ECONOMIA E SOCIETA'
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QUALE "NUOVO ORDINE" TRA OCCIDENTE E TERZO MONDO?

Uno degli aspetti più inquietanti della storia del genere umano è il fatto che le azioni ingiuste, come le guerre di conquista, gli omicidi per interesse politico o economico, i saccheggi per pura cupidigia, in una parola tutte le oppressioni di carattere sociale, politico, economico, morale sono state compiute in nome o della giustizia o della libertà, assai raramente sono state compiute manifestandone le reali motivazioni. Chi fa qualcosa che oggettivamente va contro la dignità dell'uomo, spesso è convinto d'essere nel giusto, cioè di fare cose che tutelano proprio questa dignità (come quando si sterminarono le civiltà pre-colombiane per affermare quella europea). Questo, se vogliamo, dimostra la naturale disposizione dell'uomo al bene, poiché nessuno si preoccuperebbe di dimostrare che i suoi crimini sono per un fine positivo se il bene e il male fossero unanimemente posti sullo stesso piano.

Solo nella misura in cui l'uomo ha consapevolezza che il suo "benessere" dipende dal "malessere" altrui, può scattare nella sua coscienza il senso di colpa. Il quale -come spiega la psicanalisi- non può sussistere oltre un certo grado d'intensità o un certo limite di tempo, per cui s'impone la necessità di rimuovere l'angoscia irrisolta con motivazioni di ordine ideologico (ad es. l'indio va sfruttato perché appartiene a una razza inferiore).

Qui però il discorso potrebbe farsi sociale e proseguire in due direzioni: 1) l'angoscia suddetta riemerge nella coscienza occidentale ogniqualvolta chi subisce l'oppressione rivendica i propri diritti, interessi, valori, bisogni ecc.; 2) al cospetto di tali rivendicazioni, la coscienza occidentale ha bisogno di darsi delle giustificazioni sempre più sofisticate per continuare a opprimere.

Ci si può chiedere: perché l'Occidente si è sempre comportato, a partire dall'impero romano, in maniera così innaturale? La risposta a questa domanda andrebbe ricercata nelle motivazioni che hanno portato al fallimento tutti i progetti di liberazione dall'ingiustizia e dallo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Quando un progetto fallisce, le generazioni seguenti ereditano il desiderio di un'emancipazione condizionato dal precedente fallimento. Ciò significa che col passare del tempo l'esigenza di una vera liberazione si fa sempre più forte, ma che non meno forte sarà il condizionamento per impedire che tale esigenza venga soddisfatta.

Vediamo l'Occidente contemporaneo: perché si comporta in maniera così perversa nei confronti del Terzo mondo? perché non cerca collaborazione, vantaggi reciproci, scambi equivalenti, intese multilaterali...? E' semplice: 1) perché se concedesse troppo spazio agli interessi del Terzo mondo, sarebbe poi costretto a rinunciare a molta della propria opulenza; 2) perché fino ad oggi esso ha sempre creduto di aver realizzato la migliore civiltà possibile.

Questo modo di ragionare è controproducente, a lungo andare, anche per l'Occidente, poiché un benessere basato sullo sfruttamento altrui provoca guasti ad ogni livello, non solo a chi lo subisce ma anche a chi ne beneficia, sebbene ovviamente con diversa intensità. Quando si spezza un equilibrio, tutti ne pagano le conseguenze, chi più chi meno, chi un modo chi in un altro. L'odierna immigrazione dei terzomondisti verso le aree metropolitane dell'Occidente non sta forse a dimostrare che se non si risolvono i problemi del neocolonialismo e dell'imperialismo, l'Occidente stesso vi resterà travolto? Per non esserlo, dovremo forse aspettarci altre guerre?

Per quanto riguarda la convinzione d'essere i "migliori", va detto che proprio il sottosviluppo del Terzo mondo attesta il limite fondamentale del capitalismo occidentale, il quale si è sempre ben guardato dal portare il Terzo mondo ai suoi livelli tecnologici e scientifici. Il Terzo mondo infatti non è sottosviluppato tanto perché "arretrato" quanto perché "sfruttato". Nell'arretratezza non ha mai patito la fame come nello sfruttamento: anzi, quando sono iniziate le scoperte geografiche c'era molta più fame nell'evoluta Europa, dominata da rapporti di classe, che non negli arretrati Paesi extra-europei, prevalentemente caratterizzati da rapporti tribali e comunitari (per quanto non mancassero in certe aree geografiche rapporti schiavistici o di casta). L'Occidente in sostanza ha approfittato di un'arretratezza tecnologica per imporre un rapporto di sfruttamento economico e di soggezione politica, culturale e militare.

Ma c'è anche un altro aspetto molto importante da sottolineare. Noi parliamo di sottosviluppo del Terzo mondo riferendoci anche alla sua "arretratezza tecnologica", ma se consideriamo il concetto di sviluppo in maniera più globale e qualitativa, ci accorgeremo che l'Occidente, sul piano dei rapporti umani, ovvero della capacità di vivere il valore delle cose, non è molto più sviluppato del Terzo mondo. Noi facciamo coincidere "sviluppo tecnologico" con "civiltà", ma avendo strettamente collegato (per motivi storici) la tecnologia col capitalismo, non abbiamo fatto altro che produrre altissime forme di inciviltà (razzismo, schiavismo, colonialismo, ecc.). Ciò significa che il Terzo mondo non ha meno diritti dell'Occidente d'inserirsi nel processo storico della civiltà.

Il problema che a questo punto si pone è il seguente: dobbiamo avere a che fare, in futuro, con un Terzo mondo sempre più intenzionato a imitare i modelli occidentali, oppure vi sarà la possibilità di costruire, a livello mondiale, un qualcosa di diverso, un vero "nuovo ordine"? Cioè a dire il Terzo mondo ha in sé la forza sufficiente per creare questo "nuovo ordine" o dovrà avvalersi del contributo delle stesse forze occidentali che lo sfruttano?


Le immagini sono prese dal sito "Foto Mulazzani"

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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Economia -  - Stampa pagina
Aggiornamento: 22/04/2015