ECONOMIA E SOCIETA'
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Supply Side Economics e New Classical Macroeconomics

La Supply Side Economics e New Classical Macroeconomics sono le recenti acquisizioni dell'economia politica borghese contemporanea.

I sostenitori di queste dottrine insistono fortemente sul loro carattere "realista" e formulano delle pretese che superano il quadro della scienza economica. Così, ad es., l'economista americano J. Wanniski - uno degli ideatori della teoria dell'offerta - ritiene ch'essa dovrà essere accettata dai politici per almeno una o due generazioni (cfr. Supply-Side Economics, Washington 1981). Come noto, infatti, nel corso degli anni '80 gli appelli alla politicizzazione di queste teorie neo-conservative si sono realizzati nella politica economica reaganiana e oggi proseguono in quella dell'Amministrazione Bush.

Purtroppo il difetto principale di queste teorie sta proprio nella loro mancanza di "realismo". Friedman, ad es. - che ha elaborato i principi metodologici fondamentali della new classical macroeconomics - identifica gli studi empirici con i calcoli econometrici. Quest'ultimi cioè vengono usati solo come prova supplementare per convalidare i risultati finali della ricerca empirica. In altre parole, i calcoli non servono per smentire, se del caso, delle idee preconcette, ma solo per confermare i postulati da cui si è partiti e a cui non si vuole assolutamente rinunciare. Per questi economisti l'unico vero problema è quello d'integrare il modo logico-formale di costruzione delle teorie con le ricerche empiriche, non è mai quello di verificare se i presupposti di partenza e le ipotesi di lavoro possono essere falsificati (si veda soprattutto l'opera di Frisch-Tinbergen, Econometrics and Quantitative Economics, Oxford 1984).

Naturalmente assai diverso è il loro atteggiamento nei confronti dei postulati di altre teorie economiche, non assimilabili ai loro schemi artificiosi. Qui i pregiudizi sono così forti che vengono considerate irrilevanti tutte le verifiche, incluse quelle econometriche. Per Friedman, l'unico test adeguato per la validità di un'ipotesi teorica è la comparazione delle previsioni della teoria con l'esperienza pratica. L'attendibilità o meno dei postulati teorici di partenza non ha alcuna importanza se i risultati finali della ricerca sono conformi alla realtà. Questo è il massimo che i neo-conservatori concedono.

La teoria insomma viene usata nella maniera più eclettica possibile, solo per giustificare (sempre e comunque) le realtà del capitalismo, mentre queste realtà vengono considerate una prova della validità di quelle teorie. Con ciò la tautologia raggiunge l'apice. Bene si applica alle loro concezioni un giudizio di Marx riferito a Proudhon: "Invece di considerare le categorie politico-economiche come delle astrazioni fatte sulla base di relazioni sociali reali, transitorie, storiche, Proudhon, per un'inversione mistica, non vede nei rapporti reali che delle incorporazioni di queste astrazioni. Queste stesse astrazioni sono per lui delle formule che hanno dormito nel seno del dio-padre sin dall'inizio del mondo".

Non a caso, infatti, i monetaristi e i supplysiders, riflettendo i principi dell'economia politica volgare, considerano lo scambio e la libera competizione borghese come fattori extrastorici, sovratemporali, né riescono a vedere gli antagonismi sociali inerenti al capitalismo o la natura di classe dello Stato borghese. Da questo punto di vista lo scontro tra i keynesiani e i neo-conservatori rispecchia soltanto le differenze d'interesse fra vari gruppi di monopoli.


Le immagini sono prese dal sito "Foto Mulazzani"

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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Economia -  - Stampa pagina
Aggiornamento: 23/03/2009