ECONOMIA E SOCIETA'
idee per il socialismo democratico


STORIA DELLE TEORIE DELLE ONDE LUNGHE

INTRODUZIONE AI RAPPORTI TRA ECONOMIA E FILOSOFIA DELLA SCIENZA

Il rapporto tra conoscenza e realtà è forse il punto di cui la filosofia della scienza ha discusso di più. La realtà è riflessa nelle nostre idee o queste sono "libere creazioni dell'“intelletto”? A mio giudizio è nella realtà della situazione economica che l'economista trova gli stimoli per le sue riflessioni teoriche e politico-sociali. E anche gli argomenti trattati in questa ricerca sono in qualche modo legati alla situazione attuale. Gli ultimi anni hanno evidenziato una forte recessione a livello mondiale. Comunque vadano le cose in futuro questa situazione deve spingere a studiare il ciclo economico in tutti i suoi aspetti.

Contemporaneamente gli ultimi anni hanno visto un forte aumento dell'innovazione tecnologica, anche se, ovviamente, questo processo è meno quantificabile. Come dunque, non tornare allo studio dei "giganti" del passato che più si occuparono di ciclo economico e di innovazione tecnologica? E il pensiero va spontaneamente a Marx e Schumpeter. In questo lavoro intendo non tanto discutere del ciclo economico in sé, né discutere le affascinanti tesi di Schumpeter sul rapporto tra innovazione tecnologica e sviluppo economico, mi interessa invece discutere proprio del rapporto che c'è tra cicli economici e storia del pensiero economico e anche di come la storia del pensiero economico presenti "onde lunghe" proprio come l'economia mondiale.

La tesi di fondo che intendo sostenere è che le teorie economiche riflettono, anche se non direttamente o meccanicamente, i cicli economici e più in generale la realtà sociale. Mi piacerebbe cioè tentare di mostrare come, anche in economia, "le idee non cadono dal cielo". Questa tesi non è certo nuova, anzi è dagli inizi della nostra disciplina che si studia come la realtà economica influenzi l'economia. Basti qui ricordare gli stessi Marx e Schumpeter[1]. Ma allargando l'orizzonte disciplinare non possiamo non notare che la tesi schumpeteriana dei cicli di rivoluzioni e consolidamenti è fortemente kuhniana ante litteram.

Di più, mi piace notare come una prima teoria descrittiva nell'epistemologia, una prima rinuncia al modo di fare filosofia della scienza normativa, tipica dei neopositivisti e dei popperiani, sia venuta dalle scienze sociali, sempre arrancanti dietro alle cugine naturali per quanto riguarda il metodo[2]. La ricerca sarà dunque incentrata su tre parti fra loro strettamente connesse: la teoria delle onde lunghe, la tesi di cicli del pensiero economico e la teoria della struttura delle rivoluzioni scientifiche di Kuhn. Spero di riuscire a dimostrare come sia innegabile un rapporto fra teorie economiche e processi sociali, al fine soprattutto di cercare di capire se l'economia politica si avvia a una nuova rivoluzione scientifica o se continuerà la babele di teorie che sembra contagiarla in questo momento[3].

IL DIBATTITO TEORICO SULLE ONDE LUNGHE

1. Introduzione

Ho iniziato questo scritto citando il secolare per non dire millenario dibattito sul rapporto fra realtà e conoscenza[4],e le onde lunghe sono un classico esempio in cui gli "hard facts" non riescono non solo a discriminare fra le teorie, ma neanche a farci decidere sull'esistenza o meno del fenomeno. E' noto infatti che molti studiosi negano perfino che le onde lunghe siano mai esistite, Samuelson le definì addirittura "science fiction". Riusciamo a malapena a raccapezzarci con i cicli recessione-crescita di ogni decennio, si pensa, figurarsi se possiamo dire qualcosa su movimenti che riguardano dei mezzi secoli.

Eppure questo è un argomento che ha attirato moltissimi economisti, fra cui alcuni dei migliori. Inoltre negli anni '80 c'è stato un certo revival di questo argomento con un convegno nel 1980 e una serie di lavori. Non mi dilungherò qui sulla questione dell'esistenza dei cicli di Kondratiev. Su questo argomento c'è solo da ammettere francamente la nostra impotenza. Lo status epistemologico delle onde lunghe è molto precario e per giunta risulta difficile tentare di usare un qualche indice per verificare o falsificare qualche ipotesi. Infatti indici già problematici di per sé, perdono gran parte del proprio significato in confronti pluridecennali. Per esempio esistono dati attendibili di variabili come l'inflazione, gli investimenti produttivi, la base monetaria, per qualche paese sin dal Settecento, ma può la teoria delle onde lunghe essere corroborata o falsificata dal confronto tra tassi di inflazione, per dire, del 1845 confrontati con quella del 1991? Un grave problema epistemologico. Vedremo comunque che i teorici delle onde lunghe riescono a portare a loro favore una certa quantità di dati.

Ma lasciando da parte questa faccenda, il punto chiave è certamente la spiegazione del fenomeno. Infatti sarebbe una vittoria di Pirro appurare l'esistenza delle onde lunghe e poi non poterle spiegare. Significherebbe dare ragione a Kalecki quando sosteneva che "L'economia consiste di leggi teoriche che nessuno ha verificato e di leggi empiriche che nessuno può spiegare". Ammessa la loro esistenza, si tratta dunque di darne una spiegazione.

2. Storia delle teorie delle onde lunghe

a) Nascita fra le polemiche

Sin dalla nascita del dibattito sulle onde lunghe, che come è noto avvenne in casa marxista, la fatica di spiegarle risultò enorme. Se i primi studiosi gli dedicarono appena qualche nota, Kondratiev fu il primo a tentare un'analisi sistematica ma come vedremo con scarso successo. La difficoltà maggiore di chi voglia spiegare le onde lunghe, e questo si vedrà in tutta la storia di questa teoria, sta nel tentare di spiegare come ci possano essere forze tanto possenti da generare cicli di una certa regolarità durante i secoli al di sopra delle fluttuazioni di breve e medio periodo dell'economia. Infatti perché l'esistenza delle onde lunghe significhi qualcosa, essa deve avere la forza della periodicità e anche la regolarità nelle cause che spiegano tale periodicità.

Se ogni onda avesse sue peculiari cause non ci sarebbe una teoria delle onde lunghe vera e propria. Ma qui salta subito fuori un grosso problema epistemologico. Infatti se ci sono forze tali da generare movimenti così lunghi e ineluttabili nel ciclo economico, non si toglie ogni possibilità di incidere sull'economia? Se l'economia è a tal punto predeterminata da avere andamenti regolari nei secoli, se un modello deterministico quasi newtoniano può bastare a dar conto delle dinamiche profonde della società, come tentare una qualsiasi azione di politica economica? Insomma i teorici delle onde lunghe devono fare i conti con questo dilemma: o accettare spiegazioni singolari per le onde lunghe, cioè rinunciare a spiegarle, o cercare cause tanto possenti da creare un modello dinamico d'acciaio, così forte da prevalere su tutte le grandi trasformazioni di breve e medio periodo. Il dilemma esiste, ma indubbiamente almeno qualche scuola è riuscito a superarlo.

Fu dunque Kondratiev a dare una prima spiegazione delle onde lunghe, ma altri prima di lui le avevano notate (Gelderen, de Wolff, ecc.). Gli scritti di Kondratiev sulle onde lunghe scatenarono una querelle teorica molto accesa fra gli economisti e i marxisti russi a metà degli anni Venti. Il principale oppositore di Kondratiev fu Trotskij, il grande politico e teorico marxista, il quale vide subito nella spiegazione di Kondratiev il pericolo di cui abbiamo parlato sopra: accettare cicli del genere vuol dire rinunciare a lottare per cambiare la società, perché vuol dire che in fondo il capitalismo è intrinsecamente stabile. Infatti se attraverso cicli successivi di investimenti e quindi rialzo dei tassi di profitto, i capitalisti possono superare la fase recessiva o depressiva, non c'è nessun obbligo stringente di trasformare la società per evitare crisi sempre peggiori e la miseria.

Questa disputa teorica, che poi esamineremo meglio sotto il profilo teoretico, ci permette di sottolineare un aspetto basilare della storia del pensiero economico e non solo, connesso al concetto kuhniano di paradigma. Questo aspetto è il seguente: come notato la disputa avvenne all'interno dello stesso paradigma fra due scuole opposte, cioè scuole che interpretavano il paradigma in modo contrario. Ciò significa che il paradigma in sé non era in grado di discriminare teorie opposte fra loro. Questo è un caso, molto comune, in cui la guerra intraparadigmatica è più aspra di quella interparadigmatica.

