POESIE IN LIBERTA'


CARLA SARACENI

Carla Saraceni nasce a Pavia dove ha conseguito una laurea in lingue e letterature straniere moderne.

Vive a Cesena, dove svolge la sua attività di poetessa, pittrice e scultrice.

Alcune sue poesie sono comparse sulla rivista "Graphie" edita da "Il vicolo" in Cesena.
 

Contatto

Ingoio

Ingoio parole
claudicanti
immense
fissazioni della
mente
Come fai a
sopportarle?
Serrale dentro la
tua gabbia di
colomba sensuale
non farle volare
Lenisci il tuo
dolore
riempiendolo di
senso

Devastante

DEVASTANTE come una terra di nessuno
DEVASTANTE come una malattia senza nome
DEVASTANTE come un profumo di alleanze metalliche
DEVASTANTE come un sapore senza senso
DEVASTANTE come una lettera scarlatta
DEVASTANTE come una parete senza quadri
DEVASTANTE come uno sguardo pieno di luce
DEVASTANTE come un sorriso di una maschera muta
DEVASTANTE come un silenzio d’analista
DEVASTANTE come una voce avara d’ascolto

Dannata dinamica

DANNATA DINAMICA
DI UN DESIDERIO DI TE
DIFFERENZA IRRIDUCIBILE
MIA FERITA MIO TAGLIO
STANZA DELL’ASSENZA
VITA PARALLELA SENZA INCROCI
SGUARDO SULL’IRRAGGIUNGIBILE
MENTORE DEL MIO SVELAMENTO
CRAMPO DELLA MIA MENTE

Non ho più parole

non ho più parole
parole che facciano
breccia
parole efficaci
parole che scardino
solo parole mute
parole che implodono
parole bucate
non ho più parole
parole che sventrino
solo parole senza peso
parole mancanti
parole di meno
di niente

Funambolo

Funambolo stai su un filo di rasoio
Urlo perché tu cada nell’agito
Tu pure pupazzo Daruma
cadi sette volte e ti rialzi otto
rientrando nel tuo ruolo
di realtà virtuale

Qui

qui si muore d’inedia
sino allo sgrondo
di tutte le ossa
e le loro colature
che non portano pace
e fanno suonare
le orecchie e tutto
il pulsare del cuore
così differente dal battito
che fa trasalire…

qui prende l’arsura
di parole che salgono
sino all’empireo
e che non si fanno
atto del crescere insieme
e il sonno è cupo di sogni
non pilotati che cadono
come macigni sul fondo
e non te ne sgravi

qui la distanza non si conta
e ci si affossa nel buio
delle distese ossa
e non si dipana
la matassa della vita
e il rocchetto
non si controlla…

qui la mancanza non si regge
e si avverte
impietosa pietra
sul pesante petto
e non si allenta
la morsa micidiale
e il sudario
non asciuga le ascelle.

Angoscia oltre

ANGOSCIA OLTRE
L’ANGOSCIA
TERROR VACUI
SIA COSI’
GIOIA OLTRE
IL GODIMENTO
NEL CENTRO DELL’IO
UN PIENO DI TE
MIA PRESENZA
NELL’ASSENZA
CANTO MODERNO
CHE ASCOLTA
IL SILENZIO
CIELO NOTTURNO
TRA VERSI DI
EZRA POUND

Mi sei entrato dentro

Mi sei entrato dentro
Come un vulcano
Gioia nuova e
Già mi manchi
Amico di più
Sere d’oro puro

È un magma incandescente

È un magma incandescente
È un triangolo isoscele
È un ritorno ossessivo
È la voglia che sale
È un richiamo ancestrale
È una briglia senza catene
È un farti bene

Tu manna

TU MANNA
DA UN CIELO
DI GIADA
GIOIA DOLCE
AI MIEI OCCHI
MA TIRANNO
NEI TONI

Tu limo fertile

Tu limo fertile sul mio ventre
Acqua pura nella mia bocca
Pelle eburnea sulla mia carne
Mantra salvifico per la mia mente

Mi manchi

Mi manchi più del respiro
Mi manchi più delle parole
Mi manchi dappertutto
Mi manchi e non lo so dire
Mi manchi e non te ne accorgi
Mi manchi e soprattutto
Mi manchi

