“CHECCA” di WILLIAM BURROUGHS

I - II


NOTIZIE BIOGRAFICHE

William Seward Burroughs è nato a St. Louis il 5 febbraio 1914.

Da bambino volevo diventare scrittore perché gli scrittori sono ricchi e famosi. I miei scrittori preferiti - Grahaam Green, Richard Hughes, Joseph Conrad, Raymond Chandler - hanno vagabondato per Singapore e Rangoon fumando oppio vestiti di una tunica di seta gialla. Hanno sniffato cocaina a Mayfair e si sono addentrati in paludi proibite, seguiti da un fedele servitore indigeno, hanno vissuto nei quartieri popolari di Tangeri fumando hashish, accarezzando una piccola gazzella.

1926-1929: frequenta la John Burroughs School, poi la Ranch School di Los Alamos, New Mexico.

I miei genitori decisero di trasferirsi in periferia per allontanarsi dalla gente. Comprarono una grande casa circondata da un parco con un laghetto, e poi c'era un bosco dove invece che ratti c'erano scoiattoli. Vissero sotto la loro campana di vetro, nello splendido giardino, lontani dal contatto con la città [ ... ] Andavo sempre a sparare ai polli e ai conigli con la mia calibro 22 [ ... ] Le pistole sono una parte della mia vita, ci sono cresciuto in mezzo [ ... ] In una esplosione mi sono fatto saltare una mano [ ... ] ho perso un dito, avevo perso quasi tutta la mano, ma avevo un bravo chirurgo. È stato un prodotto chimico, avevo quattordici anni, era quel gioco chiamato “piccolo chimico” Non ricordo se ho visto il dito staccarsi.

Quando arrivai all'ospedale il dolore era così forte che hanno dovuto darmi una dose di eroina da adulti. Da allora ho cominciato ad essere un drogato, ah, ah, ah!

Scrivevo western a quei tempi, storie di gangsters e case stregate. Ero proprio sicuro di diventare scrittore [ ... ] la mia prima prova letteraria si intitolava L'autobiografia di un Lupo”. Tutti ridevano e mi dicevano “Vorrai dire biografia”. No, volevo proprio intendere autobiografia. Scrissi anche una cosa intitolata “Carl Cranbury in Egitto” non riuscì mai a decollare [ ... ] Carl giace sulla pagina ingiallita, la mano ad un palmo dalla sua automatica di acciaio bluastro.

Mi presi una cotta per uno dei ragazzi di Los Alamos, tenni un diario di questa relazione che mi impedì di scrivere per molti anni. Anche ora arrossisco a ricordarne il contenuto. Durante le vacanze di Pasqua del secondo anno convinsi i miei genitori a tenermi a casa, così tutta la mia roba mi fu spedita. Rabbrividivo al pensiero che i ragazzi potevano aver trovato il diario e che se lo stavano leggendo ad alta voce tra loro. Quando arrivò la mia roba, cercai il diario e lo distrussi senza neanche degnarlo di uno sguardo.

Queer, un mio romanzo ancora inedito che ho scritto quasi contemporaneamente a junkie che fu invece pubblicato nel 1953, tratta di due o tre relazioni omosessuali che ho avuto in quegli anni. E troppo sentimentale, anche se allora mi dissero che se l'avessi pubblicato mi avrebbero sbattuto in prigione. Oggi mi dicono che dato il clima che c'è negli Stati Uniti per via dei Gay Power, il libro sarebbe un best-seller.

In quegli anni l'omosessualità era veramente la cosa più abominevole; poi in tutto il mondo c'è stata questa eccezionale rivoluzione culturale di cui la rivoluzione sessuale è stata la più importante manifestazione, insieme alla droga che in un certo senso è stata costruttiva.

1932-1942: nel 1936 si laurea ad Harvard, Mass., in letteratura inglese: ricerche in archeologia e etnologia.

Dopo la laurea feci un corso di specializzazione in antropologia. Non mi piacque la vita di facoltà [ … ] troppi intrighi, troppi corteggiamenti dei capi. Nel 1937 ero a Vienna. E una vita che mi interesso di droghe, medicine, malattie, la farmacologia è da sempre uno dei miei hobbies. Infatti ho frequentato per un anno la facoltà di medicina a Vienna. Ma gli studi erano troppo lunghi e non ero sicuro che avrei voluto esercitare la professione. Mi sono sempre interessato alle malattie e ai loro sintomi, ai veleni, alle droghe. Sin da quando avevo tredici anni ho cominciato a leggere testi di medicina e farmacologia. Tuttavia la gente malata mi dà sui nervi.

Sino al 1937 non c'era una legge federale contro la marijuana, si poteva comprarla nei bazar e nelle sale da biliardo. Erba color porpora. Avevo diciotto anni la prima volta; me la comprai e me la fumai da solo in camera mia. Mi fece sballare da matti, un effetto terribile. Ho cominciato perché mi annoiavo, non avevo niente da fare. Non mi interessava troppo diventare un dirigente di successo, o vivere il tipo di vita per cui ci si prepara ad Harvard.

Ho vissuto un anno a New York, facevo testi per una piccola agenzia di pubblicità; vendevo strani prodotti, un aggeggio per enteroclismi particolari, creme ormoniche per ringiovanire. Ho sempre pensato parecchio alla pubblicità, fanno il mio stesso lavoro: si preoccupano di manipolare esattamente parole e immagini.

1942-1950: viaggi in Sud America e Europa. La droga.

Dopo la pubblicità sono stato per qualche mese sotto le armi. Congedo onorevole, poi i soliti strani lavori dei periodo bellico - barista, deratizzatore, investigatore privato, reporter, fattorino in una fabbrica di munizioni. Poi il Messico. Un luogo sinistro. Ci sono andato con una sovvenzione governativa per studiare i dialetti locali. Scelsi il Messico perché negli Stati Uniti la situazione delle droghe era diventata pesante e ottenere droghe in Messico era molto facile, non dovevo subire nessuna pressione della legge [ ... ] Ci sono stato durante il regime di Aleman. Se si entrava in un bar c'erano almeno quindici persone che portavano la pistola, si ubriacavano e diventavano una minaccia vivente.

Star seduti in un bar, significava essere pronti a rischiare la pelle ogni minuto [ … ] La vita fiori va leva più di un soldo, Anch'io ebbi un incidente con joan Volmer, mia mogli,. Avevo un revolver che dovevo vendere ad un amico, lo stavo pulendo e partì tiri colpo - la uccise. Venne fuori la storia che volevo colpire una coppa di champagne sulla testa di lei, come Guglielmo Tell, Assurdo e falso. Accadde nel 1949.

