L’etica di Benedetto Croce

Dario Lodi


Benedetto Croce (1866-1952) ha segnato il mondo intellettuale della prima parte del XX secolo. Se ci riferiamo all’impostazione del suo pensiero, profondamente etico, la sua figura è infatti di rilievo internazionale. L’eticità di Croce si riferisce ad un impegno serio e continuo nella formulazione del pensiero. Per lo studioso, di matrice meridionale, queste serietà e continuità devono essere poste a guardia di un divenire la cui finalità è un costante miglioramento delle performance umane.

Filosofo, Croce lo fu nella misura di una definizione ordinata della propria vocazione realistica, hegeliano nella misura in cui viene data importanza all’animus, allo spirito. In Hegel lo spirito ha la missione di asservire la realtà. “Ciò che è reale è razionale e viceversa” è una frase che denuncia l’onnipotenza umana che da uno stato potenziale passa ad una realizzazione pratica. In Croce, l’uomo ha il dovere di analizzare ciò che lo forma e ciò che lo circonda: il Nostro ha una preoccupazione identificativa corretta che si evolve con l’evolversi del tutto.

A questo punto, egli veste i panni che gli sono propri: quelli del critico. Li veste e li fa aderenti al proprio scrupolo analitico. Da questo scrupolo nasce la prosa crociana, che è maestosa e sostenuta, senza mai perdersi in leziosaggini e senza indugiare in compiacimenti letterari. E’ davvero un piacere leggerla. In quanto ai concetti espressi, essi sono legati ad intuizione ed acribia esplorativa.

Croce ammirava anche Vico, la cui scoperta del “sentire” le cose per conoscerle, pur dopo attenta analisi, fu rivoluzionaria, anche se con scarso seguito. Un buon storico è colui che vive in sé ciò che tenta di spiegare. Buon storico è Tucidide più che Erodoto. La visione storica di Croce è il perfezionamento della personalità umana attraverso la puntigliosa analisi del fatti. A sostegno di questa visione, egli fa intervenire una erudizione che prova, non sempre con successo, ad usare come mezzo e non come fine. Il compiacimento per la conoscenza minuta, cronachistica, aneddotica, viene sempre tenuto a bada con successo (ma si avverte all’interno dello scritto, così come si avverte la discrezione della sua presenza).

Quanto egli sia stato coerente con la propria filosofia di vita è dato dal suo impegno per mantenersi libero. Croce distingueva la politica dall’impegno intellettuale. Per ciò ebbe con il Fascismo un comportamento distaccato, salvo doversene occupare per ragioni istituzionali pregresse. Egli era senatore dal 1910 ed era stato Ministro dell’Istruzione nel biennio 1920-1921 con l’amico Gentile, con il quale aveva preparato un nuovo programma scolastico che poi Gentile, fascista sino all’ultimo, avrebbe attuato. Come molti, dapprima aveva accettato il Fascismo in quanto vi vedeva un capacità di ordine sociale che altre forze non erano in grado di assicurare.

Dopo il delitto Matteotti (10 giugno 1924), il Nostro diede vita ad un Manifesto degli intellettuali con il quale respingeva la brutalità di Mussolini. Ma nello stesso anno votò la fiducia al Duce perché non lo riteneva implicato nel delitto Matteotti e lo stimava in grado di mettere in riga l’estremismo fascista, visto come il vero autore del misfatto ad insaputa del vertice. Poco dopo divenne un riferimento della resistenza alla dittatura, sebbene egli mostrasse più indignazione (appartata) che una presa di posizione risoluta. La dittatura lo accettò, anche per la sua figura carismatica di livello mondiale.

E’ indubbiamente interessante la posizione di Croce (e di Gentile) nei confronti della la scienza.

Nella posizione interviene anche l’idealismo di Hegel, secondo il quale conta il processo di maturazione del pensiero costruttivo in generale più che la costruzione pratica, che è particolare e contingente.

Ovviamente, nella visione hegeliana c’è molto di Platone e del concetto di perfezione dell’essere che si rifà al filosofo greco. Coerentemente, Croce non poteva esaltare la scienza in sé in quanto attività pragmatica. Nel suo programma scolastico (pare che l’idea fosse principalmente sua e che poi Gentile sistemò) l’esaltazione va a sostenere la figura umana nella sua interezza: in esso si avverte l’imperativo categorico di formare la persona, di renderla responsabile di sé e cosciente della propria intelligenza, preparandola di conseguenza anche alla necessaria operatività utilitaristica immediata.

Croce ha il coraggio, in un’epoca nella quale la scienza utilitaristica è tutto, di avanzare un’idea rivoluzionaria per la quale il progresso deve venire da tutte le energie umane. Così ragionando, il mondo nuovo sarebbe stato realizzato dall’intelligenza nella sua interezza, essendo impossibile o fuorviante realizzarla con la sola intelligenza pratica. Il Nostro non ostacolava affatto la scienza, ma la racchiudeva in un ambito esecutivo, per ovvie ragioni, per pratiche necessità, non la portava su un piano speculativo maggiore. Tutto questo conferma il grado di eticità professato da Croce, ribadisce il rispetto e la considerazione che il grande intellettuale aveva per la personalità umana. Croce ha scritto moltissimo. Molto interessante ed esauriente la sistemazione dei suoi scritti fatta dai Classici Ricciardi nel 1951 a cura dell’interessato.

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Testi di Benedetto Croce


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Letteratura
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Aggiornamento: 25-04-2015