ECONOMIA E SOCIETA'
idee per il socialismo democratico


SUL DOMINIO POLITICO DELL'IMPERIALISMO

Il futuro dell'Occidente rischia di essere caratterizzato, se non interverranno fattori che promuovano lo sviluppo della democrazia, da una sorta di "dominio politico" dell'imperialismo. Infatti, la decolonizzazione ha saputo eliminare il dominio politico di singole potenze imperialiste (Francia, Inghilterra, USA, ecc.), ma non ha potuto eliminare, se non limitatamente, il dominio economico di queste potenze, tanto è vero che ad un certo punto è sorto il neocolonialismo, il quale si è sviluppato sulla base delle ultime rivoluzioni tecnico-scientifiche, nonché sulla base di nuovi rapporti commerciali e finanziari di dipendenza.

Il capitalismo occidentale, per sopravvivere, ha assolutamente bisogno di questo neocolonialismo. Esso cioè è stato disposto ad accettare la decolonizzazione politica del Terzo mondo negli anni '50-'70, appunto perché sapeva che la propria egemonia economica sui mercati internazionali non sarebbe stata intaccata granché. Se avesse avuto questa paura sarebbe scoppiata subito una terza guerra mondiale, come rischiò di avvenire durante la nazionalizzazione egiziana del canale di Suez, durante la guerra di Corea, la rivoluzione cubana e la guerra in Vietnam e da ultimo la guerra nel Golfo Persico. Non è forse sintomatico che il grande sviluppo delle multinazionali e il fortissimo indebitamento estero del Terzo mondo si siano verificati non prima ma dopo la decolonizzazione politica?

Oggi il capitalismo occidentale, che è diventato di nuovo assai potente sul piano economico e che ha potuto costatare il fallimento del socialismo statale, ha il timore che la profonda crisi economica del Terzo mondo possa scatenare delle rivoluzioni anti-capitalistiche. Ecco perché ha l'assoluta necessità di affermare un dominio politico dell'imperialismo, su scala mondiale, diretto formalmente da organismi internazionali (come ad es. l'ONU) e di fatto da un unico vero centro, gli Stati Uniti, coadiuvati da Europa occidentale e Giappone, che sono le sue propaggini più significative.

La nascita dell'imperialismo politico-istituzionale sta avvenendo in quest'ultimo scorcio di secolo ed è probabile che si svilupperà per molto tempo, in quanto la forza bellica dell'Occidente è ancora grandissima. Tale imperialismo dovrà necessariamente essere gestito da forze che si richiamano alle idee del socialismo, poiché senza una compatta organizzazione, interna ed esterna, senza il richiamo a idee di giustizia e uguaglianza, è impossibile realizzare tale progetto. Un progetto così impopolare avrà bisogno di grandi giustificazioni teoriche e ideologiche.

In pratica avremo in tutto l'Occidente, se non interverranno fattori contrari, una sorta di neocapitalismo di stato in nome del socialismo. Di quale socialismo? Non esattamente quello stesso che i paesi est-europei hanno rifiutato, ma una sua variante, mentre quegli stessi paesi, se non si lasceranno abbacinare dai miraggi del capitale, svilupperanno una sorta di socialismo democratico e autogestito, cioè una forma più avanzata del socialismo amministrato.

Nei prossimi decenni dunque dovranno essere gli Stati Uniti l'oggetto di studio più interessante degli intellettuali occidentali. Questa nazione s'imporrà sempre più agli occhi del mondo per le sue qualità politiche, culturali, artistiche, non ovviamente in riferimento alle istituzioni, al governo, allo Stato, che anzi conosceranno regressi e involuzioni autoritarie sempre più marcati, quanto piuttosto in riferimento alle esperienze di opposizione al sistema. La forza militare degli USA sarà sempre più "dimostrata" e non solo a livello locale o regionale ma anche globale. Se gli USA applicheranno la loro forza militare su vasta scala (come ad es. nel Golfo Persico, sotto il patrocinio dell'ONU), ciò verrà percepito come un esempio dimostrativo per tutto il mondo, come una forma di "neoglobalismo".

