ECONOMIA E SOCIETA'
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PER UNA CITTA' PIU' SANA E VIVIBILE

Olio non più gasolio

Forse non tutti sanno che da quest'inverno caldaie domestiche e mezzi di trasporto inquineranno di meno perché al posto del gasolio molti cittadini italiani potranno utilizzare un carburante vegetale davvero ecologico. Il Biodiesel o diesel Bi (questo è il suo nome) non è un sogno nel cassetto, né un progetto in attesa di essere lanciato. E' una realtà già fortemente consolidata in molti Paesi europei e anche in qualche città italiana. 

Diesel Bi è davvero un carburante ecologico, essendo prodotto nientepopodimeno che da... gli oli di semi di girasole, di colza, di soia e anche dalla canapa. Con due grandi vantaggi sia per l'utente che per l'ambiente: primo, è una energia rinnovabile all'infinito perché disponibile in natura a tutte le latitudini, secondo quando brucia sviluppa un quantitativo di anidride carbonica (che sappiamo essere principale causa dell'effetto serra) inferiore di un sesto a quella generata dalle energie come il gasolio derivanti dai combustibili fossili (petrolio, carbone). Praticamente con un'emissione di sostanze nocive pari a zero. 

Come produrre in casa o in una fattoria il Biodiesel
(da " Il futuro della canapa", conferenza della British Columbia in Canada)

"Il Biodiesel di canapa potrebbe costituire il carburante liquido del futuro. La canapa e' una pianta altamente C4 di fotosintesi. La canapa può' dare una produzione di olio maggiore di qualsiasi altro tipo di raccolto odierno (soia, cartamo, etc). Trent'anni fa i fagioli di soia erano un argomento su cui ridere per gli agricoltori americani. Chi avrebbe detto che in trent'anni la soia sarebbe diventata la principale coltura americana per olio e proteine? 

La stessa cosa sta succedendo per la canapa. E chi sa cosa i prossimi trent'anni porteranno all'agricoltura della canapa americana. I carburanti di canapa sono un ulteriore beneficio dell'Agricoltura Industriale Nazionale della Canapa. La maggior quantità del peso del costo dell'altrimenti economicissima canapa dipende esattamente al trasporto attraverso il globo. Il seme per produrre un gallone di olio può costare sino a 100$. Tutte le produzioni e i trasporti vengono colpiti dai costi astronomici. Aspetto con ansia il giorno quando un agricoltore potrà produrre il suo olio di canapa per carburante al prezzo di un dollaro al gallone. La seguente formula per produrre Carburante Diesel con la canapa funzionerà egregiamente per ottenere piccole quantità di carburante che attiverà il vostro altoparlante al "Rally della Canapa" di quest'estate. Un generatore diesel da 4 Kw usa circa un litro all'ora. Immaginate di andare al microfono e dire: "La mia voce vi giunge grazie al carburante ottenuto dalla canapa!". Vedere per credere. "Vi faro' fare un giro per la capitale dello Stato, Signor Senatore, con la mia macchina funzionante a canapa!" BioDiesel, non nuovi carburanti. La DOE e la USDA hanno fornito fondi per la ricerca per anni. La conferenza delle Americhe sulle Biomasse a Burlington nel Vermont ha fornito più di una dozzina di documenti presentati su tutti gli aspetti della canapa come coltura da olio. Non necessita di modifiche alcun motore che lo utilizzi. 

Altri oli vegetali al momento risultano troppo costosi per usarli per guidare attraverso il paese. Il nostro scopo è di dimostrare la possibilità di esistenza di questo tipo di carburante. E' tempo di dare una possibilità alla canapa. Le piccole quantità di carburante diesel possono giocare un ruolo importante nell'educare noi ed i nostri politici sulle speranze riposte nella canapa. Per altri lettori sorgeranno domande: che altro posso usare come materiale base che sia poco costoso fino a quando non sarà possibile coltivare la canapa? Soia, girasole, cartamo sono al momento oggetto di test".

