GIUSEPPE UNGARETTI (1888-1970)

I - II - III


Nasce ad Alessandria d'Egitto nel 1888 da genitori lucchesi, che vi erano emigrati sia per motivi di lavoro che per le loro idee anarchiche. Il padre, operaio allo scavo del Canale di Suez, morirà due anni dopo la nascita del poeta. La madre era fornaia. Può comunque fare gli studi superiori in una delle più prestigiose scuole di Alessandria. Nella prima giovinezza frequenta le associazioni anarchiche e socialiste dei nostri emigrati. Legge Baudelaire, Leopardi e Nietzsche.

Dal 1912 al '14 frequenta a Parigi la Sorbona e partecipa ai dibattiti delle avanguardie artistiche e letterarie del tempo, legandosi d'amicizia al poeta surrealista Apollinaire e a pittori come Picasso (cubista), Modigliani e De Chirico (metafisico). Apprezza anche il simbolismo di Valery e la filosofia intuizionistica di Bergson. Ma lo interessano anche le esperienze di rinnovamento della forma e della parola poetica, operate dai crepuscolari e dai futuristi (ha infatti scambi epistolari con Soffici, Papini, Palazzeschi).

Giunto in Italia nel 1914, entra subito in contatto con i giovani intellettuali che facevano capo alle riviste "La Voce" (antidannunziana) e "Lacerba" (su quest'ultima -di indirizzo futurista- pubblica le sue prime poesie, anch'esse influenzate dai modi crepuscolari e futuristi). Nel 1916 pubblica, in pochissime copie, la sua prima raccolta di poesie, Il porto sepolto, che confluirà poi nell'Allegria di naufragi del 1919. In questa raccolta è evidente lo stretto legame tra poesia ed esperienza autobiografica.

Viene chiamato alle armi e combatte dal 1915 al '18 come soldato semplice prima sul Carso e sull'Isonzo, poi sul fronte francese. Ungaretti era di idee interventiste. E' nel corso della guerra che matura i temi fondamentali della sua poesia. Egli cioè matura la convinzione che, essendo la sua un'epoca "tragica", la poesia deve fornire una conoscenza a-logica, a-razionale, intuitiva, che aiuti a ritrovare l'originaria purezza-innocenza.

Dopo la fine della guerra soggiorna ancora a Parigi, poi nel '20 si stabilisce a Roma con un impiego presso il Ministero degli esteri. Nel '23 ripubblica Il porto sepolto: questa volta con una presentazione di Mussolini. Intorno al '28, nel monastero di Subiaco, matura la sua conversione religiosa, poiché egli si rende conto che scoprire il mistero dell'animo umano significa, in ultima istanza, scoprire Dio. Scrive gli Inni, che sono il cuore del suo secondo libro, Sentimento del tempo, pubblicato nel '33. Nel '31 aveva ripubblicata la raccolta Allegria di naufragi, col titolo Allegria.

Nel '36, a causa di ristrettezze economiche, decide di accettare la cattedra di Letteratura italiana presso l'Università di San Paolo in Brasile, dove resterà, con la famiglia, sino al '42, cioè fino a quando anche il Brasile entrerà nella seconda guerra mondiale. Nel '39 gli muore il figlio Antonio di 9 anni: questa esperienza, insieme a quella della morte del fratello e allo scoppio della guerra, lo portano a scrivere nel '47 Il dolore.

Finalmente ottiene, per chiara fama, la cattedra di Letteratura moderna e contemporanea all'Università di Roma, dove resterà fino al '58. Muore a Milano nel 1970, al ritorno da un viaggio negli Usa. Poco prima Mondadori aveva pubblicato in un unico volume tutta la sua produzione letteraria: Vita d'un uomo.

IDEOLOGIA E POETICA

Ungaretti vive nel periodo in cui la borghesia, dopo aver realizzato in Italia il capitalismo, non porta avanti gli ideali di giustizia e libertà, ma si chiude in se stessa, temendo di perdere la propria egemonia, e affida la risoluzione delle proprie contraddizioni sociali prima al colonialismo-imperialismo, poi alla guerra mondiale, al fascismo e alla II guerra mondiale.

Ungaretti è il maestro riconosciuto dell'Ermetismo. Il termine "ermetico" significa "chiuso", "oscuro". La definizione venne adottata per la prima volta dalla critica nel '36, in riferimento soprattutto alla sua poesia. Successivamente si inclusero negli ermetici anche Montale, Saba e in parte Quasimodo.

- L'Ermetismo si oppone soprattutto al Decadentismo di D'Annunzio, cioè agli atteggiamenti estetizzanti e superomistici; ma anche a quello del Pascoli, giudicato troppo bozzettistico e malinconico, troppo soggettivo e poco universale.

- L'Ermetismo si oppone anche ai crepuscolari, ai futuristi, ai "vociani", perché non si accontenta di una riforma stilistica e non sopporta la retorica.

E' l'esperienza della guerra che rivela al poeta la povertà dell'uomo, la sua fragilità e solitudine, ma anche la sua spontaneità e semplicità (primitivismo) che viene ritrovata nel dolore. L'esistenza è un bene precario ma anche prezioso. In guerra egli si è sottratto ad ogni vanità e orgoglio; nella distruzione e nella morte ha però riscoperto il bisogno di una vita pura, innocente, spontanea, primitiva. Ha acquisito compassione per ogni soldato coinvolto nell'assurda logica della guerra: ha maturato, per questo, un profondo senso di fraterna solidarietà. La sua visione esistenziale è dolorosa perch'egli pensa che l'uomo non abbia la possibilità di concretizzare le sue aspirazioni conoscitive e morali. Ungaretti non crede nelle filosofie razionali e cerca di cogliere la realtà attraverso una poetica che s'incentri sull'analogia, cioè sul rapido congiungimento di ordini fenomenici diversi, di immagini fra loro molto lontane che la coscienza comune non metterebbe insieme.