Come noto per Kuhn l'esplodere di interpretazioni diverse dello stesso paradigma è sintomo di crisi irreversibile dello stesso, ma su ciò non sono affatto d'accordo, perché bisogna considerare il paradigma ad ogni livello della comunità scientifica. Bisogna specificare quali assunti dividono le grandi scuole e quali altri assunti invece dividono le sottoscuole. Bisogna insomma stratificare il concetto di paradigma, cosa che "tenteremo" a tempo debito. Comunque ritornando alla querelle vera e propria, chi conosce la storia del marxismo riconosce facilmente nel dibattito Kondratiev-Trotskij la continuazione, con qualche variazione, del dibattito sorto a cavallo dei due secoli fino alla prima guerra mondiale fra i teorici "economicisti", ricardiani alla Tugan-Baranovskij e i teorici del sottoconsumismo alla Luxemburg. Questo dibattito meriterebbe una lunga discussione che qui posso solo richiamare per sommi capi.

Come sempre capita nei dibattiti fra marxisti la questione teorica si allaccia fortemente a quella politica, infatti i teorici neoricardiani alla Tugan-Baranovskij sostengono che gli schemi di riproduzione del secondo libro del Capitale sono la prova che il capitalismo non è destinato a un crollo immanente, potendo espandere a volontà la produzione via nuovi investimenti. La Luxemburg ribatte che poiché tutti i redditi pagati nella società vengono dal lavoro dei salariati produttivi, e questi producono una massa via via crescente di valore a fronte di salari che seppur rincorrono non riescono a tenere il passo della produttività, la crisi da sottoconsumo è sempre in agguato, potendo solo venir rinviata "esportando" i problemi (e i capitali) nei paesi coloniali. Non posso dilungarmi su questo dibattito così ricco di implicazioni politiche e teoriche, ho giusto lo spazio di ricordare che nel dibattito si aggiunse una "terza voce" rispetto ai sottoconsumisti e agli economicisti.

Questa voce era quella di Lenin che riprendendo l'essenza della posizione marxiana vedeva la possibilità astratta di un equilibrio fra i due settori del processo produttivo capitalistico, e insieme la sua concreta improbabilità nel ciclo economico effettivo. Insomma si dà l'equilibrio ma come caso fortuito nella dinamica del sistema. E il capitalismo va avanti fra crisi e crescita espandendo le proprie leggi a sempre più paesi[5]. La dimostrazione di questo filo rosso nella polemica è il fatto che Kondratiev era stato allievo di Tugan-Baranovskij, mentre dall'altra parte abbiamo la direzione del partito bolscevico: Lenin e Trotskij. La nascita delle teorie delle onde lunghe è così subito materia di scontro fra teorie diverse.

b) Il passaggio al campo borghese

Come visto alle onde lunghe hanno iniziato a interessarsi i teorici marxisti a cominciare da A. Helphand (Parvus), ex compagno di lotte di Trotskij, a Kautsky, da Tugan-Baranovskij al suo allievo Kondratiev, dallo stesso Trotskij a tutta l'economia matematica russa degli anni Venti e altri ancora. Cosa curiosa però, dopo la grande tradizione russa il marxismo ha tralasciato quasi completamente questo argomento che è invece diventato un ingranaggio del modello schumpeteriano del ciclo economico[6]. Per ironia del destino mentre Schumpeter componeva la sua opera su questo argomento, i due contendenti di un tempo subivano la stessa sorte. Infatti alla fine degli anni Venti sia Trotskij che Kondratiev vengono prima esiliati e poi espulsi dal partito e dall'Urss. Infine tra la fine degli anni Trenta e il 1940 Stalin fa eliminare entrambi. Intanto a rinfocolare la discussione su questi argomenti viene la più grande depressione della storia del capitalismo.

Gli anni Trenta sono un decennio nerissimo per l'economia mondiale e questo si riflette nella marginalizzazione delle teorie dell'equilibrio, dell'armonia e dell'ottimismo sfrenato. E' il decennio di Keynes, di Kalecki, della teoria delle forme di mercato. Nasce l'interpretazione schumpeteriana del ciclo economico. Dopo la guerra tuttavia, assistiamo alla gigantesca espansione degli anni Cinquanta e Sessanta. L'espansione è tanto forte da eliminare i dibattiti sulla crisi del capitalismo. La teoria di Keynes è resa sterile, si ritorna alle teorie armoniciste. Le onde lunghe diventano archeologia per non dire paleontologia. Ma con gli anni Settanta il capitalismo torna ai cicli brevi di recessione e crescita e con l'esplosione sociale europea e mondiale torna il dibattito sulle onde lunghe. Ritornano le teorie della crisi del capitalismo di stampo trotskista, a cui si aggiungono le teorie neoschumpeteriane e le teorie dell'egemonia militare. Infine arriviamo ai nostri giorni. Cosa sarà il prossimo ventennio? La fine dell'onda ascendente postbellica o una nuova onda ascendente? Qui finisce la storia e iniziano le prospettive. E' dunque ora di passare dalla storia all'analisi.

3. Le varie scuole di teorie sulle onde lunghe.

a) Introduzione: i problemi di una teoria delle onde lunghe.

Prima di descrivere le varie scuole teoriche sul ciclo economico vorrei accennare ai problemi generali che qualsiasi teoria delle onde lunghe deve affrontare. Alcuni li abbiamo già visti. Esporrò la lunga serie di problemi attraverso delle domande alle quali gli autori che vedremo poi dovranno, idealmente e brevemente, rispondere. Essenzialmente sono incentrati sulla indecidibilità dei dati. Ci sono onde lunghe solo nella produzione o anche nei prezzi, nei tassi d'interesse e di profitto, e in altri variabili? E che rapporto c'è tra queste variabili tramite il ciclo? Che correlazione c'è fra onde lunghe e lotta di classe? E se c'è, è rispetto alla fase upswing (come in Mandel e Screpanti) o in quella downswing (Gordon)? La periodicità deve essere perfetta o ci possiamo accontentare di approssimazioni? E se i cicli durano periodi tanto diversi, che stringenza ha la teoria? Le onde lunghe sono mondiali? O sono sfasate nei vari paesi? Si riflettono nei movimenti dei salari? E attraverso quale meccanismo (esercito industriale di riserva, mercati razionati, ecc.)? In tutti i settori produttivi si riflettono allo stesso modo? A questa serie di domande nelle varie spiegazioni alternative, delle quali nessuna è paradigma dominante (e anche nell'ambito dello stesso paradigma c'è confusione), ognuno risponde portando a sostegno della propria tesi dati anche molto diversi perché ricavati con metodi diversi[7]. Quello su cui tutti concorderebbero, rispondendo alle domande, è che l'unità di misura da prendere studiando le onde lunghe è l'economia mondiale. Riguardo quali variabili sono incorporate nella spiegazione delle onde lunghe non c'è accordo anche se tirando le some tutte le variabili fondamentali rientrano in qualche processo spiegato dalla teoria.

Le spiegazioni delle onde lunghe possono essere divise abbastanza nettamente in cinque filoni più uno residuo. Incentreremo la analisi sui tre filoni principali, cioè quello schumpeteriano, quello trotskista e quello a cui appartiene lo stesso Kondratiev. Delle altre teorie darò ora qualche cenno[8].

b) Scuole "esoteriche" e ibride

C'è tutto un filone che lega le onde lunghe agli avvenimenti più strani. Goldstein le chiama "crackpot theories" per indicarne la infinità teoretica. E' veramente inutile analizzarne il meccanismo teorico. E' invece più rilevante vedere qualche risvolto metodologico. Il primo è che nonostante la pochezza teorica, seguendo l'indicazione "pluralista" e anarchica di Feyerabend, non bisogna trascurare totalmente queste tesi, potranno forse dare qualcosa in futuro[9]. Il secondo è che i fatti "stilizzati" sono tanto poco utili per discriminare fra le teorie che perfino queste teorie portano a loro favore una discreta quantità di dati[10]. Come dire che i dati possono essere letti anche da una teoria che tenti di legare ciclo economico e macchie solari o ciclo economico e posizioni delle stelle. Ci sono poi le teorie ibride, cioè legate a più filoni. La più famosa anche se assai poco stringente di esse è la teoria stadiale di W. Rostow[11]. C'è poi G. Imbert che studia il rapporto fra guerra e innovazione e sostiene che le onde lunghe esistono almeno dal tredicesimo secolo.

c) Scuole della egemonia militare

Molti studiosi delle onde lunghe hanno notato una correlazione fra i cicli e le guerre, anche se vi hanno dato un peso diverso. Per i teorici marxisti le guerre, soprattutto quelle mondiali, sono una conseguenza dell'impasse del capitalismo. La crisi dei rapporti fra i vari imperialismi porta di necessità a uno scontro per redistribuirsi i mercati e verificare i rapporti di forza fra le potenze. Per le scuole schumpeteriane le guerre si aggiungono al ciclo e hanno un effetto trainante sull'innovazione grazie alla ricerca militare. Ma c'è tutto un filone di studi che ha legato direttamente le onde lunghe alla questione dell'egemonia militare [12]. Per questi teorici la guerra è alla base sia della fase ascendente che di quella discendente del ciclo. In un primo momento stimola la crescita con gli investimenti pubblici, la spesa militare, la piena occupazione e i bassi salari. Dopo, l'impossibilità di mantenere questo regime si vede nell'inevitabile inflazione che la guerra porta con sé.

