GIOVANNI BOCCACCIO (1313-1375)

I - II

GIOVANNI BOCCACCIO


Nasce a Certaldo, presso Firenze, da un mercante fiorentino. Era un figlio naturale. Quasi tutti i dati sulla sua biografia giovanile sono incerti. Si sa però che il padre lo inviò a Napoli a far pratica presso una potente compagnia mercantile fiorentina: i Bardi, che dominavano le finanze della corte angioina. Ma il giovane Boccaccio manifesta nel '34 l'intenzione di dedicarsi completamente agli studi letterari.

Ammesso alla corte angioina, ha la possibilità di ampliare notevolmente il campo della propria esperienza intellettuale e culturale. Nell'ambito della corte s'innamora di una gentildonna napoletana da lui celebrata in versi e prosa sotto il nome di Fiammetta. Il vero nome di questa donna è incerto. L'amore, in un primo momento corrisposto, finirà per volontà di lei. Durante il periodo napoletano Boccaccio scrive le sue prime opere letterarie.

Nel 1340, in seguito al fallimento del banco dei Bardi, il Boccaccio è costretto a tornare a Firenze. In 15 anni scrive molte opere, fra cui il Decamerone, che è la principale. All'inizio del suo soggiorno fiorentino vive in ristrettezze economiche, ma dopo qualche tempo, anche per la fama acquistata con le sue opere, ottiene vari incarichi da parte del Comune, soprattutto come ambasciatore.

Stringe amicizia col Petrarca: questo legame però lo porta ad allontanarsi dall'attività letteraria in volgare e dalle sue stesse opere giovanili, e a dedicarsi allo studio degli scrittori classici e a scrivere opere in latino.

Nel '62 ha una forte crisi religiosa. In quell'anno un monaco certosino, in nome di un suo confratello morto in fama di santità, lo esorta a ripudiare le sue opere profane e licenziose, al fine di salvarsi l'anima nell'aldilà. Il Boccaccio, che già da qualche anno, ormai stanco e malato, si era dato a una vita più raccolta e meditativa (prendendo anche gli ordini minori), rimane così impressionato che pensò addirittura di bruciare tutte le sue opere, incluso il Decamerone. Fu lo stesso Petrarca a dissuaderlo, mostrandogli che non vi era contrasto tra fede cristiana, insegnamento degli antichi e amore della poesia.

La vita del Boccaccio continuò prevalentemente a Firenze, fra una missione diplomatico e l'altro. Nel '73 il Comune della città gli offre l'incarico di commentare pubblicamente la Divina Commedia, ma dopo i primi 17 canti dell'Inferno, decide di ritirarsi, malato, a Certaldo, dove muore nel '75.

IDEOLOGIA E POETICA

Nel periodo giovanile la formazione culturale del Boccaccio avvenne entro una mondana società aristocratico-borghese (da autodidatta) e non nel severo ambito delle università e delle biblioteche.

Egli appare costantemente rivolto verso la rappresentazione (psicologica e realistica) della concretezza della vita quotidiana borghese, con i suoi vizi e le sue virtù (cosa che non interessò né Dante né Petrarca). Boccaccio rimase per lo più estraneo ai temi etico-religiosi.

Fiammetta non è la donna angelicata degli stilnovisti e di Dante, né una creatura superiore come Laura per il Petrarca, ma una donna completamente terrena e sensuale, che si lascia corteggiare e sedurre, che tradisce con relativa disinvoltura.

Nelle opere giovanili vi è molta autobiografia, intessuta però non tanto di fatti quanto piuttosto di stati d'animo. Accentuato è l'elemento passionale e romanzesco. Boccaccio esalta l'intelligenza che aiuta a superare tutte le difficoltà; ammira gli atteggiamenti magnanimi, generosi. La società borghese ch'egli descrive è amante della galanteria-eleganza-cortesia-compagnie piacevoli e intelligenti. Il Boccaccio riflette la transizione dalla società feudale alla società borghese.

DECAMERONE

Titolo derivato dal greco: indica una narrazione in 10 giornate.

E' una raccolta di 100 novelle in prosa, composta nel 1349-53, ma riveduta e corretta negli anni successivi.

Il Boccaccio immagina che nell'estate del 1348, mentre Firenze è sconvolta dalla peste, 7 ragazze e 3 ragazzi s'incontrino nella chiesa di Santa Maria Novella. Le 7 ragazze, che l'autore dichiara realmente esistite, sono chiamate con nomi inventati, anche se esse ricordano i motivi svolti nei romanzi precedenti: l'amante riamata, la donna saggia, l'infelice non corrisposta, ecc. I 3 giovani invece rappresentano 3 aspetti diversi della personalità di Boccaccio: l'amante fortunato, l'infelice tradito e lo spensierato gaudente. L'intenzione dei 10 giovani è quella di lasciare la città e di ritirarsi in un palazzo di campagna, attendendo la fine della peste. Nel frattempo si racconteranno delle novelle. Nel palazzo trascorrono due settimane, danzando, banchettando, passeggiando ecc. Le novelle non vengono raccontate né il venerdì (in memoria della morte di Cristo) né il sabato (dedicato dalle donne alla cura di sé). La sera dopo cena, ciascuno dei 10 giovani canta una ballata di argomento amoroso. Alla fine delle 2 settimane i giovani tornano a Firenze.

L'intenzione del Boccaccio è quella di rappresentare una società reale e concreta, varia per istituzioni e costumi, che va dal XI al XIV sec. Non c'è rievocazione del mondo greco-latino.

I personaggi delle novelle sono molteplici: intellettuali, artisti, politici, mercanti, banchieri, maestri artigiani, truffatori e ladri, e per la prima volta trattati in un'opera letteraria, gli umili.

Nel suo insieme il Decamerone è un'opera comica, scritta in un volgare relativamente semplice: i vocaboli sono quelli di uso corrente, ma il periodo è complesso.

L'intenzione del Boccaccio era anche quella di adeguare gli ideali cavallereschi e "cortesi" del mondo feudale alle esigenze della borghesia mercantile, che nella seconda metà del '300 era il ceto più ricco a Firenze. I 10 giovani infatti sono facoltosi, di buon gusto, abituati al lusso, spregiudicati nelle parole ma rispettosi delle leggi del decoro. Tra di loro si comportano "onestamente".

Per il Boccaccio le forze essenziali della vita sono l'amore e la fortuna; i valori fondamentali dell'uomo: ingegno, generosità, cortesia. La sensualità (che determina l'amore terreno) è vista come schietta gioia di vivere, non come passione cupa e degradante.

Nella Ia giornata le novelle sono animate da un tono fortemente satirico contro i vizi dei signori e dei religiosi. Boccaccio considera equivalenti le tre religioni maggiori: ebraismo, cristianesimo e islam. Nella IIa affronta il tema della fortuna, vista come fortuito concatenarsi di vicende avverse o favorevoli, non come strumento della provvidenza divina. Nella IIIa parla di spregiudicate avventure erotiche (non oscene). Nella IVa e Va parla degli amori felici e infelici. Nella VIa, VIIa e VIIIa parla dell'intelligenza e ingegnosità umana (incluse le beffe fatte dalle donne ai loro mariti). Boccaccio approva l'ironia e la beffa del borghese nei confronti degli stolti, anche se il borghese si avvale di intrighi e di azioni disoneste. L'intelligenza è svincolata dalla morale e dal costume sociale.

Il Decamerone (zip) - Trattatello in lode di Dante (zip) - www.rose.uzh.ch/static/decameron/

Opere di Boccaccio

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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Letteratura
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Aggiornamento: 25-04-2015