Prendimi

Prendimi
prendimi sulle
ginocchia

Prendimi
prendimi tra
le braccia

Alzami
alzami sino
al tuo cielo

Non te ne
andare resta

I muscoli dell’età

I muscoli dell’età
atrofizzata
in un lento sorriso

Così saluto
la tua giovinezza
nell’ ingenuo
disastro
della mia

Ti ringrazio mia dea

ti ringrazio mia dea
per tutta la conoscenza
e tutta la concupiscenza
che con mano sottile
mi hai iniettato

tu dea fertile
continua ad
ammaestrarmi
sarò la tua
cagna fedele
leccherò le tue ferite
ti sanerò

ti farò risorgere
dalla cenere
diventerò acqua
fresca nella tua
bocca

ti coprirò di doni
preziosi
tua muta ancella
e vestale

Sono venuti?

Sono venuti?
Mi hanno forse cercato?
Forse ribussano…
Non aprirò.
C’è solo buio ed ombra.
Chissà come si sta di là?
Non abdico. Sto qui nella
vita sonnambula
tra le sue forze oscure
che mi incatenano
e mi fanno reificazione.
Tutta polvere tutta peso
Tutta stremata
Tutta screpolata di mente
Tutta piena di nervi
Lasciatemi stare
Non datemi l’affanno.

Voglio l’ebbrezza
La vita fortezza
Lo scatenamento del seme
Il perturbamento della mente
Voglio la tenerezza totale
La lussuria magistrale
Voglio tutto l’unguento
qui a lenire il mio tormento
Voglio la mente splendenza
qui a risorger l’ardenza
Ermafrodito incanutito
fammi ancora da padre
madre sposo amante
dammi il respiro che mi manca
accoglimi ancora nella tua stanza
non strangolarmi
non sgretolarmi il pensiero

toglimi dea da tutta la stranezza
riattiva con l’urlo la lentezza
scaccia la mondezza del mondo
fammi entrare nel cerchio degli eletti
ti preparerò altari d’oro
ti farò entrare nei miei letti

Fa sgorgare tutta la rabbia

Fa sgorgare tutta la rabbia
colala nelle fessure antiche

Metti una toppa d’inesistenza
là dove la mente è bucata d’oblio

Tampona,tampona tutte
le ferite del cuore

Allontana da me tutto
lo sfinimento

inonda tutto il mio
secco con la tua linfa più pura

coprimi d’oro e di gemme
fammi risplendere ancora

ricuci il passato
di troppo slabbrato

cuci, cuci, rattoppa
serra dentro tutto il fiele

prendi tutto l’affanno del cuore
ferma tutto il respiro celeste

blocca tutti gli orologi

Rassegnati

rassegnati
è inutile
non ce la fai più
a darmi consolo
se devastante
deve essere
che devastante sia
sia così.
In questo grumo
di tempo ormai
appassito
pensi forse di
trovare il coraggio
di nuova resurrezione?
Vieni,vieni a confortarmi
con le tue gocce
che calmano
la sete infinita
Toglimele,toglimele
se tuo è il compito,
ma solo il secco
rimane
l’arsura di deserti
senza oasi
tutto,tutto quel secco
giù per la gola
che neppure le parole
riesce più
ad ingoiare

Prendi il poco

Prendi il poco che
riesco a darti
di più non ce
la faccio
Ma ci sarà
il miracolo?
Un nascere
senza angoscia
senza tagli
per chi vulnerabile
aspetta da tempo
nello stillicidio
più infame
Dammi la formula
che infranga
ogni barricata
Da dove mi stai
parlando?
Sei così lontano
che neppure
ti sento
Vago ectoplasma
perché non tremi
di fronte alla bellezza
che atterrisce?

Madre senza latte

Madre senza latte
aiutami ancora
poni amoroso riparo
allo sfinimento micidiale
Al macero i tuoi divani
profondi come tombe
Vieni madre
prendi amoroso riposo
La notte è bianca
e piena d’oro

Così ti parlo…

così ti parlo…
ma l’ascolto?
sei seduto
ma mi ascolti?
chiudi gli occhi
sei stanco?
ma mi ascolti?
voi con tutti i vessilli
accorrete
chi porterà le insegne
chi farà da presule
a questo sfacelo
del mondo?
guarda come scorre
il sangue da quel
legno sdrucito
chiama gli untori
a convegno
che colino bianco
in tutte le fessure
attacca attacca
tutte le scarpe
da sposa
a quel legno
fanne opere
immortali
di tutto
l’immorale
del mondo
imbianca imbianca
con la coltre
del tempo
tutte le menti
sperdute
cola colami
addosso tutta
la pace e la quiete
qui sul collo
sulla schiena
ritorta
qui tra le mani
dentro la bocca
ed i capelli
fra le gambe
tutti i saperi
del mondo
voltami e rivoltami
su quei letti
di braci
non farmi male
ti prego
sii pietoso
dolce come sposo
e bagneremo
quei letti
di tutto l’ardore
del mondo
fatti me dentro me
io mare tu porto
ad accogliermi

