LINGUAGGIO - Tele-giornalismo e mode lessicali 1 - 2

Gli studi qui pubblicati sono una piccola parte di quanto presente nel testo "I Segni nel tempo"
 pubblicato nel sito www.lulu.com/content/193593

(seconda metà anni ’90 – maggio 2004)

Carmine Natale

Da quando “Rai” e “Mediaset” duellano, è finita (anche) l’informazione di qualità!

Troppi giovani tele-giornalisti, sgrammaticati, non seguono né le … scuole alte, né, per il loro modo di esprimersi, fastidiosamente regionale, quelle di dizione!

Una caratteristica del giornalista televisivo degli ultimi anni è il rincorrere le mode lessicali; e si sa, la caratteristica delle voghe non è la dignità culturale, ché sarebbe difficile conformarsi a esse!

È vero che è umano risentire delle mode (lessicali) – anch’io, criticone, ne sono dipendente! – ma è grave che ciò accada a un’acculturata categoria professionale che, peraltro, le diffonde!

“Fino a pochi secoli fa, autori noti scrivevano la medesima parola in varii modi nella stessa pagina” (Roberto Vacca, l’ingegnere-scrittore, ne“Il Messaggero”, 5 aprile 2004), al contrario, oggi, giornalisti noti scrivono un vocabolo nello stesso modo in decine di pagine.

Il linguaggio dei cronisti rivela, innanzitutto, esagerazione, che si concreta:

  1. nell’uso monotono, ossessivo di pochi termini e di espressioni cristallizzate;
  2. nell’aggressività verbale;
  3. nell’eccessivo uso di figure retoriche, di parole a cui è dato un significato diverso dall’originario, di perifrasi – addio essenzialità!;
  4. nell’esagerata drammatizzazione;
  5. nell’ipocrisia e nelle sdolcinature;
  6. nelle frasi senza senso;
  7. nello stile strampalato.

Anche il servizio offerto dai responsabili dei tele-giornali e dei programmi culturali è scadente, ed errori pacchiani scandiscono le scritte in sovrimpressione: apostrofo al posto dell’accento, e viceversa,  e accenti sbagliati (1. un programma Rai è scritto in due modi: una volta con l’accento acuto sulla vocale o, che, però, è letta con suono aperto, un’altra volta con l’apostrofo: Ballaro’: qual è il nome della trasmissione? 2. il cognome del presidente dei deputati della Lega Nord, è “”, “cè”, oppure CE’, forma tronca che passa in sovrimpressione nei telegiornali e negli incontri politici?); apostrofo in alcune forme apocopate (nel pregevole “l’Italia sul 2”, durante l’approfondimento dell’argomento permaneva la scritta: “Qual’è la dieta giusta”); lettere minuscole anziché maiuscole, e il contrario; punteggiatura inesistente o mal collocata (per qual motivo, il punto interrogativo, l’esclamativo, i due punti, e il punto e virgola li staccano dalla parola? E perché il – semplice – punto no?).

Ne L’oca chattajola (edito da “Pagine srl”, nel 2003), cerco di dimostrare, esemplificando, che alcuni aspetti della grammatica diffusa in televisione appartengono a quella che io chiamo “grammatica dei chatter”.

Nella relazione seguente – non sono uno studioso della materia, e, perciò, le mie valutazioni sono quelle di un telespettatore medio – fotografo la realtà, presentando alcuni interventi tratti, specialmente, da “Mediaset” e “Rai” (qualcuno sorriderà esaminando molti concetti in grassetto).

A) Parole ripetute ossessivamente

La precedente generazione di Italiani, e i medici, associano il termine “evacuare” con andare di corpo e urinare.

Qualche anno fa avvenivano incidenti, poi si verificava l’accaduto; oggi si salta un passaggio, e s’arriva, direttamente, alla verifica.

Automobilismo e motociclismo:

B) Vocaboli factotum, e ripetuti con ossessione

Li chiamo, un po' impropriamente, “factotum”, perché acquistano, d'ufficio, differenti significati.

C) Neologismi proposti con ostinato orgoglio

D) Sessismo

La lingua italiana rimane sessista, una volta era maschilista, oggi tende al sesso opposto. Le giornaliste di “Tg3” e “Tg4” salutano, così, gli sfortunati telespettatori: “Buon giorno dalla Tiggì 3”, “… dalla Tiggì Lazio”, “…dalla Tiggì 4”. La femminilizzazione (perdonatemi la parola) continua durante il tg. I maschi s’adeguano, anche in alcuni programmi di meteorologia. In “La7”, il commentatore del derby laziale (troppo spesso) adoperava, per termini maschili, articoli e preposizioni articolate al femminile.