I prezzi riflettono la dialettica fra produzione e guerra. L'inflazione è la conseguenza del tentativo di risolvere i problemi di bilancio pubblico, di eccessivo indebitamento e degli enormi costi che la guerra porta con sé. Questa teoria lega, come fanno altre che poi vedremo, elementi di teoria economica con un'analisi tipicamente politica come quella della guerra. I teorici di questa scuola hanno evidenziato come guerra e onde lunghe si inseguano coronando a ogni nuovo inizio un nuovo "padrone del vapore" militare ed economico. Inoltre essi spingono la loro teoria dell'egemonia militare fino al Rinascimento. Così abbiamo il ciclo di Venezia, quello dell'Olanda spinoziana, quello della Francia del Re Sole, e più recentemente l'Inghilterra vittoriana, la breve parentesi (e forse destinata a ripetersi) del potere tedesco e infine nel dopoguerra la pax americana.

Ogni onda avrà le caratteristiche legate al dominio della potenza che comanda (e questo anche nello stretto ambito dell'organizzazione del lavoro vedi fordismo[13]). Insomma uno stretto legame fra politica ed economia in grado di rendere funzionali le due sfere. Non bisogna infatti dimenticare che questi teorici credono alla stabilità intrinseca del capitalismo, seppure attraverso le guerre. La teoria dei war cycles pone poi una serie di interrogativi interessanti. Qual è il rapporto fra guerra e lotta di classe? E' un caso che le ondate rivoluzionarie seguano le guerre? Il paese che vince la guerra e impone il suo pattern produttivo ha vinto grazie a questo modello o lo impone grazie alla potenza delle armi? Nell'introduzione avevamo detto che spiegazioni singolari delle varie onde avrebbero affossato la pretesa di dare una teoria del ciclo economico generale.

Ma questa pretesa fisicalista cozza contro la semplice constatazione che la società e le sue componenti, le classi e anche gli individui reagiscono alla realtà economica e lo stesso fatto di spiegare come funzionano le onde lunghe assicura un mutamento più o meno vario nel futuro. Le maree ci sono ogni tot ore che lo dica o meno la televisione, la Terra ha la stessa velocità di rotazione di quando sulla Terra c'erano solo rocce calde. E avrà quella stessa velocità quando la specie umana sarà composta di fossili. Ma nel ciclo economico non esiste nessuna costante universale. Spiegare in modo puramente endogeno le onde lunghe vuol dire chiudere le porte della teoria a quanto accade concretamente nella realtà. Vuol dire illudersi che le speculazioni teoriche siano "wertfrei" e anche inutili per le sorti del mondo. Sembra una affermazione eccessiva ma negli ultimi decenni si è andati più di una volta vicini a guerre che avrebbero cancellato la specie umana dal pianeta. In quei casi credere che lo scienziato sociale dovesse guardare l'oggetto del suo studio "libero da pregiudizi", che dovesse ricercare "per amore della scienza" vuol dire veramente essere irrimediabilmente persi come componenti attivi della società.

Tutto questo per dire che una spiegazione endogena nel senso di meccanico-generale delle onde lunghe non è affatto un bene, anche se rinunciarvi può portare alla perdita di una teoria generale. I teorici delle onde lunghe si possono dividere per il grado di esogenità che le spiegazioni proposte hanno rispetto alla dinamica del capitalismo. A questo proposito possiamo distinguere tre livelli. Ci sono i teorici dell'investimento di capitale che vedono le onde lunghe come totalmente endogene. C'è un livello intermedio composto da Schumpeter e teorici dell'innovazione in genere. E infine c'è un terzo livello di teorici per i quali le cause singolari sono importanti tanto quelle permanenti. Fra questi vanno annoverati i marxisti e i teorici dell'egemonia militare.

Le due scuole, come è facile prevedere, hanno però tesi molto diverse riguardo al ruolo del soggetto nella teoria. Alcuni esponenti della teoria dei war cycles, Silberling per esempio, hanno accusato il marxismo di determinismo per la spiegazione delle onde lunghe. Ma in realtà si riferivano a Kondratiev. Inoltre questi teorici sottolineano il ruolo dell'individuo nel plasmare anche i cicli, mentre per i marxisti il fattore soggettivo è il partito rivoluzionario e la classe operaia in generale. E in realtà questa tesi dei teorici dell'egemonia non funziona. Non riuscendo a capire come e perché una certa parte di individui farà una certa cosa, ipostatizza il libero arbitrio e lo fa diventare anarchia esplicativa. Meglio allora la famosa affermazione engelsiana "la libertà è una necessità di cui siamo coscienti", che rende l'idea sia delle prospettive del fattore soggettivo sia però del rapporto fra questo e le condizioni oggettive. Tirando le somme i teorici dell'egemonia militare legano onde lunghe e guerre. Il capitalismo si stabilizza attraverso giganteschi rimescolamenti di carte (anche molto cruenti), tutto il resto (accumulazione di capitale, innovazione tecnologica) segue quel rapporto.

d) Teoria della crisi capitalista

E' Trotskij a elaborare questa teoria nel corso della sua vita di teorico e di rivoluzionario. Altri marxisti contribuiscono poi ad arricchirla o a mescolarla con diversi filoni. Trotskij parte dalla teoria del ciclo economico elaborata da Marx. E' tanto nota questa teoria che mi sembra superfluo approfondirne il meccanismo. Trotskij, da dirigente rivoluzionario, cerca nella teoria del ciclo di Marx una chiave per comprendere il rapporto fra le onde di ascesa delle lotte di classe e le fasi del ciclo economico. Può essere stabilita una correlazione fra ciclo economico e lotte di classe? E se sì sulla base di quale fattore? L'esito di questo cammino, con l'esperienza dell'ondata rivoluzionaria degli anni Venti e le sconfitte degli anni Trenta, porterà Trotskij a dimostrare che non esiste affatto una tale correlazione meccanica.

Se è vero che in linea di massima la recessione, mettendo a nudo la crisi del capitalismo, spinge alla lotta, è però vero che rende più insicuri i lavoratori e può anche frenarne le rivendicazioni mentre in fase di boom la piena occupazione può permettere lotte più sul sicuro[14]. Nonostante Trotskij fosse arrivato a questa conclusione, uno dei discepoli più famosi, Mandel, ha mostrato, dati alla mano, che un certo collegamento lo si può trovare[15]. Lo stesso Mandel, riprendendo la teoria di Trotskij tenta di darne una spiegazione in chiave più economica. La teoria dunque funziona così: le onde lunghe sono essenzialmente onde del tasso di profitto.

E' questo indicatore l'abc della decisione di spesa del capitalista. Arriva un momento in cui si avvertono i segnali di crisi del ciclo, dovuti all'insopprimibile problema della sovrapproduzione. I capitalisti tentano di spezzare la resistenza operaia per far passare i cambiamenti tecnologici e organizzativi funzionali a un nuovo ciclo di accumulazione. Le lotte operaie, sia come conseguenza che come spinta, a loro volta stimolano le rivoluzioni tecnologiche e le tecniche labour saving[16]. A questo punto l'esito della lotta di classe decide la lunghezza e l'ampiezza dell'onda lunga.

Dunque la spiegazione dell'onda lunga non può essere materia puramente economica, i fattori sociali e politici sono altrettanto importanti per comprendere i cicli lunghi. Inoltre ci sono una serie di circostanze uniche che condizionano la dinamica economica. Per esempio le rivoluzioni come quella russa, le sconfitte del movimento operaio come in Italia nel 1920 o in Germania nel 1933, ma anche eventi come la scoperta delle miniere in California nel 1848. Insomma la storia è unica e ogni onda lunga ha solo un meccanismo in comune con le altre, l'accumulazione del capitale, mentre tutte le altre circostanze mutano. In una il ruolo del credito può crescere enormemente, in un'altra la spesa pubblica come leva della domanda può aiutare e così via. Invece il meccanismo che rimane è la molla di tutto il funzionamento del sistema capitalistico e cioè la massimizzazione del profitto tramite l'accumulazione del capitale.