Messa a nudo

Messa a nudo
da un dovere numinoso
Entro nel tuo senso
inafferrabile

Le poesie pubblicate su Graphie sono:
Messa a nudo; Funambolo; E' un magma incandescente; Mio corpo enfracedato (n. 1/2007)

Carne della mia pelle

ho silenzi e solitudini che abitano la distanza
ho lacrime che mi scoppiano negli occhi
ho muri che crollano nella mente
ho deliri che vengono a galla
ho passioni che rintuzzo negli angoli
ho ricordi che segnano la pelle
ho lutti che lacerano le carni

Mio corpo enfracedato

mio corpo enfracedato
mio pensiero annullato
mia mente ammutolita
mia anima appassita
mia ragione affossata
mia vista offuscata
mio senso sopito
mio orgoglio raggrinzito
mia passione furente
mio respiro evanescente
mia parola raggrumata
mia essenza svaporata
mio urlo straziante
mio tutto devastante

Che ne faccio

CHE NE FACCIO
DI UNA STORIA
A BRANDELLI

CHE NE FACCIO
DI UNA MENTE
IMPAZZITA

CHE NE FACCIO
DI UN LEGAME
TAGLIENTE

CHE NE FACCIO
DI UNA VITA
MORENTE

Mi

MI SPACCO
MI ACCASCIO
MI AFFLOSCIO
MI LACERO
MI SMOLLO
MI SBLOCCO
MI ATTENDO
MI APRO
MI BRAMO
MI BRACCO
MI CAPTO
MI CAPISCO
MI DANNO
MI DEPRIMO
MI ELEVO
MI ESTENDO
MI FERMO
MI FACCIO
MI GIURO
MI GIACCIO
MI H-ospito
MI H-onoro
MI INGANNO
MI ISPIRO
MI LEGGO
MI LAMENTO
MI MOSTRO
MI MANIPOLO
MI NASCONDO
MI NUTRO
MI OCCULTO
MI OCCLUDO
MI PARLO
MI PONGO
MI QUOTO
MI RESISTO
MI RESPIRO

Tu colore che svetti

Tu colore che svetti
nella mia notte più nera
la parola continua a mancare

Dentro è tutta catastrofe
e il deserto
crea sgomento

La furia avvampa
e i buchi
sono troppo piccoli

Di qui
non esce nulla
e tutto implode

I chiodi scorticano
un legno troppo tenero
e non c’è rimedio

La linfa non sale
le gambe si afflosciano
e la mente è piena di spine

I segni troppo incerti
e i sensi
da troppo sopiti

Toccami

Toccami
Toccami i capelli

Mettimi
Mettimi le mani
dentro

Guardami
Guardami
ancora

Parlami
Parlami
dentro

Non dormire
svegliati

Non dormire
svegliati

Ricorda

Cerca di ricordare
Devi ricordare

Tu lo sai fare
Tu ci riesci

Cuore crudele

Cuore crudele io freccia ferma
di tempo sospeso
Io per te arranco alla terraferma
con zavorra nell’anima ed infinito peso
Su questa zattera di vita in morte
senza ch’alcuno mi strappi a questa sorte
Portami via da ambasce e melopee
Lascia che io entri nel mondo delle idee
T’imploro tra le crepe dei miei muri
Pietra leggera sul mio seno fa che tutto questo duri

Dentro me

dentro me solo spazio per te
spazio siderale per un amore
ancestrale
spazio immenso per un rapporto
senza senso
spazio esiguo per legame
ambiguo
spazio claustrofilico per un pupazzo in bilico

Eppure mi manchi

Eppure mi manchi
alla luce del giorno
così poco m’incanti
Inafferrabile amico
mi concedi così poco
alla luce del giorno
E la notte quanto
quanto m’incanti

