L’impegno di Miguel de Unamuno

Dario Lodi


Miguel de Unamuno (1864-1936) appartiene a due secoli: quello in fondo bigotto ottocentesco e quello deciso a vivere laicamente del Novecento. Il secondo è figlio del successo produttivo moderno. Un successo che andò oltre qualsivoglia titubanza psicologica e programmatica. L’uomo del XX secolo rompe gli indugi e non si lascia condizionare dagli errori che commette: su tutti, la Prima guerra mondiale, un’ecatombe impensabile che pure avvenne sotto gli occhi sbigottiti, amareggiati e increduli degli intellettuali che addirittura l’avevano raccomandata. Unamuno, cercando una propria vita che tenesse conto della strada maestra religiosa e dei nuovi sentieri laici, non ebbe un’esistenza facile: fu antimonarchico e la cosa lo costrinse all’esilio a Parigi dalla sua dorata Spagna. Quando tornò in patria, sessantaseienne, subì la destituzione da rettore universitario, da poco rieletto, per dissapori con i militari che, da una parte e dall’altra, stavano preparando la terribile Guerra Civile spagnola. Lo scrittore e filosofo fu l’anima della cosiddetta “Generazione del ‘98”: una genia di intellettuali impegnati a portare la Spagna nel nuovo secolo, costringendola ad abbandonare ragionevolmente la conservazione di una realtà ormai mummificata, con re e vescovi lontani dal mondo di tutti giorni e inutili anche come riferimenti essenziali.

Uno dei riferimenti principali divenne proprio Unamuno, con i suoi numerosi saggi sulla corretta interpretazione dell’esistenza: in particolare, l’”Agonia del Cristianesimo” rispecchia con precisione il suo pensiero  sulla necessità di salvaguardare filosoficamente i principi religiosi originali, mettendo da parte le derivazioni e le distorsioni della pratica religiosa istituzionalizzata. Lo scrittore spagnolo si sofferma sui grandi intellettuali, su sant’Agostino, su Pascal, Su Kierkegaard, dimostrando una notevole e suggestiva capacità analitica: in sostanza egli dice che la ricchezza interiore dell’uomo non deve essere dispersa, ma portata ragionevolmente e responsabilmente nella coscienza laica: non ci deve essere contrapposizione fra fede e ragione, ma amalgama delle relative punte significative.

L’introspezione, eletta a chiave della porta per eccellenza, quella della saggezza e del sapere corretto, diviene centrale nelle sue opere narrative in quelle poetiche e in quelle teatrali. In queste ultime, un certo pirandellismo diventa evidente e persino debordante: qui Unamuno mostra una preoccupazione di chiarezza che nei saggi non ha. E’ la passione che lo guida ed è da essa che lui si fa guidare, incurante delle conseguenze espressive disomogenee. Più “tranquillo” appare nei racconti (“Tre novelle esemplari”, il suo capolavoro in questo senso). Il desiderio di lasciare un’impronta importante nel processo intellettuale in atto ai suoi tempi in Spagna – come eco di ciò che avveniva in Europa, con la Francia su tutti gli altri Paesi – guidò Unamuno ad una produzione monotona: i testi appaiono eccessivi rispetto al messaggio. Questo messaggio trova non pochi ostacoli nella mancanza di una base ferma e sicura per il nuovo pensiero laico così strutturato e così determinato a trionfare.  Il trionfo appare estetico, non sostanziale, ma “gioca” ad esserlo, sostanziale, facendo leva disinvoltamente su un’esteticità che fisicamente non è per nulla trascurabile. Unamuno se ne rende conto e prova a sottrarsi a questo abbraccio: non è una impresa facile, ma l’intellettuale spagnolo riesce a svincolarsi, insistendo sulla formula morale che di fatto puntella l’aspirazione laica ad una propria valorizzazione pari almeno a quella precedente religiosa. Anzi, di più, in quanto c’è il riconoscimento dell’importanza psicologica e culturale della religione da parte di una speculazione laica che è sì gracile, ma che nel contempo riconosce la sua gracilità: fenomeno sconosciuto al precedente mondo caratterizzato, infatti, da sicurezze del tutto incontrollabili. Unamuno esige, educatamente, un controllo che sia razionalmente legittimo: la sua esigenza si muove bene, pur fra dubbi e incertezze complesse, regalando momenti di consapevolezza possibile e impossibile sul tutto.

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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Letteratura
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Aggiornamento: 25-04-2015