UNA MACCHINA NARRATIVA PER UN FINALE SORPRENDENTE

IL RACCONTO POLIZIESCO


Tecniche e ingredienti

La posizione della critica è sostanzialmente mutata, da quando, nel 1924, Richard Austin Freeman scriveva: “I critici e i letterati di professione tendono a bandire con disprezzo il romanzo poliziesco (per usare la denominazione poco elegante sotto il quale il genere è ormai universalmente conosciuto) come qualcosa che si colloca al di fuori del dominio della letteratura e a considerarlo un prodotto di scrittori rozzi e assolutamente incompetenti, destinato a fattorini, commesse e, insomma, ad un pubblico privo di cultura e di gusto letterario”.

A conferma della dignità ormai riconosciuta al genere, si possono considerare le parole di Borges: “Che cosa si può dire come apologia del genere poliziesco? C'è una constatazione evidente da fare: la nostra letteratura tende al caotico. Si tende al verso libero perché è più facile del verso regolare; la verità è che quest'ultimo è molto difficile. In questa nostra epoca, così caotica, c'è una cosa che, umilmente, ha conservato le virtù classiche: il racconto poliziesco. Non è possibile concepire un racconto poliziesco senza principio, parte centrale e fine [...]. Io direi, in difesa del romanzo poliziesco, che non ha bisogno di difese; letto con un certo disdegno, ora sta salvando l'ordine in un'epoca di disordine. E questa è una prova meritoria, di cui dobbiamo essergli riconoscenti”.

E' tradizione attribuire l'ideazione del genere poliziesco ad Edgar Allan Poe che, nel 1841, diede alle stampe I delitti della via Morgue, un racconto lungo in cui, mediante la detection, ossia l'indagine per scoprire un delitto, fu per la prima volta proposto al lettore un intreccio complesso, caratterizzato dalla rapidità d'azione e da frequenti colpi di scena. Risolutore dell'enigma Auguste Dupin, personaggio che costituì l'antesignano del detective, cioè dell'investigatore.

Poe conosceva certamente le Mémoires attribuite a Eugène François Vidocq, un ex criminale divenuto collaboratore della polizia, che fondò la prima agenzia di investigazione privata; il testo, pubblicato nel 1828, era divenuto infatti assai famoso e fu tradotto anche in inglese da George Barrow.

Peraltro, secondo il sinologo Robert Hans Van Gulik, il poliziesco vanterebbe in Cina origini ben più remote, risalenti persino all'VIII sec.a.C. Una esemplificazione di questa tipologia è fruibile grazie all'opera di Xihong, Gli strani casi del giudice Li, pubblicata nel 1902 che rielabora appunto antiche tematiche, incentrate su un leggendario risolutore di enigmi.

Bisogna inoltre sottolineare che, così come il testo di Xihong ebbe grande fortuna in un momento in cui la Cina era pervasa da numerosi fattori di instabilità sociale, anche il racconto poliziesco si diffuse in Occidente nella seconda metà del XIX secolo, quasi in risposta all'ondata di criminalità che minacciava di sconvolgere le regole e gli ordinamenti dei centri urbani. Le cronache riportavano notizie di efferati delitti e allo stesso tempo i testi narrativi offrivano garanzie di smascherare il colpevole, svolgendo in tal modo un effetto liberatorio nei confronti di paure divenute sempre più assillanti.

Contemporaneamente furono costituiti i primi corpi di polizia, si affermava lo studio dell'antropologia criminale, con l'intento di descrivere la personalità psichica e somatica dell'uomo delinquente nei suoi rapporti con l'ambiente sociale, e nascevano circoli di appassionati virtuali investigatori, quali gli iscritti al London Detection Club.

I racconti polizieschi ripropongono dunque una contrapposizione effettivamente riscontrabile nella realtà tra il criminale, sovvertitore delle regole, e il poliziotto, difensore delle medesime.

