La coerenza di JosŤ Saramago

Dario Lodi


Josè Saramago (1922-2010) scrittore portoghese, fu attivo con poesie e testi teatrali, con interventi giornalistici, spesso polemici e in controtendenza, ma è soprattutto notevole nei romanzi “Cecità” e “Le intermittenze della morte”: in realtà si tratta di saggi romanzati che girano intorno ad un nucleo di certo appassionante, l’uomo. Banale? Mica tanto. Saramago si concentra fortemente sulla figura umana e la fa brillare come pochi. Il brillio non sa sicuramente di eroismo. Il nostro scrittore non esalta affatto l’uomo, ma lo considera con molta attenzione e con molta, intelligente indulgenza.

Così i personaggi di Saramago non fanno cose eccezionali, ma si dibattono nella normalità, sbagliando parecchio, come è realmente nella vita di tutti i giorni. L’elemento che toglie lo scrittore da una narrazione poveristica, o addirittura miserabile, è l’idea sotterranea di riscatto dalla propria situazione che ogni essere umano ha in corpo, ovvero che gli viene scovata o addirittura vi viene immessa. In quest’ultima operazione, Saramago non usa artifizi grossolani, ma si avvale di una letteratura apparentemente bassa, colloquiale che si rivela vincente nella raffigurazione delle cose che sono e di quelle che potrebbero essere: una favola prosastica, non solenne, tanto meno oracolare.

Lo scrittore portoghese non insegue un eden futuro, crede poco a un’evoluzione umana verso una società ideale: ma tutto questo diventa in lui una sorta di atteggiamento mentale, quasi una posa che viene riscattata da una moltiplicazione delle analisi del fare umano, pur senza prendersi mai troppo sul serio. La ricchezza della scrittura di Saramago sta in una decisione espressiva in qualche modo sperimentale: in essa non mancano rimandi a suggestioni mitiche, con la conseguenza di allusioni e di allegorie che arricchiscono la narrazione e rendono ancora più umani i personaggi, tolti così dalla rigidità delle pretese razionali.

La novità di Saramago sta nelle descrizioni di fatti quotidiani e nella rappresentazione di uomini qualunque, rilevando il tesoro espressivo nascosto in essi. La narrazione è diretta, senza filtri grammaticali, senza sistemazioni retoriche: tutto molto intrigante e quasi tutto ancora da scoprire veramente nella relativa interezza concettuale. L’esposizione convince per franchezza e per coraggio nell’affrontare ciò che ben pochi scrittori hanno affrontato: la normalità, i difetti dell’uomo, la difficoltà di voltare pagina, la realtà dell’essere contro l’apparire.

Fra le molte opere del Nostro c’è anche un “Vangelo secondo Gesù Cristo” basato sui vangeli apocrifi. Lui, ateo, tentò di dimostrare che Gesù era un uomo comune con fratelli e sorelle. Sinceramente non si capisce bene lo scopo di questa impresa, non simpaticissima, che, di fatto, attacca un’istituzione con ben altri argomenti a suo favore. Non che questi argomenti siano condivisibili: c’è un mondo laico, emancipato, che può ribattere le teorie ecclesiastiche, non lo può fare un intellettuale prevenuto, tanto meno usando argomenti che non hanno nulla a che vedere con la costruzione – in sé splendida – della figura di Gesù, tanto è vero che le conseguenze sono state clamorose, non da un punto di vista reale ma spirituale.

Come giornalista impegnato in questioni civili, Saramago rivelò una focosità insospettabile, grazie alla quale fornì più di una opinione discutibile. Ad esempio paragonò il comportamento degli Israeliani con i Palestinesi come quello dei Tedeschi contro gli Ebrei: due episodi esecrabilissimi che tuttavia non possono essere appaiati. Gli Ebrei erano alla mercé degli aguzzini teutonici e nessun popolo europeo diede loro una mano (tranne i Bulgari e in parte i Danesi: “Giusti” a parte, pochi purtroppo), i Palestinesi sono spalleggiati (teoricamente ed anche potenzialmente) da milioni di Arabi. Israele soffre del terrore dell’accerchiamento. Non è una giustificazione, è un tentativo di spiegazione del suo comportamento. Che, intendiamoci, resta intollerabile apparendo un sistema vero e proprio. Ma esso appartiene a un’altra storia, il nazismo resta una vergogna immane, unica per nefandezza nella storia umana.

Strano, poi, che lui civile e umano come pochi si fosse scagliato contro l’autore danese della famosa vignetta anti-islamica. Saramago oscurantista? Anche questa, come domanda almeno, fu una novità, e non piccola. Ma a questo punto è chiaro che Josè Saramago, premiato con il Nobel per la letteratura nel 1998 (la geopolitica c’entra qualcosa?) sia semplicemente un essere umano. Coerente con i personaggi dei suoi romanzi, lo scrittore portoghese ebbe diverse anime, non tutte amiche fra loro. Nei romanzi egli ammette questa coerenza dell’uomo fatta di approssimazione, di umori, non sempre sviluppati a dovere. Capitava anche a lui e questo ce lo rende simpatico perché vero più di tanti che credono di esserlo seguendo semplicemente schemi.

Dello stesso autore:

Testi di Josè Saramago

Vedi anche Quando volano gli avvoltoi


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Letteratura
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Aggiornamento: 25-04-2015