Nel mondo: gli autobus del New Jersey provano carburante vegetale

La Società dei Trasporti del New Jersey ha condotto un test di quattro mesi su di un carburante modificato contenente olio vegetale come quello di soia (semi di canapa). Il Comitato Nazionale per Bio Diesel fornisce gratuitamente il carburante grazie ad un sussidio del Comitato Unificato della Soia. Il carburante B-20 contenente il 20% di olio vegetale, è stato sviluppato dalla Twin Rivers Technology di Quincy-Massachussets.

La canapa industriale non ha proprietà psicoattive secondo la definizione della Comunità Economica Europea, il contenuto di THC è meno dello 0,3%. In generale, le varietà con seme a basso THC senza proprietà psicoattive sono quelle che hanno un contenuto di THC di meno dello 0,1%.

Cambio di tendenza anche in Europa e in Italia

In Europa molte città della Francia, della Germania, dell'Austria, della Svizzera utilizzano da tempo questo rivoluzionario carburante, in Italia grazie al progetto "Cento città girasole" si sta affermando sempre più nei grossi centri che dovranno fare da apripista alle realtà più piccole. Cremona, Genova, Piombino, Ravenna sono le prime città ad aver investito risorse sul "carburante verde". Ferrara, Livorno, Milano e Modena stanno esaminando l'ipotesi di allinearsi. L'idea per ora è quella di utilizzare l'eco-carburante nei mezzi di trasporto pubblici, nelle caldaie degli edifici pubblici, negli enti locali. Il costo, un tempo proibitivo, è diventato oggi molto più accessibile per la gente. 

Il Ministero dell'Ambiente infatti sta puntando sulla diffusione di fonti energetiche alternative. Stanziando anche diversi miliardi per incentivare gli accordi tra industria ed enti locali su carburanti ecologici come il biodiesel e simili. Poi spetterà agli amministratori locali dare il via per diffondere quanto più possibile la sensibilità alla nuova fonte di energia. 

Salvare la Terra si può, ma con l'aiuto di tutti...

In Italia oggi il biodiesel rappresenta solo l'1,5 per cento del mercato, è insomma una nicchia ancora molto piccola. Ma le previsioni sono sicuramente lusinghiere e promettenti. L'unione Europea infatti si è posta come obiettivo l'anno 2010, termine entro il quale ogni singolo Paese dovrà arrivare ad almeno il 5 per cento delle fonti energetiche rinnovabili. Non è molto, è vero, ma è pur sempre un inizio. Soprattutto perché per raggiungere questo traguardo serviranno anche l'aiuto e l'adesione dei singoli cittadini che saranno dunque chiamati a fare una scelta lungimirante per salvaguardare la Terra e le future generazioni. 

Il combustibile verde del resto non comporterà né un aumento dei costi di consumo né un aumento dei costi di gestione in quanto la resa calorica del biodiesel è la stessa del gasolio e del metano e le caldaie con meno di 20 anni non avranno bisogno di alcuna modifica per metterlo in circolo. Non resta allora che diffondere il più velocemente possibile questa bella notizia 'ecologica' così come si sta già facendo in Lombardia e a Genova. Con una speranza però: che almeno per questa volta prevalgano il buon senso, l'attenzione all'ambiente, alle cose e alle persone. Il rischio infatti è che i grandi business attorno al petrolio e affini non accettino facilmente questo cambio di rotta e di mentalità nella popolazione del Nord che consuma. Spetterà allora a tutti noi pretendere senza paura quanto è giusto per il nostro Pianeta.

Car sharing ovvero l'uso cooperativo dell'auto, per un maggior rispetto dell'ambiente

Nato spontaneamente negli anni '80 come iniziativa privata, il car-sharing è diventato oggi un vero servizio alla collettività. Solo in Europa ci sono già 47 mila persone che risultano associate a questo tipo di formula definita anche "usa la tua auto senza possederla". E negli ultimi anni si è registrata una crescita così elevata delle adesioni alle società che gestiscono il servizio da sfiorare tetti incredibili del +60 per cento. Per il 2007 c'è già chi prevede che in Europa circoleranno almeno 2,45 milioni di unità. Insomma, un mercato quello dell'auto 'in cooperativa' davvero dai grandi sviluppi.

