratteristiche organolettiche e nutrizionali, per altro esaltate dalle tecniche dell'agricoltura biologica. Ma se è davvero così perché le abitudini alimentari della società civile del Nuovo Millennio sono invece cambiate così drasticamente?

"Il progresso - ha spiegato Giuliana D'Agostini, esperta in alimentazione naturale - ha risolto parzialmente il problema di disponibilità del cibo nei Paesi industrializzati. Producendo grandi quantità, ha raggiunto il massimo sfruttamento della terra senza pensare che essa è viva e ha i suoi ritmi naturali. L'elenco dei danni è lunghissimo, ma noto: l'inquinamento dell'aria, i pesticidi e gli erbicidi, l'inquinamento delle falde acquifere superiori e inferiori, l'inquinamento del suolo e la perdita della fertilità con conseguente desertificazione prima negli Usa, oggi anche in Europa".

In pochi anni di progresso insomma è cambiato un modo di produrre che prima si basava sulla continua reintegrazione delle risorse sfruttate, oggi invece sullo sfruttamento a oltranza. "In questo modo - ha aggiunto la D'Agostini - si sono ridotte le biodiversità, semplificando ecosistemi e abitudini alimentari. Nel Sud-est asiatico, che si nutre prevalentemente di riso, carpe e verdure, non ci sono mai stati grandi problemi alimentari. Ma quando si è imposta un'unica varietà di riso, se n'è persa qualità e salute. E le industrie nel tentativo di porre rimedio stanno cercando di introdurre vitamine negli Ogm. 

Ma non saremmo mai arrivati a questo punto se si fossero rispettati ambiente e varietà di prodotti". Non resta dunque che ritornare a un'agricoltura più sana così come si propone il metodo biologico, nato nel Regno Unito agli inizi del '900 e diffuso in tutta Europa dallo studioso Rudolf Steiner. Il motivo è presto detto: "Il prodotto è innanzitutto più ricco di elementi nutritivi perché nasce da un terreno fertile - ha aggiunto Paola Trionfi, biologa nutrizionista Aiab Veneto - Ha un 30 per cento d'acqua in meno quindi marcisce più lentamente e non ha bisogno di processi chimici di conservazione. Inoltre assorbe da un terreno sano tutti i gli elementi necessari al nostro corpo che oggi siamo costretti invece a procurarci in erboristeria come gli oligoelementi, i flagonoidi, il carotene, i radicali liberi e gli antiossidianti". 

L'agricoltura biologica non ha però solo un valore nutrizionale: salvaguarda la terra dalla desertificazione (l'Organizzazione mondiale della Sanità ha definito la Pianura padana "un deserto coltivato a mais"), non inquina aria e acqua, protegge il paesaggio salvaguardandone le tipicità e soprattutto vieta qualsiasi prodotto geneticamente modificato le cui conseguenze ci saranno note solo nel tempo. "A ogni mese la propria frutta e verdura" affermava un detto popolare cinese, ma forse insieme alla natura dovremmo ritornare anche noi ai ritmi che per millenni hanno scandito il tempo dei nostri padri.

Paola Fantin - www.tg0.it


Le immagini sono prese dal sito "Foto Mulazzani"

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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Economia -  - Stampa pagina
Aggiornamento: 22/04/2015