ECONOMIA E SOCIETA'
idee per il socialismo democratico


CAPITALISMO E SOCIALISMO

Per quale motivo la rivoluzione socialista s'è verificata prima in Europa orientale (la Comune di Parigi in Occidente è stato un episodio isolato), dove sembrava mancassero del tutto le sue premesse, e non s'è verificata nell'area occidentale, ove da tempo le premesse materiali esistevano?

Forse questo sta a significare che le premesse materiali non sono di per sé un fattore sufficiente per realizzare la transizione verso una società più giusta, in quanto occorre anche il fattore soggettivo (volontà politica, coscienza di classe, organizzazione ecc.)? O forse questo sta a significare che se le premesse materiali non vengono subito utilizzate per fare la rivoluzione socialista, esse poi condizionano gli uomini al punto da renderli incapaci di rivoluzionarle?

Per fare la rivoluzione socialista occorre consapevolezza politica (non basta "l'istinto di classe"): la Comune di Parigi in fondo fallì proprio perché dominata dallo spontaneismo del socialismo utopistico. Va però detto che l'Occidente poteva vantare, rispetto all'euroriente, un'esperienza politica assai maggiore (si pensi agli effetti prodotti dalla Rivoluzione francese). Come mai allora la rivoluzione socialista (seppure nelle forme burocratico-statali) s'è realizzata anzitutto nell'Europa dell'est?

La risposta va cercata nel fatto che tutta l'esperienza politica maturata in Occidente prima della Comune di Parigi, era sostanzialmente legata agli interessi della borghesia. La Rivoluzione francese è stata portata avanti sostanzialmente sulla base di rivendicazioni borghesi: i primi impulsi di tipo socialista si sono avuti con la Congiura degli Eguali di Babeuf, cioè a Rivoluzione conclusa. Quindi la coscienza proletaria non si era ancora espressa in modo autonomo, indipendente dalle forze borghesi.

Nell'Europa orientale si passò quasi subito dal capitalismo al socialismo, non permettendo alla mentalità borghese d'intaccare la coscienza proletaria. Per capire come mai ciò sia potuto accadere, bisognerebbe analizzare il valore della cultura, dello stile di vita pre-borghese. Quindi bisognerebbe anzitutto analizzare le grandi differenze fra le tre religioni europee: cattolica, protestante, ortodossa.

La prima di queste differenze sta nella carica ideale, cioè nell'esigenza d'essere conformi a un ideale di vita positivo, umanistico. La rivoluzione socialista è avvenuta quando il capitalismo aveva definitivamente distrutto ogni carica ideale dell'ortodossia (espressa politicamente dal populismo), che già col feudalesimo era entrata irreversibilmente in crisi. Il servaggio infatti rappresentò sempre agli occhi dei contadini una sorta di tradimento della loro religione.

Laddove l'ortodossia non è mai esistita (come a Cuba, nel Vietnam, in Angola e Mozambico, ecc.), la carica ideale era stata presa dalle tradizioni del collettivismo primitivo, che il capitalismo stava distruggendo.

Laddove c'è il capitalismo, c'è anche la possibilità di una rivoluzione, perché nessuna formazione sociale ha il potere di distruggere così tanto una tradizione di umanitarismo, senza alimentare un'altrettanta grande esigenza di liberazione. Se nel distruggere una cultura si annientano fisicamente anche i soggetti che la vivono (come fecero gli spagnoli nelle Americhe), il capitalismo non avrà poi modo di assolvere il compito per cui è nato: lo sfruttamento sistematico del lavoro altrui (cioè anche se l'interesse fosse volto anzitutto alle risorse naturali di un popolo, il capitalista sa che la vera ricchezza è data dall'avere a disposizione una manodopera salariata).

L'unico modo d'impedire che l'esigenza di liberazione dei lavoratori si concreti in un'esperienza di liberazione è quello di garantire uno standard di vita sufficientemente elevato: fino ad oggi il capitalismo, nell'area occidentale, vi è riuscito a spese del Terzo mondo.