Il ritorno all'ordine è del resto garantito anche dal metodo di cui si vale il detective, o investigatore, per condurre la propria indagine. Egli ricostruisce scrupolosamente i nessi causali tra i vari fatti di una vicenda criminale: nel testo scritto non esiste alcun mistero inspiegabile, infatti il mistero cessa d'essere tale allorché i dati disponibili sono ricondotti alla legge di causa-effetto. Deduzione, inferenza, induzione, ipotesi, verifica, teoria: il lessico dei detective è caratterizzato da parole chiave acquisite dal sottocodice proprio dei manuali di logica. Non manca neppure il paralogismo, l'arte del falso sillogismo.

Essenzialmente ogni detection si basa su un ragionamento induttivo, suffragato dall'osservazione dei fatti, e soprattutto sulla chiave interpretativa da applicare ai fatti stessi, nella consapevolezza che gli indizi, se creati ad arte, possono essere volutamente fuorvianti.

Questa tecnica delle false tracce, del resto, non è estranea neppure alla tradizione classica, basti pensare al gigante Caco, di virgiliana memoria (Eneide, VIII), che, per trafugare le vacche di Eracle, le conduce alla propria spelonca, trascinandole per la coda, in modo da lasciare impronte orientate nella direzione sbagliata. Ed ancora lo Pseudo Turpino, nella Historia, ci informa che Carlo Magno ferrò i cavalli alla rovescia, per eludere i propri inseguitori.

“Vi avverto che nessun criminale intelligente lascerà le sue impronte per i vostri nastri magnetici e compassi” afferma Philo Vance, rivolgendosi al procuratore distrettuale John F.X. Markham . E' così che l'abile giallista si perita di collaudare di persona le proprie teorie: R. Austin Freeman disponeva, a questo scopo, di un laboratorio. Quale valente esperto di medicina legale, il suo dottor John Thorndyke, ai casi da risolvere, applica il paradigma indiziario invalso nella semeiotica. I suoi metodi non sono estranei alle sperimentazioni al contempo empiriche e matematiche di cui si valse Archimede, secondo quanto racconta Vitruvio (De Architectura, II), per provare il furto dell'oro da parte dell'artigiano incaricato di fabbricare la corona di Gerione .

In tale ottica, scrivere un racconto poliziesco equivale a risolvere un problema algebrico e a lanciare una sfida al lettore, che deve disporre di tutti i dati indispensabili per risolvere, a sua volta, l'enigma.

Ambiente, vittima, assassino, sospettati e detective: Wystan Hugh Auden riconosce in questi 5 elementi gli ingredienti costitutivi del poliziesco.

Personaggio chiave di tale narrativa il detective, la cui caratterizzazione antropologica, psicologica e persino somatica assume valenze peculiari in relazione al grado e alla qualità della partecipazione dedicata al caso in analisi e agli individui coinvolti: Maigret di Simenon si emoziona a contatto con le avventure degli uomini che incontra; padre Brown di Chesterton sa cogliere i segni di una divina poesia anche nel cruento clima cittadino; Sherlock Holmes di Conan Doyle sembra estraniarsi dall'atmosfera di tensione che il delitto evoca, immergendosi impassibile, con snobistico distacco, nelle musica e nel fumo; Lecoq di Emile Gaboriou è dotato di prodigiosa perspicacia grazie alla propria mentalità criminale; mentre Cuff di William Wilkie Collins, a parere di T.S.Eliot, risulta essere “una personalità reale e attraente, ed è brillante senza essere infallibile”.

A volte il ribaldo riveste il ruolo fondamentale dell'eroe, così Arsenio Lupin, ladro gentiluomo ideato da Maurice Leblanc, Fantomas di Alain e Souvestre, oppure Rocambole di Du Terrail.

Gli schemi narrativi più diffusi sono il racconto-enigma, che si sviluppa a partire da un delitto già avvenuto, cioè dall'effetto, per risalire alla causa, ossia al movente del crimine, e il racconto-azione, in cui i fatti criminosi e le indagini si svolgono pressoché in parallelo.

Il racconto-suspense assimila invece i due schemi precedenti: il protagonista svolge all'unisono i ruoli diversi di investigatore, di virtuale colpevole agli occhi di altri personaggi e di potenziale vittima.

