I due poliziotti COLOMBO E DERRICK

Ermes Dorigo

Il tenente Colombo, con Peter Falk, telefilm (Rai 2)

L’ispettore Derrick, con Horst Tappert, telefilm (Rai 2)


Se chiediamo al Dizionario del Devoto-Oli cosa sia un poliziotto, esso ci risponde semplicemente: Agente di polizia; rinviati pertanto alla voce polizia, apprendiamo che essa è parte dell’organo esecutivo dello Stato, e anche che afferisce all’ambito "relativo alla istituzione e al governo dello Stato e, generalmente, alla vita pubblica e politica".

Anche dal semplice livello denotativo possiamo intuire come il ruolo assegnato al poliziotto si possa interpretare come segnale sommamente significativo dello stato dei rapporti cittadini/legalità: a seconda che egli si collochi più sull’uno che sull’altro dei due versanti, possiamo inferire l’indice di democrazia e/o di autoritarismo di quella società. Se, però, vogliamo leggere i telefilm polizieschi come cifra conoscitiva di una determinata realtà, in pratica come delle tranches de vie, allora il dizionario si rivela insufficiente, ed è opportuno assumere il lessema ‘poliziotto’ come semema, scomponendolo nei suoi tratti semantici più significativi, a evidenziare soprattutto le marche connotative di un universo semiotico enciclopedico e complesso, e considerare il poliziotto come il funtivo di una relazione oppositiva, società civile vs. istituzioni, per mettere in luce i modi della conciliazione di questa opposizione.

Prima di scendere nell’analisi della testualità specifica dei telefilm oggetto di questo scritto, sono necessarie alcune osservazioni, preliminari. Una prima considerazione è la seguente: non paiono senza senso la presente (anni ’80) inflazione e l’alto indice di gradimento di telefilm polizieschi (da quelli... stradali tipo i Chips a quelli parapolizieschi delle avvenenti Charlie’s Angels, ed altri), ma da porre in stretta relazione soprattutto con il contesto socio‑politico‑culturale, marcato prevalentemente dall’intento di ridefinire i rapporti Stato/società civile in sintonia con l’economico post‑industriale, piuttosto che con le eventuali novità introdotte da questi serials nel genere che, anzi, presenta un cliché sempre più logoro e stereotipato. Senza per questo sottovalutare gli effetti psicologici della iterazione: "la ripetizione stimola le strutture affettive‑automatiche di un livello inferiore dell’encefalo, dove la critica ‑ che potrebbe annullare l’azione della carica affettiva ‑ è assente" (R. e R. Balbi, Lungo viaggio al centro del cervello, Laterza). Soprattutto se, come pare, è possibile riconoscere in questi telefilm anche una mediata proposta di comportamenti sociali, oltre che l’immagine che una società dà di se stessa.

Una seconda considerazione va fatta in relazione alla linea di politica culturale della rete televisiva (Rai 2) che li mette in onda. Questa rete, a differenza di Rai I che si contraddistingue, tra l’altro, per il permanere nel solco del tradizionalismo (Adelante, con juicio) e di Rai 3 che pare voglia caratterizzarsi per un più preciso impegno culturale, è percorsa spesso da sussulti nevrotici, confusionismo, sterile sperimentalismo, ma soprattutto dall’intenzione esplicita di trasformare il servizio pubblico in servizio statale, direttamente dipendente dall’esecutivo, cioè di usare il mezzo televisivo precipuamente come creatore e cogente di comportamenti sociali e per condizionare e modificare la percezione della realtà, in funzione di un nuovo modello di Stato e di società (naturalmente, i telefilm in questione sarebbero solo due tasselli di un mosaico strategico più ambizioso).

Non si può infatti tacere che tale rete è monopolizzata dal CraPsi e che, quindi, le scelte di programmazione hanno alle spalle un progetto politico‑culturale di più vasto respiro. Mancando per lo più una autonoma elaborazione culturale, questa rete ricorre quasi sempre a prodotti e modelli culturali d’importazione, fidando nella loro introiezione inconsapevole da parte del teleutente che, ad esempio, nel suo rapporto simpatetico col poliziotto si dovrebbe costruire come cittadino del nuovo Stato, acquisendo la disponibilità individuale e l’abito mentale adatto ad accettare interventi... innovativi nella società e nella politica: dal modello giapponese che, dopo il boom di Goldrake, alla lunga ha mostrato la corda ‑ anche perché il principio della delega totale all’eroe salvifico si è rivelato troppo sospetto e impraticabile per la complessità che contraddistingue la dinamica socio‑politica della realtà italiana ‑ all’attuale oscillare, a livello di modelli non solo socio‑culturali, tra la via americana e la via tedesca alla democrazia consociata, di cui le due serie poliziesche in questione ci mostrano uno spaccato, limitato ma significativo.

