Honoré De Balzac
(
Tours 1799 - Parigi 1850)

Una commedia umana per aspirare al cielo

di Fabia Zanasi


Studente poco diligente presso il collegio degli Oratoriani di Vendôme, Honoré Balzac aveva una concezione del tutto particolare in merito alla propria istruzione: i suoi maestri d'elezione erano i libri dei grandi scrittori. Fu questo rapporto privilegiato con la lettura ad offrirgli l'opportunità di entrare in un nuovo mondo, quello dell'arte, nel quale decise di abitare per tutta la vita e certamente lo fece nella maniera che più gli era congeniale: da protagonista.

La scarsa diligenza appare del resto come un tratto costituzionale del suo temperamento che fomenterà i rimproveri di altri letterati: "Ma non è notevole che Balzac, se anche è, probabilmente, il maggiore nostro romanziere, sia proprio colui che mescolò al romanzo, ammise ed amalgamò il maggior numero di elementi eterogenei e non assimilabili? Così il contenuto d'uno dei suoi libri resta una delle cose più potenti e nello stesso tempo più torbide, imperfette e sovraccariche di scorie di tutta la nostra letteratura" (André Gide, Les faux monnayeurs - Journal des faux monnayeurs).

In una accezione positiva, le scorie cui Gide allude potrebbero forse spiegarsi in nome di quella bramosa e rapida visione delle cose che consente all'artista di cogliere all'unisono la varietà del cosmo, con l'intento di tradurne successivamente l'acquisizione globale nella pluralistica precisione del reale inventato.

Ma soprattutto le scorie fanno parte del necessario pegno tributato ad una sfida che l'artista si era imposto: egli scriveva quotidianamente da 14 a 16 ore, bevendo caffè forte durante la notte. Nel suo assetto museale, il settecentesco castello di Saché, vicino alla nativa Tours, dove Honoré visse dal 1829 al 1837, fornisce una profusione di memorie e aneddoti, per quanti amano scoprire uno dei luoghi di tanta produttività artistica, che ha regalato ai lettori più di 90 romanzi, popolati da 2.000 personaggi.

Una lettera del 26 ottobre 1834, attesta che, a quell'epoca, Balzac aveva già concepito il grandioso impianto della sua "opera gigantesca", articolata in tre principali sezioni: Studi di costume, per dipingere gli effetti sociali "i sentimenti e il loro gioco, la vita e il suo andamento"; Studi filosofici, atti a spiegare le cause "il perché dei sentimenti, lo scopo della vita, le condizioni al di là delle quali non esiste né società né umanità"; e infine gli Studi analitici, "poiché dopo gli effetti e le cause bisogna cercare i principi".

Esuberante e affascinato da ogni nuova sfida per quanto concerneva non solo la scrittura ma anche gli affari, nel medesimo anno egli comperò la maggior parte delle azioni del bisettimanale La chronique de Paris, poiché voleva garantirsi una piena libertà espressiva e al contempo coltivava anche una vocazione imprenditoriale, che purtroppo disattese le sue aspettative: la valutazione a novantamila franchi dei titoli si rivelò del tutto virtuale e puramente basata sulle illusorie speranze dell'artista, infatti nel 1836 egli fu coinvolto in processi, azioni di sequestro e denunce.

Non a caso il tema della speculazione finanziaria attraversa molti romanzi, giacché l'occhio addestrato di Balzac riesce a coglierne le pericolose ripercussioni a danno soprattutto delle categorie deboli; in questo senso appaiono emblematiche le considerazioni attribuite ad un suo personaggio : "Uno scassinatore si manda all'ergastolo, mentre un uomo con una bancarotta fraudolenta rovina intere famiglie, se la cava con qualche mese... I giudici che condannano il ladro fanno buona guardia alla barriera tra ricco e povero... ma sanno che il bancarottiere causa al massimo uno spostamento della ricchezza" (Illusions perdues).

Peraltro la frenesia azionaria non è solo appannaggio dell'alta finanza, ma penetra persino nelle case dei piccoli borghesi e ne contamina inesorabilmente il lessico familiare e soprattutto emozioni e sentimenti; la conversazione tra Felix Grandet e Eugénie non rivela note intime d'affettività, bensì si sposta verso il registro della transazione economica: "Ascolta, dunque, figlietta. Si presenta una bella occasione: puoi investire i tuoi seimila franchi in titoli di stato, e ne ricaverai ogni sei mesi circa duecento franchi di interessi, senza imposte, senza riparazioni, né grandine, né gelate, né mareggiate, né niente di quello che mette a repentaglio le rendite" (Eugénie Grandet).