Nel 1944, dopo essere diventato tossicomane, mi successero un sacco di cose. Vivevo vicino alla Columbia University, è così che conobbi Ginsberg e Kerouac. Stavo con della gente che usava l'eroina; la presi; gli effetti furono gradevoli, continuai a prenderla e diventai tossicomane. L'idea che la tossicomania sia una malattia psicologica mi senibra assolutamente ridicola. Lo è allo stesso modo della malaria: è una questione di esposizione. Si prende qualsiasi droga o sostanza inebriante che faccia un effetto piacevole e che sia disponibile [ ... ] Comunque, ebbi guai con la legge, mi sposai, mi trasferii a New Orleans, poi in Messico. Ho avuto un figlio nel 1947, William Burroughs jr., fa lo scrittore.

Negli Anni Quaranta ripetevo continuamente una frase “Questo è un argomento troppo angosciante per la mia anima”. Erano anni terribili. Cori Allen e Joan ascoltavamo alla radio i discorsi del Presidente Truman. Lei diceva: “Che Presidente è? Ha l'accento di un bottegaio e parla come un bottegaio”. Nessuno in quegli anni osava criticare un presidente per le sue qualità intellettuali. La guerra fredda [... ] se volevano la guerra fredda se la dovevano risolvere tra loro, si dovevano mettere in uno stadio e combattersi sbattendosi in faccia calzini puzzolenti [ ... ] anche oggi jimmy Carter e Breznev dovrebbero andare nudi in uno stadio e combattersi a colpi di calzini puzzolenti.

Dopo il Messico sono andato in Colombia, Perù, Equador. Mi interessavano in particolare le regioni arnazzoniche, dove sperimentai lo yage, una droga che affina le capacità parapsicologiche. Così ho scritto le Lettere dallo yage, la mia corrispondenza con Ginsberg.

1950-1960: l'assuefazione, la fine. Londra, disintossicazione, l'aponiorfina.

Ho cominciato a scrivere nel 1950, avevo trenta­cinque anni tentavo di descrivere le mie esperienze con l'eroina e i tossiconiani. Allora ne sapevo poco di come si fa a scrivere un romanzo [ ... ] La maggior parte di quelli che conoscevo erano tossicomani di mezza età, se non addirittura vecchi: borsaioli, ladri. li sottobosco, una razza che sii morendo, era uno spettacolo di varietà, un circo. Oggi i tossicomani sono tutti giovanissimi.

Negli Anni Quaranta era Kerouac che continuava a dirmi che dovevo scrivere e fu lui ad intitolare il mio libro Il pasto nudo. Non avevo scritto più nulla da moltissimi anni e non pensavo affatto di essere uno scrittore [ ... ] ci avevo provato, avevo scritto una pagina, rileggerla mi procurava ogni volta una sensazione di fatica e di disgusto, un'avversione per questa attività [ ... ] ma jack insisteva che io avrei scritto Il pasto nudo e sorrideva con quel sorriso particolare di un prete convinto che prima o poi arriverai a Gesù “Non puoi defilarti dallo squadrone di Shakespeare, Bill”. Quando venne a Tangeri nel 1957, avevo deciso di utilizzare il titolo, e gran parte del libro era stata scritta avevo finalmente capito il suo titolo.

Vivevo a Tangeri e trascorrevo tutto il tempo chiuso in una stanzetta a fissarmi gli alluci. Da un mese non mi lavavo, non mi cambiavo d'abito, non mi spogliavo se non il necessario per infilarmi nella pelle secca, fibrosa, grigiastra, un ago.

Stavo morendo. Ero pronto per la fase finale.

Non ne avevo mai abbastanza, trenta grani di morfina al giorno non mi bastavano, quaranta, sessanta grani al giorno e ancora non bastava. Non potevo più pagare [ ... 1 me ne stavo là, con l'ultimo assegno tra le mani e d'un tratto mi resi conto che era l'ultimo assegno. Presi il primo aereo per Londra. A quarantacinque anni mi sono svegliato con LA MALATTIA, calmo, sano, relativamente in buona salute [ ... ] l'aspetto di carnagione rosea presa a prestito, tipica di coloro che riescono a sopravvive­re a LA MALATTIA [ ... ] La malattia è la tossico­mania, e io sono stato un tossicomane per quindici anni. La maggior parte dei sopravvissuti non ricor­da i dettagli dei delirio. lo invece sembra che abbia preso note del mio delirio e della malattia, anche se non ricordo esattamente come abbia fatto [ ... ]. Le mie note sono oggi pubblicate come Il pasto nudo e il titolo va letto alla lettera: Nakeci Lunch è il con­gelamento dell'attimo in cui chiunque può vedere cosa sta infilzando con la sua forchetta [ ... ] che tutti vedano ciò che c'è su quel lungo cucchiaio fatto di giornali [ ... ] siamo nutriti imboccati quotidianamente di notizie di morte, di esecuzioni, di assassini [ ... ] che tutti vedano con chiarezza attraverso l'inganno che induce in confusioni [...] il lunch al quale si è invitati sarà un banchetto completo di questa totale nuda consapevolezza.

Allen era il mio agente, e portò il libro da Maurice Girodias che aveva una casa editrice a Parigi, la Olympia Press, pubblicava testi inglesi particolarmente difficili. Me lo pubblicò nel 1959. Vivevo a Parigi, avevo incontrato Brion Gysin [ ... ] Credo che sia stato lui quello che mi ha insegnato tutto ciò che so sulla pittura e ciò che significa la pittura. Mi ha detto “Siarno indietro di cinquanta anni con la tecnica della scrittura rispetto a quello che si fa con la pittura”, e poi abbiamo cominciato il cut-up che significa applicare la tecnica dei montaggio che da cinquanta anni si usa in pittura, e come i pittori si stanno sbarazzando delle tele con gli happenings, allo stesso modo, credo, gli scrittori si sbarazzeranno della pagina.

1961-1973: notorietà, viaggi, esperimenti. La solitudine.

Maurice Girodias: “ Bill conduceva una vita molto ritirata a Parigi, tiri grigio fantasma di uomo nel suo gabardine da fantasma e un cappello consumato da fantasma, simile al suo manoscritto ammuffito. Con Burroughs era difficilissimo parlare. li suo incredibile viso che pareva una maschera senza età aveva Liti aspetto gelido. Viveva con Gysin e Gysin parlava per lui [ ... ] Dopo Il pasto nudo gli pubblicai un libro ogni sei mesi: La morbida macchina, il biglietto che è Esploso. Non ho mai avuto conversazioni di carattere editoriale con lui, anzi nessuna conversazione. Penso che scrivesse tanto perché aveva bisogno di pagarsi l'affitto. Aveva davvero bisogno di soldi”.

