STUDI SUL NUOVO TESTAMENTO


COMMENTO ALL'APOCALISSE DI GIOVANNI

Premessa generale - Premessa politica - I destinatari - La canonicità - Il genere apocalittico -
Le tesi dell'Apocalisse - I quattro cavalieri - Fonti

L'Arcangelo Gabriele (Museo di Barcellona)

IL GENERE APOCALITTICO

Indubbiamente l'Apocalisse ha molti elementi spiritualistici di derivazione essenica (non dimentichiamo che, prima di abbracciare la causa del Cristo, Giovanni aveva abbracciato quella del Battista), nondimeno quelli che non sono stati aggiunti o manipolati successivamente alla stesura del testo, non fanno riferimento a forme di divinità astratte, superiori allo stesso Cristo: l'unico dio di cui nel testo si parla è il "Figlio dell'uomo".

Anzi, sulla stessa influenza essenica bisognerebbe fare alcune precisazioni, in quanto, stando agli studi critici dei manoscritti di Qumran, il carattere drammatico della visione cosmico-escatologica che si ritrova in alcuni rotoli (p.es. la Regola della Guerra) e che va considerato abbastanza inusuale per l'ambiente giudaico (anche se quello tardo giudaico post-esilico in effetti è spesso caratterizzato da un accentuato dualismo: p.es. i "figli della luce" contro i "figli delle tenebre"), risente a sua volta di un marcato influsso di idee provenienti dal mondo iranico-mazdeo.

L'apocalittica come genere letterario è tipico, se vogliamo, di culture babilonesi, anche se la si ritrova nel libro di Daniele, nell'Enoch etiopico, nell'Enoch slavo e in altri testi chiaramente influenzati da una sorta di gnosticismo manicheo-giudaico di derivazione iranica. Praticamente l'apocalittica è stato un genere letterario di moda nell'ambiente giudaico dal II sec. a.C. al II-III sec. d.C.

E' sufficiente fare alcuni esempi per convincersene (e per una visione generale del problema si rimanda all'art. di Ezio Albrile, Enoch e l'Iran: un'ipotesi sulle origini dell'apocalittica, in "Nicolaus", n. 2/1995).

Espressioni come quelle che andremo a citare sono state prese dalla letterature mandaica o zurvanita:

  • Antico o Capo dei Giorni o degli Eoni o del divenire del tempo (passato, presente e futuro);
  • la veste e i capelli bianchi di questa divinità, i suoi occhi lucenti come il sole;
  • la luce o lo spirito posti in alto, la tenebra o la materia posti in basso;
  • dio come essere cosmico il cui corpo coincide con la creazione;
  • la luce in forma di fuoco all'origine della creazione, destinata a riapparire alla fine dei tempi nelle sembianze di un cavaliere sopra un destriero infuocato;
  • l'opposizione di dio a una folta schiera di angeli decaduti (demoni), che influenzano gli esseri umani insegnando loro i segreti per mutare le cose del mondo;
  • lo scontro tra due principi, del bene e del male, in cui quest'ultimo non è subito annientato, ma incatenato sino alla fine dei tempi, dopodiché verrà sciolto per essere definitivamente sconfitto;
  • il mondo (o il tempo) futuro (o infinito) contrapposto al mondo presente (finito);
  • la morte e la malvagità introdotti nella creazione positiva di dio a causa della gelosia o invidia da parte del demone;
  • nella grande guerra tra bene e male la sofferenza purifica, i morti risorgono, il cosmo viene trasfigurato;
  • le epoche della grande guerra sono quaternarie, divise in quattro periodi, contrassegnate da quattro elementi simbolici;
  • al ritorno escatologico del signore dell'universo vi sarà il giudizio finale, seguito dalla redenzione definitiva dei peccati dell'umanità e la distruzione delle potenze malvagie;
  • la riconciliazione tra uomo e dio passa attraverso l'immolazione di un uomo-dio, che muore e risorge;
  • l'uomo riconciliato alla fine dei tempi recupera col proprio corpo un nuovo rapporto: il corpo diventa "spirituale".

Questi e altri elementi ancora sono ampiamente documentati nella letteratura indo-iranica e nelle apocalissi cosiddette "zurvanite", che precedono di molto il tardo giudaismo e che lo influenzano attraverso lo gnosticismo.

Si può addirittura sostenere che lo sviluppo di questa apocalittica in ambito giudaico ha trovato il suo prosieguo più incisivo proprio nell'apocalittica cristiana, con la differenza che qui tutti gli avvenimenti ruotano attorno alla figura di Gesù Cristo.

Ma su questo bisogna spendere ancora alcune parole, proprio perché è difficile sostenere che la parte migliore dell'escatologia dell'Apocalisse di Giovanni sia in tutto debitrice di quella di origine babilonese o che non vi siano differenze sostanziali con le apocalissi giudaiche vere e proprie o con tutte le altre piccole apocalissi cristiane sparse nel Nuovo Testamento (presenti p.es. nei vangeli: Mc 13,1ss.; Mt 24,1ss.; Lc 21,5ss., nelle lettere di Paolo: 2Ts 2,1-12; 2Cor 12,1-9; 1Ts 4,13-17; e in quelle di Pietro: 1Pt 3,19ss.; 2Pt 3,10-13).