Lenin ebbe la geniale intuizione di capire che un proletariato lasciato a se stesso, alla propria spontaneità, al massimo è in grado di fare una politica di rivendicazione salariale, limitandosi alla quale esso non fa, in ultima istanza, che gli interessi della borghesia. Il proletariato basato sullo spontaneismo è borghese come sono borghesi gli intellettuali che giustificano lo spontaneismo, rifiutandosi di guidare un movimento politicamente autonomo.

"Niente prassi rivoluzionaria senza teoria rivoluzionaria": questa frase di Lenin stava appunto a indicare l'impossibilità di una rivoluzione politica senza conoscere la tattica, la strategia, l'agitazione, la propaganda e le tecniche militari adatte allo scopo. La rivoluzione politica non può essere l'effetto di un rivolgimento sociale spontaneo delle masse (come credevano Marx ed Engels, i quali cominciarono a pensare a un partito organizzato in modo autonomo solo dopo il fallimento della Comune di Parigi). D'altra parte tutto il marxismo fino a Lenin ha sempre creduto nella spontaneità delle masse, riflettendo, in questo, un condizionamento tipicamente occidentale, prodotto dalla cultura individualistica e intellettualistica dell'Europa occidentale (cultura che, a sua volta, rappresenta la laicizzazione prima del cattolicesimo, poi del protestantesimo).

E' stato Lenin il primo ad affermare che non ci si può improvvisare dei rivoluzionari: di qui la necessità di avere dei "professionisti". Occorre un duro tirocinio, un legame molto stretto con le masse, senza le quali nessuna rivoluzione è in grado di sopravvivere a se stessa.

Ecco perché non c'è bisogno di aspettare che le condizioni materiali della rivoluzione si sviluppino in tutte le loro potenzialità. Far dipendere la rivoluzione dalle condizioni materiali significa fare dell'"economicismo", cioè cadere nel fatalismo o nello spontaneismo.

In realtà bisogna rendere coscienti gli uomini che le contraddizioni vanno superate prima ch'esse abbiano compiuto condizionamenti tali da rendere molto difficile qualunque rivoluzione. Ogni ritardo verrà pagato da un numero sempre più grande di persone e lo sarà sempre più in profondità.

Non si può teorizzare che la rivoluzione può essere fatta solo quando la gente non ne può più. Bisogna diffidare di quei rivoluzionari che attendono passivamente l'acuirsi della crisi per pretendere dalle masse il riconoscimento di meriti che non hanno.

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Per Lenin l'ideologia borghese è un concetto più generale, più globale, di quello espresso da Marx, che l'ha collegato a una specifica attività economica. Per Lenin l'ideologia borghese appariva non solo nel contesto feudale del suo Paese, ma anche nella coscienza delle masse proletarie russe. Essa consisteva appunto in un atteggiamento filisteo, soggettivistico-corporativo, cioè in un atteggiamento non disposto a sacrificarsi per il bene dell'intera collettività.

La rivoluzione bolscevica, tuttavia, dimostrò che l'ideologia borghese aveva attecchito poco in Russia. Probabilmente perché in Russia si era verificato, rispetto all'Europa occidentale, un processo socio-feudale meno contraddittorio: il che comportò, sul piano ideologico, una minore laicizzazione della fede religiosa. In Russia infatti non si sono mai affermati né il cattolicesimo (che cerca anzitutto il potere politico) né il protestantesimo (che cerca anzitutto il potere economico).

Ma allora perché il comunismo si è affermato anzitutto in Russia e non in Grecia, dove l'ortodossia s'era conservata in forme più "oggettive" rispetto a quelle slave? In Russia era avvenuta la convergenza di due fattori concomitanti, che il popolo non ha potuto sopportare: la progressiva degenerazione dell'ortodossia (ben visibile alla fine dell'800) verso forme di cultura, di arte, di sensibilità occidentali, e l'acquisizione dei processi e delle contraddizioni dello sviluppo capitalistico. Lenin, in questo senso, seppe intuire con grande acume che il declino dell'ortodossia (in politica si parlava di populismo) non avrebbe potuto impedire lo sviluppo del capitalismo.

