ECONOMIA E SOCIETA'
idee per il socialismo democratico


Crescita demografica e sviluppo economico,
problemi e atteggiamenti verso il fenomeno

All'alba del 2010 la popolazione mondiale è stimata a 6.792.559.156 di persone; in Asia vive poco più del 60% della popolazione mondiale, in Africa il 14,5%, in America il 13,6%, in Europa poco meno del 11%, mentre il resto risiede in Oceania (0,5%). (Si guardi la tabella sottostante per vedere la progressione demografica). Negli ultimi decenni (1990 – 2010) la crescita economica nel mondo ha registrato proprio in Asia le maggiori prestazioni, soprattutto grazie alle “Tigri asiatiche” (vale a dire:Corea del Sud, Taiwan, Singapore e Hong Kong) in un primo momento; poi principalmente grazie a due giganti – anche demograficamente – Cina ed India. Anche l'America latina, tra alti e bassi, ha visto una crescita, trainata in particolar modo dal Brasile.

Crescita demografica dal 1960 al 2010

  • Europa da 605 milioni a 733 milioni di persone
  • America settentrionale da 199 milioni a 344 milioni di persone
  • America meridionale da 217 milioni a 580 milioni di persone
  • Africa da 282 milioni a 1007 milioni di persone
  • Asia da 1793 milioni a 4251 milioni di persone
  • Oceania da 16 milioni a 34 milioni di persone

fonte: Nazioni unite

Le cause di questa crescita esponenziale sono dovute essenzialmente a fattori di ordine demografico, come la diminuzione dei tassi di mortalità e l’aumento della speranza di vita della popolazione. Esse sono a loro volta generate soprattutto dal miglioramento delle condizioni dell’igiene, della sanità e del tenore di vita quotidiano. In altre parole, gli abitanti della terra sono sempre più numerosi e, soprattutto, vivono più a lungo.

I dati sono due: demografia e sviluppo economico. E di questi oggi si sente molto parlare: si sente parlare di sviluppo sostenibile, sia dal lato economico che ecologico, si sente parlare della crescita della povertà e della cresita della popolazione. Entrambi, sia demografia che sviluppo economico sono aspetti della crescita: sono fondamentali e fra loro legati. Così se in una data regione non cresce né la popolazione né l'economia questo rappresenta un segnale della difficoltà di sviluppo della regione stessa.

Quello di cui si tratterà in questo articolo è l'approccio negli ultimi decenni verso la crescita demografica in relazione allo sviluppo economico. Per approfondire questo punto tanto dibattuto, lasciamo per un attimo l'alba del 2010, e torniamo alle radici del tema.

Quando nel 1798 Thomas Malthus pubblica la prima edizione del suo "Saggio sui principi della popolazione", l'autore fa una previsione estrema: la crescita della popolazione porterà ad un eccesso della domanda mondiale di cibo rispetto all'offerta mondiale di risorse alimentari entro la fine del diciannovesimo secolo. Come sappiamo, la previsione non fu certamente “azzeccata”, ma l'impatto del saggio fu tale da dare l'avvio ai dibattiti sulla sostenibilità della crescita: sostenibilità, da un lato della crescita economica e dall'altro della crescita della popolazione in relazione alla scarsità delle risorse disponibili.

In concreto ciò che si è osservato nel rapporto tra crescita demografica e sviluppo economico – prendendo ad esempio i principali paesi industrializzati di oggi – è che lo sviluppo economico avvenuto tra Ottocento e Novecento ha avuto un riflesso negativo sulla crescita demografica. L'industrializzazione ha travolto quello che oggi è il mondo sviluppato: infatti la fertilità è scesa drasticamente, prima in Francia, poi in Gran Bretagna, poi in tutta l'Europa e in America. Ai giorni nostri i paesi poveri stanno attraversando la stessa transizione demografica di quelli ricchi, ma a ritmi molto superiori. Ad esempio, il passaggio da un numero medio di figli per donna (chiamato Tasso di Fertilità) pari a cinque a quello di due, richiese 130 anni in Gran Bretagna (1800-1930), ma appena 20 anni (1965-1985) in Corea del Sud. Molte madri nei paesi in via di sviluppo oggi hanno o avranno mediamente tre figli. La formula sembra essere questa: quanto più una popolazione è ricca, tanto più le famiglie diventano piccole e tanto più le famiglie si riducono tanto più una popolazione è ricca.

Ora qualcosa di simile sta accadendo nei paesi in via di sviluppo. Tanto più la fertilità è in calo, tanto più le famiglie stanno riducendo il numero di membri del loro nucleo in luoghi come il Brasile o l'Indonesia ma anche in alcune zone dell'India. Inoltre, come la tabella sotto mostra, il tasso di fertilità mondiale è 2,56, ma esistono almeno due velocità: la metà della popolazione (quella residente nelle zone più sviluppate) è ora a 2,1 o anche meno. Va considerato che 2 è un livello di tasso cruciale in quanto ad esso corrisponde una crescita zero, cioè si mantiene la popolazione costante. Di solito questo tasso è chiamato "tassodi fecondità di sostituzione della popolazione" oppure “soglia di rimpiazzo”.