L'Occidente, dal canto suo, non potrà più addebitare ai paesi socialisti la causa della propria insicurezza o instabilità; non si potrà più accusare l'URSS di voler destabilizzare il mondo intero. Fino ad oggi gli USA ci avevano insegnato a comportarci così, cioè a scaricare su un nemico esterno le tensioni che si accumulano all'interno. Ora però all'Occidente la paura dovrà per forza nascere dall'interno, in conseguenza del fatto che il potere di una nazione, gli USA, viene ad aumentare in modo spropositato. Tutto il mondo occidentale dovrà temere gli Stati Uniti come nel corso della IIa guerra mondiale l'intera Europa temeva la Germania nazista. Ora finalmente l'Europa occidentale dovrà affrontare da sola i grandi condizionamenti che si accingono ad imporle con la forza gli Stati Uniti, i quali, naturalmente, preferiscono avere a che fare con un'Europa sotto l'ombrello della NATO, docile ai media americani, divisa e soggetta al potere del dollaro, che non un'Europa unita, senza NATO, autonoma su tutti i piani e legata all'ECU.

I Paesi socialisti non potranno fare molto, proprio perché saranno gli USA a decidere quale peso essi avranno sulle relazioni coll'Occidente. Gli USA non vogliono perdere la loro leadership mondiale: per questo non possono vedere di buon grado le relazioni amichevoli dell'Europa occidentale e del Giappone col sistema socialista (oggi tollerano questi rapporti commerciali perché tale sistema è in crisi, ma prima o poi esso supererà la propria crisi istituzionale e si trasformerà in senso democratico, diventando ancora più "pericoloso" per il capitalismo occidentale. Prima infatti la "concorrenza" si poneva più che altro a livello ideologico, in quanto il socialismo reale presumeva d'essere se non un sistema più ricco e più avanzato tecnologicamente, almeno un sistema più giusto. Oggi, scoperto che la giustizia sociale realizzata era alquanto relativa, tale sistema, se vorrà sopravvivere, dovrà puntare non solo sulla superiorità ideologica ma anche su quella qualitativa del benessere sociale). In ogni caso gli USA non possono stare a guardare: una cosa infatti è servirsi dell'influenza del Giappone e dell'Europa occidentale in funzione anti-socialista (e anti-terzomondista); un'altra è vedere sviluppare l'economia di questi alleati, che hanno saputo riallacciare le relazioni economico-commerciali coi Paesi est-europei; un'altra ancora è costatare che, in virtù di tali progressi socio-economici, sale l'influenza politica dei partners occidentali, quell'influenza che potrebbe minacciare la supremazia militare e ideologica americana in tutto l'Occidente.

Se gli USA potessero usare il loro potenziale bellico con maggiore tranquillità, senza dover rendere conto a nessuno, sarebbero in grado di controllare meglio non solo quella parte di Terzo mondo strettamente legata all'Occidente, ma anche lo stesso Occidente. La guerra contro l'IRAK è forse servita per dimostrare al mondo intero -se qualcuno ancora non l'avesse capito- chi "comanda". In quei pochi mesi è apparso chiarissimo che tanto l'Europa occidentale quanto il Giappone erano alle strette dipendenze degli USA. Con questa guerra gli USA hanno chiuso un capitolo della loro storia, quello degli scrupoli che impedivano di compiere una guerra sino in fondo, usando qualunque mezzo necessario. Quegli scrupoli (che nel conflitto col Vietnam raggiunsero l'apice) determinati dalle proteste dell'opinione pubblica, alimentate dai mass-media, in un clima di contestazione generale al sistema.

Ora le cose sono cambiate. Già con l'invasione di Grenada e di Panama si era capito chiaramente che gli USA non vogliono più essere minimamente influenzati, quando sono in atto le loro operazioni belliche, né dalla stampa (che anzi cercano di corrompere come meglio possono: basta vedere il ruolo della CNN), né dalla public opinion (che dai media dipende moltissimo, soprattutto negli USA). Ecco perchè hanno messo sordine e censure su tutto. La guerra contro Noriega a Panama e Bishop a Grenada è stato solo il preludio della grande offensiva contro l'IRAK, che abilmente l'amministrazione americana è riuscita a condurre con il patrocinio del consiglio di sicurezza dell'ONU. Anche da questo punto di vista si è trattato di una assoluta novità: per la prima volta gli USA sono riusciti a legalizzare il loro imperialismo servendosi d'istituzioni internazionali. L'atteggiamento dell'URSS nel corso della guerra contro l'IRAK è stato chiaramente ingenuo, in quanto ci si è voluti fidare che il governo americano avrebbe rispettato alla lettera il contenuto delle 12 risoluzioni dell'ONU contro l'IRAK, ovvero che non sarebbero andati aldilà del mandato ricevuto.

