ECONOMIA E SOCIETA'
idee per il socialismo democratico


SUI CONCETTI DI SUPERIORITA' E UGUAGLIANZA

La superiorità etica, culturale, economica ecc. va dimostrata coi fatti e i fatti non possono essere quelli militari. Se dopo aver usato per molto tempo i mezzi militari, ad un certo punto l'Occidente si è accorto della loro inefficacia (a causa della resistenza dell'oppresso) e ha deciso di sostituirli con quelli etici, culturali, economici ecc., non per questo esso ha rinunciato ai metodi e alla logica del colonialismo. Sia perché esso parte sempre dal presupposto di dover dimostrare una propria "superiorità", sia perché non è disposto a riconoscere ai popoli non-occidentali una vera autonomia. L'Occidente non sarà mai disposto ad accettare l'idea che la propria superiorità può essere accettata dagli altri popoli solo in maniera democratica, finché non accetterà l'eventualità di dover accettare la superiorità degli altri popoli.

Spesso si tende a giustificare la scomparsa delle civiltà cosiddette "naturali", non "civilizzate", dicendo che quella europea era superiore sotto tutti i punti di vista. Il concetto stesso di "superiorità" giustificava, agli occhi degli europei del XVI sec. (e anche dei secoli seguenti, fino ad oggi), l'uso del concetto di "forza". L'europeo si sentiva in diritto di usare la forza soltanto perché l'indigeno, non disposto a lasciarsi conquistare o assimilare, era più debole.

Diventare "come l'europeo", a partire XVI sec. (ma non dobbiamo dimenticarci le crociate medievali), significava -nella concezione europea- adeguarsi a un modello dominante: quello della conflittualità sociale (feudale, come nel caso della Spagna e in parte del Portogallo, o capitalistica, come nel caso degli altri Paesi europei).

Gli indigeni avrebbero dovuto combattere per la loro libertà. Dalla guerra sarebbe poi emersa l'affermazione della civiltà migliore, che naturalmente avrebbe avuto ogni diritto di dominare l'altra, oppure sarebbe emersa la necessità del compromesso, se le forze fossero state equivalenti. Nel XVI sec. gli europei non fecero che trasferire in Africa, in Asia e infine in America, le loro contraddizioni interne, il loro modo di affrontarle. Quanta meno resistenza incontravano, tanto più si sentivano giustificati nella convinzione d'essere una "razza superiore".

Il concetto stesso di "uguaglianza" è servito agli europei, non meno di quello di "diversità", per esercitare impunemente il proprio dominio. Parlare infatti di "uguaglianza", senza considerare la dignità delle "diversità" incontrate, la loro legittima autonomia, la loro specifica identità, significa presupporre una realizzazione unilaterale del concetto di uguaglianza, quella appunto voluta dagli europei, che in quel momento disponevano di ogni potere.

Senza rispettare integralmente le diversità, l'uguaglianza diventa sempre una forma di violenza, e da subito, cioè senza neanche vi sia il bisogno di aspettare i risultati concreti della sua applicazione. Marx diceva che il diritto, per essere uguale, dovrebbe essere diverso. Infatti, davanti alla legge l'uguaglianza è un concetto relativo: sia perché la legge in questione viene elaborata solo dal più forte, sia perché la legge, anche se fosse elaborata con la partecipazione del più debole, non potrebbe comunque tener conto di tutte le diversità. Se la democrazia esiste la legge è inutile, e se non esiste la legge è inutile lo stesso.

La legge, per sua natura, tende a semplificare, a generalizzare, oppure, nel peggiore dei casi, a complicare, per impedire che altre leggi vengano applicate. E' impossibile ch'essa rispetti le diverse esigenze di tutte le classi sociali. Gli uomini possono sentirsi uguali tra loro, solo se avvertono che la loro specifica diversità viene rispettata e che nello scambio reciproco e paritetico delle esperienze sono liberi di accettare quelle che preferiscono.


Le immagini sono prese dal sito "Foto Mulazzani"

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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Economia -  - Stampa pagina
Aggiornamento: 22/04/2015