Prima di scendere nel dettaglio critico, vorrei precisare che si focalizzerà l’analisi soltanto su alcune strutture narrative e che si privilegerà, rispetto a quello tematico, il livello simbolico‑ideologico: inoltre, anche a rischio di rasentare la pedanteria scolastica, si opterà per l’analisi contrastiva e binaria, per rendere più evidente l’assunto sotteso a questo scritto, cioè che la figura del poliziotto è rivelatrice del modo d’essere del rapporto società civile/legalità statuale.

Cinesica e prossemica

I due termini costituiscono l’aspetto più appariscente di Colombo, l’impronta visiva immediata della sua contrastività con Derrick. A essi, in questa sede, viene attribuito un significato estensivo, a comprendere, oltre la gestualità e i movimenti corporei e le distanze interpersonali, anche i codici più vicini e affini, quali quello dell’abbigliamento e dell’automobile, segni di status‑symbol sociale, e quelli relativi ai tratti soprasegmentali del linguaggio e ai gesti di conversazione (vedi Tabella 1).

Le due serie, sommariamente delineate in tabella, ci permettono di chiarire la caratteristica del ruolo che lo Stato assegna ai due poliziotti e la loro collocazione in rapporto alla società civile Colombo è più personaggio, più simbolicamente individualizzato, pur se, a livello intertestuale, rinvia ai tòpoi di tanta cinematografia americana l’integrazione razziale, l’ottimismo progressivo, l’intrinseca bontà dell’american way of life. Si propone, comunque, come simbolo della middle class, esaltandone la centralità nella funzione di controllo sociale sull’intera vita economica e politica americana (il che, nell’epoca reaganiana, è una grande mistificazione ideologica, che maschera la progressiva disaggregazione e relativa marginalizzazione di questo ceto sociale).

Derrick, al contrario, si pone come emanazione diretta dello Stato, dell’ordine come valore assoluto (in questo caso, per fortuna ancora intrinsecamente legato alla giustizia). Di qui la sua impersonalità e i suoi occhi da cyborg: egli non rappresenta la legge, è la legge, personificata in un ruolo puramente attanziale.

Per Colombo l’attività investigativa porta in sé una carica ideale e una funzione sociale; per Derrick è mestiere e asettico professionismo. Questa loro diversa collocazione, sul fronte sociale e su quello statuale, è confermata dalla diversità dei collaboratori.

Gli aiutanti

E' vero che Colombo conduce le indagini in modo tipicamente individualistico; anch’egli però ha un aiutante, del tutto particolare e non appartenente alla polizia: è la fantomatica moglie, concentrato del senso comune, dei pregi e delle vanità del ceto medio (preoccupata, com’è sempre, del vestito, dei fiori, delle ricette, delle crociere, della partecipazione alle feste della polizia o a quelle organizzate dalle associazioni benefiche cui partecipa attivamente indirettamente, ne esce un oleografico e malinconico revival di una organizzazione sociale al tramonto, una sorta di epopea del ceto medio). Proprio la moglie radica Colombo nella società americana e, nello stesso tempo, nelle cose, ai fatti, e ne condiziona profondamente il metodo d’indagine.

Derrick ha un collaboratore istituzionale, un subalterno, vero braccio esecutivo della legge, ma anche impedimento a qualsiasi azione o iniziativa individuale, tant’è vero che i due sono inseparabili e strettamente coordinati, a garantire ancor più la loro impersonalità e imperturbabilità, che pare incrinarsi solo quando la loro astratta razionalità deve confrontarsi, non senza fastidio, con la realtà.

Metodo d’investigazione

Quello di Colombo si può definire ascendente, tipico di una cultura pragmatica; egli infatti procede induttivamente, per dettagli e particolari, per tentativi e ipotesi, dai fatti empirici a un compiuto ordine razionale, dipendente da quelli. L’indagine, quindi, per Colombo è scoperta, superamento dell’ostacolo (in trasparenza, la frontiera), ma anche espressione di un atto di fiducia in una razionalità ancorata a una realtà ancora non derealizzata. Colpevole, solitamente, è quello che ha in mano una verità compiuta, puramente congetturale e deduttiva. La novità del personaggio‑Colombo credo stia proprio in ciò: l’investigatore è titubante e reticente, mentre l’inquisito parla e sa tutto.