Mi piacerebbe sfatare per sempre il mito dei milioni di Burroughs, mi ha tormentato per anni. Un intervistatore è arrivato a dire di me “l'ex-tossicomane più ricco del mondo”. In quel momento non avevo neppure mille dollari in banca. Mio nonno, che ha inventato il dispositivo idraulico che fu poi la base su cui poggia la calcolatrice, come molti inventori, ha avuto soltanto una piccola quota dei titoli della compagnia; mio padre negli anni '20 ha venduto la sua parte. Nel 1970, alla morte di mia madre, la mia eredità dei diritti Burroughs è stata di 10.000 dollari. li denaro oggi non mi arriva davvero dalla mia rendita ma dai diritti d'autore e dai readings.

Quando Il pasto nudo cominciò a circolare fu uno shock a doppia circolazione: per la cultura che oggi si chiama “alternativa” e allora si chiamava “underground” fu una rivelazione, cominciò a capire dove sta l'Inferno e cosa davvero vuoi dire. Per la cultura ufficiale fu l'occasione di una lunga polemica, pro e contro di me. Mary McCarty e Norman Mailer nel 1962 al Festival di Edimburgo fecero il mio nome per la prima volta in modo ufficiale, dichiarando che per loro ero il più importante scrittore vivente negli Stati Uniti anche se pochi sapevano della mia esistenza. Poi ci fu la polemica sul TLS che andò avanti per mesi: “sozzura psicopatologica” diceva Dame Edith Sitwell, e anche Victor Gollancz, e altri ancora: “Neurotico sporcaccione”. John Calder, il mio editore inglese, e poi Anthony Burgess e altri mi sostennero. Truman Capote diceva che ero un dattilografo, armato di forbici e carta. Che vuoi dire? [ ... ] io mi interesso deliberatamente di tutta quell'area della coscienza che chiamiamo sogni. Che cos'è un sogno? Una data giustapposizione di parole e di immagini. Ho fatto tantissimi esperimenti con degli album di ritagli. In un giornale leggo qualcosa che mi richiama qualcos'altro di cui ho scritto: ritaglio la fotografia o l'articolo e lo inserisco nel mio album accanto a quello che io ho scritto. in altre parole, mi interessa vedere come le parole e le immagini circolano lungo linee di associazione molto, molto complesse. Faccio molti esercizi con ciò che chiamo “viaggiare nel tempo”: faccio un viaggio in treno e fotografo ciò che vedo e scrivo le mie impressioni e associazioni, tutto per vedere fino a che grado assoluto riesco a proiettarmi a ritroso nel tempo.

Un uso speciale di parole e fotografie può condurre al silenzio, le fotografie e gli album sono esercizi per dilatare la Coscienza, mi insegnano a pensare in blocchi di associazioni piuttosto che a parole [ ... ] Le parole, così come noi le usiamo, possono intromettersi in quella che io chiamo l'esperienza del non-corpo. E arrivato il momento di pensare abbandonando il corpo. lo punto verso l'esterno per capire tutto ciò che è possibile raggiungere per una totale comprensione dell'ambiente che mi circonda. Ciò che mi interessa è pensare con la voce interiore, in silenzio. Quando si comincia a pensare per immagini, senza parole, allora si è sulla buona strada [ ... ] La condizione senza parole è la tendenza evoluzionistica. Le parole sono strumenti goffi, verranno abbandonate prima che non si pensi. £ qualcosa che avverrà nell'era spaziale. Molti scrittori “seri” rifiutano la tecnologia. Non capisco questo timore [ ... ] L'idea di usare un mezzo meccanico a scopi letterari sembra loro un sacrilegio. Questa è una delle obiezioni al “taglio” [ ... ] una sorta di reverenza superstiziosa verso la parola. Dicono: come si fa a tagliare la parola? Perché non posso farlo?

Brion Gysin, un pittore e poeta americano che ha vissuto in Europa per più di trent'anni, a quanto ne so è stato il primo creatore dei “tagli”. La sua poesia “Minutes to go” fu trasmessa dalla BBC e quindi pubblicata; mi trovavo a Parigi nell'estate dei 1960 dopo la pubblicazione del Pasto nudo, e mi interessarono le possibilità di questa tecnica. Se ci si pensa bene, The Waste Land è stata il primo collage a “taglio” e Tristan Tzara aveva fatto qualcosa nella stessa Airezione. Dos Passos ha usato la medesima tecnica nelle sequenze di Camera Eye nella trilogia U.S.A.. Ecco, ebbi la sensazione di aver lavorato nella stessa direzione, vederla messa in opera fu una rivelazione per me.

Nova Express, che ho pubblicato nel 1964, è un “taglio” di molti scrittori: Joyce, Shakespeare, Rimbaud, jack Stern che nessuno ha mai sentito nominare e Kerouac. Conrad è il mio favorito. Il mio racconto “Svaniscono soltanto” è un “taglio” di Lordjim, ma c'è anche un'altra tecnica dentro, il fold-in: oltre che tagliare si ripiega il testo. Anche Graham Greene è un altro dei miei favoriti [ ... 1 Mi dicono: “Oh benissimo, ma lei l'ha ottenuto facendo dei tagli” Ma che è “scrivere” se non un “taglio”? e poi la macchina va programmata, qualcuno deve fare i tagli. Le selezioni possibili le ho fatte io, di centinaia di parole che avrei potuto usare, ne ho scelto una.

In Nova Express è implicita una teoria: cioè che quella che noi chiamiamo realtà è in effetti un film, un tipo di film che io definisco biologico. Ora, accade che il movimento clandestino e anche la Polizia Nova, con una irruzione sono penetrati nella

camera oscura (la camera grigia) dove vengono sviluppati i film, possono esporre le negative e impedire che gli avvenimenti abbiano luogo. Sono come qualsiasi altra polizia, anche se qui, è vero, la Banda Nova sta per far saltare in aria il pianeta, e allora il Ragazzo del Metallo Pesante chiama la Polizia Nova, cioè [ ... ] la Tecnologia.

Ogni tanto ho la sensazione di ripetermi nel lavoro, mi piacerebbe fare qualcosa di diverso - cambiare stile, deliberatamente.

La macchina morbida, cioè l'occhio umano, fa saltare fuori tanti personaggi che già erano nel Pasto nudo, il dottor Benway, il Marinaio ecc. [ ... ] sono personaggi che acquisteranno forza [ ... ] l'uomo penetrerà sempre più nello spazio, le forme di vita diventeranno incompatibili con le forme esistenti. Per sopravvivere l'umanità dovrà subire alterazioni biologiche ( ... ] dovremo usare la nostra intelligenza per proteggerle e non farle accadere a casaccio [ ... ] l'unica speranza è di sviluppare l'esperienza del non-corpo per sfuggire alla fine del corpo [ ... ] la guerra interplanetaria significa capire queste possibilità [ ... ] i nani della morte sono organismi parassitari che occupano l'ospite umano, come una radio trasmittente, lo dirigono e lo controllano. Ci sono scienziati che dicono che sarà possibile al momento della nascita installare nel cervello un'antenna radio per controllare pensieri, sentimenti, emozioni, anzi ne impedirà l'evoluzione. 1 “nani della morte” sono armi della Banda Nova che a sua volta tira i fili della Guerra Fredda. La Banda Nova sta usando quel conflitto nel tentativo di far saltare per aria il pianeta, perché se arriviamo al nocciolo della questione di che cosa discutono America e Russia?