Nel racconto-enigma l'opera d'investigazione, dal punto di vista cronologico, procede dunque a ritroso, dalla scoperta del crimine all'antefatto, nel tentativo di rinvenire la sequenza sepolta del non detto.

Lo scarto tra fabula e intreccio è pertanto massimo e, in un certo senso, si può aggiungere che proprio la detection, mentre stabilisce i nessi logici tra i dati essenziali, o indizi, presentati in successione deliberatamente incongrua, ricostruisce la fabula, la dimensione veramente essenziale e significativa del cosmo narrativo istituito dal genere poliziesco.

La struttura fondamentale del récit consta di un reticolo che comprende alcuni elementi costanti:

  • il preludio, talvolta assente, svolge una funzione simile a quella della introduzione, e contribuisce a determinare una atmosfera carica d'angoscia;
  • l'enigma rappresenta, come nel caso dell'esordio, una rottura dell'equilibrio, che si determina a causa di una azione delittuosa; da tale momento in poi prende vita un tempo forte, incentrato su uno spaccato narrativo di situazioni avvolte nel mistero che ingenerano nel lettore aspettative avvincenti, e attivano un dinamico circuito tra autore e fruitore;
  • l'indagine dà spazio alla componente speculativa che si oppone alla componente mistero. Mediante il ragionamento il detective si impegna a dissipare l'enigma e a fornire una spiegazione degli avvenimenti. L'inchiesta presenta un intreccio molto articolato: le certezze si contrappongono alle ambiguità, gli indizi sono spesso fallaci, la tensione del lettore è continuamente rilanciata verso nuove ipotesi.

Sono per questo utilizzati espedienti dilatori che modificano il grado di conoscenza dei fatti in base a orizzonti di consapevolezza riassumibili, sulla scorta di Tomaševskij, nelle seguenti modalità:

  • il lettore sa / i personaggi ignorano
  • alcuni personaggi sanno / altri ignorano
  • il lettore sa / alcuni personaggi ignorano
  • nessuno sa niente
  • la verità è scoperta per caso
  • i personaggi sanno / il lettore ignora.

Nelle opere degli autori anglosassoni l'intreccio mette in risalto l'indagine quale tema conduttore, a differenza delle opere dei francesi che, solitamente, danno maggiore importanza all'enigma.

Negli anni '20-'30, le regole per scrivere polizieschi furono addirittura codificate, basti pensare alle venti norme descritte nel 1928 da S.S. Van Dine, che si possono riassumere nei punti sotto citati:

  • sono essenziali un detective, un colpevole e una vittima;
  • il colpevole non deve essere un professionista del crimine, ma una persona che gode di un certo prestigio sociale;
  • il colpevole è uno dei personaggi principali;
  • la tematica amorosa è esclusa;
  • i fatti devono essere comprensibili secondo una spiegazione razionale;
  • temi fantastici e digressioni a carattere psicologico sono bandite;
  • le informazioni sono fornite tenendo conto della omologia: l'autore sta al lettore come il colpevole sta al detective.

Non tutte le regole stilate da Van Dine sono ancora attuali, anche perché il genere ha subito numerose trasformazioni dovute al proliferare dei sottogeneri: ad esempio il thriller, interamente giocato sulle emozioni violente e paurose che suscita nei lettori, oppure la hard-boiled story, il racconto “spietato” che fa esplodere nelle azioni del serial-killer le angosciose tensioni della violenza metropolitana.

Spesso la tecnica del pastiche ha il sopravvento; la mescolanza dei generi si realizza, come nel caso delle opere di Stephen King, in una commistione tra giallo e horror, in cui non mancano componenti ascrivibili all'ambito dei poteri extrasensoriali. Ma specialmente la manipolazione dell'intreccio, da parte di King, che si basa sulla disconnessione dei piani temporali, comunica al lettore uno straniante effetto di sovrapposizione tra allucinazioni oniriche e elementi della realtà.