Di contro, Derrick procede con metodo discendente, deduttivamente. La razionalità e la verità stanno prima e al di qua della realtà e l’ordine è un a priori, indipendente dalla realtà. L’indagine quindi si attua come inveramento d’una verità già posseduta. Il che rivela il retaggio idealistico della cultura ufficiale tedesca, con quello che di intrinseco statalismo porta con sé, per cui la democrazia autoritaria trae legittimazione da una ideologia e da una concezione pessimistica della società civile, di sfiducia nella varietà della storia e, segnatamente, nelle classi medie, com’è confermato dalle caratteristiche degli inquisiti.

Gli antagonisti

Le opposizioni evidenziate nella Tabella 2 mettono in luce chiaramente le diverse ideologie sociali, sottese alle due figure di poliziotto. Chiarito che il termine "normalità" in tabella sta a indicare lo stato di salute medio di una società, che in questi telefilm viene oggettivato e simbolizzato in personaggi e ambienti tipici del ceto medio, è necessario sottolineare ancora una volta come questo strato sociale stia dietro e con Colombo, di fronte e contro Derrick. I devianti di Colombo appartengono, di conseguenza, al ceto medio-alto e alto, al mondo degli affari e della finanza, al ceto politico o militare: devianza e corruzione come fatto eccezionale, punite da una democrazia che ha fondamenta salde, tali da garantirle una buona capacità d’autodifesa.

Questa sotterranea ideologia determina in superficie il procedimento d’indagine, di cui già s’è detto in precedenza, ma cui è opportuno aggiungere un’osservazione: non ci sono sospetti a largo raggio per Colombo (appunto perché la generalità della società è sana), al punto che egli stesso si premura di rassicurare gli eventuali dubbiosi del contrario. La società civile legittima le istituzioni ed è garanzia del corretto funzionamento delle stesse. Dove, al contrario, entra in scena l’ispettore Derrick, la sua asetticità e impersonalità hanno il potere di rivelare quel mondo come totalmente degradato e corrotto; di fronte a Derrick, alla personificazione della legge, tutti si sentono, se non colpevoli, almeno colpevolizzati, e il luogo della colpa non sta nell’eventuale azione delittuosa, ma nei sentimenti, nelle passioni che si agitano in questa patologica medietà.

Ne nasce uno spaccato allucinante della società tedesca e, quindi, della concezione che lo Stato tedesco ha della società civile: dietro il conformismo perbenista (adesione di facciata alle norme sociali) albergano, soprattutto nell’universo concentrazionario familiare, egoismo violenza meschinità marciume ipocrisia ambizioni frustrate avidità arrivismo: una miscela esplosiva e potenzialmente criminale che ‑ pare ammonire Derrick ‑ potrebbe trasformarsi nuovamente in una Weimar, se non fosse depurata costantemente e plasmata dall’occhio vigile della legge.

Da questo punto di vista, le indagini di Derrick si configurano come un percorso formativo e pedagogico: prima di arrivare al deviante, la Legge ammaestra i reprobi e intima loro i comportamenti corretti. Il suo ruolo è quindi molto più impegnativo di quello di Colombo: il tenente percorre un viaggio nel sociale, per illustrare allo spettatore, come una guida turistica, le bellezze e la sanità del sistema che regola la società in cui agisce; l’ispettore invece ha la funzione morale di mettere in guardia il cittadino da se stesso perché, nello Stato del Berufsverboten, il male sociale alberga soprattutto nell’individuo.

Va da sé che la dinamica sociale è molto più complessa di quella che traspare in questi telefilm; è certo tuttavia che l’attenzione ai ceti medi è tanto più grande quanto più sostanziali sono le modificazioni strutturali in atto all’interno di una società. Tutto chiaro, dunque? Viva l’America e abbasso la Germania? No. Perché in effetti le due serie di telefilm così intrinsecamente diverse si conciliano in un punto preciso qualunque sia il tipo di legittimazione, l’ordine costituito non può esser messo in discussione.

TABELLA 1

Colombo

Derrick

Automobile utilitaria e ammaccata BMW di grossa cilindrata e sempre ben lucida
Abiti sgualciti e modesti Abiti stirati e di buon taglio
Camminata goffa e impacciata Posizione sempre eretta
Gestualità 'meridionale' Sempre molto controllato
Affetto da strabismo Sguardo impassibile e impersonale
Sorriso ironico Sorriso gelido
Discorrere allusivo-analogico Discorrere denotativo
In contatto quasi fisico con l’inquisito Mantiene le distanze
Di nazionalità italo-americana Di nazionalità tedesca

TABELLA 2

Per Colombo

Per Derrick

Normalità = corpo sociale sano Normalità = corpo sociale malato
Devianza = eccezione, corpo estraneo Deviante = climax della normalità
   
 

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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Letteratura
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Aggiornamento: 25-04-2015