Voglio decisamente che quanto dico venga preso alla lettera, perché la gente si renda conto della vera criminalità dei nostri tempi [ ... ] Tutto il mio lavoro è diretto contro coloro che per stupidità o per calcolo si dedicano al progetto di far saltare in aria il pianeta o di renderlo inabitabile. Io mi occupo della esatta manipolazione delle parole e delle immagini per creare un'alterazione nella Coscienza del Lettore [ ... ] lo creo un mondo immaginario nel quale mi piacerebbe vivere.

MileS: “Dal '64 al '66 la produzione di Bill non era commerciale [ ... ] lui attraversava un brutto momento [ ... ] Era molto conosciuto, era parte della swinging London, ma non era presente. Subiva molto il fascino di Brion, un personaggio molto importante nella storia personale di Williani. Non si poteva mettere in discussione ciò che diceva Brion [ ... ] faceva qualsiasi cosa perché glielo aveva detto Brion. Nel 1967 William ricominciò a scrivere, dopo un lungo periodo di esperimenti con il registratore che non avevano prodotto niente di grande. Completò nel '69 Wild Boys, e all'inizio degli anni '70 cominciò a lasciarsi andare, senza produrre nulla [ Non voleva aver rapporti con la gente. Era un ex-guru di proposito [ Stava sempre con johnny, hai capito?, per una qualche ragione li chiamava sempre Johnny, era proprio a terra in quel periodo. Era contento di vedere Brion e Anthony Balch [ ... ] L'influenza di Johnny era ambigua, era molto protettivo e tra i due esisteva un forte legame affettivo; però lui gli portava a casa continuamente marchettari e gangsters da due soldi [ ... 1 Credo che si accorgesse di non aver scritto niente di importante dopo Nova Express, e che per tutti gli anni che aveva fatto esperimenti con il registratore il mondo letterario si era scordato di lui. Lavorava a vuoto, non aveva contatti; Exterminator!, Port of Saints lo dicono”.

1974-1980: il ritorno a casa, la fama riconquistata: Tbe Nova Convention.

Allen, che è un organizzatore, venne a trovarmi a Londra e mi propose un lavoro: il City College a New York cercava uno scrittore per tenere un corso di scrittura creativa, da febbraio a maggio del 1974. Accettai ( ... ] Non so se potrò ancora scrivere [ ... ] James, un mio aiutante, mi organizzò dei poetry readings, non volevo farli, ma poi ho visto che sono andati molto bene, sono molto grato a James [ ... ] Se stai ancora lì dopo la paura, ti viene il coraggio. Se non ci sei, allora sei morto.

Faccio molte prove per i readings. Sono una forma di spettacolo. Bisogna avere diversi modi di comportarsi, devi capire quale sarà il tuo pubblico, infatti ciò che potrebbe andar bene per uno, può rivelarsi un fallimento con un altro.

Ho ricominciato a viaggiare. lo viaggio intuitivamente. Spesso scopro di essere andato da qualche parte solo perché avevo bisogno di una scena da inserire in qualche cosa che avrei scritto dieci anni più tardi. Innanzi tutto sono interessato al problema della sopravvivenza - la cospirazione Nova i criminali Nova e la polizia Nova. Nell'Età Spaziale sarà possibile una nuova mitologia, avremo di nuovo felloni e eroi e le loro trame contro questo

Pianeta. li futuro della scrittura è nello Spazio, non nel tempo.

Ho provato molte volte a scrivere un best-seller ma c'è sempre qualcosa che non gira. Non è che non riesco a farlo o che mi commercializzo, è soltanto che non va. Se punti sul pubblico, devi rispettare delle regole [ ... 1 non puoi aspettarti che il pubblico sperimenti ciò che non capisce soprattutto non lo devi mettere in imbarazzo.

Ho scritto Le ultime parole di Dutch Schultz in una prosa molto semplice e anche il mio ultimo romanzo Cities of the Red Night ha una prosa molto semplice [ ... ] La storia comincia con l'assassinio di un hippie, e un detective, Snide, è incaricato delle indagini, così viene in contatto con strani ambienti.

Nel dicembre del 1978 ho partecipato alla Nova Convention, un convegno per celebrare la mia opera, c'era anche il film di Il pasto nudo, e c'erano tutti gli scrittori e i registi più importanti, non soltanto americani: l'ha organizzato Allen. Adesso ho un posto al Naropa Institute, a Boulder Colorado; grande, è grande, si spende poco e si lavora tranquilli.

Ho un progetto, acquistare un grande appartamenio e fondare l'Accademia William Burroughs per Ragazzi Ricchi che vogliono imparare a sparare ecc. ecc. Va bene la vita in America adesso, è molto meglio di quanto ti aspetteresti. Sembrava che stesse per diventare uno stato di polizia repressivo, ma non è accaduto. Una delle svolte decisive è stato il “Watergate”. Sai l'America ha di tutto, ci sono contadini e fisici atomici, i loro processi mentali non sono uguali; gli Americani hanno molto poco in comune, hanno meno cose in comune di qualsiasi altro popolo. Ci sono delle profonde differenze tra contesti urbani e contesti rurali; ci sono troppi gruppi e differenze occupazionali.

“Secondo me, la funzione dei poeta è quella di renderci consapevoli di ciò che sappiamo senza rendercene conto. Le idee di Allen Ginsberg, le sue opere, le sue dichiarazioni sul sesso e la droga sono state per molto tempo non condivise, anzi ritenute inaccettabili, ora sono diventate accettabili e rispettate [ ... ] penso che tra dieci o quindici anni AlIeri sarà degno del Premio Nobel” (dal discorso pronunciato in occasione del conferimento a Ginsberg del Gold Medal Literary Award, New York, febbraio 1979).

“Credo che Burroughs dovrebbe avere il Premio Nobel. Genét non lo ha mai preso. Solo Burroughs e Genét sono i due veri contendenti per gli onori del mondo” (dichiarazione di Ginsberg in occasione della Nova Convention, dicembre 1978).

ANALISI CRITICA.

