PREROMANTICISMO E ROMANTICISMO


Non solo il Preromanticismo possiede varie caratteristiche distinte dal Romanticismo, ma questo fenomeno culturale chiamato "romantico", che include tutte le forme artistiche e la stessa concezione politico-sociale del mondo occidentale nell'ultima parte del secolo XVIII e quasi tutto il secolo XIX, è molto complesso perché si possano definire con precisione tutte le sue varianti: esso infatti s'intreccia e si confonde col Neoclassicismo, col Realismo, col Naturalismo e con altri -ismi.

Cosicché tra tante tendenze romantiche, di maggiore o minore purezza, si muovono artisti molto diversi: il Goya rococò e quello romantico-espressionista, Ingres ed i Nazareni neoclassico-romantici, Gros, Géricault, Blake, Füssli e Friedrich con le loro tendenze oscillatorie classico-romantiche, Turner e Constable tra il Romanticismo ed il Naturalismo, Corot naturalista con accenti romantici, e così pure la Scuola di Barbizon e Millet, mentre Courbet è il paladino del Realismo con sfumature romantiche, al quale si colloca molto vicino Daumier e un po' più lontano i Preraffaelliti.

Più tardi il naturalismo-impressionista, il Simbolismo e l'Art-Nouveau rappresentano la tappa finale e declinante del Romanticismo di fine secolo XIX; soprattutto l'Art-Nouveau, che fu chiamato il "Rococò del Romanticismo", sebbene certi echi romantici appaiano ancora in varie correnti del secolo XX.

Il Preromanticismo nasce in Inghilterra coi poemi dal pseudo-Ossian di MacPherson, le poesie di Thompson e di Young, i romanzi di Richardson, Stern ed altri ancora, e con la rivalutazione di Shakespeare. La sua durata va dal 1770 al 1800 e riflette l'individualismo della Rivoluzione Industriale e del liberalismo economico.

In Francia si manifesta con l'affermazione della borghesia liberale, individualista e con una morale di tipo calvinista, cioè strettamente legata al lavoro e al profitto, contro l'aristocrazia, ex-classe dominante, chiusa in se stessa, decadente e legata alla rendita. Ma la borghesia, una volta conquistato il potere, diventa reazionaria.

La piccola borghesia reagisce rimanendo delusa per l'arroganza della nuova classe dominante e timorosa di fronte alle varie forme dei socialismi proletari. Delusione che prende la forma nostalgica e malinconica di un ritorno ideale al passato, ai concetti medievali e quindi all'esotico, all'esoterico, ed anche al ritorno antirazionale, all'esaltazione dell'immaginazione, delle passioni, delle emozioni, vissuti come uno sfogo per fuggire dalla realtà, rompere le catene della società, proclamare un individualismo più esclusivo nella sua totale liberazione, ritornare al primitivismo ed al contatto con la natura.

Jean-Jacques Rousseau, l'anti-illuminista, l'anti-razionalista, aveva esaltato tali idee un secolo prima:
"La base delle credenze e della condotta è il sentimento, non la ragione, l'uomo nasce libero e felice, la società lo rende schiavo e degenerato. Solo la distruzione delle regole e delle norme sociali e il suo ritorno alla natura selvaggia lo farà libero".

Queste idee che fecero dire a Voltaire che Rousseau voleva che l'uomo tornasse a camminare a quattro zampe, possono apparire molto ingenue o utopiche, tuttavia lasciarono solchi profondi nella mentalità romantica.

La Germania, così poco coinvolta dall'Iluminismo razionalista, senza avere raggiunto l'unità nazionale, e con una società ancora tipicamente feudale, continua ad assorbire rapidamente e veementemente le idee romantiche.

Lo 'Sturm und Drang ' è un movimento letterario di idee contraddittorie, ma rappresenta un tentativo della borghesia colta di reagire contro la nobiltà.

I suoi ideali fondamentali sono l'antirazionalismo, l'anticlassicismo, l'antitotalitarismo. Tuttavia, a causa di conflitti ideologici interni, spesso si rivela razionale ed irrazionale, progressista e conservatrice.

Rousseau è l'idolo del momento tra gli intellettuali tedeschi; Hauser scrive che Kant, Goethe, Schiller e Herder riconoscono il debito che avevano con lui. Kant lo chiamò il Newton del mondo morale; per Herder era, niente meno, "un santo e un profeta".

Mentre per i neoclassicisti l'arte nasceva razionalmente, in accordo con certe regole immutabili di bellezza, per i romantici era invece una manifestazione misteriosa della liberazione del sentimento e della forza immaginativa del "genio". Genio che s'impone al di sopra di ogni norma stabilita, inventa le sue regole, valide solamente per ogni singola opera. Si stava formando così il futuro "superuomo" di Nietzsche.

