LINGUAGGIO E COMUNICAZIONE


LA SCRITTURA DIGITALE

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Ogni volta che si ritorna sugli stessi argomenti, ogni volta che si riprendono in mano gli stessi libri, quelli scritti da altri, si finisce col fare commenti di natura diversa, coi quali si mettono in evidenza aspetti diversi.

Dunque a che serve dare alle stampe il proprio pensiero? Un libro non è solo qualcosa di fisicamente definito, è anche qualcosa di definitivo, di semanticamente incontrovertibile. Non si può più tornare indietro, non si può più prescindere da ciò che si è scritto, da ciò che si è fissato in maniera univoca sulla carta.

L'editoria cartacea è la morte della dialettica, in quanto impedisce il ripensamento. Per fare autocritica bisogna scrivere un altro libro, ma intanto quello precedente resta. E poi vi è sempre il rischio di dover fare un'ulteriore revisione della propria autocritica, in un andirivieni che finisce soltanto perché ad un certo punto si è costretti a morire.

E' indubbiamente molto meglio non scrivere nulla, oppure affidarsi unicamente alla scrittura digitale, quella che può essere modificata in qualunque momento, senza lasciare tracce della precedente. La sovrascrittura è la vera rivoluzione del digitale, che è poi una conseguenza della stretta interazione-utente.

Ma c'è di peggio. Un libro chiude inesorabilmente il presente dentro le sue pagine: cosa che il pensiero umano può rifiutarsi di accettare. L'uomo vuole poter ripensare il proprio passato in qualunque momento, vuole essere lasciato libero di leggere e rileggere le cose come meglio crede. Non ama ipotecare il futuro, meno che mai il proprio, con le interpretazioni che dà al suo stesso presente.

Un uomo libero e democratico lascia che il futuro si costruisca da solo. L'unica sua preoccupazione è quella di vivere il presente nel miglior modo possibile, sempre considerando che nulla è mai uguale a se stesso: tutto è in movimento, "tutto scorre", diceva Eraclito, "non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato".

E' la metamorfosi che ci domina. Quando ci guardiamo allo specchio, persino noi non siamo noi stessi: l'identità cambia di continuo, in maniera progressiva, seppure con lentezza. Sbaglia chi vuol accelerare il processo, ma anche chi vuole bloccarlo.

Non siamo mai uguali a noi stessi
cambiamo dentro, cambiamo fuori
cambiamo anche se non lo vogliamo
e quando non lo facciamo
con stupore o con tristezza
il perché ci chiediamo.

Dunque per quale motivo dovremmo dare di noi un'immagine fissa, statica, pubblicando un libro? E se questa immagine risultasse col tempo la nostra peggiore? E se ci dovessimo pentire di averla fissata sulla carta, come fece Agostino d'Ippona con le sue Ritrattazioni? Non è forse meglio lasciare in eredità la propria scrittura digitale a chi si assumerà il compito di proseguirne lo spirito modificandone perennemente la forma?

Lasciamo dunque ai posteri non semplicemente la possibilità di conservare ma anzitutto quella di modificare senza tradire. Così nessuno potrà dire di noi: "E' datato". Resteremo sempre contemporanei. Tutta la linea della storia si restringerà in un unico punto, da dove potremo guardare ogni cosa.

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Le immagini sono state prese dal sito Foto Mulazzani

Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Linguaggi
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Aggiornamento: 22/04/2015