Questa accumulazione si riflette nella crescente composizione organica del capitale. Mandel sostiene anche, abbastanza onestamente, che giustificazioni empiriche alle onde lunghe non ci possono essere, né si devono cercare fattori eterni, piuttosto ci sono spiegazioni ambientali nel contesto della crisi ciclica del capitalismo. I teorici della crisi del capitalismo ci tengono anche a sottolineare il rapporto tra movimenti dell'economia e storia del pensiero economico. Ecco come si spiega alla fine dell'Ottocento la rivoluzione marginalista conseguenza del terrore suscitato negli intellettuali borghesi dalla Comune e da quella che erroneamente si riteneva la teoria alle sue spalle, il marxismo.

Ecco il ruolo di Keynes nella depressione, ecco il perché della controrivoluzione monetarista e del tentativo degli aspettativisti nell'ultimo decennio di espungere qualsiasi riferimento alla realtà economica nella nostra scienza. Sono tutte espressioni ideologiche delle varie fasi dell'onda lunga. Il caso più eclatante di questo è ovviamente il fascismo, sorto come reazione capitalista alla rivoluzione in tutta Europa. Gli intellettuali borghesi si rifugiano nel misticismo e nell'irrazionalismo[17].

Invece negli anni Ottanta si è passati all'iperrazionalismo, ma in fondo sono due facce del tentativo comune di dimenticare la realtà. Gli uni parlando di razza ariana, gli altri di mercati perfettamente concorrenziali e giochi a razionalità limitata. Torniamo alla teoria vera e propria. Il nucleo della teoria, il "core" è la creazione di plusvalore tramite la produzione di merci. La produzione deve indicarci in che fase dell'onda lunga siamo, non variabili monetarie. Il movimento essenziale nel sistema capitalistico è la fluttuazione del saggio medio dell'accumulazione del capitale produttivo.

Questo deve spiegare i punti di svolta nel ciclo. Certo, come rilevato, non c'è nessun meccanismo "bronzeo" in tutto questo, in ultima analisi la storia dell'onda lunga sarà la storia della lotta di classe durante quell'onda. Le onde lunghe comunque sono essenzialmente fluttuazioni del saggio medio del profitto, sono onde lunghe di questo saggio. Esso indica come stanno andando le cose ai capitalisti, se la produzione rende e quindi se il motore del capitalismo gira a pieno regime. Che rapporto ci sarà allora fra le onde lunghe e i classici cicli decennali del ciclo marxiano?

Durante la fase ascendente dell'onda le recessioni tendono a essere passeggere e i boom forti e lunghi; invece durante la fase discendente i boom saranno asfittici e le recessioni devastanti. Nel periodo di ascesa dell'onda i fattori che fermano la discesa del saggio di profitto, fattori già esaminati da Marx e poi arricchiti dalla pratica della politica economica, agiscono tutte insieme in modo combinato. Il saggio di profitto non è schiacciato dal rialzo dei salari che vengono tenuti bassi grazie all'esercito industriale di riserva ingrossato dall'innovazione tecnologica. nella fase discendente accade il contrario, il saggio di profitto è tagliato da tutte le cause agenti insieme.

Non c'è bisogno di dire che dal saggio di profitto viene praticamente tutto il resto in un'economia capitalistica, dagli investimenti al saggio di interesse, dall'innovazione tecnologica alla disoccupazione. Per i teorici della crisi dunque non c'è nessun ruolo romantico, "taumaturgico" dell'innovatore capitalista. Durante la fase ascendente il sistema tenderà a creare le condizioni per funzionare. Così ogni onda lunga si crea il suo paradigma non solo tecnologico, ma anche scientifico, organizzativo e anche nel rapporto mondiale fra i paesi. Infatti lo sviluppo della tecnologia deve per forza avere alle spalle un certo sviluppo della scienza, questa è la base per le innovazioni.

E questo può fornire preziose informazioni sulla struttura delle rivoluzioni scientifiche, per indagare le quali dovremo quindi studiare anche la struttura delle rivoluzioni tecnologiche, cioè la scienza applicata. Questo è un contributo molto importante che la teoria delle crisi può dare alla concezione delle rivoluzioni scientifiche di Kuhn[18]. Per i marxisti la scienza applicata, cioè la tecnica, la tecnologia è il collegamento tra il mondo della produzione materiale e quello della produzione teorica, una sorta di "mondo tre" popperiano ma basato sulla realtà della produzione e non nel mondo delle idee degli studiosi. Anche il rapporto fra i paesi principali dello sviluppo capitalistico fornisce una certa analogia col modello kuhniano di paradigma. Infatti ogni onda lunga è associata a un certo modo di essere del modo di produzione capitalistico.

Il paese più potente in quell'epoca è quello che impone con le buone o con le cattive, questa specifica "versione" del capitalismo. A ogni onda il suo padrone: l'Inghilterra nell'Ottocento, gli Usa nel dopoguerra. Subito verrebbe in mente di cercare di capire chi sarà il padrone della prossima onda, ma questa è già cronaca[19]. Il paradigma dominante dell'onda non sarà solo una serie di modifiche del processo produttivo. Sarà anche un nuovo modo di fare scienza via innovazione tecnologica e quindi sarà anche una nuova organizzazione del lavoro, un nuovo tipo di divisione del lavoro, nuovo attori economici con le proprie strategie, nuove forme di mercato e infine anche un nuovo modo di fissare il valore sociale delle merci e quindi in definitiva una nuova teoria del valore. Quando tutto ciò non riesce più a permettere l'accumulazione del capitale, si apre la fase discendente del ciclo. Abbiamo così visto che questa è una teoria che come è costume del paradigma marxista non prende in considerazione solo aspetti puramente economici, ma integra tutte le espressioni dei rapporti tra le classi. Dal lavoro in fabbrica alle riflessioni teoriche degli intellettuali, dal ruolo della tecnologia ai rischi di bonapartismo. L'onda lunga è plasmata dalla lotta di classe.

Possiamo qui parlare del lavoro di altri teorici marxisti che si sono occupati di onde lunghe. Gordon sviluppa una teoria endogena dei cicli lunghi tramite il concetto di struttura sociale di accumulazione che sarebbe il modello complessivo di funzionamento del capitalismo in quel ciclo[20]. Altri teorici hanno tentato di creare modelli che incorporassero le onde lunghe pur non volendo accettare le teorie "ottimiste" di Kondratiev. Wallerstein cerca di unire la teoria marxista con il filone dei war cycles attraverso la sua teoria dell'economia mondo. Resta da citare il lavoro di alcuni economisti che, seguendo i suggerimenti dell'ultimo Mandel hanno evidenziato il rapporto fra lotte di classe e onde lunghe[21]. Fra questi Cronin e Screpanti che legano il ciclo degli investimenti alla lotta di classe attraverso la disoccupazione tecnologica e poi viceversa l'aumento delle lotte operaie abbassa la fiducia dei capitalisti e quindi gli investimenti.

e) Il ciclo "monofase" di Schumpeter e i teorici neoschumpeteriani

Il destino di Schumpeter è curioso. Il suo costante sforzo lungo tutta la sua vita è stato quello di creare una teoria abbastanza resistente da controbattere alle tesi di Marx sul capitalismo. Per questo ha studiato così tanto Marx e così tante volte ne ha tratto suggerimenti teorici. Ma questo sforzo, e qui sta l'ironia, doveva essere totalmente vano in campo ortodosso mentre ricco di suggerimenti per il campo nemico. La teoria di Schumpeter, partendo le mosse dalla bellezza statica dell'equilibrio walrasiano, tendeva alle tesi eretiche di Marx, ed è stata del tutto marginale nello sviluppo del mainstream degli ultimi quaranta anni. Questo dipende, secondo me, dal semplice fatto che in un certo senso Schumpeter ha sbagliato strategia per combattere Marx, tentando di calarsi anche lui nella realtà economica, dando un ruolo ai concreti attori sociali, tentando di capire i perché di quello che effettivamente succede nel processo produttivo.

