GABRIELE D'ANNUNZIO (1863-1938)


Nasce a Pescara nel 1863 da famiglia borghese di possidenti. Compie gli studi liceali presso un collegio di Prato. Appena sedicenne pubblica il primo volumetto di poesie, Primo vere, che, pur essendo influenzato dalle Odi barbare del Carducci, ottiene notevole successo.

Nell'82 si trasferisce a Roma per gli studi universitari, ma, pur essendosi iscritto alla facoltà di Lettere, non riuscirà mai a conseguire la laurea. In quegli anni preferisce frequentare gli ambienti letterari, giornalistici e mondani della capitale, iniziando subito una notevole attività di giornalista e scrittore (collabora a importanti riviste culturali). Persino il Carducci lo apprezza e lo incoraggia. Praticamente egli diventa lo scrittore preferito dell'alta società romana.

Sino al 1910 la sua vita fu caratterizzata da un intenso lavoro letterario e da esperienze stravaganti con le quali sapeva attirare l'attenzione su di sé. Dagli amori d'occasione (in particolare quello con Eleonora Duse, la più celebre attrice dell'epoca), nonostante si fosse sposato nell'83, ai duelli con la sciabola, dalle frenetiche corse equestri alla passione per i primi voli aeronautici, dal gusto di arredare celebri ville al disprezzo verso i suoi creditori, dai soggiorni prolungati in un ex-convento degli Abruzzi per scrivere i suoi romanzi, al servizio militare che volle prestare presso il Reggimento dei Lancieri di Novara, dalle crociere in Grecia all'elezione a deputato parlamentare di estrema destra (con un suo programma autoritario e nazionalistico, vicino alle posizioni del Crispi), fino al teatrale passaggio all'estrema sinistra, a motivo del disprezzo che nutriva per la classe dirigente italiana. I socialisti però non lo presero mai sul serio. Da allora comunque non venne più rieletto.

Nel 1910 l'impossibilità di far fronte agli ingenti debiti accumulati con la sua vita lussuosa e dispendiosa, lo obbliga a emigrare in Francia, a Parigi, dove fu accolto con un entusiasmo mai concesso prima ad un autore italiano. La sua fama di poeta, infatti, si era estesa anche fuori d'Italia. A Parigi lo raggiunge una delegazione di studenti di Bologna per indurlo ad accettare la cattedra di letteratura italiana che il Pascoli aveva lasciato vacante, ma rifiutò l'invito.

Allo scoppio della prima Guerra mondiale (1915), torna in Italia, coll'intenzione di scendere in campo contro gli Imperi centrali (Austria e Germania). Pronuncia un famoso discorso interventista presso la scogliera di Quarto, già punto di partenza dell'impresa garibaldina, e si arruola come volontario nell'esercito italiano, compiendo audaci e clamorose imprese belliche, per cielo per terra e per mare, che gli valsero il grado di colonnello, 5 medaglie d'argento e una d'oro. Subì numerose ferite, la più grave delle quali fu la perdita di un occhio.

Finita la guerra si oppone al trattato di pace di Versailles che non aveva permesso all'Italia di occupare Fiume. Con alcune centinaia di "legionari" s'impadronisce della città, instaurandovi un governo personale, che dura sino al Natale del 1920, allorché il governo di Roma, timoroso di complicazioni internazionali, pose fine all'impresa con l'invio di truppe.

D'Annunzio si ritira a Gardone, sul lago di Garda, in una villa ove allestisce un museo della sua vita artistica e militare. Appoggia con entusiasmo l'ascesa del fascismo al potere. Nel 1924, in occasione della celebrazione dell'annessione di Fiume all'Italia, ottiene riconoscimenti onorifici dal Re e dal Governo, il quale decreta l'edizione nazionale di tutte le sue opere. Tuttavia, i suoi ultimi anni, sino alla morte avvenuta nel 1938, li passerà pressoché in solitudine.

Ideologia e poetica

D'Annunzio fu lo scrittore che tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento ebbe la risonanza più vasta di pubblico e influì in modo determinante sulla letteratura e sul costume del tempo. Egli è passato attraverso le seguenti fasi:

a) Fase edonistica e sensuale (vedi ad es. il romanzo Il piacere). I protagonisti dei suoi romanzi sono esteti raffinati, moralmente indifferenti ai drammi della vita, individualisti, interessati al piacere sensuale: sul piano intellettuale vi è la ricerca delle frasi ad effetto, che colpiscono l'immaginazione.