Quando ci abitavo, alla fine degli anni Quaranta, Città del Messico aveva un milione di abitanti, l'aria pulita e frizzante e il cielo di quella speciale sfumatura d'azzurro che si intona tanto bene con gli avvoltoi volteggianti, il sangue e la sabbia: quel crudo, minaccioso, spietato azzurro messicano. Città del Messico mi era piaciuta fin dal primo giorno. Nel 1949 ci si poteva vivere con pochi soldi, era abitata da una numerosa colonia di stranieri, c'erano bordelli e ristoranti leggendari, combattimenti di galli e di tori, e tutti i passatempi immaginabili. Da soli si viveva bene con due dollari al giorno. Il mio processo a New Orleans per possesso di eroina e marijuana si stava mettendo così male che decisi di non presentarmi all'udienza in tribunale, e affittai un appartamento in un tranquillo quartiere borghese di Città del Messico.

Sapevo che non sarei potuto tornare negli Stati Uniti per cinque anni, non prima cioè che il reato fosse caduto in prescrizione, perciò chiesi la cittadinanza e mi iscrissi ad alcuni corsi di archeologia maya e messicana all'università locale. La legge per la sovvenzione agli studi dei reduci mi pagava i libri e le tasse universitarie, più un assegno di settantacinque dollari al mese. Pensavo di dedicarmi all'agricoltura, o magari di aprire un bar vicino al confine americano.

La città mi piaceva. In quanto a sudiciume e miseria le zone dei bassifondi davano dei punti a quelle delle città asiatiche. La gente cagava ovunque per strada, poi si sdraiava e ci dormiva in mezzo, con le mosche che entravano e uscivano dalla bocca. I più intraprendenti, non di rado lebbrosi, accendevano fuochi agli angoli delle strade e cucinavano ripugnanti, fetide, abominevoli sbobbe che distribuivano ai passanti. Gli ubriachi dormivano sui marciapiedi della strada principale, e nessun poliziotto li disturbava. Mi sembrava che in Messico tutti conoscessero perfettamente l'arte di farsi gli affari propri. Se qualcuno voleva andarsene in giro con il monocolo o con un bastone da passeggio non esitava a farlo, e nessuno lo degnava di un'occhiata. 1 ragazzi e i giovanotti camminavano sottobraccio e nessuno ci faceva caso. Non perché la gente non si curasse di quel che pensavano gli altri; semplicemente a un messicano non veniva in mente di poter esser criticato da un estraneo, né di criticare il comportamento altrui.

Il Messico era in sostanza una civiltà orientale che rifletteva duemila anni di malattie, miseria, degradazione, stupidità, schiavitù, brutalità e terrorismo psicofisico. Era sinistro, tetro e caotico, quel particolare caos che c'è nei sogni. Nessun messicano conosceva davvero un altro messicano, e quando un messicano uccideva qualcuno (e accadeva spesso), si trattava in genere del suo migliore amico. Chiunque ne avesse voglia poteva girare armato, e ho letto di parecchi casi in cui dei poliziotti ubriachi, sparando agli avventori di un bar, erano stati colpiti a loro volta da civili armati. Un poliziotto in Messico aveva la stessa autorità di un tranviere.

Tutti i funzionari erano corruttibili, l'imposta sul reddito era molto bassa e le cure mediche estremamente economiche, perché i dottori mettevano annunci sui giornali e facevano sconti. Si poteva curare una gonorrea con due dollari e quaranta, oppure comprare la penicillina e iniettarsela da soli. ­L'automedicazione non era regolamentata, e aghi e siringhe si compravano dappertutto. Questo al tempo di Alemán, quando la mordida regnava sovrana, e una piramide di bustarelle saliva dall'ultimo poliziotto di ronda su fino al Presidente. Città del Messico era anche la capitale mondiale del crimine, con la più alta percentuale di omicidi pro capite. Sui quotidiani si leggevano ogni giorno notizie del genere:

Un campesino è appena arrivato dalla campagna, sta aspettando l'autobus: pantaloni di tela, sandali ricavati da un copertone, grande sombrero, macete alla cintura. C'è anche un altro che sta aspettando, in giacca e cravatta, e guarda l'orologio borbottando irosamente tra sé. Il campesino sfila il machete dalla cintura e stacca di netto la testa all'altro. più tardi dirà alla polizia: “Aveva uno sguardo muy feo e alla fine non sono riuscito a trattenermi ”. Ovviamente l'uomo era seccato per il ritardo dell'autobus e guardava se lo vedeva arrivare, quando il campesino fraintende il suo atteggiamento e, detto fatto, una testa rotola nel canale di scolo, con un ghigno orribile e i denti d'oro in bella mostra.

Due campesinos siedono sconsolati sul ciglio della strada. Non hanno soldi per la colazione. Ma ecco un ragazzo che conduce alcune capre. Uno dei due campesinos raccoglie un sasso e sfonda il cranio del ragazzo. I due portano le capre al villaggio più vicino e le vendono. Quando la polizia li arresta stanno facendo colazione.

Un uomo vive nella sua casetta. Uno straniero gli chiede la strada per Ayahuasca. “Ah, da questa parte, senor”. Trascina lo straniero in lungo e in largo: “Per di qua”. All'improvviso si rende conto di non avere la più pallida idea di dove si trovi la strada, e poi che gliene importa? Perciò raccoglie un sasso e uccide l'importuno.

I campesinos si facevano valere con sassi e machete. Più sanguinari erano i politicanti e i poliziotti fuori servizio, ciascuno con la sua .45 automatica. Si imparava in fretta a buttarsi per terra. Ecco un'altra storia vera. Un Político armato viene a sapere che la sua ragazza lo tradisce, che si vede con qualcuno in un certo locale. Un ragazzotto americano è appena entrato e si è seduto vicino a lei, quando il macho si precipita dentro: “CHING0A!”. Tira fuori la sua .45 e fredda il ragazzo direttamente sullo sgabello del bar. Trascinano il corpo fuori e poi per un bel tratto di strada. Quando arrivano i poliziotti il barista si stringe nelle spalle e passa lo straccio sul bancone insanguinato, limitandosi a dire: “Malos, esos muchachos!”.

Ogni paese ha i suoi Stronzi, tipo il poliziotto del Sud che fa una tacca sulla pistola per ogni negro ammazzato, e il macho messicano strafottente, quanto a puro squallore, è certamente al vertice. E molti borghesi messicani sono anche peggio degli altri borghesi del mondo. Ricordo che in Messico le ricette dei narcotici erano di un giallo brillante, come le banconote da mille dollari o il foglio di radiazione dall'esercito. Una volta il vecchio Dave e io cercammo di usare una ricetta che lui aveva legalmente ottenuto dal governo messicano. Il primo farmacista da cui provammo si ritrasse inorridito a quella vista: “No prestamos servicio a los viciosos!”.

Passammo da una farmacia all'altra, stando sempre peggio: “No, senor ... ”. Dobbiamo aver camminato per chilometri.