Cos'è il car-sharing

A gestirlo in genere è un'associazione che possiede uno o più parcheggi con un certo numero di autovetture. I soci, con una semplice prenotazione telefonica, specificano il veicolo che vorrebbero, gli orari di partenza e di riconsegna. I costi ovviamente sono proporzionati al chilometraggio effettuato, al tempo di utilizzo e al veicolo scelto. Comprendono l'uso del veicolo, i combustibili consumati, la pulizia, la manutenzione e i vari servizi forniti dal gestore. A questi infine si aggiungono la quota di iscrizione e la quota di adesione annuale. Altre volte può succedere che l'uso comune dell'auto faccia parte di un unico pacchetto di servizi offerti da un complesso residenziale che affitta appartamenti.

Quali sono i vantaggi?

Sono davvero molti. Innanzitutto il cittadino non dovrà più preoccuparsi della manutenzione o delle riparazioni, delle assicurazioni e del bollo, perché saranno a completo carico delle società di gestione. Questo porterà a un notevole risparmio per tutti perché la suddivisione dei costi fissi di gestione sarà comunque ripartita fra più utenti. Poi il cittadino potrà sempre scegliere il veicolo più adatto ai suoi spostamenti: una station wagon per i lunghi viaggi, una mini mini per i parcheggi nelle città, una familiare per più persone. 

Infine l'automobilista del car-sharing avrà anche diritto ad agevolazioni nell'accesso alle aree urbane controllate e a sconti sui mezzi pubblici, oltre che a facilitazioni di pagamento nei parcheggi. I vantaggi per persone e ambiente sono anche fin troppo evidenti: il servizio infatti ha già portato a una drastica riduzione delle auto, a una liberazione di territorio e a una diminuzione di chilometraggio percorso a completo beneficio delle città e dei cittadini che vi hanno aderito. 

Il caso della Germania

L'esperienza più rilevante oggi è quella di Berlino. Nella capitale tedesca ci sono infatti 50 garages dislocati in tutto il territorio, aperti 24 ore su 24 con ognuno 10 diversi tipi di auto. In Germania si è calcolato che ogni auto in car-sharing sostituisca ben 5 auto, confermando dunque la netta diminuzione di auto in circolazione e quindi di inquinamento dell'ambiente.

I casi di Olanda, Gran Bretagna e Austria

In Olanda sono Amsterdam e Rotterdam le città che forniscono il servizio di auto in cooperativa, per un totale di 25 mila clienti e 800 vetture. In Gran Bretagna invece il servizio è diffuso soprattutto a Londra e Birmingham dove l'uso della multiproprietà è abbinato all'uso del treno e del taxi. In Austria infine sono in tutto 25 i comuni medio-grandi che erogano questo utile servizio. Gli iscritti però non sono ancora molti, circa 12 mila e le vetture non superano le 600 unità.

E in Italia?

Apripista italiana è stata Venezia dove un centinaio di utenti possono oggi utilizzare una flotta di autovetture addirittura elettriche! A Torino invece è in uso un sistema di trasporto pubblico individuale che mette a disposizione 20 Panda Elettra a 5 mila lire all'ora a chi sottoscrive un contratto di noleggio. Per Milano è previsto un piano comunale che introdurrà autovetture per car sharing da destinarsi in 15 parcheggi urbani. A Bologna invece si sta valutando di mettere a disposizione di 450 clienti 30 autovetture costantemente monitorate da rilevatori satellitari Gps. Progetti analoghi potrebbero presto nascere anche nelle città di Udine, Modena, Brescia.

Lido di Venezia, una sperimentazione dalle grandi attese

Presso il Lido di Venezia è stato realizzato, in via sperimentale, un servizio di car sharing con una piccola flotta di veicoli ad alimentazione elettrica. L'accesso a tali mezzi è riservato ad un club di utenti, dotati di una smart card, necessaria sia per la prenotazione che, in futuro, per il pagamento del costo di uso del veicolo. 