Strappami

Strappami da
questa sorte
annunciata

Strappami da
questa vita
velata

Strappami da
questo morso
mortale

Strappami da
questa paura
ancestrale

E tornar da te

E tornar da te
a consumar pensieri
a sviscerare il sonno
così avaro di sogni
pur sapendo
che quel che conta
è lo stare insieme
sino allo spasmo

Mi prende la lentezza

mi prende la lentezza
con tutto lo sgomento
nella testa
e lo sgoverno
della vista
la paura della paura
e così dura comprensione
che non so se tutto questo duri
dura troppo la vita che è ancora
dura in me ed è bene
che non duri

Entrami nel sonno

entrami nel sonno
ancora con un sogno
non c’è il melograno
ad attenderti
solo una scala irta di spine
ma di là dalla porta
tutti i tesori d’oriente

Se vuoi

se vuoi
aggiungere pane
a questa parca
mensa
del destino
fallo ora
o
mai
più

È con mesta misura

È con mesta misura
che mi congedo da te
E mi allontano dal centro
come asta rigida
di un compasso
E torno ogni volta
a tracciare
il piccolo cerchio
che ti contiene
Io borderline
sull’orlo della vita

Tienimi

Tienimi
un po’ più a lungo
me felice ed
infelice.
Brucio,ma non
mi estinguo
eternamente
votata
al mio credo.

Torna com’eri

Torna com’eri
mio signore,
del corpo enfracedato
e del cuore
con tutto
l’assedio terrore
al cuore
senza capire
se tutto questo
è amore
senza peso
il dolore
senza danno
il cuore
ma dimmi
è così l’amore?

Raschia

Raschia, raschia
la corteccia del tempo
arriva sino alla linfa
falla salire
riattizza la brace
ancora non spenta
fanne fuoco nuovo
annienta il pensiero
fino all’orlo del baratro
al limite estremo
allo smembramento
della mente smarrita
nello sfinimento
del cuore
scuoti, scuoti
questo corpo sopito
sino allo spasmo
con tutto
l’amore

Tre passi avanti

Tre passi avanti
e due indietro
e dentro urlo
qui si implode
tappati di fango
tutti i buchi
le orecchie
segnalano
tutti i flussi
ventricolari
i battiti
sconnessi
le pillole
non calmano
la smania
il lenzuolo
è rovente
come la
camicia di Nesso
tu non mi
aiuti a
crescere
non c’è
trasformazione
qui non si
apprende
qui non si
cresce
si scrive
sulle lacrime
qui non si vuole
piangere
qui si piange
tutto il secco
non c’è contatto
le orecchie si
chiudono
si trattiene
il respiro
qui la terra
s’increpa
sotto le gambe
le cose
bisbigliano
nomi
tutti secchi
con scoppiettii
che fanno
trasalire
nel buio
solo una
mano
che scrive:
manel
techel
fares

Bevo alla tua fonte

bevo alla tua fonte
ma è solo acqua vecchia
ho bevuto acqua fresca
ma poi è diventata fetida
piena di tutto il marcio
del mondo
ora voglio solo acqua pura
che lavi tutte le stoffe
e tutte le fessure
senza lasciare
zavorra e tutte
quelle macchie nella mente
il tempo non pulisce
le scorie del passato
ma tu raschia
leviga ogni spigolo
fallo brillare
ma prima immergilo
nella fonte che risana
ogni ferita del cuore
coi colpi dell’amore e
giù giù fino in fondo
a cavar tutta la ruggine
che s’attacca alla pelle
con croste ostinate
a rammentar del passato
tutto il dolore
ancor più ostinato

Ma qui

ma qui
in tutto
questo rotto
delle ossa
cogliendo
l’attimo
dei giorni
che fuggono
come anni
e più non tornano
che solo nella
mente annebbiata
dall’incrosto
dell’inesorabile
tempo
del ricordo
corroso et
amoroso
E t’insegnerò
ti traccerò
il cammino
per giungere
a me
con briciole
di pane
aggiungendo
pane al pane
d’amoroso
ricordo
nel dispendio
della vita

Poi questo perdersi d’animo

Poi questo perdersi d’animo
Poi questo gettare la spugna
Poi questo arrancare nel buio
Poi questo barcollare di dentro
Poi questo calore che sale
Poi questo sudore muto
Poi questo sguardo stanco
Poi questo corpo trafitto
Poi questo essere assente
Poi questo ardore silente


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Letteratura
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Aggiornamento: 26/04/2008