“Mai stato in questo quartiere ”.

“ Be', proviamone ancora una ”.

Alla fine entrammo in una farmacia che era soltanto un minuscolo buco nel muro. Tirai fuori la receta e una signora con i capelli grigi mi sorrise. La farmacista lesse la prescrizione e disse: “ Due minuti, senior”.

Ci sedemmo ad aspettare. C'erano dei gerani alla finestra. Un ragazzino mi portò un bicchier d'acqua, e un gatto mi si strofinò contro la gamba. Dopo un po' la farmacista ritornò con la nostra morfina.

“ Gracias, senor”.

Adesso il quartiere sembrava incantato: piccole farmacias in un mercato, fuori cassette e bancarelle, sull'angolo una pulqueríà. Chioschi che vendevano cavallette fritte e zucchero candito alla menta nero di mosche. Ragazzi appena arrivati dalla campagna con abiti bianchi immacolati e sandali di corda, le facce di rame brunito e occhi neri selvaggi e innocenti: animali esotici, di un'abbagliante bellezza asessuata. Ecco un ragazzo dai tratti angolosi e la pelle scura, odoroso di vaniglia, una gardenia dietro l'orecchio. Sì, hai trovato un Johnson, ma per trovarlo hai dovuto traversare Merdaville a guado. E sempre così. Proprio quando pensi che la terra sia popolata esclusivamente da Stronzi, incontri un Johnson.

Un giorno bussarono alla porta alle otto di mattina. Andai ad aprire in pigiama e trovai un ispettore dall'Immigrazione.

“ Si vesta. Lei è in arresto ”.

A quanto pare, la vicina aveva sporto una lunga denuncia per schiamazzi e ubriachezza molesta, e c'era anche qualcosa che non tornava nei miei documenti, e poi dov'era questa moglie messicana? I funzionari dell'Immigrazione erano assolutamente decisi a sbattermi in galera in attesa di espellermi in quanto straniero indesiderabile. Ovviamente si poteva sistemare tutto con un po' di soldi, ma il mio interlocutore era il capo del dipartimento e non si sarebbe accontentato di noccioline. Alla fine dovetti scucire duecento dollari. Mentre tornavo a casa dall'Ufficio Immigrazione provai a immaginare che cosa avrei dovuto pa­gare se avessi fatto davvero degli investimenti a Città del Messico.

Pensai ai problemi che avevano continuamente i tre americani proprietari dello Ship Ahoy. 1 poliziotti capitavano sempre lì per una mordida, e poi veniva l'ispettore sanitario, poi altri poliziotti ancora che cercavano un pretesto per farsi un po' di soldi. Portavano via il cameriere e lo pestavano a sangue. Volevano sapere dov'era nascosto il corpo di Kelly, quante donne venivano violentate nel locale, chi spacciava la marijuana. Eccetera. Kelly era un americano fico a cui sei mesi prima avevano sparato nello Ship Ahoy; si era ripreso e adesso era nell'esercito. Nessuna donna era mai stata violentata nel locale, e nessuno ci fumava marijuana. A quel punto avevo completamente abbandonato il mio progetto di aprire un bar in Messico.

Un tossicomane si cura poco della propria immagine. Porta vestiti sporchissimi e logori, e non sente alcuna necessità di attirare l'attenzione su di sé. Durante il mio periodo di tossicodipendenza a Tangeri mi chiamavano “el hombre invisible”. Questa disintegrazione dell'immagine di sé produce spesso un'indiscriminata fame di immagini. Billie Holiday diceva che capiva di esserne fuori quando smetteva di guardare la TV. Nel mio primo romanzo, La scimmia sulla schiena, il protagonista Lee è integrato, sicuro di sé e di dove sta andando. In Checca è disintegrato, disperatamente bisognoso di contatto, del tutto insicuro di sé e dei propri obiettivi.

Naturalmente la differenza è lampante: Lee sotto l'effetto della droga è desiderabile, protetto ma anche rigidamente limitato. La droga non solo cortocircuita la carica sessuale, ma, a seconda delle dosi, ottunde anche le reazioni emotive fino al punto di annullarle. Riandando al periodo in cui si svolge Checca, quell'allucinato mese di feroce astinenza è avvolto da un bagliore infernale, minaccioso e malvagio, che fuoriesce dai bar illuminati al neon, la sordida violenza, la .45 sempre a portata di mano. Con la droga ero come dentro una camera stagna, non bevevo, non andavo molto in giro, mi limitavo a farmi e ad aspettare il buco successivo.

Quando si toglie il tappo, tutto ciò che veniva tenuto a bada dalla droga si rovescia fuori. Il tossicomane in astinenza è soggetto agli eccessi emotivi di un bambino o di un adolescente, a prescindere dalla sua età effettiva. E l'energia sessuale ritorna prepotentemente. Uomini di sessant'anni fanno sogni erotici e hanno orgasmi spontanei (un'esperienza estremamente spiacevole, agafante, come dicono i francesi, da far rabbrividire). Se il lettore non lo tiene presente, la metamorfosi della personalità di Lee sembrerà inspiegabile o psicotica. Bisogna inoltre tenere a mente che la sindrome da astinenza ha una risoluzione spontanea, e non dura più di un mese. E Lee attraversa una fase in cui beve troppo, esasperando tutti gli aspetti peggiori e più pericolosi del malessere causato dall'astinenza: comportamento spericolato, sconveniente, violento, piagnucoloso - in una parola, disgustoso.

Una volta disintossicato, l'organismo si riassesta e si stabilizza a un livello pre-droga. Nel racconto questa stabilizzazione viene infine raggiunta durante il viaggio in Sudamerica. Non ci sono oppiacei disponibili, né altre droghe, dopo la tintura d'oppio di Panama. Il consumo di alcol di Lee si è ridotto a un buon numero di superalcolici verso sera. Non molto diverso dal Lee delle successive Yage Letters, eccetto per la presenza fantasmatica di Allerton.

Così avevo scritto La scimmia sulla schiena, con un intento relativamente semplice: mettere per iscritto nella maniera più semplice e precisa le mie esperienze di tossicomane. Aspiravo a pubblicazione, denaro e riconoscimenti. All'epoca in cui cominciavo a scrivere La scimmia sulla schiena Kerouac aveva pubblicato La città e la metropoli. Ricordo di avergli scritto una lettera in cui dicevo che adesso soldi e successo erano assicurati. Come si può capire, a quei tempi non sapevo nulla di queste faccende.