b) Fase superomistica (scopre la filosofia di Nietzsche e anticipa quella del fascismo italiano. Vedi ad es. i romanzi Il trionfo della morte, Le vergini delle rocce, Il fuoco). Rifiuta esplicitamente l'etica cristiana fondata sulla carità e sulla fratellanza, afferma la volontà di potenza, che si deve incarnare in momenti eccezionali, in un'aristocrazia (di sangue e di stirpe) che guidi i destini dell'umanità: di qui la valorizzazione della civiltà greco-romana e del Rinascimento; di qui l'idea di una missione di potenza e grandezza della nazione italiana da realizzarsi con le imprese militari e colonialistiche. In questa fase il poeta sente di rappresentare gli interessi della media borghesia italiana, i suoi sogni proibiti: la forza fisica, le straordinarie capacità erotiche, il coraggio indomito, l'eleganza raffinata (nei modi e nel vestire), l'eloquenza nel parlare, l'avventura impossibile, il vivere rischioso, il lusso sfarzoso, l'esaltazione della patria che dev'essere forte e potente, la difesa dell'ordine costituito contro il ribellismo sociale. [Non dimentichiamo che l'Italia aveva raggiunto da poco l'unificazione nazionale e che per potersi sviluppare in modo capitalistico aveva bisogno di terre da conquistare e di imporsi a livello europeo, facendosi spazio tra le due grandi potenze: Inghilterra e Francia.]

c) Fase del riflusso: inizia poco prima della guerra mondiale (a partire dalla Contemplazione della morte, che è del 1912). Il poeta, profondamente deluso, si ripiega su se stesso, provando un senso di nausea e di stanchezza per il suo frenetico attivismo degli anni precedenti. Si rifugia nelle memorie dell'infanzia, si sente sconfitto. A tale situazione reagirà con l'impegno militare durante la guerra, ma la sua produzione letteraria era già finita.

Notevole dunque la varietà degli atteggiamenti. Anche a livello letterario egli assimila le tendenze più diverse. In prosa, all'inizio, sperimenta la poetica dei naturalisti francesi (Zola) e dei veristi italiani (Verga), svuotandoli però del loro contenuto ideologico e sociale. Ciò che gli preme è la tecnica descrittiva: obiettiva, minuziosa, impassibile. Tuttavia, il D'Annunzio è ben lontano dall'obiettività degli autori francesi e dal pessimismo tragico del Verga. La sua insistenza è piuttosto sui temi dell'orrido, del primitivo, del vizio: l'umanità che viene rappresentata è semibarbara, violenta, radicata nelle proprie superstizioni. Il D'Annunzio vuole esprimere sensazioni forti ma meramente fisiologiche (vedi ad es. Novelle della Pescara).

Poi passa ai moduli stilistici carducciani, in poesia, anche se la sensuale rappresentazione della figura femminile e dell'amore sono temi estranei al Carducci. Poi si lascia influenzare dal romanzo russo di Tolstoi e Dostojevskij, pensando di dover trattare temi più impegnativi, come ad es. quello del rimorso per un delitto commesso (vedi i romanzi Giovanni Episcopo e L'innocente). E poi ancora ha accolto le forme tradizionali del "dolce stilnovo", e così via. Come si può notare, notevole è la superficialità dei temi trattati e dei contenuti poetici. Anche nello stile, troppo estetizzante, retorico, erudito, artificiale, con molta difficoltà si possono cogliere situazioni o drammi realistici. La parola viene ricercata più per il suono che per il suo significato.

In sintesi: l'influenza letteraria del D'Annunzio sulle nuove generazioni s'è fatta sentire quando egli ha abbinato al suo iniziale estetismo (fase "a") il culto del superuomo e l'esaltazione nazionalistica (fase "b"). I temi maggiormente accettati e condivisi dall'opinione pubblica della media borghesia sono stati: una concezione aristocratica della vita nutrita di volontà di dominio, di amore per la violenza, noncuranza del pericolo, capacità di aderire al mondo con tutti i propri sensi, il culto della bellezza (che per lui è una linea discriminante degli eletti dalla "plebe"), rifiuto dell'Italia ufficiale (del suo regime parlamentare, dei suoi compromessi, della sua debolezza nei confronti delle masse popolari e del movimento socialista, che erano insofferenti alle contraddizioni della società borghese).

Va inoltre ricordato che in Italia, per alcuni decenni, tutta la nostra letteratura o nascerà in polemica con lui (i crepuscolari, Svevo, Pirandello) o assorbirà da lui (i futuristi). Egli ha offerto al nazionalismo e al fascismo molti miti. E' stato maestro di quell'arte oratoria che sarà poi dei fascisti e di Mussolini. Ha divulgato uno stile snobistico di vita che ha attecchito anche nella piccola borghesia. Ha influenzato notevolmente il nascente cinema italiano.

Novelle della Pescara (zip) - Piacere (zip)


Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Letteratura
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Aggiornamento: 25-04-2015