In realtà con questa guerra l'URSS è uscita, e speriamo definitivamente, dal suo ruolo di "superpotenza alla pari", lasciando -si potrebbe malignare- ampi margini di manovra all'imperialismo americano, ma -si potrebbe aggiungere- mettendo così alla prova le capacità rivoluzionarie delle masse popolari dell'Occidente, che fino a ieri delegavano per intero all'URSS il compito di contrastare lo strapotere americano. L'URSS, prima nazione al mondo, ha capito che l'imperialismo statunitense non poteva essere fermato col deterrente nucleare, poiché l'uso del nucleare comporta la morte anche del vincitore, ovvero il suicidio collettivo, l'autodistruzione dell'umanità. Ora essa spera che le nazioni comprendano che con la logica della forza, della minaccia, della guerra o comunque della violenza, non si ottiene alcun vero beneficio. L'URSS (ora CSI), che è sembrata uscire sconfitta dal confronto con gli USA, forse può tornare a vincere sul terreno della pace, cui non vi sono alternative. Una vittoria sul terreno della pace non sarebbe la vittoria di una nazione sola ma del mondo intero.

Gli USA rappresentano l'essenza più pura e più sofisticata del sistema economico capitalistico, la punta più avanzata: lo sono in maniera globale, non settoriale (come ad es. il Giappone, che finanziariamente è ricchissimo ma che non ha una goccia di petrolio). L'Europa occidentale e il Giappone hanno vissuto nel passato troppo feudalesimo per poter aspirare a una tale "purezza". Occorreva una nazione "vergine", che provenisse sì dall'Europa, ma solo geograficamente. Questo spostamento del centro gravitazionale del mondo economico e politico occidentale dall'Europa agli Stati Uniti non è stato ancora percepito dagli europei in modo chiaro e distinto. Essi infatti ancora s'illudono di poter essere dei protagonisti della storia o di poterlo sempre più diventare, in futuro, grazie soprattutto agli "Stati Uniti d'Europa". Ma se l'Europa riuscirà ad unirsi gli USA non staranno a guardare. Essi non sopportano concorrenti di sorta, se non quando sono più o meno sicuri di vincere o di poter ottenere una facile rivincita, per cui faranno di tutto per togliere all'Europa del futuro la sicurezza di cui essa ha bisogno. E forse un giorno l'Europa capirà che per fronteggiare l'imperialismo americano occorre essere uniti anche con la parte orientale del proprio continente.

Per il momento, gli americani hanno solo un modo per minare la sicurezza degli europei, quello di privarli della loro risorsa energetica fondamentale: il petrolio. Gli esiti della guerra nel Golfo Persico, in futuro, potranno essere utilizzati anche a tale scopo. Qui infatti sono concentrate le maggiori riserve petrolifere del mondo occidentale o comunque quelle di migliore qualità e a più buon mercato. Se i Paesi dell'OPEC non potranno più smerciare il petrolio come prima (ad es. perché i pozzi dell'IRAK o del QUWAIT potrebbero essere distrutti, o perché l'Arabia Saudita potrebbe essere posta sotto stretto controllo americano, o perché l'IRAN e la Libia, che hanno un conto in sospeso con gli USA, potrebbero subire un attacco nucleare), sia l'Europa occidentale che il Giappone saranno costretti a rifornirsi di greggio presso gli americani, che così potranno usare questa materia prima come di un'arma per ricattarci. Essi cioè potranno piegarci con la politica dei prezzi sia che s'impadroniscano di tutto il petrolio mediorientale, sia che si servano del proprio dopo aver distrutto quello del Golfo. Il petrolio del Mare del Nord è infatti sufficiente solo per Inghilterra e Norvegia, e le risorse sono limitate, mentre quello del Venezuela o del Messico può essere controllato, volendo, dagli stessi americani.

Fonti


Le immagini sono prese dal sito "Foto Mulazzani"

Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Economia -  - Stampa pagina
Aggiornamento: 22/04/2015