Questa esperienza lo porta a rifiutare -soprattutto nell'Allegria- ogni forma metrica tradizionale: rifiuta il lessico letterario, le convenzioni grammaticali, sintattiche e retoriche (ad es. elimina la punteggiatura, il "come" nelle analogie, ecc. Diventano importanti gli accenti tonici, le pause). Crea un ritmo totalmente libero, con versi scomposti, brevissimi, scarni, fulminei, dove la singola parola acquista un valore assoluto, dove il titolo è parte integrante del testo. La poetica qui è frammentaria, allusiva, scabra, anche perché il poeta non ha una realtà ben chiara da offrire.

Ne Il porto sepolto Ungaretti lascia intendere che poesia significa possibilità di contemplare la purezza in un mondo caotico e assurdo, ma la poesia dev'essere espressione di un'esperienza particolare, intensamente vissuta: la ricerca del vocabolo giusto è faticosa, perché l'uomo deve liberarsi del male che è in lui e fuori di lui.

Ne L'allegria il poeta non accetta le illusioni e preferisce star solo con la sua sofferenza (cfr. Peso, dove al contadino-soldato che si affida, ingenuamente, alla medaglia di Sant'Antonio per sopportare meglio il peso della guerra, il poeta preferisce stare "solo", "nudo", cioè senza illusioni ("senza miraggio"), con la sua anima. Ungaretti tuttavia non è ateo: si limita semplicemente a chiedersi che senso ha Dio in un mondo di orrori (cfr Risvegli) e perché gli uomini continuano a desiderarlo quando ciò non serve loro ad evitare gli orrori (cfr Dannazione). Il contrasto è fra una religiosità tradizionale, superficiale, e una religiosità più intima e sofferta, che in Fratelli si esprime come profonda umanità, partecipazione al dolore universale. E' solo negli Inni che Ungaretti ripone nella fede religiosa la soluzione delle contraddizioni umane (cfr La preghiera).

Il superamento dell'autobiografismo e la modificazione dello stile ermetico avviene nel Sentimento del tempo. Qui il poeta ha consapevolezza che il tempo è cosa effimera rispetto all'eterno (la riflessione è molto vicina ai temi della religione). La poesia aspira a dar voce ai conflitti eterni, a interrogativi drammatici: solitudine e ansia di una comunicazione con gli altri, rimpianto di un'innocenza perduta e ricerca di un'armonia col mondo, ecc. In questa raccolta Ungaretti ritrova i metri e i moduli della tradizione poetica italiana (ad es. riscopre il valore dell'endecasillabo, del sistema strofico, della struttura sintattica).

L'ultima importante raccolta, Il dolore, contiene 17 liriche dedicate al figlio e altre poesia di contenuto storico (sulla IIa guerra mondiale). Qui il discorso diventa più composto, quasi rasserenato. Toni e parole paiono affiorare da un'alta saggezza raggiunta al prezzo di una drammatica sofferenza. Il poeta esprime una inappagata ma inesauribile tensione alla pace e all'amore universali.

La tristezza di Ungaretti

I

L'ermetismo è una forma d'individualismo ma sofferente. E' più profondo del futurismo, crepuscolarismo, superomismo dannunziano, "vocismo"...; forse lo si può paragonare al simbolismo francese.

L'ermetismo però non contiene messaggi etico-politici significativi. Anzi, con Ungaretti (che era partito, come il Pascoli, dal socialismo anarchico), esso giunge a desiderare la dittatura politica, nell'illusione di poter risolvere i mali sociali.

Il suo ermetismo, che fu apprezzato da Mussolini, esprime il bisogno di recuperare la purezza originaria degli individui, la loro primitiva semplicità e forza d'animo. L'intenzione, di per sé, è lodevole, ma se in politica si cerca di affermare un principio del genere, senza realizzare, nel contempo, una rivoluzione sociale e culturale, lo sbocco verso l'ideologia fascista diventa inevitabile, anche se un poeta come Ungaretti non potrà non accorgersi, in seguito, che il regime fascista, incapace di affrontare la complessità della vita, predicava solo illusioni e mistificazioni.

II

C'è della sensualità nella poesia Natale, soprattutto laddove si parla di "caldo buono" e di "quattro capriole". Il poeta sembra aver rifiutato l'invito dei suoi amici soldati, in licenza come lui, di dimenticare (forse in qualche postribolo) le fatiche e gli orrori della guerra.

Al poeta non piacciono gli atteggiamenti superficiali, evasivi: egli ha "troppa stanchezza", cioè troppa amarezza, per poter fingere. Preferisce star solo coi suoi pensieri piuttosto che, senza pensieri, nelle braccia d'una donna d'occasione. Gli sembrerebbe di tradire se stesso, di venir meno all'impegno di prendere con serietà le cose della vita.

Il "caldo buono" è quello che riscalda l'anima, non il corpo, quello che riconcilia con l'esistenza, che aiuta ad accettare il dolore con sobrietà e coerenza. Anche questo è un modo di vivere la sensualità: "le quattro capriole di fumo nel focolare" gli tengono compagnia come un'amante che lo conosca nel suo più profondo.

Testi di Giuseppe Ungaretti


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Letteratura
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Aggiornamento: 25-04-2015