La strategia che invece ha vinto da Walras in poi, con poche eccezioni, è stata quella di rifondare l'economia in modo tale che potesse risultare il meno pericolosa socialmente. Per far ciò la via più breve è stato espungere il più possibile la realtà dalla teoria. Ecco dunque le eleganti ma totalmente astratte evoluzioni della teoria neoclassica. Così attenta a non dare mai giudizi di valore eppure così nettamente schierata. Schumpeter ha voluto combattere Marx sul suo campo, ma pochi altri si sentivano così San Giorgio da andare a cercare il drago marxista nella sua tana. Meglio le astrattezze dell'equilibrio economico generale.

Tornando alla teoria di Schumpeter, anche questa è veramente troppo nota perché serva raccontarla di nuovo in queste poche pagine. Anche qui tenterò invece di trarre dalla teoria degli spunti per riflessioni di carattere epistemologico. Per inciso c'è da aggiungere che in realtà i modelli del ciclo in Schumpeter sono due e si differenziano per l'incorporazione della attività tecnologica nel meccanismo di spiegazione (ma c'è chi li vede come complementari anziché come mutuamente escludentesi[22]). Anche sul problema delle onde lunghe l'economista austriaco tenta di dare una risposta alternativa ai teorici marxisti. I cicli lunghi per Schumpeter si compongono di quattro fasi: prosperità/sviluppo/recessione/depressione e quindi nuova ripresa.

Il ciclo è innescato dal ruolo dell'imprenditore innovatore il quale rompe la routine e getta nella produzione nuovi metodi e nuovi prodotti per fare profitti. Il ciclo è trainato dalle invenzioni fondamentali che attraverso un meccanismo di trasmissione, che Schumpeter chiama bandwagon, si propaga a livello orizzontale e verticale, toccando i settori più diversi. Vi è il processo di distruzione creatrice attraverso il quale si selezionano i progetti di investimento e i modi produttivi che permettono un incremento dei profitti e quindi un nuovo ciclo. Tutto il modello di Schumpeter si basa sul fatto che le innovazioni non si distribuiscono nel tempo in modo casuale ma piuttosto hanno dei periodi in cui vengono fuori tutte insieme in cluster e poi periodi di calma.

Questi sciami permettono un'innovazione su tutta la linea e la propagazione è velocissima. Schumpeter la sintetizza attraverso il processo di crescita logistico: rapidissima crescita e poi maturazione e declino del mercato. La teoria di Schumpeter ha incontrato tutta una serie di problemi. Infatti a parte il processo logistico che sembra adattarsi abbastanza bene al propagarsi di molte invenzioni e prodotti, tutto il resto rimane un po' sospeso per aria. Non si capisce perché le innovazioni debbano venire a grappoli, non si capisce perché la crescita a un cero punto si blocchi[23]. Inoltre è lo stesso Schumpeter a fornire un motivo di crisi per il suo modello con l'analisi delle corporation multinazionali che distruggono la creatività innovatrice dell'imprenditore singolo[24]. Dopo vedremo come il modello di Schumpeter è interessante per il filosofo della scienza oltre che per l'economista, qui rimane da analizzare il filone cosiddetto neoschumpeteriano, che ha tentato di verificare e aggiornare le tesi dell'economista austriaco.

Questo filone è a sua volta molto variegato, tratterò dei suoi esponenti più famosi. Partiamo da Mensch. Anch'esso come il "maestro" evidenzia la discontinuità nella nascita delle innovazioni, il fatto che esse sono "clustered". Il ciclo viene avviato dal fatto che la depressione abbassa i tassi d'interesse abbattendo con ciò gli ostacoli all'innovazione che diventa rapidissima. Mensch, come in parte Schumpeter, distingue tra basic innovationen cioè le innovazioni che fanno epoca, e le altre. Il problema è che però non è facile trovare criteri oggettivi per definire fondamentale una innovazione. Ancora più difficile è poi decidere la datazione. Infatti un'innovazione non entra nel processo produttivo bell'e pronta, ma piuttosto vi entra per modifiche successive. Ci sono casi in cui l'invenzione scientifico-tecnologica da cui poi parte l'innovazione concreta è avvenuta anche mezzo secolo prima della commercializzazione. Nel suo libro fondamentale Mensch propone un elenco di 41 basic innovationen[25].

Questo elenco dimostrerebbe in qualche modo la tesi dell'affollarsi delle innovazioni durante la fine della fase depressiva. Altri neoschumpeteriani hanno però dimostrato che l'elenco di Mensch è a dir poco addomesticato. Freeman per esempio mostra come l'elenco di Mensch non solo tiene fuori innovazioni sicuramente basic come l'aeroplano e l'elicottero, ma data molte innovazioni al fine di dimostrate la propria tesi. Partendo da questo Freeman attacca la tesi del ciclo così deterministico e al più ammette l'esistenza di picchi ma per nulla legati alle onde lunghe. E, sia detto per inciso, anche Schumpeter credeva alle peculiarità di ogni ciclo.

Per Freeman e questa scuola neoschumpeteriana in genere, non c'è un nesso causale rigido fra innovazioni e cicli, sono invece più importanti le cause concrete di ogni periodo come guerre, carestie, ecc. Indubbiamente qui non si può dare ragione con le statistiche a una tesi piuttosto che all'altra. Le statistiche R&D sono recenti e parecchio inaffidabili. Si è tentati di usare il dato dei brevetti. Questo indicatore mostra effettivamente una certa fluttuazione prociclica ma questo è la conseguenza della depressione piuttosto che la causa. Inoltre questo indice non può segnalare quali brevetti permettono il rilancio di un intera branca produttiva e quali sono mera scienza normale tecnologica. Ritornando a Freeman notiamo che tutta la sua teoria sia orientata a integrare le parti centrali della teoria schumpeteriana con un'analisi sociale complessiva. Ecco perché, sebbene accetti il legame ciclo-innovazioni, evita un legame meccanicistico.

Fra l'altro, contro l'ortodossia dogmatica di Mensch, Freeman sostiene che cercare di confermare la tesi schumpeteriana studiando la data dell'innovazione è inutile perché quello che conta è quando essa ha iniziato a esplicare i suoi effetti sul processo produttivo, quando cioè è iniziato il bandwagon, e quindi il diffondersi logistico delle innovazioni. Freeman così apre il filone neoschumpeteriano che intende legare l'effetto delle innovazioni a tutto il complesso della trasformazione produttiva. Egli infatti parla di new technological system i ntendendo la complessiva rete tecnologico-produttiva che permette lo sviluppo di nuove industrie e quindi la nuova onda tramite una innovazione chiave (tessile, ferrovia-carbone, chimica-auto, ecc.). La molla del profitto permesso dall'innovazione assicura la velocità e la continuità delle innovazioni. In Freeman tutto il discorso delle onde lunghe è legato al problema della disoccupazione tecnologica che però tralascio perché esula dagli argomenti qui affrontati[26].

Perez è l'ultimo teorico neoschumpeteriano che affrontiamo. La Perez è quella che ha più indirizzato il discorso schumpeteriano verso questioni sociali complessive. La sua tesi è che le onde lunghe sono inserite in un ciclo complessivo di sviluppo sociale. Perciò parla di nuovo stile tecnologico termine che è affine a quello visto prima di Freeman. L'onda lunga nasce proprio dalla armonizzazione del sistema sociale globale al modo di produrre in quell'epoca. Lo stile tecnologico è come il paradigma dominante di Kuhn, è il binario su cui scorre il treno della innovazione tecnologica. Trainato dai settori emergenti l'onda arriva a un picco in cui si ha una frenesia economica. Il bandwagon giunge al suo massimo e si esaurisce.

Tutte le condizioni istituzionali, sociali e tecnologiche che avevano permesso il successo non servono più. Si cercano i requisiti per un nuovo ciclo di crescita. Intanto la depressione ha eliminato ostacoli al nuovo sistema sociale e si ricomincia ad armonizzare il processo produttivo al suo ambiente. Riparte l'onda ascendente. Come visto i successori di Schumpeter hanno insistito sull'aspetto sociale concreto del modello originario per tentare di dar conto delle inevitabili differenze fra i vari cicli che hanno ognuno la sua storia. Anche qui possiamo ricavare preziosi legami fra le teorie delle onde lunghe e la metodologia. Infatti come non vedere che il modello schumpeteriano e ancor più quello dei successori è una trasposizione quasi perfetta della concezione kuhniana di crescita della conoscenza nel ciclo economico? I cicli di innovazione-rivoluzione seguiti dal bandwagon-scienza normale. La crisi per anomalie nella scienza come nell'economia, il formarsi di nuovo equilibri. Il ruolo dello scienziato-imprenditore innovatore. Lo sviluppo esponenziale dei filoni di ricerca come la distribuzione logistica dei nuovi prodotti. E così via. Per ora basti notare questa analogia così forte, ci torneremo dopo.