In ogni caso il poliziesco è una macchina narrativa guidata da artifici di suspense in vista di un finale sorprendente. Impensabile, inedito, sconvolgente: l'epilogo deve essere all'altezza dell'alto voltaggio emotivo cui il fruitore è stato sottoposto nel corso degli avvenimenti rappresentati, pena il fallimento dell'intera opera.

Tuttavia T.Narcejac sostiene che la soluzione dell'enigma non produce senso di appagamento nel lettore, che si sente improvvisamente defraudato dal senso di piacevole indecisione perdurante nel corso della storia.

Studiare il poliziesco comporta un confronto con la tradizione culturale connessa al genere, in una prospettiva complessa che tenga conto del gusto, del costume, della sensibilità del pubblico, delle istanze economiche e politiche caratterizzanti il clima sociale ed anche dell'influenza dei mass-media.

Nel 1929, Marjorie Nicolson scriveva: “Nel romanzo poliziesco assistiamo con piacere al ritorno ad un'etica e ad una metafisica antiche [...]” . Questa soddisfazione, che deriva dalla capacità di trarre conclusioni inequivocabili dalla osservazione delle cose e dal conseguente trionfo della verità e della giustizia, nella produzione contemporanea, ha invece ceduto il posto a un diffuso sentimento di sconfitta, persino qualora il criminale venga scoperto. Emblematico, in tal senso, il ruolo giocato dai serial-killer che realizzano i propri programmi criminali anche dopo essere stati individuati o addirittura essersi consegnati ai poliziotti, come attesta la recente cinematografia, ad esempio Seven del regista David Fincher, la cui sequenza delittuosa si ispira ai sette peccati capitali, consumati secondo una logica intrisa di riferimenti letterari danteschi e miltoniani.

Secondo Bertolt Brecht “Sono esclusivamente le condizioni sociali che rendono possibile o necessario il delitto: sono esse che violentano il carattere, così come sono esse che lo hanno formato” .

Il senso di colpa appare, in un certo senso, secolarizzato, perché la colpa si connota in senso collettivo, date anche le sue connessioni con il potere vigente. Un obiettivo didattico forte potrebbe dunque incentrarsi sulla disamina di testi in una chiave di lettura atta a proporre interrogativi riguardanti i processi degradanti e involutivi della civiltà contemporanea che alimentano il crimine quale precisa scelta politica connessa ai meccanismi di potere.

Linee generali di un itinerario didattico

Per orientare il lavoro sul genere poliziesco, si suggerisce di strutturare l'itinerario didattico in alcune fasi distinte:

  • avvicinamento alle componenti emotive sottese al genere poliziesco: suggestione, attrazione e paura;
  • produzione testuale sulla scorta di un reattivo fornito agli studenti;
  • raccolta dei dati emersi durante l'analisi dei testi prodotti dagli allievi;
  • valutazione dei dati nell'ambito di una discussione;
  • disamina delle costanti dell'impianto narrativo riscontrabili nel genere testuale in oggetto;
  • lettura e analisi testuale di alcuni racconti;
  • verifica della comprensione di un testo mediante la somministrazione di un questionario a domande semi-strutturate (cfr. Appendice, Prova di verifica);
  • inventariazione delle schede relative ai testi letti;
  • produzione creativa;
  • stesura di racconti in base a scalette o indicazioni operative precostituite (cfr.Appendice, Suggerimenti per la produzione di racconti);
  • sceneggiatura di un racconto realizzato dagli studenti;
  • messa in atto del testo.

Per sollecitare la creatività del discente e al contempo avviare la riflessione sulle componenti emotive connesse al genere letterario poliziesco, si può chiedere ai ragazzi di fornire una definizione spontanea in riferimento ad una sequenza di termini, quali suggestione, attrazione e timore, proposti all'unisono. Successivamente si propone l'elaborazione di un testo a partire da un incipit obbligato, ad esempio, “una certa paura”. In questo caso non si forniscono vincoli riguardanti il genere testuale, perciò il discente avrà la facoltà di scegliere se redigere un racconto, una poesia, un testo espositivo oppure argomentativo.