  • Anzitutto il rapporto tra profezia e apocalittica è controverso nel testo di Giovanni, in quanto il termine greco apokalypsis vuole dire una cosa: rivelare, scoprire, togliere il velo, che è tipica delle profezie. In questo l'autore, che viene chiamato "profeta" dall'angelo che gli impedisce di prostrarsi ai suoi piedi (22,9) e che definisce questo testo come una "profezia" (22,10), si differenzia dalle apocalissi classiche del giudaismo, in cui era netta la differenza dal profetismo. Si può anzi dire che nell'ebraismo l'apocalittica è un surrogato e una prosecuzione fantastica di quel profetismo i cui ideali politici non si erano realizzati: il profeta si poneva il compito di cambiare la realtà qui ed ora; l'apocalittico invece rimanda i cambiamenti, preceduti da immani catastrofi, ad epoche future.
  • Nel valutare i rapporti tra bene e male, gli apocalittici giudaici sono decisamente dualisti, opponendo in maniera radicale due principi che non hanno nulla in comune. Nell'Apocalisse di Giovanni invece, pur presentando la storia dell'umanità come un grande scontro armato tra forze opposte, all'origine del male vi è una scelta umana, che non è tanto "imposta" quanto "condizionata" dagli eventi. E la soluzione alla sofferenza non ha bisogno d'essere ricercata in qualcosa che non esiste nel presente: Giovanni reputa se stesso come l'interprete più fedele del messaggio di Cristo (lui solo è in grado di "mangiarsi" il libro della verità che gli offre l'angelo).
  • Anche nelle piccole apocalissi riportate nel Nuovo Testamento si riscontra, in un certo senso, lo stesso pessimismo dell'escatologia giudaica, che differiva a un tempo non meglio precisato (conosciuto solo a dio) la soluzione delle contraddizioni antagonistiche, con la differenza che in quelle cristiane la vittoria è certa essendo certa sin da adesso, avendo il Cristo risorto vinto la morte. Viceversa Giovanni inserisce il riscatto del suo popolo nell'ottimismo di un'escatologia che vuole inaugurarsi nell'immediato presente.
  • Nel testo di Giovanni si riprendono e si sviluppano le grandi immagini della tradizione profetica che va da Isaia ad Ezechiele, da Zaccaria a Daniele, ma ci si innesta anche nella tradizione biblica che nel II sec. a.C. aveva prodotto il genere apocalittico. Il libro di Daniele si può dire costituisca lo spartiacque tra il passato profetismo e la nuova apocalittica. E' tuttavia sbagliato considerare il testo dell'apostolo Giovanni come un'apocalissi vera e propria, ed è stato sbagliato mettergli un titolo che rimanda più alle apocalissi giudaiche che non a quei messaggi tipicamente politici ch'erano le profezie. Questo perché mentre Giovanni, come i profeti in genere, ha di mira un cambiamento nel presente storico, gli apocalittici pongono il mutamento epocale solo al termine della storia. Si può pertanto considerare del tutto fuorviante l'idea, che i redattori cristiani hanno avuto, di aggiungere elementi della letteratura apocalittica in un testo che voleva porsi solo in maniera profetica.
  • Ma vi sono altre differenze tecniche rispetto all'apocalittica del tardo giudaismo, prevalentemente extra-biblica (Apocalissi di Baruch, di Mosè, di Elia, di Esdra, di Enoch ecc.):
    - Giovanni, sin dall'inizio del testo, rivela la propria identità e non fa uso della pseudonimia, che era quella finzione letteraria con cui l'autore, per dare maggiore rilievo e autorità al proprio testo, lo attribuiva a un illustre personaggio del passato (Adamo, Mosè, Noé...);
    - Giovanni dice di aver ricevuto l'ordine di "non sigillare le parole della profezia" del suo libro (22,10), per cui evita di usare quell'esoterismo con cui le apocalissi giudaiche sostenevano che le "rivelazioni" dovevano restare segrete sino alla fine dei tempi;
    - il simbolismo usato nella prima sezione dell'Apocalisse è molto sobrio rispetto a quello usato dall'apocalittica giudaica;
    - il carattere compilatorio delle apocalissi ebraiche (che si servono di vari materiali giustapposti tra loro, senza preoccupazioni di coerenza) si riscontra soprattutto nella seconda parte dell'Apocalisse giovannea.

Alla luce di quanto detto, possiamo infine chiederci in che maniera Giovanni, indirizzando le sue lettere, eminentemente politiche, alle sette comunità da lui fondate, riuscisse a interpretare il fallimento del tentativo insurrezionale del Cristo. Egli infatti, essendo sicuro della vittoria finale, non poteva esimersi dallo spiegare il motivo per cui Cristo non fosse riuscito nell'impresa di liberare la Palestina. Era solo questione di "tradimento" all'interno dei Dodici?

Ebbene, leggendo l'Apocalisse si ha l'impressione che l'unica spiegazione possibile possa essere soltanto la seguente: il tentativo del Nazareno fallì a causa dell'immaturità politica delle masse palestinesi, e tuttavia, nonostante questo, i fattori che rendevano necessaria l'insurrezione non erano affatto diminuiti ma anzi aumentati. Il Cristo aveva tentato un'insurrezione nel momento in cui le forze romane erano sicuramente più deboli, ma proprio in seguito a quella repressione esse erano enormemente cresciute, rendendo così ancora più evidente la necessità della rivoluzione. L'Apocalisse voleva dunque offrire un'ulteriore speranza a quella generazione che non s'era macchiata di quel vergognoso crimine e che soprattutto aveva evitato di tradirlo mistificandone il messaggio.


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Religioni - Nuovo Testamento
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Aggiornamento: 15/07/2008