Lĺimpresa di Robert Musil

Dario Lodi


Robert Musil (1880-1942) lavorò principalmente al testo che considerava il suo capolavoro: L’uomo senza qualità. Lo scritto, ambientato negli anni dal 1913 al 1918, è incompleto per la morte prematura dello scrittore. Abbiamo una introduzione formata da diciannove capitoli, un corpus vero e proprio di centoquattro capitoli e trentotto capitoli in attesa di altri per completare l’impresa. Molti gli appunti relativi e numerosi i tentativi di trarre da essi una logica esecutiva adeguata, ma forse è meglio che l’opera rimanga così, come apparve negli anni Trenta.

Ulrich Anders, il protagonista, è dotato di notevole intelligenza che non sa come impiegare: gli manca un orizzonte. La scrittura di Musil si svolge, quindi, intorno alla ricerca di questo orizzonte, seppure la cosa sia subordinata ad un’incertezza iniziale che finisce con il condizionare il risultato finale. Il pesante condizionamento è già nelle premesse, in quanto Musil è un pessimista a causa del modesto clima culturale e civile del momento. Il primo è scandito dalle idee di Nietzsche e principalmente dal suo nichilismo.

Va detto che la prosa di Nietzsche è un fiume in piena, colmo di varie cose, fra cui parecchi detriti, ovvero pensieri non espressi sino in fondo e lasciati al loro destino, vale a dire alle interpretazioni dei posteri. Non che Nietzsche si curasse di essi ed infatti labili e dispersive appaiono le tracce di uno sviluppo razionale del pensiero di turno, peraltro attaccato agli altri e quindi di ardua decrittazione. Nietzsche raccoglie il vecchio e il nuovo del Romanticismo e sviluppa entrambi a modo suo, un modo cioè molto frammentato (ci si dimentica troppo spesso della sua malattia mentale).

A favore del filosofo tedesco, si fa per dire, ci furono due cose, l’una conseguente all’altra, e cioè: il successo del mondo positivista, freddo e robotico, e la delusione del Romanticismo, evidentemente incapace, data l’irrefrenabile corsa della macchina, di far adottare dall’umanità valori superiori a quelli materiali. La delusione si concretizzerà nel languore decadente, nel compiacimento sentimentale inerte e appartato. L’esito è una macerazione spirituale che alla fine si traduce nella ricerca di un compianto.

Il Decadentismo trascina con sé una specie di dolore cosmico per il dissolversi improvviso, sottolineato dall’avvento della Prima guerra mondiale, di un’idea millenaria di civiltà. Gli animi maggiormente sensibili avvertono con estremo disagio questa dissolvenza. Nietzsche con l’invenzione dell’”Oltreuomo” (volgarmente “Superuomo”) l’aveva in qualche modo anticipata, anche se lui pensava ad un uomo in grado finalmente di gestire il mondo.

La Grande Guerra aveva scombinato le idee del passato e dimostrata la pochezza di un’umanità esclusivamente materialista. Le speranze del ravvedimento venivano superate dalla realtà delle clamorose stragi belliche. Le teorie nicciane apparivano ormai ingenue. L’uomo, con il materialismo sfrenato, stava distruggendo il mondo, non lo stava gestendo come si sarebbe dovuto.

La distruzione del mondo – tale appariva la situazione nei primi decenni del XX secolo – faceva mancare il famoso orizzonte perseguito dagli intellettuali per tutto il secolo precedente. Il perseguimento aveva dato linfa vitale al Romanticismo e gli aveva consentito la tenuta di ideali morali e spirituali di un tenore laico assai simile a quello storico religioso.

Tutto ciò spiega i tentativi di valorizzare il senso di quegli ideali. In effetti, Musil pone il suo Ulrich (ovvero se stesso) in un intrico di considerazioni storiche e filosofiche con cui si dovrebbe salvare dalle sirene materialiste. L’uomo senza qualità ripercorre, in certo qual modo, i labirinti mentali de La montagna incantata di Thomas Mann (dodici anni di duro lavoro, dal 1912 al 1924): Mann però con una propensione positiva che Musil accarezza soltanto per abbandonare sotto il peso di un improvviso, dilagante, disagio. Egli è l’autentico cantore della “finis Austriae” ovvero dell’ordine austriaco, garante, inconsapevole, della sopravvivenza sentimentale.

Musil celebrò la fine di questa garanzia austriaca con il colpo di coda rappresentato dall’avvento, nel romanzo, di Agatha, sorella di Ulrich. Qualcosa di incestuoso avverrà potenzialmente fra i due: è in realtà un espediente letterario, una metafora per dimostrare l’imbattibilità dell’istinto, la forza dell’irrazionalità, il trionfo del cieco materialismo. Musil si dichiara sconfitto, ma il fatto di fare questa dichiarazione lo rende in qualche modo vincitore: da qui, sembra dire, deve partire il riscatto. Intanto esiste un punto di partenza chiaro ed in equivocabile, anche se deprimente.

Lo scrittore austriaco aveva esordito piuttosto giovane, nel 1906, con I turbamenti del giovane Törless, un romanzo di formazione assai simile concettualmente ai Quaderni di Malte Laurids Brigge, di Rainer Maria Rilke (altro scrittore sentimentalmente tormentato), quindi scrisse dei racconti e alcune commedie, per poi concentrarsi sino alla fine della sua vita sul suo L’uomo senza qualità. Fra i tantissimi episodi del romanzo non si può non ricordare l’incontro di Ulrich con il folle maniaco sessuale Moosbrugger, che Ulrich tenterà, invano, di redimere: particolarmente intense, nel caso, la carica utopica e la delusione morale.

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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Letteratura
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Aggiornamento: 25-04-2015