Il rilevamento delle tematiche più ricorrenti o degli spunti di riflessione ricavabili dalle produzioni sarà oggetto di un'ampia discussione, i cui esiti potranno anche scaturire nella strutturazione di un questionario da distribuire, eventualmente, agli studenti di altre classi.

L'esperienza, avviata in una classe prima del liceo linguistico "N.Copernico" di Bologna, ha dimostrato che, nella maggior parte dei casi, gli studenti fanno riferimento a paure risalenti all'infanzia non completamente esorcizzate: paura del buio, dell'abbandono, di essere rapiti, di essere afferrati da grandi braccia fuoriuscenti dal materasso o soffocati dai propri vestiti. Il confronto con i compagni rappresenta una valvola di sfogo e mette in atto un comportamento propositivo di una certa rilevanza: sconfiggere la paura, secondo quanto i ragazzi stessi hanno concluso, comporta la volontà di trovare spiegazioni razionali, riconducibili al paradigma della realtà, per quanto è scaturito da pulsioni apparentemente incontrollabili. “Non si ha veramente paura che di quanto non si comprende” scrive Guy De Maupassant nel suo racconto fantastico intitolato, per l'appunto, La paura, un testo che, pur esulando dal filone poliziesco, val la pena di far conoscere agli allievi, per le riflessioni su tematiche attualissime cui può dar adito: l'effettivo timore di un contagio in atto, proiettato sull'immaginario pericolo rappresentato da forze occulte.

Peraltro la paura esercitata dall'ignoto è l'ingrediente utilizzato anche dalla cinematografia moderna. In una intervista rilasciata nel 1981, Richard Matheson, autore del racconto Duel al quale si ispira il film omonimo, affermò: “Quel che spaventa la gente non è un'ascia piantata nella faccia di un attore o una testa che esplode. Quel che fa veramente paura è l'ignoto, ciò che non si conosce”.

In fase d'approccio al genere, una selezione di brevi saggi redatti da “specialisti del delitto” è utile per presentare le costanti dell'impianto narrativo, riscontrabili nel poliziesco. Questo apprendistato consente agli studenti di impadronirsi degli strumenti del mestiere: le informazioni teoriche saranno valutate nelle loro effettive risultanze mediante l'analisi testuale e, successivamente, sperimentate durante la fase produttiva.

La scelta antologica si effettua tenendo conto anche degli eventuali suggerimenti pervenuti dai discenti: alcuni ragazzi hanno spesso una conoscenza di autori e opere derivata da una precedente propensione specifica per il genere in oggetto. Diversamente si può puntare sulla disamina di opere idonee all'approfondimento di una tematica generalizzabile, ad esempio, la responsabilità individuale contrapposta alla responsabilità sociale del crimine, oppure il delitto quale risultanza del processo degenerativo del potere politico o economico. Peraltro, nell'ambito della produzione italiana la scelta di leggere le opere di Leonardo Sciascia favorisce interessanti aperture e raffronti anche con il repertorio filmico di Damiano Damiani e Francesco Rosi.

La narrativa poliziesca fornisce testi di forte attrattiva a livello semantico, per questo accresce la motivazione alla lettura e impegna in un gioco psicolinguistico di congetture assai complesse.

Allo scopo di potenziare tutte le abilità fondamentali, si forniranno agli alunni alcune tracce per la realizzazione di racconti. La scrittura creativa favorisce una valida e concreta esperienza riguardo al funzionamento delle personali capacità, in quanto è utile per sollecitare processi mentali guidati dalla immaginazione costruttiva e da un certo rigore logico. Il ragazzo che scrive un racconto poliziesco è infatti impegnato in una sofisticata attività di pianificazione: deve padroneggiare la struttura fondamentale del testo (il racconto occulto), ancor prima di accingersi alla stesura materiale.

La fabula “assente”, relativa alle modalità di svolgimento del crimine, è significativamente presente nella mente dell'apprendista scrittore, impegnato a predisporre in modo congruo l'intreccio. Si tratta quindi di gestire un progetto globale la cui messa in atto mette alla prova strategie complesse. L'attività creativa può in seguito coinvolgere il gruppo classe nella sceneggiatura di un testo prescelto e nella successiva rappresentazione.