Concludendo possiamo affermare che i pur avvincenti modelli schumpeteriani non sono in grado di spiegare tutte le fasi del ciclo né il loro alternarsi, il perché si blocchi la crescita e l'affollarsi delle innovazioni. Ma hanno il grande merito di aver posto l'attenzione sul ruolo delle innovazioni tecnologiche, sulla figura sociale dell'imprenditore e sul legame ciclo-tecnologia. Come curiosità si può notare come le scuole schumpeteriane, che negli ultimi decenni, e non a caso, hanno incentrato la propria attività sul problema della persistente disoccupazione anche nei paesi avanzati, siano più "a sinistra" del maestro. Merito della teoria di Schumpeter che poteva essere letta "da sinistra"? Spinta delle condizioni oggettive? Un altro quesito di storia del rapporto fra teoria e realtà economica.

f) Teoria del ciclo degli investimenti

Come ricordato questa scuola si può far risalire ai lavori del teorico ricardiano-marxista Tugan-Baranovskij e in genere al dibattito sulla possibilità o meno per il capitalismo di trovare con gli investimenti una via di uscita alla sovrapproduzione. Kondratiev, allievo di Tugan, e politicamente un riformista vicino al centrismo kautskiano (anche se si definiva un neonarodniki cioè populista) è forse il teorico delle onde lunghe più interessato ai dati concreti con i quali corroborare la propria tesi rispetto alla teoria in sé. Infatti è il primo a proporre una teoria delle onde lunghe proprio dall'osservazione dei movimenti secolari della produzione e dei prezzi. Questo interesse era dovuto anche al ruolo che Kondratiev ricopriva nell'istituto a lui affidato dopo la rivoluzione bolscevica. Il suo era dunque un interesse empirico più che teorico. Tuttavia elaborò anche una teoria.

Questa teoria è incentrata sugli investimenti di capitale dovuti alla sostituzione dei mezzi di produzione. La necessità di ristrutturare i macchinari fa sorgere una forte domanda di capitale che ne alza il prezzo. Questo rialzo soffoca gli ulteriori investimenti e innesca la parte discendente del ciclo. Così la domanda del ciclo si placa, il prezzo del capitale si abbassa e diviene di nuovo conveniente fare investimenti rilanciando il nuovo ciclo. Anche in questa teoria si può leggere molto ottimismo nella sorte del capitalismo. Infatti Kondratiev venne duramente attaccato dai bolscevichi quando pubblicò agli inizi degli anni Venti questa teoria (e rispose nel 1928). Anche da questa storia possiamo trarre una preziosa lezione di metodo.

Kondratiev fu attaccato da scienziati che in linea di massima ne condividevano lo stesso paradigma (la teoria economica marxista), ma non l'interpretazione a livello di scuola (il marxismo "ricardiano" ed economicista russo), come dire lotte fratricide. La scuola ha avuto anche una rinascita successiva a opera di russi ma non solo. La rinascita è avvenuta però fuori dall'ambito marxista e anzi ben lontano da esso. Inoltre ha avuto poco dibattito al suo interno rispetto alle diatribe in casa marxista o schumpeteriana. J. Forrester ricacciò fuori la teoria nel 1970 (con il national Model Project quando lavorava al Mit) attraverso un modello matematico sempre legato agli investimenti.

La tesi di Forrester è funzionalista fino all'ottimismo conservatore. Per lui si tratta, durante le recessioni, di aspettare che il basso costo del capitale rilanci la ristrutturazione, i cluster di innovazioni (che dunque per lui sono effetto e non causa dell'ascesa) e la nuova crescita. Leontiev, il famoso economista matematico russo ha criticato giusto un decennio fa questa teoria perché volendo essere del tutto endogena non tiene contro del fatto che durante i cicli cambia tutto l'assetto sociale, non solo la quantità di capitale investito. Gli eretici di questa scuola (cioè gli antiForrester) non sono mancati. A. Zwan, con la sua teoria dell'industria leader tecnologico e la scuola tedesca di Glismann, Rodemer e Wolter con il ruolo delle istituzioni, del costo del lavoro e altre condizioni sociali, hanno tentato di elaborare una teoria sempre endogena ma che, grazie anche all'apertura verso Schumpeter, non fosse così vanamente ottimista come quella di Forrester. Non bisogna comunque esagerare la portata della sterzata verso Schumpeter. Per tutti questi teorici gli investimenti sono l'explanans e le innovazioni l'explanandum, non a torto dunque compaiono in questa sezione.

4. Conclusione: una sintesi

Che conclusioni possiamo trarre dalle teorie fin qui discusse? Certamente che non esiste un paradigma dominante nella teoria delle onde lunghe. Ma anche che la pura endogenità esplicativa va di pari passo all'insterilimento della teoria. Dalla storia delle teorie delle onde lunghe mi sento di concludere che è molto meglio per uno scienziato aprirsi al suo tempo piuttosto che fissarsi nel suo orgoglio (neoclassico o schumpeteriano o marxista). Perché le teorie sono sempre semplificazioni brutali della realtà. Questo è il loro ruolo ma anche il loro dramma. La realtà è in mutamento continuo e le semplificazioni ammissibili di ieri possono diventare domani imperdonabili ritardi e incapacità euristiche.

Per questo, se vogliamo spiegare i movimenti decennali e secolari del ciclo economico dobbiamo studiare la situazione concreta in cui i cicli avvenivano piuttosto che ricorrenze nel livello di qualche variabile. E' meglio rinunciare a una teoria onnipotente piuttosto che rinunciare a capire la realtà. Il legame del ciclo economico con tutti i movimenti sociali è tanto stretto che una teoria delle onde lunghe deve necessariamente essere anche una teoria del funzionamento complessivo del capitalismo. Indubbiamente è l'evoluzione nel processo produttivo il motore del ciclo. Ma il motore non è tutto in un'auto. Ci vogliono anche meccanismi che trasmettano i movimenti del motore altrove.

Da tutto questo deve partire una sintesi teorica dei cicli lunghi. Tutte e tre le scuole principali forniscono suggerimenti importanti ma per non fare patchwork teorici senza sostanza bisogna decidere quale paradigma utilizzare, pur accettando tutte le integrazioni del caso. La teoria che mi sembra in grado di rendere nel modo più dinamico il movimento concreto del ciclo economico è la teoria della crisi, arricchita con il ruolo schumpeteriano delle innovazioni e con il ruolo degli investimenti di capitale. Quello che però non accolgo di queste due scuole è l'idea di un sistema intrinsecamente stabile che attraverso processi anche distruttivi (la distruzione creatrice), tenda all’equilibrio. La crisi e l'equilibrio sono entrambi parti integranti del capitalismo.

E' impossibile analizzare uno senza l'altro. Inoltre con questa teoria mi sembra che si posano collegare in modo interessante i tre "mondi" che l'economista studia: la storia economica, la storia della propria materia e la storia di come condizioni oggettive e riflessioni su queste condizioni hanno influenzato le classi nei loro rapporti sociali. Anche in questo caso mi sembra che l'interpretazione teorica delle onde lunghe per essere efficace debba offrire una spiegazione a tre processi sociali insieme: storia, pensiero e movimenti sociali. Il loro continuo interagire l'uno sull'altro crea il mondo in cui viviamo.

ONDE LUNGHE E CICLI NELLA STORIA DEL PENSIERO ECONOMICO

1. Introduzione

Le onde lunghe sono la spiegazione dei cicli del pensiero economico? E se sì in base a quale processo di trasmissione?

La tesi che esistano dei cicli nella storia del pensiero economico è stata espressa chiaramente, come ricordato, già da Schumpeter. Come abbiamo sostenuto la teoria del ciclo economico di Schumpeter è poco sostenibile, per questo sarebbe probabilmente difficile utilizzare la teoria di Schumpeter per trovare un meccanismo di trasmissione ciclo reale-ciclo teoretico. Abbiamo anche visto come si possa fare un accostamento fra elementi della teoria di Schumpeter e la concezione kuhniana della scienza. Rimane il fatto tuttavia, che se non siamo in grado di abbozzare una spiegazione di questi cicli torniamo all'aforisma iniziale di Kalecki. Quanto troviamo non lo spieghiamo quanto spieghiamo non lo ritroviamo. Sembrerebbe naturale, data la vicinanza delle due teorie, accostarsi alla struttura delle rivoluzioni scientifiche di Kuhn per cercare la spiegazione. (1 2)

Anche qui però incorriamo nel problema visto prima, la teoria di Kuhn è quasi esclusivamente descrittiva. Il "relativismo assoluto" di Kuhn non gli permette di spiegare il perché di certe rivoluzioni in certi periodi. E questo dipende anche dalla fatto che la sua concezione è nata dallo studio delle scienze naturali, nelle quali i conflitti sociali si riflettono molto poco. Restiamo dunque delusi nella nostra attesa di una spiegazione soddisfacente dei cicli che pure sono innegabili nella storia del pensiero economico. Lo studio della storia delle scienze sociali e dell'economia in particolare suggerisce un modo per rendere più realistico e aggiornato il modello kuhniano. Infatti nelle scienze sociali il legame tra conflitti sociali e dinamiche teoriche è molto stretto. Questo fa sì che le anomalie puramente logiche contino poco rispetto alle esigenze delle classi, nella lotta fra i paradigmi e nel paradigma. L'economista, più o meno coscientemente, difende nella teoria una posizione politica e sociale. La dinamica dei paradigmi dipende perciò dal rapporto di forza delle classi in quella data epoca. Parafrasando Marx ed Engels potremo dire che "tutta la storia è storia di lotta di classe e relativi paradigmi scientifici". Questo dovrebbe essere il quadro generale all'interno del quale spiegare le onde lunghe nella teoria economica.