L'intento di Checca era più complesso, e anche ora non mi è del tutto chiaro. Perché dovevo fare una cronaca così precisa di quei ricordi estremamente dolorosi, spiacevoli, laceranti? La scimmia sulla schiena l'ho scritto io, ma in Checca ho la sensazione di essere stato scritto. Mi stavo inoltre sforzando di trovare un modo per continuare a scrivere, per mettere le cose in chiaro; scrivere è come un vaccino. Appena una cosa viene scritta, perde il potere della sorpresa, proprio come un virus perde il vantaggio quando un virus più debole ha

creato anticorpi pronti a reagire. Così, mettendo per iscritto la mia esperienza, ottenni una certa immunità da altre pericolose avventure di questo genere.

All'inizio del frammento di manoscritto di Checca, ritornato dalla camera stagna della droga alla terra dei vivi come un Lazzaro inetto e demente Lee sembra deciso a farsi qualcuno. C'è un non so che di curiosamente sistematico e asessuale nella sua ricerca di un adeguato oggetto di desiderio, nello spuntare una possibilità dopo l'altra da un elenco che sembra compilato con in mente l'insuccesso finale. A un livello molto profondo Lee non vuole avere successo, ma è disposto a tutto pur di non rendersi conto che non è il contatto sessuale quello che sta davvero cercando.

Ma Allerton rappresentava decisamente un qualche genere di contatto. E qual era il contatto che Lee stava cercando? Visto a posteriori, un concetto molto confuso che non aveva niente a che vedere con l'individuo Allerton. Mentre il tossicomane è indifferente all'impressione che suscita negli altri, durante l'astinenza può sentire il bisogno coatto di un pubblico, ed è chiaramente questo che Lee cerca in Allerton: un pubblico, il riconoscimento della sua esibizione, che, ovviamente, è una maschera, che sta a nascondere una spaventosa disintegrazione. Così si inventa un modo frenetico di attirare l'attenzione che chiama “i numeri”: brutali, comici, irresistibili. “t un Vecchio Marinaio, e ferma uno dei tre ... ” .

L'esibizione diventa il numero di uno spettacolo: fantasie sui Giocatori di scacchi, sul Petroliere texano, il concessionario di schiavi usati Gus Culo-a-Pannocchia. In Checca, Lee dedica questi numeri a un pubblico vero e proprio. In seguito, durante la sua evoluzione come scrittore, il pubblico viene interiorizzato. Ma lo stesso meccanismo che ha prodotto Aj. e il dottor Benway, lo stesso impulso creativo, è rivolto ad Allerton, costretto nel ruolo di Musa plaudente, nel quale si sente comprensibilmente a disagio.

Ciò che Lee sta cercando è il contatto, il riconoscimento, come un fotone che emerge dalla nebbia della non-sostanza per lasciare una traccia indelebile nella coscienza di Allerton. Non riuscendo a trovare un osservatore adeguato, Lee rischia una dolorosa dispersione, come un fotone sfuggito all'osservatore. Lee non sa di essere ormai votato alla scrittura, poiché questo è l'unico modo che ha di lasciare una traccia indelebile, indipendentemente dal fatto che Allerton abbia voglia di stare a guardare oppure no. Lee viene spinto inesorabilmente nel mondo della letteratura. Ha già scelto tra vita e scrittura.

Il manoscritto si trascina fino a Puyo, la città alla Fine della Strada... La ricerca dello Yage è fallita. Il misterioso dottor Cotter vuole soltanto liberarsi degli ospiti inopportuni. Sospetta che siano agenti di Gìll, l'infido socio che vuole rubare il suo geniale metodo per isolare il curaro dal veleno composito delle frecce. Più tardi ho saputo che le industrie farmaceutiche avevano semplicemente deciso di comprare il veleno in grandi quantità e di estrarne il curaro nei loro laboratori in America. Il farmaco venne presto sintetizzato, e adesso è una sostanza di uso comune presente in molti miorilassanti. A quanto pare Cotter non aveva proprio niente da perdere: i suoi sforzi erano già stati superati.

Un vicolo cieco. E Puyo può servire come modello per il Luogo delle Strade Morte: un agglomerato senza sbocco e senza significato di case con il tetto di lamiera sotto un acquazzone perenne. La Shell se ne è andata, lasciandosi dietro i bungalow prefabbricati e i macchinari arrugginiti. E Lee è alla fine del percorso, una fine già implicita nell'inizio. E lasciato in balìa di distanze insormontabili, della frustrazione e della stanchezza per un viaggio lungo e doloroso, inutile, le deviazioni sbagliate, la pista persa, un autobus che aspetta sotto la pioggia... di nuovo ad Ambato, a Quito, a Panama, a Città del Messico.

Quando cominciai a scrivere questa introduzione a Checca, ero come paralizzato da un senso di profonda riluttanza, un blocco dello scrittore simile a una cainicia di forza: “ Getto un'occhiata al manoscritto di Checca e sento di non poterlo proprio leggere. Il mio passato è un fiume avvelenato da cui ho avuto la fortuna di poter fuggire, e dal quale mi sento immediatamente minacciato, anni dopo gli eventi narrati. Doloroso al punto che ho difficoltà a leggerlo, figuriamoci a scriverne. Ogni parola e ogni gesto mi fanno rabbrividire”. La ragione di questa riluttanza mi diventa più chiara quando mi costringo a guardare: il libro è motivato e plasmato da un evento che non viene mai menzionato, che è anzi evitato con cura: l'uccisione accidentale di mia moglie joan con un colpo di pistola, avvenuta nel settembre del 1951.

Quando scrivevo Strade morte mi sentivo in contatto spirituale con lo scrittore inglese Denton Welch, e avevo modellato direttamente su di lui l'eroe del romanzo, Kim Carson. Interi paragrafi mi uscivano quasi sotto dettatura, come in una seduta spiritica. Ho già scritto di quel fatidico mattino dell'incidente che lasciò Denton invalido per quel che restava della sua breve vita. Se si fosse trattenuto un po' più a lungo qui, e non così a lungo là, sarebbe mancato all'appuntamento con l'automobilista che colpì da dietro la sua bicicletta senza alcuna ragione apparente. A un certo punto Denton si era fermato a prendere un caffè e, guardando i cardini, in parte rotti, delle imposte di una finestra del bar, era stato colto da un senso di desolazione e lutto universali. Perciò ogni evento di quel mattino è carico di un significato speciale, come se fosse sottolineato. Questa portentosa preveggenza permea la scrittura di Welch: un pasticcino, una tazza di tè, un calamaio acquistato per pochi scellini si caricano di un significato speciale e spesso sinistro.

Leggendo il manoscritto di Checca provo esattamente la stessa sensazione, con un'intensità quasi insopportabile. L'evento verso il quale Lee si sente inesorabilmente trascinato è la morte della moglie per mano sua, la consapevolezza di essere posseduto, della mano di un morto che aspetta di scivolare sulla sua come un guanto. Così una nebbia minacciosa e malvagia si alza dalle pagine, una malvagità che Lee, avveduto e ingenuo al tempo stesso, cerca di allontanare con deliranti voli della fantasia: i suoi numeri, che fanno rabbrividire a causa dell'atroce minaccia che vi si intuisce appena dietro o a fianco, una presenza impalpabile come una foschia.