Complessivamente, come si è cercato di illustrare a grandi linee, l'itinerario può essere segmentato in una serie di momenti, distinti in fasi di lettura, analisi e produzione, aventi l'obiettivo educativo di favorire la messa a confronto di interrogativi e problematiche attuali, riferibili, ad esempio, ai processi involutivi e degradanti che l'uso indiscriminato della tecnologia comporta, e l'obiettivo didattico di potenziare abilità fondamentali e integrate.

Comunque la finalità principale consiste nell'acquisizione, da parte dei discenti, di un nuovo modo consapevole di rapportarsi nei confronti dell'inchiesta e della ricerca in senso lato. Ogni ricerca è infatti assimilabile alla detection, da intendersi quale approccio entusiasmante e personalizzato rispetto alle tecniche di indagine, valevoli per la decifrazione degli enigmi visivi di un quadro, per l'interpretazione delle testimonianze indiziarie desumibili da un documento storico, per la decodificazione di teorie illusorie basate su falsi miti e apparenze ingannevoli, ma soprattutto per la comprensione degli accadimenti che segnano, quantunque in modo misterioso, l'esistenza di ciascuno.

Bibliografia essenziale

B. D'Amore, Analisi logica del romanzo poliziesco, in “Rendiconti”, 24, 1972
W.H. Auden, La parrocchia del delitto, trad.G. Manganelli, in “Paragone”, 84,1956
R. Barbolini, Le istituzioni del romanzo poliziesco, in “Il Verri”, 8, 1977
S.Benvenuti-G.Rizzoni, Il romanzo giallo. Storia, autori, personaggi, Mondadori, Milano, 1979
C.Bordoni, La paura, il mistero dal romanzo gotico a Stephen King, Solfanelli, Chieti,1989
J.S. Fletcher, Il motto rivelatore, Mondadori, Milano, 1938
T. Narcejac, Il romanzo poliziesco, Garzanti, Milano, 1946
M. Nicholson, The professor and the Detective, Garzanti, Milano, 1976
L. Rambelli, Storia del giallo italiano, Garzanti, Milano 1969
R.Reggiani, Poliziesco al microscopio. Letteratura popolare e mass media, Nuova ERI, Torino, 1981
E. Sormano, Il romanzo giallo e i suoi meccanismi, Paravia, Torino, 197
F. Tentori Montalto, Altre inquisizioni, Feltrinelli 1973

Appendice

Prova di verifica

GIORGIO SCERBANENCO, Un alibi d'acciaio

La sposa, col suo velo bianco, qualche chicco di riso ancora qua e là tra le vesti, era finita anche lei nell'ufficio di polizia, il viso livido, senza lacrime, lo sguardo pieno di odio verso il funzionario che, da dietro la scrivania, le spiegava:

“E' inutile che dite che non è vero, mamma santissima, che vi dispiace si capisce, ma la verità è la verità, e voi dovete saperla... Lui è uscito di casa sua questa mattina alle nove per venirvi a sposare. Era tutto calcolato, preciso, premeditato. Esce di casa con la macchina, ripeto, per andare alla chiesa dove si deve celebrare il matrimonio. Ma è appena salito in macchina che compare la vecchia amica, e lui lo sapeva che sarebbe comparsa. Fammi salire, gli dice la vecchia amica, tu non vai a sposare quella lì, tu vieni con me. E' un'esaltata, una pazza, lui lo sa, da due anni lei lo tormenta, lui non ne può più, la fa salire, l'ammazza subito, poi, prima di venire a sposare voi, per il parco, butta il cadavere dietro una siepe e corre in chiesa, a fare lo sposo, che aspetta la sposa... Voi arrivate, si celebra la cerimonia, andate al rinfresco, e lui sta quieto, perché ha l'alibi di ferro, di acciaio, vi dico.