Tra il 2020 e il 2050 il tasso di fertilità totale mondiale scenderà, secondo le proiezioni, al di sotto del tasso mondiale di sostituzione; sicché si avrebbe un calo della popolazione.

Tasso di fecondità totale del mondo

(total fertility rate) tra il 1950 ed il 2050

fonte: Nazioni unite

Proprio mentre risorgono le preoccupazioni malthusiane e si temono le conseguenze di un pianeta sovraffollato, questi dati rilevano una tendenza alla stabilizzazione. Il declino della fertilità è sorprendente ma in qualche modo (per i più pessimisti) rassicurante. Ciò significa che le ripercussioni riguardanti un'esplosione demografica potrebbero essere mitigate.

È chiaro quindi che c'è un rapporto empirico oltre che teorico tra la crescita economica e demografica. Proprio su questi dati l'evoluzione del dibattito iniziato con Malthus ha esteso il proprio contenuto: oggi ci si chiede, in modo speculare, che tipo di rapporto esiste tra crescita demografica e crescita economica. Dagli anni sessanta ad oggi si sono affermate due correnti d'approccio al problema. Una corrente è quella neomalthusiana che inserisce nel dibattito anche gli effetti ambientali, tema di grandissima attualità, i cui principali teorici sono Paul R. Ehrlich, Lester Brown e Pierre François Verhulst. Il primo, biologo e studioso dei problemi della sovrappopolazione, il secondo ambientalista ed economista, ed il terzo, uno statistico, hanno in sostanza riproposto il tema di Malthus riguardo la scarsità nella disponibilità di risorse, soprattutto alimentari, ed il suo risvolto sui scenari di fame a livello di popolazione mondiale. A questi si aggiunge la visione pressoché catastrofica dell’impatto della crescita demografica sullo sviluppo economico nei paesi in via di sviluppo, i PVS, da parte del Club di Roma a partire dal 1972.

Dall'altra parte c'è una visione ottimista di carattere essenzialmente liberista, secondo cui la crescita demografica è propulsiva per lo sviluppo economico. I riferimenti principali di base sono Ester Böserup e Julian Simon. La prima si è opposta alla visione malthusiana sostenendo che i metodi di produzione agricola dipendono dalle dimensioni della popolazione ed in tempi di difficoltà, spinta dal bisogno, la gente troverà il modo per aumentare la produzione di alimenti utilizzando la forza lavoro crescente; sempre secondo la studiosa, il tasso di approvvigionamento di cibo può variare, ma non raggiunge il limite perché ogni volta che si avvicina, vi è una invenzione che consente di aumentare la produzione cerealicola. Julian Simon sostiene che l'aumento della ricchezza e della tecnologia rendono disponibili maggiori risorse, anche se spesso la fornitura di quest'ultime viene limitata da vincoli fisici e dalle imperfezioni di mercato, in particolare imperfezioni distributive delle risorse. La teoria di Simon viene detta della “Cornucopia” in relazione al mito greco del corno dell'abbondanza che fornisce cibi senza mai esaurirsi; l'avanzamento tecnologico consente questo non esaurimento.

Nonostante queste proposte, gli economisti non hanno mai chiarito quale fosse con certezza la correlazione tra le due variabili sotto esame; alcuni studi empirici svolti all’interno dei PVS mostrano una correlazione negativa tra crescita della popolazione e incremento del PIL mentre altri danno un risultato di non correlazione tra le due grandezze. In realtà il mondo accademico è totalmente diviso ed in disaccordo sulla relazione tra crescita demografica ed economica nei PVS. Il dibattito popolazione-sviluppo e’ anche molto rilevante da un punto di vista politico visto che la tradizionale distinzione tra Maltusiani ed Antimaltusiani e’ venuta a riproporsi nelle grandi conferenze internazionali, ad esempio quella del Cairo del 1994 e di Johannesburg nel 2002.

Vediamo ora alcuni casi concreti di azione politica da parte di paesi in via di sviluppo: in particolare il caso dei due colossi del 2000, Cina ed India. Questi ed altri paesi in fase di grande sviluppo economico si sono occupati già da tempo di trovare frettolosamente soluzioni attraverso l'applicazione estesa di politiche demografiche coercitive. Non a caso la grande rilevanza di India e Cina rispetto a questo problema non sta solo nella loro dimensione demografica e nella loro importanza economica ma anche nel fatto che sono stati i due primi paesi ad aver intrapreso politiche demografiche di stampo maltusiano. Il punto su cui discutere a tale proposito è relativo a quanto queste politiche demografiche abbiano avuto un effetto sullo sviluppo economico e sulla riduzione della fertilità.