A Parigi Brion Gysin mi disse: “Perché lo spirito del male ha sparato a joan per essere... ”. Un frammento di messaggio medianico incompleto... oppure completo? Non ha bisogno di essere completato, se lo si legge: “ lo spirito del male ha sparato a joan per essere ”, cioè per mantenere la sua odiosa attività parassitaria. Il mio concetto di possessione è più vicino a quello medioevale che alle moderne spiegazioni psicologiche, con la loro dogmatica insistenza che tali manifestazioni debbano venire dall'interno e mai e poi mai dall'esterno. (Come se ci fosse una netta distinzione tra dentro e fuori). Mi riferisco a una precisa entità. E comunque, il concetto psicologico potrebbe anche essere stato inventato dalle entità stesse, poiché niente danneggia di più il possessore che essere visto come una creatura invasiva separata dall'ospite che ha invaso. E questo fa sì che si mostri solo quando è assolutamente necessario.

Nel 1939 cominciai a interessarmi ai geroglifici egizi e andai a trovare un tizio del Dipartimento di Egittologia dell'Università di Chicago. E qualcosa mi gridava nell'orecchio: “TU NON C'ENTRI NIENTE CON QUESTO POSTO! ”. Sì, i geroglifici mi fornirono una chiave al meccanismo della possessione. Come un virus, l'entità deve trovare un porto d'accesso.

In questa circostanza ebbi la prima chiara indicazione che nel mio essere c'era qualcosa che non era me, e che non controllavo. Ricordo un sogno di questo periodo: lavoravo come disinfestatore a Chicago, verso la fine degli anni Trenta, e vivevo in una pensione nella parte più vicina al centro del North Side. Nel sogno galleggio fino al soffitto in preda a un senso di morte e disperazione totale, e guardando in basso vedo il mio corpo uscire dalla stanza con intenti omicidi.

Chissà se lo Yage avrebbe potuto risolvere la situazione con una delle sue folgoranti illuminazioni. Ricordo un cut-up che feci a Parigi anni dopo: “ Crudi venti escoriati d'odio e sventura cannarono il colpo ”. E per anni pensai che si riferisse a quando la droga schizza dal lato della siringa o del contagocce a causa di un'ostruzione. Brion Gysin mi indicò il vero senso: il colpo che aveva ucciso Joan.

A Quito mi ero comprato un coltello da scout. Aveva l'impugnatura di metallo e sembrava stranamente vecchio e annerito, come se fosse uscito dal negozio di un rigattiere di fine secolo. Mi sembra di vederlo, con l'argentatura che si scrosta su un vassoio pieno di vecchi coltelli e anelli. Erano più o meno le tre del pomeriggio, pochi giorni dopo il mio ritorno a Città del Messico, e avevo deciso di farlo affilare. L'arrotino aveva un fischietto e taceva un percorso fisso, e mentire mi avvicinavo al suo carretto il senso di lutto e tristezza che mi aveva oppresso per tutto il giorno, tanto da rendermi faticoso persino respirare, si intensificò a tal punto che mi ritrovai le lacrime che mi scorrevano sulle guance.

“ Ma cosa diavolo c'è che non va? ” mi chiesi.

Questa forte depressione e un senso di sventura ritornano continuamente nel testo. Di solito Lee li attribuisce ai suoi insuccessi con Allerton. “ Un enorme peso gli rallentava movimenti e pensieri. Aveva la faccia rigida, la voce incolore”. Allerton ha appena rifiutato un invito a cena e se ne è andato all'improvviso. “Fissò il tavolo, i pensieri rallentati, come se avesse un gran freddo ”. (Leggendo queste parole ho davvero freddo e mi sento depresso).

Ecco un sogno premonitore fatto nella baracca di Cotter in Ecuador. “Era davanti allo Ship Ahoy. Il locale sembrava deserto. Sentiva qualcuno piangere. Vide suo figlio, si inginocchiò e lo prese in braccio. Il pianto si fece più vicino, un'ondata di tristezza ...

Strinse Willy forte al petto. Un gruppo di persone con l'uniforme da carcerato. era immobile davanti a lui. Lee si chiese che cosa stessero facendo e perché lui piangesse ”.

Mi sono costretto a ricordare il giorno della morte di Joan, il senso opprimente di lutto e sventura... mentre camminavo lungo la strada all'improvviso mi sono ritrovato con le lacrime che mi scorrevano sulle guance. “Che cosa mi succede?”. Il coltellino da scout con l'impugnatura di metallo, l'argentatura che si stacca, un odore di vecchie monete, il fischietto dell'arrotino. Cosa ne sarà stato di quel coltello che non sono mai andato a riprendere?

Sono obbligato a giungere alla terrificante conclusione che senza la morte di Joan io non sarei mai diventato uno scrittore, e a rendermi conto di quanto questo evento abbia motivato ed espresso la mia scrittura. Vivo sotto la minaccia costante di essere posseduto, e un bisogno costante di sfuggire alla possessione, al Controllo. Perciò la morte di Joan mi ha messo in contatto con l'invasore, lo Spirito del Male, e mi ha trascinato in una battaglia lunga un'intera vita, in cui non ho avuto altra scelta che scrivere la mia via d'uscita.

Mi sono costretto a fuggire alla morte. Denton Welch è quasi la mia faccia. Odore di vecchie monete. Cosa ne sarà stato di quel coltello chiamato Allerton, di ritorno alla terrificante Margaras Inc. ? La comprensione è un fare formulato nella maniera più semplice? Il giorno della sventura e della perdita di]oan. Trovate lacrime che scorrevano giù da Allerton, si staccavano come da un pistolero del West. Che cosa stai riscrivendo? La preoccupazione di tutta una vita per il Controllo e il Virus. Dopo aver trovato l'accesso il virus utilizza l'energia, il sangue, la carne e le ossa dell'ospite per fare copie di sé. Modello di dogmatica insistenza mai da fuori mi stava gridando nell'orecchio: “TU NON CENTRI NIENTE CON QUESTO POSTO!”.

Una scrittura da camicia di forza accuratamente paralizzata con intensa riluttanza. Per sfuggire alle loro -righe prescritte anni dopo gli eventi narrati. Un blocco dello scrittore evitò la morte dijoan. Denton Welch è la voce nebulosa di Kim Carson sottolineato messaggio spiritico interrotto.

Williain S. Burroughs

Febbraio 1985

Scarpellini Mario

Testi di Burroughs William


Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Letteratura
 - Stampa pagina
Aggiornamento: 25-04-2015