Viceversa, in Grecia il capitalismo è stato (ed è) sopportato meglio non è perché sia stato (e sia) meno contraddittorio di quello russo, ma perché l'ortodossia s'è conservata più "pura", più "oggettiva": ciò induce i greci, orgogliosi del loro passato, a credere di potersi difendere meglio dai condizionamenti della civiltà borghese (la quale in Grecia ha avuto bisogno della dittatura politica per affermarsi). Quando si accorgeranno che l'ortodossia, per come essa è, oggi non è più in grado di assolvere un compito del genere, probabilmente decideranno di optare per la rivoluzione socialista (adottando metodi più democratici di quelli russi).

Paradossalmente, là dove la religione aveva subìto meno laicizzazione (come in Russia, rispetto all'Occidente), il marxismo, con Lenin, non ha avuto bisogno di emanciparsi dalla religione con così grande fatica... Marx metteva continuamente in rapporto l'economia borghese col cristianesimo, e nella fase giovanile cercò di dimostrare a più riprese (specie nella polemica con la Sinistra hegeliana) che l'emancipazione dalla religione costituiva solo l'inizio dell'emancipazione umana. Viceversa, per Lenin l'emancipazione dalla religione doveva essere considerato un aspetto scontato, preliminare, per poter cominciare ad affrontare seriamente le questioni politiche di liberazione.

Il marxismo occidentale è stato, in un certo senso, la logica conseguenza della laicizzazione borghese e protestantica della religione cattolica: esso non poteva nascere che nell'Europa occidentale di religione protestante. L'ateismo del marxismo, a differenza dell'ateismo del leninismo, avrebbe dovuto essere un fatto scontato, inevitabile, assai poco bisognoso d'essere dimostrato. Invece questa caratteristica l'ebbe l'ateismo di Lenin, che non si prestò mai a misurare, sul piano filosofico, la propria forza contro la religione ortodossa. Il motivo di questo va appunto ricercato nel fatto che il marxismo occidentale attribuiva all'emancipazione dalla religione un peso assai superiore a quello che vi attribuiva il leninismo.

In ogni caso la presenza del protestantesimo in Germania, se ha contribuito, sul piano teoretico, allo sviluppo del marxismo, non ha offerto alcun contributo sul piano pratico, in quanto il protestantesimo rappresenta un'esperienza individualistica e intellettualistica della fede. La coerenza di teoria e prassi nel marxismo occidentale è sempre stato il problema numero 1.

Nell'Europa orientale invece il marxismo ha faticato alquanto a emergere, poiché l'idealismo religioso e la prassi comunitaria restavano relativamente forti (in Occidente l'idealismo s'è espresso in forme prevalentemente filosofiche, senza rapporto con le esigenze delle masse). Ma una volta nato, il marxismo (nella forma del leninismo) s'è imposto all'attenzione delle masse con decisione e coerenza, al punto che una parte dell'ortodossia capì che si trattava di un umanismo ancora più profondo. L'ortodossia che s'è opposta al comunismo è stata soprattutto quella clericale o quella istituzionale.

Oggi in Europa orientale più che il leninismo è fallito lo stalinismo, cioè è fallita la pretesa di subordinare la democrazia al centralismo. Un recupero integrale del leninismo è però oltre che impossibile anche inutile, poiché il leninismo va integrato con l'approfondimento del fattore umano inaugurato dalla perestrojka.

Il leninismo dunque ha dimostrato che chi rifiuta l'ortodossia, con dignità e convinzione, senza scendere a vergognosi compromessi, non approda né al cattolicesimo né, tanto meno, al protestantesimo, ma direttamente all'ateismo e all'umanesimo integrale. L'ortodossia è una religione esigente (almeno sul piano dei contenuti). Chi la rifiuta con ragioni di coscienza, ben motivate, rifiuta, con essa, qualunque altra religione.

Né la religione cattolica né quella protestante conoscono questa serietà di fondo, etica e ontologica. I cattolici, ad es., possono esser considerati tali semplicemente perché obbediscono al papa, ma per tutto il resto possono benissimo essere di un'altra religione. Possono cioè rifiutare l'aborto e la contraccezione, perché così vuole il magistero, ma nel comportamento quotidiano non si distinguono affatto dal protestante individualista, se non negli aspetti più deteriori del devozionalismo formale.

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Fonti


Le immagini sono prese dal sito "Foto Mulazzani"

Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Economia -  - Stampa pagina
Aggiornamento: 22/04/2015