CONTRO LA GRAMMATICA ITALIANA


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LINGUA ORALE E SCRITTA
SOLTANTO DUE MODI DIVERSI DI COMUNICARE?

Tipica del Sensini è l'astrattezza, cioè l'incapacità di dare un senso storico alle sue affermazioni, e questo lo si ritrova anche quando affronta la nascita e l'evoluzione della lingua (cfr M. Sensini, Le parole, le regole, i testi, vol. C, I testi, Milano 1998, Mondadori Scuola).

Ecco cosa scrive: "L'uomo per quasi un milione di anni dopo essere apparso sulla terra, ha comunicato solo oralmente. Circa 5000 anni fa ha cominciato anche a scrivere".

Questa, per il grammatico più apprezzato nelle scuole italiane, non è una "stranezza", ma un "notevole passo avanti nello sviluppo della civiltà". Infatti, prima di scrivere, l'uomo non era uomo, ma "animale", molto vicino alla bestia.

Il pitecantropo, il sinantropo, l'uomo di Neanderthal... avevano un linguaggio limitato nello "spazio" e nel "tempo". Cioè non potevano sapere che "la lingua scritta permette all'uomo di fissare e di trasmettere a distanza, nello spazio e nel tempo, il proprio pensiero". Cioè non potevano sapere che sono stati proprio i progressi della tecnologia a renderci "umani".

Che profondità di pensiero! Che analfabeti che erano i vari Buddha, Socrate, Gesù Cristo... che non hanno mai scritto neanche una parola!

Il più grande grammatico di tutti i tempi (scolastici) non è in grado di associare la nascita della scrittura alla nascita delle civiltà antagonistiche, in cui l'uomo è nemico dell'uomo. Non è in grado di capire che la limitatezza nell'uso della lingua, nello spazio e nel tempo, non era affatto un limite, ma una sua condizione naturale, il suo connotato storico più significativo. Non è in grado di capire che l'universalità di una lingua del genere stava proprio nel fatto che il soggetto parlante era davvero "umano", assai diverso da quella caricatura selvaggia e violenta sorta con la nascita delle civiltà.

Possibile che un uomo reputato "intelligente" da migliaia di docenti debba associare il progresso della civiltà al progresso della tecnologia? Davvero è stato così significativo "fissare e trasmettere a distanza il proprio pensiero"? Davvero un pensiero "fissato" su qualche oggetto è così importante per la vita di una persona e dei suoi simili, vicini e lontani? così importante per lo sviluppo umano della sua personalità? Davvero la vita ha bisogno, per poter essere vissuta in tutta la sua ricchezza e complessità, di un pensiero cristallizzato su un oggetto materiale?

Per quale motivo dovremmo ritenere come del tutto naturale il passaggio dall'oralità alla scrittura, quando per milioni di anni (e ancora oggi per molte popolazioni cosiddette "primitive") non è mai stato preso in considerazione o è stato considerato del tutto inutile? Quando mai la scrittura riesce a rappresentare meglio dell'oralità le caratteristiche vere, autentiche, fondamentali dell'essere umano?

Nel testo del Sensini non riescono a rappresentare tali caratteristiche neppure i due disegni usati per spiegare la sublimità di tali concetti:

1. un cavernicolo che tiene per la coda un dinosauro, dicendo a moglie e figlio: "Ecco il pranzo". Come se un cavernicolo cacciasse da solo! Come se cacciasse per una famiglia nucleare! Come se cacciasse da solo un dinosauro! Come se potesse cacciare un dinosauro! Ma non lo sa il Sensini che quando l'uomo è apparso sulla terra, il padreterno aveva smesso da un pezzo di giocare con quei mostri?

2. Una bisteccona lasciata sul tavolo della cucina con la scritta in un foglietto sotto il piatto: "Cara, ho comprato io la bistecca per la cena. Sarò di ritorno per le 8. Ciao, Vincenzo".
Vincenzo, hai comprato una bistecca solo per te o solo per tua moglie? Oppure hai comprato una sola bistecca per due? E perché, visto che sei un uomo civilizzato, dotato di tutti i comfort, non l'hai messa nel frigorifero? Come vuoi che diventi, stando lì mezza giornata? Vincenzo, se io fossi stata tua moglie, t'avrei preso per un deficiente! Mangiala te per cena una bistecca sanguinolenta alta 5 cm!

Meno male che ad un certo punto viene in mente a questo illustre linguista che "la lingua scritta è stata a lungo considerata come la lingua della gente colta e quindi superiore alla lingua parlata".

Questo fa ben sperare. Forse tale illustre grammatico arriverà alla conclusione che la lingua scritta è stata usata nelle civiltà antagonistiche per schiacciare chi era soltanto in grado di parlare.

Tuttavia non si colgono dei progressi significativi nell'argomentare del Sensini. Infatti dice: "La lingua orale era vista come una lingua approssimativa e imprecisa, che dipendeva da quella scritta e che cercava vanamente di imitarne la precisione e l'eleganza".

Quindi nessun rapporto di potere sotteso all'uso della lingua scritta, ma una semplice constatazione intellettuale: la lingua scritta è più "precisa" ed "elegante". Quindi era del tutto naturale che gli intellettuali e con loro i grammatici la snobbassero un poco. In fondo la lingua scritta, con la sua precisione, esprime meglio la verità delle cose...

Il loro atteggiamento di superiorità non può essere considerato una colpa: il progresso è progresso! Una volta scoperta la scrittura, non si può riconoscere alcun primato all'oralità. Sono gli analfabeti che devono acculturarsi.

Il Sensini però è un uomo intelligente: non può essere così drastico nei confronti delle popolazioni che per milioni di anni non hanno scritto una sola parola (anche perché più della metà degli italiani alla fine dell'Ottocento era totalmente analfabeta).

E' dunque costretto a fare una concessione: "gli studiosi contemporanei hanno rivalutato la lingua parlata, che è di gran lunga più usata di quella scritta".

Ecco fin dove si spingono le possibilità di una rivalutazione della lingua orale. Quale scoperta scientifica poter constatare che la lingua orale è sempre stata più "usata" di quella scritta! Chissà, forse fra mille anni il Sensini di turno ci verrà a dire che non si può affermare con assoluta certezza che il contenuto di un testo scritto è più preciso di quello di una semplice chiacchierata.

Il Sensini di oggi infatti si limita semplicemente a dire che "non gli importa tanto stabilire se sia più importante l'una o l'altra, quanto constatare ch'esse sono due modi diversi di comunicare".

Il Sensini di oggi infatti non è uno "storico" della lingua, ma semplicemente un "fenomenologo". Lui "constata", senza porsi troppe domande sulla "genesi" dei fatti. I suoi studenti potrebbero andare in confusione. "Grammatica" vuol dire impararsi a memoria delle regolette, come nella matematica più banale.


Le immagini sono prese dal sito "Foto Mulazzani"

Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Linguaggi
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Aggiornamento: 27/08/2015