E) Rinforzamenti che non sempre rinforzano, e proposti con cocciutaggine

 -  AVVERBI:

Un radio-giornalista, in un discorso di due minuti: “completamente indipendenti […] assolutamente autonomi […] assolutamente coordinato”.

Altre precisazioni inutili, o sbagliate:

F) Terminologia da guerrafondai (aggressiva, giuridica, allarmistica, di assoggettamento), e ripetuta con insistenza

È vero che viviamo in un clima di allarme continuo, però, non ci si mettano anche i giornalisti a intimorirci, con termini e figure retoriche che rivelano aggressività!

Altre forme violente:

G) Frasi, unità linguistiche servili o semprepronte

 Le chiamo così perché non affaticano l’intelletto dell’oratore:

H) Senza senso, o che sottolineano l’evidenza

I) Fra cattivo gusto, ipocrisia e crudeltà, sdolcinature

L) Molti non ànno frequentato le... SCUOLE GROSSE (altri richiami, nel paragrafo E)

  1. Pre-annunciare: gli esempi sarebbero infiniti. A che serve il ridondante prefisso pre, se si annuncia sia un evento compiuto sia qualcosa che dovrà accadere? I Nostri si fanno “sopravanzare” dall’Africano Fidel Mbanga Bauna (telegiornale “Rai 3 Lazio”) e da Nick (conduttore inglese di “Radio Montecarlo”), che fanno uso di annunciare.
  2. Pre-allarme: “in stato di preallarme”. Chi sta in “preallarme”, non sta già, psicologicamente e in merito all’organizzazione degli interventi, in allarme ?
  3. “Le fiamme non sembrano arrestarsi, anzi aumentano”.
  4. “Priorità assoluta/e”.
  5. “Reperti assolutamente autentici”.
  6. Completamente capovolto”.
  7. Completamente diversi”.
  8. “Cambiamo completamente argomento”.
  9. “Indagine conoscitiva” (le indagini sono conoscitive; e quelle del giudice si chiamano giudiziarie).
  10. “Accertare definitivamente le cause”.
  11. “Sfoltire del tutto”.
  12. “A titolo del tutto personale”.
  13. “Aperte tre diverse inchieste”, “due diversi assalti”, “due diversi agguati”, “quattro gusti diversi” (pubblicità), “150 razze diverse di asini”. Il termine, è evidente, nei casi proposti non significa “diversità”, né “alcuni”; quale è il significato?
  14. “Entro e non oltre” (almeno sostituiscano la congiunzione “e” con la virgola!).
  15. “L’aria fredda mantiene la temperatura bassa”.
  16. “Un giovane pregiudicato di 19 anni” (o precisano l’età, o dicono che è giovane).
  17. “L’arte greca, e quella più contemporanea”.
  18. Gli investigatori seguono […] le piste possibili”.
  19. Quest’oggi” (avranno già détto “quell’oggi” e “codest’oggi”?).
  20. Ultimi aggiornamenti”.
  21. Alcuni delinquenti investono e uccidono una donna “anziana” mentre, inseguiti dalla Polizia, scappano con l’automobile: “i criminali non ànno rispettato il passaggio pedonale”. Per qual motivo il giornalista non si è lamentato, anche, del fatto che i criminali, per fuggire, non ànno rispettato il limite di velocità?

Me li immagino, i giornalisti, nel paese dei perengani, alle prese con il decreto para proibision de discurso inutile, decreto che prevede (da “La proibizione dei discorsi inutili”, in esempi di avvenire, di Roberto Vacca, Rizzoli Editore, Milano, 1965):

  1. Ogni discorso inutile è proibito.
  2. Si definisce per legge come inutile ogni discorso che non trasmette informazioni o che trasmette informazioni già note.
  3. Chi fa discorsi inutili è punito con sei mesi di carcere duro.

Psicologi e sociologi si sono già pronunciàti sulla moderna terminologia giornalistica?

E pensare che i tele-giornalisti di origine araba e africana (fra cui Fidel Mbanga Bauna e Geneviève Makaping), e i motociclisti stranieri (lo spagnolo Sete Gibernau), s’esprimono in modo semplice, e senza seguire le mode lessicali!

 ***

“Concludo” con alcune curiosità:

1) Registrare, e segnalare: è così difficile utilizzare verbi che infondano sicurezza?

  1. “Non si registrano / segnalano incidenti” (o code);
  2. “In Irak, non si registrano feriti”.

2) Nei programmi di meteorologia, è raro che menzionino le montagne, i monti, e le pianure; nominano i rilievi – o, al massimo, i rilievi montuosi – e le zone pianeggianti.

3) Concludere, consumare ed evacuare vanno alla grande nei film degli ultimi anni!


Vedi anche Linguaggio - Traduzioni di testi e mode lessicali - La Grammatica dei chatter

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