2. Onde lunghe economiche e teoriche: la stessa spiegazione?

Abbiamo visto le varie scuole di teoria delle onde lunghe, i loro difetti, incongruenze, e anche pregi. Ho concluso che le teorie più convincenti sono quelle che danno preponderanza alle variabili uniche, storicamente singolari, anche se inserite nel ciclo, piuttosto che a improbabili meccanismi secolari. Può questo essere valido anche nella spiegazione dei cicli teorici? Dobbiamo, in virtù dell'ipotesi legame realtà-teoria, cercare un'unica spiegazione ai cicli teorici e a quelli economici? Da quanto esposto finora è facile capire che la mia opinione sia affermativa. Per quanto l'elaborazione teorica possa essere autonoma, la realtà alla fine deve riflettersi anche nella mente del più astratto degli economisti. Per vedere se l'ipotesi può portare a proprio favore qualche fatto occorre vedere se c'è una correlazione fra i cicli economici e quelle teorici e poi interpretare l'eventuale legame. Un confronto del genere è certo difficile, per via della stessa definizione di onda lunga. Tuttavia rifacendoci alla classica divisione delle quattro onde possiamo tentare un raffronto[27].

a) la prima onda (1789-1848): la fase ascendente è quella della rivoluzione industriale che arriva circa fino al 1815. Poi fino all'anno delle rivoluzioni c'è un declino. Cosa succede in economia? La prima ondata di rivoluzioni scientifiche precede l'upswing economico. Infatti si compie nel trentennio 1750-1780. Poi c'è l'opera riordinatrice di Smith. La nuova epoca di rivoluzioni teoriche, quella di Ricardo, Malthus e gli altri, si apre proprio quando inizia il declino dell'onda lunga: "Il trentennio 1815-45 è stato uno dei più ricchi nella storia del pensiero economico"[28].

b) la seconda onda (1848-1893): la fase ascendente è quella della concorrenza sfrenata e della costruzione del mercato mondiale per tutta una serie di merci. Il declino inizia nel 1873, poco dopo la Comune. La terza ondata di rivoluzioni scientifiche si compie nel ventennio 1870-1890 con la nascita della teoria marginalista. Anche qui durante un ristagno del ciclo. Invece nel ventennio di ascesa c'era stato il consolidamento milliano della scienza e l'inizio del pensiero marxiano.

c) la terza onda (1893-1940): la fase ascendente è quella delle società per azioni, della nascita dell'imperialismo, dei mercati oligopolisti e monopolisti, della fusione di capitale industriale e finanziario. La fase discendente inizia con la guerra mondiale, nelle parole di Lenin "un'epoca di guerre, rivoluzioni e controrivoluzioni". In economia abbiamo una scienza ultranormale fino a circa gli anni Venti e poi l'epoca dell'“alta teoria” di Keynes, Kalecki, Schumpeter e tutti gli altri.

d) la quarta onda (1940-1990?): disastrosa sconfitta del movimento operaio sotto il nazifascismo. Boom del dopoguerra e inizio del declino nel 1968 interrotto nei secondi anni '80. Anche in questo caso in economia il periodo recessivo è quello più ricco di fermenti teorici. Siamo in un nuovo periodo di scienza rivoluzionaria anche se ancora nessun paradigma è riuscito a spuntarla.

Dalla rapida analisi fatta risulta che nelle quattro onde lunghe registrate dal Settecento a oggi il periodo di scienza rivoluzionaria era quello recessivo, mentre il boom portava con sé la pace teorica e sociale. Questa relazione non può essere casuale, va spiegata. L'ipotesi più immediata che può sorgere è quella di un rapporto diretto tra ciclo e teoria: la recessione abbassando il livello di vita spinge a riflettere sulla realtà, distrugge le certezze e così via. Si può aggiungere che più il boom è forte, più routinaria è la scienza normale (vedi sintesi neoclassica) mentre più devastante è la crisi più rivoluzionaria deve essere il nuovo paradigma.

Questo è certamente vero ma la mia opinione è che questo rapporto fra ciclo e teorizzazione non sia così diretto come sembra. Piuttosto è mediato da un altro processo e cioè l'esplodere ricorrente delle lotte sociali. Occupandoci delle teorie della crisi del capitalismo abbiamo visto la relazione non meccanica ma plastica fra ciclo economico e lotte di classe. Mandel ha mostrato il collegamento delle onde lunghe con le lotte dei lavoratori[29].

Questo collegamento a mio avviso fa da tramite fra i processi di cambiamento nel ciclo economico e quelli nella teoria economica. Gli economisti non reagiscono direttamente e solamente al ciclo in sé ma alle conseguenze che il ciclo porta con sé rispetto alle classi sociali. Tanto più la società si mette in movimento sotto la spinta della recessione ma non solo, tanto più gli economisti reagiscono assecondando, tramite le nuove teorie una o l'altra parte in lotta, oppure fanno del "sincretismo esangue" che tenta di mediare tra le due[30]. Sarebbe interessante collegare questo meccanismo a tre poli con la nota teoria popperiana dei tre mondi, anche se indubbiamente Popper non l'ha creata per dar conto delle lotte sociali (e per due volte ho citato la teoria dei tre mondi in contesti lontanissimi dalle intenzioni dell'autore, ma ciò perché quella concezione mi sembra tanto buona come idea quanto irrimediabilmente idealistica nel modo di intenderla di Popper[31]).

Adesso occorrerebbe tentare di giustificare la tesi qui esposta. Non basta dimostrare, come è facile, che molti economisti hanno agito direttamente per difendere una parte o l'altra. La pura coincidenza di recessione con scienza rivoluzionaria ha bisogno di prove più sostanziose. La fiducia in fatti discriminanti è ormai tramontata, fortunatamente, tuttavia ancora oggi non pochi scienziati storcerebbero la bocca a sentire la famosa affermazione hegeliana "Tanto peggio per i fatti”. Come funziona allora il meccanismo? Il meccanismo l'abbiamo già illustrato nel corso della ricerca. Il motivo per cui possiamo istituire un collegamento tra scienza e realtà via lotta di classe dipende dal fatto che la scienza altro non é che il concentrato delle esperienze sociali.

La scienza è legata dinamicamente alla società perché ne è l'espressione sintetica. Ogni teoria, che il suo estensore ne sia consapevole o meno, non solo riflette la realtà rispetto a un certo punto di vista sociale. Ma orienta il comportamento di qualche attore sociale. Quanto detto per le teorie del ciclo riguardo alla endogenità o meno delle spiegazioni vale anche qui. Il collegamento è concretamente realizzato in condizioni molto diverse, più o meno dirette, più o meno ideologiche. Resta il fatto che c'è. La sua esistenza è l'unica spiegazione razionale, a parte il caso, ai movimenti congiunti sopra menzionati.

3. Conclusione

Al termine di ogni paragrafo ho espresso la mia opinione sui vari argomenti trattati e le lezioni che si potevano trarre da quanto andavo esponendo. In conclusione di questa breve ricerca intendo tentare di trarre considerazioni per la nostra epoca. Se infatti la storia del pensiero economico, dei cicli economici e la filosofia della scienza non servissero per il futuro non sarebbero più utili di vecchie fotografie ingiallite, solo dei ricordi del passato. Se la teoria non è una guida per l'azione vale meno della carta su cui è scritta. Che cosa ci permettono di prevedere le teorie del ciclo su esposte? E il rapporto fra teoria, realtà e scienza rivoluzionaria che lascia intendere per il futuro? Penso che dobbiamo partire comunque dalla situazione dell'economia. Il cuore del sistema capitalistico è il legame accumulazione del capitale-investimenti. Sono gli investimenti che rilanciano l'economia, l'innovazione tecnologica, l'occupazione, il commercio internazionale. Su questo concorderebbero tanto Schumpeter che Kondratiev che Trotskij. I dati sugli investimenti sono proprio quelli che ci fanno disperare[32].