L'utilizzo del veicolo ha inizio al momento del prelievo presso una delle aree di parcheggio attrezzate, e termina con la sua riconsegna. Se il veicolo resta parcheggiato al di fuori di tali aree nessun altro utente è autorizzato a prelevarlo. 

Le operazioni di prelievo e di rilascio sono totalmente automatizzate: l'utente, tramite la smart card e la digitazione del PIN personale, interagisce con il sistema di gestione. I veicoli elettrici sono equipaggiati con: Unità mobile intelligente per l'acquisizione, l'elaborazione e la memorizzazione di dati sul funzionamento e l'uso delle auto, dispositivi di sicurezza che garantiscano l'uso esclusivo da parte delle persone autorizzate, dispositivi di comunicazione per lo scambio di informazioni a breve distanza. 

Attualmente è possibile prenotare le auto presso i totem informativi presenti nelle aree di parcheggio. A breve, sarà inoltre possibile prenotare tramite Internet e telefonicamente. Una volta conclusa la fase sperimentale, quando il servizio diverrà effettivo, il pagamento avverrà attraverso l'utilizzo della tessera magnetica, che addebita automaticamente all'utente l'importo relativo all'uso dell'auto. 

Quali saranno i vantaggi per Venezia e così per qualsiasi altra città? Senza dubbio la riduzione dell'uso dei veicoli privati, l'incentivazione dell'uso dei mezzi di trasporto collettivo, il contenimento dei consumi energetici, la riduzione dell'inquinamento atmosferico e infine lo snellimento del traffico cittadino.

Perché il Lido di Venezia? Perché è un ambiente chiuso che favorisce la riduzione dei costi di sperimentazione ed un agevole controllo delle fasi di implementazione e di testing. 

Usare invece di possedere

"In alcune città si sta delineando una nuova tendenza in alternativa al possesso dell'auto: è l'uso in cooperativa, un sistema meglio noto come car-sharing. Questa formula è un'alternativa per tutti coloro che, pur non ritenendo opportuno possedere un'automobile, qualche volta ne hanno bisogno. E' benefica per l'ambiente perché riduce il numero di auto in circolazione e perché fa diminuire il totale di chilometri percorsi in auto. 

A Berlino per esempio i soci del car sharing hanno ridotto di circa la metà i chilometri pro capite percorsi in automobile e hanno eliminato di un quarto le auto in loro possesso. La diminuzione dei chilometri percorsi in auto è dovuta non solo alla sensibilità ambientale che spinge i soci a utilizzare la bicicletta o i mezzi di trasporto pubblici ma anche al fatto che, pagando un tanto al chilometro, si rendono conto di quanto costa l'automobile. 

E' certo che se vorremo soddisfare i bisogni di un numero di persone quanto più vasto possibile, riducendo al minimo l'uso delle risorse, i consumi dovranno essere collettivi non solo nel settore dei trasporti ma in molti altri. Molti servizi che oggi sono soddisfatti in forma privata potrebbero essere organizzati in modo collettivo. Invece di 'avere' una lavatrice per casa si potrebbe avere una lavanderia condominiale. Invece di avere ognuno il nostro ferro da stiro, il nostro computer, i nostri libri si potrebbe immaginare di avere una stireria di condominio, una piccola biblioteca di condominio, una sala giochi di ritrovo di condominio. Pensate a quanto ci guadagneremmo anche sul piano dei rapporti umani. Finalmente la gente smetterebbe di vivere rintanata come topi e potrebbe incontrarsi". (da "Manuale per un consumo responsabile" di Francesco Gesualdi, Centro nuovo modello di sviluppo).

Usare invece di possedere è dunque l'impegno al quale ognuno di noi è oggi chiamato. Un impegno che nessun altro potrà assumersi al posto degli altri e che non dipenderà da nessuna scelta politica, economica, sociale al di sopra delle nostre teste. Questa volta dipenderà solo da noi stessi.

Paola Fantin - www.tg0.it

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Le immagini sono prese dal sito "Foto Mulazzani"

Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Economia -  - Stampa pagina
Aggiornamento: 22/04/2015