Anche se lo prendiamo e gli domandiamo: Dove eravate la mattina del 29 aprile? lui risponde: Ero a sposarmi. Come fa uno che va a sposarsi, nello stesso tempo ad ammazzare una donna?... Ma lui non poteva immaginare che la macchina gli perdesse l'olio proprio stamattina. Vicino alla donna strangolata c'è una pozzetta d'olio, noi andiamo dietro le gocce d'olio come nelle favole e arriviamo alla chiesa... dalla chiesa arriviamo all'albergo dove continua ancora il rinfresco, domandiamo di chi è la macchina e la macchina è dello sposo, e lo sposo ha confessato, signora, mi dispiace tanto, signora, ma la verità è la verità...”

Nel suo velo bianco, lei, però, continuò a guardarlo con odio.

(Da I centodelitti, Garzanti, Milano, 1970)

Analizza il racconto di G. Scerbanenco, Un alibi d'acciaio, in base alle proposte sotto riportate

  • Ricostruisci l'ordine cronologico degli avvenimenti del testo e verifica se tra fabula e intreccio esiste scarto o coincidenza.
  • Determina l'eventuale ricorso a effetti speciali (suspense, sorpresa, colpo di scena), fornendo precisi riscontri testuali.
  • Riconosci l'elemento che caratterizza maggiormente la dinamica dell'indagine (identificazione delle tracce; identificazione del movente del delitto, identificazione del criminale) e motiva la tua scelta.
  • Indica il personaggio (commissario; vittima; criminale; sposa) nel quale il lettore è portato ad identificarsi e spiega le ragioni di tale immedesimazione.
  • Precisa le modalità in base alle quali avviene la presentazione dei personaggi e l'eventuale presenza o assenza di dati riferibili a fasci di caratterizzazione particolari.
  • Esamina le scelte stilistiche dell'autore: il ricorso al registro (formale; informale; gergale); gli usi sintattici (prevalenza di paratassi o ipotassi); l'impiego della punteggiatura (rigorosa; scarsa; quasi assente). Stabilisci se tali scelte ti paiono in funzione della resa di una particolare visione degli eventi (riflesso della capacità di interpretare i fatti in base a parametri razionali; rispecchiamento della realtà caotica).
  • Ogni personaggio è spinto ad agire sulla base delle proprie motivazioni personali: quelle dell'assassino sono indicate in modo esplicito. Ricava gli elementi testuali che ti consentono di riconoscere anche le motivazioni del commissario e della sposa.
  • Fornisci una spiegazione relativa alla pertinenza del titolo rispetto all'intreccio.

Traccia per la produzione

Riscrivi il racconto dal punto di vista dell'assassino o della sposa.

Suggerimenti per la costruzione di racconti

A- ELABORAZIONE DI UN RACCONTO POLIZIESCO A PARTIRE DA ALCUNI ELEMENTI DATI

Sulla scorta degli elementi essenziali sotto riportati, costruisci un racconto poliziesco, che intitolerai in modo consono alla trama. Puoi, naturalmente cambiare il nome dei personaggi. Cerca di valerti della tecnica dell'analessi: in genere i racconti gialli iniziano allorché l'ispettore arriva sul luogo del delitto. Infatti egli, interrogando parenti e amici della vittima, ricostruisce a ritroso tutto lo svolgersi degli avvenimenti.

  • Claude e Maurice, entrambi pittori, hanno frequentato insieme l'Accademia di Belle Arti.
  • Claude, grazie all'aiuto di Danielle, una donna enigmatica, ricca e potente, riesce ad esporre con successo i propri dipinti nella galleria di Roger, un famoso collezionista, mercante di quadri.
  • Claude frequenta il bel mondo, diventa facoltoso e si innamora di Lisette, figlia di Roger. Maurice si limita invece ad aiutare Roger che, dietro la sua facciata perbenista, nasconde un traffico di quadri rubati.
  • Maurice si fidanza con la bellissima Sophie, ex moglie di Claude, amica fin dai tempi dell'Accademia, ambiziosa aspirante attrice.
  • Lisette, recatasi a far visita a Claude, lo trova assassinato nel giardino della sua villa.
  • Iniziano le indagini dell'ispettore Gilbert, incaricato di ricostruire la dinamica e il movente del delitto e di smascherarne l'artefice.

