ECONOMIA E SOCIETA'
idee per il socialismo democratico


E' POSSIBILE UNA CRESCITA ESPONENZIALE DEL SISTEMA?

Non ci può essere crescita esponenziale di alcun sistema sociale, economico, politico..., di alcun sistema in generale. Non esiste alcuna crescita esponenziale indefinita o illimitata. Ogni cosa ha un inizio e una fine e ogni fine è inizio di un'altra cosa, che non necessariamente è migliore della precedente.

Il fatto che ogni tanto ci si debba fermare per poi ripartire non è indicativo di nulla, né della stabilità di un sistema né della sua instabilità. I sistemi sociali che, in campo economico, propagandano la crescita ininterrotta, lo fanno soltanto per illudere le masse, inducendole a indebitarsi, nella convinzione di poter un giorno saldare i propri debiti.

Il capitale ha bisogno che l'individuo spenda, altrimenti i profitti inevitabilmente calano. Poiché questa caduta tendenziale del saggio di profitto risulta insopportabile per il sistema, al punto che per nasconderla si è trasformata la crescita economica da industriale a finanziaria, ben sapendo che quest'ultima, separata dall'altra, non ha nulla di veramente "produttivo"; poiché dunque ci si vuole illudere di una crescita esponenziale, accade che, di fronte alle inevitabili crisi strutturali, che scuotono le fondamenta di un'economia sempre più mondiale, chi detiene le leve del potere è solito prendere provvedimenti drastici, irrazionali, come p.es. la delocalizzazione extranazionale degli impianti produttivi, là dove il costo del lavoro è minore (cosa che determina massicci licenziamenti nel paese d'origine dell'impresa), ma anche lo scatenamento di guerre locali-regionali, in forza delle quali si pensa di poter ricostruire edifici e infrastrutture che i bombardamenti hanno distrutto. A volte, sotto il pretesto di esportare la democrazia per abbattere il terrorismo o una dittatura politica, si finisce col controllare, con metodi di tipo colonialistico, risorse strategicamente vitali (p.es. petrolio, gas naturale, acqua... ma anche oro, diamanti...).

Quando le crisi sono molto forti, il capitale può passare anche dalla dittatura formale del parlamentarismo alla dittatura reale di una figura carismatica. Di regola questa transizione viene realizzata prima dai paesi capitalisti più deboli, quelli che hanno meno risorse industriali e finanziarie per illudere le masse.

Che sia nella natura delle cose avere alti e bassi non c'è bisogno d'andarlo a verificare a livello teorico. La stessa vita umana ha la forma di una parabola, persino nell'arco di una stessa giornata, quando ad un certo punto si avverte il bisogno di dormire. Esattamente come tutte le civiltà che fino adesso si sono succedute: una volta raggiunto il picco della loro espansione, declinano irreversibilmente e si trasformano in nuove civiltà. In natura questo processo è visibile ovunque. La crescita fisica di un qualunque organismo ha un tempo limitato, dopodiché inizia la decrescita, fino alla trasformazione totale in altra cosa.

Per quale ragione questi processi naturali non vengono accettati tanto facilmente dal capitale? Perché avendo perso quasi qualunque rapporto con la natura, si teme ch'essi siano l'inizio di un declino. L'imprenditore privato, per quanto aggressivo sia, vive nella paura: paura di non reggere la concorrenza, paura della resistenza dei lavoratori allo sfruttamento, paura dell'esaurimento delle materie prime, paura delle scorte invendute... Il suo sistema di vita è basato sull'individualismo e quindi è necessariamente violento, in quanto l'altro è visto o come nemico o come oggetto da sfruttare. La guerra principale, dal 1945 ad oggi, è diventata quella economica, di cui l'aspetto della competizione fisica o militare è semplice corollario, da usarsi solo come extrema ratio.

Dalla concorrenza dei vari competitori ci si vuole difendere imponendo il proprio monopolio, grazie anche all'aiuto dello Stato, ma i monopoli sulla stessa tipologia di merci esistono in altre parti del pianeta e, siccome il capitale vuole un'economia il più possibile mondiale, questi monopoli si trovano in concorrenza tra loro, al punto che nei periodi di crisi gli accorpamenti sono inevitabili (fusioni, annessioni ecc.).

Purtroppo la concorrenza non viene esercitata solo tra monopolisti ma anche tra lavoratori, il cui costo del lavoro è molto vario sul pianeta. Un basso costo del lavoro è appetibile per il capitale, che di fronte a sé non trova ostacoli di sorta quando si tratta di delocalizzare le proprie imprese, anche quelle che di fatto sono floride. I lavoratori non sono in grado di avere una visione complessiva del sistema economico. Non riescono a rendersi conto che un qualunque loro vantaggio nazionale non è veramente conveniente se viene pagato dallo svantaggio extranazionale di un qualunque altro lavoratore sottopagato. La coscienza di classe non riesce a darsi una dimensione sovranazionale.

Questo tuttavia resta un sistema malato, che non può avere alcun futuro di vero benessere e che farà pagare a intere popolazioni il prezzo delle proprie assurdità. Ecco perché diciamo che nessun'altra alternativa è possibile se non quella che coniuga la socializzazione dei mezzi produttivi con un loro uso ecocompatibile, rispettoso dei processi riproduttivi della natura.

Un sistema sociale può porsi il compito di "crescere", ma, se vuole restare nell'ambito dell'umanismo, non può farlo violando le esigenze riproduttive della natura, che sono esigenze di "conservazione". Cioè l'essere umano non può pretendere di svilupparsi indipendentemente dall'autosviluppo della natura. Questo significa che l'unico vero sviluppo umano è legittimato a esistere solo quando è compatibile con quello della natura, a meno che la parte più significativa di tale sviluppo non avvenga in forme del tutto interiorizzate, riguardanti la spiritualizzazione della coscienza. In tal caso risulta inincidente intervenire sui processi materiali della natura, irrilevante produrre scienza e tecnica per interagire con l'ambiente.

Fonti


Le immagini sono prese dal sito "Foto Mulazzani"

Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Economia -  - Stampa pagina
Aggiornamento: 22/04/2015