Mentre il fine dell'arte era la bellezza per i classici, intesa come ordine, misura, equilibrio ed armonia, viceversa per i romantici era la cosa sublime che, secondo un saggio di Burke del 1756, trascende la bellezza e può includere anche il brutto.

Sublime era per i romantici tutto quello che suscitava sentimenti del dolore, dello straordinario, tremendo e spaventoso. All'amore, alla tradizione, all'attenzione formale, alla semplicità, serenità e perfezione delle forme e all'organizzazione razionale dei classici si oppose l'originalità, la tensione, l'emozione, la spontaneità, e tutto ciò che era pittoresco, grottesco, primitivo, sperimentale, imperfetto, incompiuto, istintivo, passionale, violento, licenzioso, morboso, malinconico, magico, miracoloso e mistico dei romantici.

Al concetto classico dell'artista come professionista competente, i romantici contrapponevano quello del "bohémien", ispirato, solitario, volubile, violento, alienato e nevrotico.

Con lo scoppio della Rivoluzione Francese, che aveva adottato come stile proprio il Neoclassicismo, il Preromanticismo perse il suo vigore, preparando però lentamente la strada al Romanticismo.

* * *

La seconda ondata romantica bisogna fissarla tra 1800 e 1840, ed è essenzialmente francese. Nella sua prima tappa, fino a 1820-25, si manifesta conservatrice, monarchica e clericale. Tuttavia, dopo 1825, si va trasformando gradualmente in liberale, rivoluzianaria, democratica, antimonarchica ed anticlericale.

Un'evoluzione completamente opposta a ciò che era successo in Germania col Preromanticismo, il quale da liberale era diventato reazionario.

Tali aspetti ideologici del Romanticismo francese (e in generale europeo), si devono alla Restaurazione Borbonica, dopo la caduta di Napoleone, imposta dal Congresso di Vienna, nel quale le potenze vincitrici (la Russia, l'Austria e la Prussia, ed in minor misura l'Inghilterra) decidono di ripristinare le antiche frontiere europee, modificate da Napoleone.

Ed i monarchi autoritari, anticostituzionali, antiliberali ed antidemocratici, istituiscono la "Santa Alleanza" per conservare lo "statu quo".

Tuttavia i paesi europei che con l'arrivo degli eserciti napoleonici avevano conosciuto gli ideali della Rivoluzione Francese, di libertà, uguaglianza e fraternità, non volevano tornare indietro e perdere i diritti acquisiti, tanto più che il nazionalismo romantico attecchiva già tra gli intellettuali dei numerosi stati d'Italia e di Germania, i quali anelavano all'unificazione di entrambe le nazioni, ribellandosi contro la dominazione straniera o contro i suoi governanti assolutisti.

In generale il Romanticismo dà grande importanza alla sensibilità, all'immaginazione, diffida della ragione, anela all'infinito, esalta l'importanza dello straordinario, del sublime, del soggettivo e del soprannaturale. Inoltre cerca di dare la massima importanza all'individualismo, desidera la libertà assoluta, fuori e contro ogni regola prestabilita, di ogni norma sociale e morale, si compiace con il grottesco, il mostruoso, il capriccioso, tende all'evasione per il passato (il medioevo), o per i mondi primitivi o non occidentali, esotici (come il Giappone, la Cina, l'India), sente attrazione per il sonno, la notte, la morte, l'erotismo, la liberazione dell'inconscio dalle norme dell'ego.

In arte gli elementi formali acquistano un'importanza fondamentale, mentre i temi e i contenuti importano appena. Tutto il contrario del Neoclassicismo che esigeva temi nobili, disegno marcato, subordinazione del colore al disegno e controllo stretto delle emozioni.

Nel Romanticismo l'arte non deve più stare al servizio della morale, perché deve avvicinarsi alla perfezione incorporea della musica, e l'irrazionalità del colore deve produrre gli stessi effetti emotivi dell'irrazionalità dei suoni musicali. Ogni artista ha il diritto di distruggere le regole e creare le sue proprie che variano in accordo con ogni opera. La pittura deve allontanarsi dalla modellatura scultoria, il disegno perde la sua importanza fondamentale, mentre il colore diventa per eccellenza l'elemento formale principale.

Bisogna ricordare che in tutte le epoche, sin dalla Grecia antica, ci fu un'arte come veicolo di idee religiose o politico-sociali, ed anche un'arte libera da tali funzioni in nome di una purezza estetica; filosofi e studiosi in generale che si occuparono del tema, presero posizioni per l'una o per l'altra, sulla base dei loro diversi punti di vista, durante l'epoca storica nella quale vissero.

Giancarlo Nacher


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Letteratura
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Aggiornamento: 25-04-2015