I diversi tentativi di riequilibrare la crescita attraverso politiche di "controllo delle nascite" hanno avuto un successo relativo: Se pure in Cina, il paese più popoloso del pianeta, il tasso di natalità è sceso tra il 1965 e il 1990 del 60%, in altri casi i ritmi di crescita della popolazione sono ancora molto elevati: Kenya 4,1%, Tanzania 3,7%, Congo ex-Zaire 3,2%, Pakistan 2,9%. L’India supererà la Cina in termini demografici a partire dal 2030, anno in cui la popolazione cinese inizierà una fase di declino demografico secondo le proiezioni delle Nazioni Unite. I tassi di fecondità sono infatti calati per entrambi i paesi ma con velocità diverse: l'India raggiungerà intorno al 2050 un TFR (tasso di fecondità totale) pari alla soglia di rimpiazzo, quando la Cina lo avrà già raggiunto da vent'anni.

La speranza di vita si è mantenuta costantemente più alta in Cina anche se l’India incrementerà la speranza media di circa 7-8 anni entro il 2050. Questo complessivamente il dato dei due paesi demograficamente e ed economicamente più forti all'inizio del terzo millennio. Ma cosa ci insegna l’esperienza delle politiche demografiche di India e Cina per tutti i PVS?
Primo: la validità della teoria della transizione demografica, secondo cui la crescita economica comporta, assieme al miglioramento delle condizioni di vita, in prima istanza una riduzione della mortalità, poi della natalità e quindi un TFR attorno alla soglia di rimpiazzo, per cui in tutto il mondo in via di sviluppo si arriverà ad un declino demografico in modo sequenziale e naturale.
Secondo: l’inefficacia delle politiche demografiche di tipo coercitivo ed autoritario nel generare una riduzione della fertilità data l’importanza dei fattori culturali, religiosi e naturali (come ad esempio si è osservato in India).
Ed ultimo: l’importanza delle politiche sociali atte alla prevenzione delle malattie infettive, rivolte alla salute riproduttiva ed al miglioramento della qualità del sistema scolastico.

Se si considerano poi proprio i due colossi demografici e di crescita economica, Cina ed India, lo studio comparativo sulle politiche demografiche in Cina ed in India dimostra che l’approccio neomalthusiano esce sostanzialmente sconfitto dal dibattito. Le politiche economiche sono state alla base della crescita, mentre le politiche demografiche non sono risultate influenti sullo sviluppo né in India, dove fattori culturali politici e sociali sono stati più rilevanti e nemmeno in Cina, dove il calo della fertilità è stato necessario per la sopravvivenza e la distribuzione delle risorse. In sostanza, le tesi malthusiane di incompatibilità tra crescita demografica e crescita del reddito risultano confutate dall’evidenza storica nei due paesi. Più convincente risulta essere il ruolo delle politiche sociali in Cina (istruzione e sanità) come fattore ausiliario che ha contribuito a rallentare del ritmo di crescita demografica dopo gli anni '70.

In conclusione, dove sicuramente il dibattito resta e resterà aperto è sul tema della sostenibilità della crescita sia economica che demografica in riguardo all'ambiente e al sovraconsumo di risorse. I discendenti di Malthus ritengono infatti che ci sono troppe persone per i fragili ecosistemi della Terra per cui celebrare la diminuzione della fertilità è come congratularsi con il capitano del Titanic perché naviga verso l'iceberg più lentamente.

Quello che si rivela importante è quindi l'uso che si fa delle risorse e la capacità di evitare il più possibile gli sprechi. Quindi rivedere l'uso e frenare l'estremo consumo delle risorse che caratterizza i nostri giorni – e ciò a cominciare dai paesi “ricchi”, i paesi del consumo di massa – in modo da evitare che paesi in rapida crescita economica seguano le traiettorie di quelli del mondo ricco: oggi gli africani e gli asiatici più poveri producono 0,1 tonnellate di CO2 ogni anno rispetto alle 20 tonnellate di ogni nordamericano. La crescita sta aiutando centinaia di milioni di uomini a sfuggire dall'estrema povertà ma è forte il rischio che questo processo avvenga sullo stesso modello delle ricche nazioni dell'Europa e dell'America settentrionale, che per raggiungere le loro posizioni hanno divorato molte, troppe, risorse, con conseguenze forti per il pianeta. D'altronde, le parti del mondo in cui le popolazioni sono in più rapida crescita sono anche quelle più vulnerabili ai cambiamenti climatici, alle conseguenze del riscaldamento globale, alla penuria di acqua, alle migrazioni di massa e al calo delle derrate alimentari. Tutti shock che, secondo alcuni, possono essere ulteriormente aggravati da una popolazione in aumento.

Fonti

The Economist, October 31st 2009; “Falling Fertility” page 13.

Wikipedia

Fonte: www.economistiinvisibili.splinder.com - Contatto

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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Economia -  - Stampa pagina
Aggiornamento: 22/04/2015