B - IL RACCONTO GIALLO COME UN PUZZLE

Costruisci il racconto giallo, scegliendo, di volta in volta, una opzione tra quelle proposte per ogni gruppo.

A lavoro concluso, prova a cercare un titolo che fornisca un indizio tendenzioso, ma plausibile, riguardante lo svolgimento della trama.

Presentazione del protagonista  
Michele è un ragazzo
- molto impegnato in un'attività che svolge brillantemente 
- timido, ma appassionato alla lettura dei racconti gialli
- socievole e disponibile nei confronti del prossimo
L'aspetto fisico di Michele è 



Definizione del tempo
 
La vicenda si svolge


Descrizione dello spazio
 
La vicenda è ambientata 




Esordio
 
Il ragazzo 


Spannung
 
Il protagonista




Epilogo
- attraente 
- contrassegnato da una vistosa irregolarità 
- solido, anche se non si può dire bello

- in un'epoca del passato 
- in età contemporanea 
- nel futuro

- in una villa circondata da un parco 
- in un appartamento di un affollato centro metropolitano 
- in una unità abitativa con caratteristiche fantascientifiche 
- nel sottosuolo 
- su una nave 

- si prepara ed esce dal luogo in cui si trova per incontrare.... 
- capta un misterioso messaggio in codice 
- apre a caso un libro e scopre.... 

- incontra un assassino 
- si trova circondato da malintenzionati 
- è scambiato per un assassino 
- è testimone involontario di un delitto 
- è catturato da una banda di falsari

- colpo di scena che capovolge le aspettative del lettore.

C - COSTRUZIONE DI UN RACCONTO FANTASTICO CON FINALE OBBLIGATO

Prova a costruire un racconto fantastico, tenendo conto dell'epilogo sotto riportato; si tratta del testo dell'erudito inglese I.A.IRELAND, Finale per un racconto fantastico

- Che strano! - disse la ragazza avanzando cautamente.

- Che porta pesante! - così dicendo la toccò, e si chiuse improvvisamente, con un tonfo.

- Mio Dio! - disse l'uomo. - Mi sembra che all'interno sia priva di serratura. Ci ha chiusi dentro tutti e due!

- Tutti e due no. Uno solo - disse la ragazza. Passò attraverso la porta e scomparve.

(Da Antologia della letteratura fantastica, a cura di J. L. Borges, S. Ocampo, A. B. Casares, Editori Riuniti, Roma, 1982))

D - COSTRUZIONE DI UN RACCONTO FANTASTICO CON INCIPIT OBBLIGATO

Costruisci il tuo racconto a partire dal dialogo sotto riportato.

- Nel momento stesso in cui avrai attraversato lo specchio, forma dopo forma, immagine dopo immagine, dovrai affrontare molte simulazioni. Sappi che ciascuna figura davanti ai tuoi occhi sarà una proiezione rovesciata della realtà: soltanto questo raggio luminoso potrà servirti come apparecchio rivelatore; ma tu sai bene di essere autorizzato ad usarlo unicamente in particolari circostanze.

- Mi atterrò scrupolosamente alle istruzioni; sono pronto ad affrontare la prova, per collaudare definitivamente la macchina.

Nell'articolazione dell'intreccio evidenzierai particolarmente l'esordio, dal momento che il dialogo ti costringe ad iniziare il racconto in medias res. L'esposizione differita ti consentirà di spiegare qualche collegamento importante, sotto il profilo logico, tra gli antefatti e l'azione descritta.

Serviti anche della tecnica dello straniamento: ad esempio il protagonista potrebbe essere un organismo abituato a vivere in uno spazio bidimensionale e capace, grazie alla macchina, di scoprire la terza dimensione.

Tieni inoltre conto della prolessi, segnalata nel dialogo, che anticipa gli ostacoli da affrontare, affinché le parole siano chiarite durante l'azione.

Nel corso del racconto dovrai infatti spiegare le finalità d'uso della macchina, il genere di esperimento tentato e i risultati raggiunti.

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Fabia Zanasi


Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Letteratura
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Aggiornamento: 25-04-2015