L'onnipotenza del danaro è il tratto dominante della società del XIX secolo, al punto che il danaro stesso non esiste in funzione delle persone, ma è dotato di una forza tale da trasformare gli esseri umani in veri e propri strumenti finalizzati all'affermazione delle strategie economiche.

Riprendendo la teoria del naturalista George-Louis Buffon, che descriveva i tratti precipui delle specie animali in stretta correlazione con il loro habitat, Balzac progetta di ritrarre "tanti uomini differenti quante sono le varietà in zoologia". Secondo il suo intendimento l'archeologia è rapportabile alla natura sociale, come l'anatomia alla natura organica, pertanto l'analisi degli stili architettonici consente di documentare avvenimenti sia pubblici, sia privati della vita degli uomini.

La novità del romanzo sociale consiste inoltre nel presentare personaggi del tutto credibili, in quanto le loro connotazioni sono consone rispetto al contesto ambientale in cui vivono e agiscono.

Esiste pertanto una precisa corrispondenza tra l'individuo e la sua abituale dimora: sono fatti l'uno per l'altro, come dimostra la fisionomia della signora Vauquer, nel romanzo Père Goriot "Il suo viso fresco come una prima brinata d'autunno, i suoi occhi grinzosi, la cui espressione passa dal sorriso prescritto delle ballerine all'amaro cipiglio dell'usuraio, infine tutta la sua persona spiega la pensione, come la pensione implica la sua persona".

Nel saggio Mimesis, Erich Auerbach ha riconosciuto "il realismo atmosferico" di Balzac quale prodotto dell'epoca in cui egli è vissuto. E in una lettera del 1888, indirizzata a Margaret Harkness, Friedrich Engels poteva addirittura affermare di aver imparato molto di più dalla lettura della Comédie Humaine, in merito alla ascesa della borghesia, di quanto non avesse appreso "da tutti gli storici professionisti, gli economisti e gli statisti del periodo, messi insieme".

Acuto osservatore di ogni comportamento, a Balzac non sfugge che l'abbigliamento rappresenta una delle più eclatanti espressioni della società, anzi il più eloquente di tutti gli stili, al punto da essere rivelatore del reddito sociale e persino della mentalità: "Quantunque ora ci si vesta tutti ad un modo, non torna difficile ad un osservatore riconoscere nella folla, in un'assemblea, in teatro, al passeggio, il cittadino dell'aristocratico sobborgo Sain-Germain, quello della campagna, quello dello studentesco Quartier Latino, quello della Chausseé d'Antin; come il proletario, il proprietario, il consumatore e il produttore, l'avvocato e il militare, l'uomo della parola e l'uomo d'azione" (Traité de la vie élégante).

Peraltro esiste un diverso versante della produzione artistica di Honoré che non si limita a riprodurre il reale o a "far concorrenza all'anagrafe", data la profusione di soggetti umani che popolano i suoi romanzi; si tratta di un filone visionario e fantastico, incline all'esperienza mistica e alla ricerca dell'amore altruistico. La dottrina delle corrispondenze e la vita di Swedenborg sono rappresentati in Séraphita, nelle cui pagine Balzac accoglie l'idea che gli effetti terrestri siano legati alle loro cause celesti e che l'uomo sia il tramite tra la dimensione naturale e quella spirituale. In cerca di una superiore evoluzione, l'emancipazione della vita umana attraversa dunque tre distinte fasi, rappresentate da altrettante tipologie di individui: gli istintivi, che assecondano necessità e bisogni animaleschi; gli speculativi, che regolano la loro interpretazione del mondo in base alla logica; e i "divini", che vivono nella purezza, nell'amore e seguono la saggezza del cuore.

La visione orizzontale di un tempo interamente dominato dalle leggi del mercato e del profitto, che rispecchia in modo fedele la società francese dal 1830 al '50, si arricchisce pertanto, come ha ben intuito Gaston Bachelard, di un dinamismo verticale orientato verso il cielo. In questo caso, si può davvero credere che la grandezza di Balzac consista anche nella coraggiosa volontà di comprendere le molteplici contraddizioni della natura umana, senza paura di imbattersi nelle sue eterogenee scorie, per poter finalmente gioire con gli angeli.


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Letteratura
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Aggiornamento: 25-04-2015