Anche gli altri indicatori non migliorano. Non sembra che prima della metà del decennio il mondo conoscerà una vera ripresa degna di questo nome. Ma questa stagnazione è la fase discendente dell'onda lunga? E' una crisi durante una fase di ascesa? Probabilmente potrebbe diventare l'uno e l'altro anche a seconda delle politiche adottate. Ci basti ricordare questa situazione e passare agli altri argomenti esaminati. Se almeno in prima approssimazione senza ripresa non c'è scienza normale dobbiamo aspettarci una situazione di confusione e pluralismo ancora per molto? Non erano riusciti i teorici delle aspettative razionali a dominare la disciplina? Non erano i modelli di real business cycle l'ultima parola sulla dinamica del capitalismo?

Se la tesi esposta sopra è corretta quel predominio si basava sostanzialmente sul boom degli anni Ottanta (anche se la teoria è precedente). Finito il boom finito il predominio. Possiamo perciò azzardare la previsione anche per la scienza economica: nessuna ortodossia canalizzerà la ricerca almeno per qualche anno ancora. Infine per il rapporto tra scienza e convulsioni sociali possiamo concludere che quello che manca non è certo la base oggettiva su cui innescare un ciclo di lotte. Manca piuttosto il termine medio fra realtà e soggetti sociali collettivi, la teoria e l'organizzazione che attraverso la teoria li guida nell'azione. Possiamo concludere perciò che ben difficilmente nel breve periodo il capitalismo verrà messo in pericolo almeno nei paesi industrializzati. Ricapitolando: abbiamo previsto per il prossimo periodo, ristagno economico, confusione teorica e basso grado di lotta di classe. La storia si incaricherà di mostrare quanto le previsioni fatte fossero errate. La causa che più gradirei smentisse le mie previsioni è il ruolo del fattore soggettivo. nella nostra società potrebbe prevalere l'idea che l'economia, il processo produttivo si può comprendere e modificare, non solo subire.

BIBLIOGRAFIA

  • Kondratiev N. D. The Long Waves in Economic Life, "Review of Economic Studies", 17 no 1935
  • Kuznets S. "Secular Movements in Production and Prices, 1967
  • Mandel E. Late Capitalism, 1975
  • Mandel E. Long Waves of Capitalist Development, 1980
  • Mensch G. Stalemate in technology: Innovation overcome the Depression, 1979
  • Orati V. Il ciclo monofase, 1986
  • Perez C. Structural change and the assimilation of new technologies in the Economic and Social Systems, "Futures" 15, 1983
  • Rostow W. W. Kondratieff, Schumpeter and Kuznets: Trend Periods revisited , "Journal of economic History" 25, 1975
  • Schmookler J. Invention and Economic Growth, 1966
  • Checchi D. Onde lunghe in "Economia politica e industriale" (1987)
  • Forrester J. W. Innovation and the Economic Long Wave", 1978
  • Goldstein J. S. Long Cycles of Economic Growth and War, 1988
  • Freeman C., Clark J., Soete L. Unemployment and technical innovation: A Study of Long Waves and Economic Development, 1982
  • Gordon D. Stage of accumulation and Long Economic Cycles, 1980
  • Schumpeter J. A. , Business Cycles: a theoretical, historical and statistical analysis of the Capitalist Process, vol I 1939
  • Screpanti E. Long Economic Cycles and Recurring Proletarian Insurgencies, 1984

[1] E' nella "Storia dell'analisi economica" che Schumpeter propone la sua teoria dei cicli del pensiero economico, una tesi fra l'altro abbastanza in contraddizione con la posizione filosofica di Schumpeter che era un empiriocriticista, cioè un idealista. (la teoria è citata per esempio in "Profilo di storia del pensiero economico" di Screpanti-Zamagni)

[2] L'inferiorità delle scienze sociali rispetto a quelle naturali è un luogo comune della letteratura scientifica, basti vedere lo scritto di F. Machlup: "Are the social sciences really inferior?" in cui lo studioso riesce, con un metodo un po' comico ma razionalmente ineccepibile a dimostrare l'inferiorità delle scienze sociali rispetto a quelle naturali.

[3] Anche questa tesi non è certo originale, cfr per esempio "Profilo di storia…" cit. pag 19

[4] Per un aggiornamento di questo dibattito cfr "L'epistemologia contemporanea" di S. Tagliagambe

[5] Su questi argomenti la letteratura è sconfinata. Basti rimandare ai due classici "l'imperialismo" di Lenin e "L'accumulazione del capitale" della Luxemburg.

[6] Indubbiamente ci sono state eccezioni al disinteresse marxista. Cfr per esempio "Il capitale monopolistico" il celeberrimo saggio di Baran e Sweezy i quali pur stroncando la teoria dei cicli lunghi di Kondratiev e Schumpeter la "ripescano" in parte nel ruolo che danno all'invenzione fondamentale (ferrovia, automobile, ecc.) dietro a cui si crea il "bandwagon" delle altre innovazioni che trainano la crescita.

[7] Per la dimostrazione dell'inevitabilità di questo e cioè per l'affermazione dei fatti come "densi di teoria” cfr "Scienza e filosofia" di Popper e per una visione ancora più radicale "Contro il metodo" di Feyerabend

[8] Su tutta la materia cfr "Long Cycles of Economic growth and War" di Goldstein, un libro eccezionalmente ricco e accurato. Una "bibbia" per chi voglia capire il dibattito sulle onde lunghe e anche qualcosa su come vanno le cose nell'economia politica

[9] Il riferimento è naturalmente a "Contro il metodo" di Feyerabend.

[10] Cfr anche qui Goldstein pagg 52-64

[11] Per una disamina e critica distruttiva della teoria di Rostow cfr "Un manifesto non comunista" di Baran e Dobb in "Saggi marxisti" di P. Baran

[12] Per questo argomento cfr sempre "Long cycles…" cit. pagg 32 e seguenti

[13] In questo aspetto funzionalista c'è una anticipazione dei lavori della scuola di stampo marxista legata al centro studi francese Cepremap nota come scuola della regolazione

[14] Trotskij analizza tutto questo rapporto nel suo lavoro "Il terzo periodo di errori dell'Internazionale comunista"

[15] I dati sono in "Long Waves of Capitalist Development"

[16] Mandel fa vari esempi storici di questa connessione: lotta per le 10 ore, lotta per le 8 ore, ecc.

[17] Il luogo classico i cui si discute di questo è naturalmente "La distruzione della ragione" di G. Lukacs

[18] Su ciò cfr "Riflessioni critiche su Kuhn Popper" di L. Geymonat

[19] Il recente libro di L. Thurow "Testa a testa" aiuta a fornire una risposta. Invece sulla questione del paese dominante cfr. "Il capitale monopolistico" di Baran e Sweezy

[20] Fra le tante opere di Gordon cfr "Stages of accumulation and long economic cycles" in "Processes of the World system 9-45 1980

[21] Il più famoso di questi autori è E. Screpanti. Cfr "Long economic cycles and Recurring Proletarian Insurgencies" Review 7 no. 2 (1984)

[22] Per esempio Freeman in "Structural change…" cit.

[23] Per una dimostrazione delle debolezze del modello schumpeteriano cfr "Il ciclo monofase" di V. Orati da cui ho tratto lo spunto per il titolo del paragrafo. Orati fa una critica stringente anche matematica al modello.

[24] Il riferimento è, naturalmente, a "Capitalismo, socialismo, democrazia"

[25] Per la critica della teoria di Mensch cfr "Structural change…" cit. di Freeman e altri

[26] Rimando al già citato "Structural change…"

[27] Prendo i dati dei cicli economici e dei cicli teorici rispettivamente dal testo di Mandel "Long Waves…" cit. e dal testo di Screpanti-Zamagni "Profilo di storia…" cit.

[28] "Profilo di storia…" cit., pag. 18

[29] "Long Waves…" cit. pag 50

[30] Il sincretismo esangue è ovviamente quello di J. S. Mill agli occhi di Marx

[31] Su questo cfr "Riflessioni critiche…" cit.

[32] Cfr per esempio i bollettini statistici della banca d'Italia degli ultimi due anni (numeri dal 16 al 19)

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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Economia -  - Stampa pagina
Aggiornamento: 22/04/2015