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BIOGRAFIA LAICA E POLITICA DEL CRISTO
L'esordio politico del Cristo avviene in Giudea ed è correlato alla rottura col movimento di Giovanni il Precursore, da cui provenivano inizialmente i suoi discepoli più significativi. L'epurazione del Tempio di Gerusalemme fu accettata solo da una parte del movimento battista (che a sua volta si era staccato da quello esseno), e vi trovò consenziente, seppur non in maniera ufficiale, una minoranza progressista del partito farisaico (rappresentato, nel IV vangelo, da Nicodemo). L'epurazione (che i Sinottici hanno ridotto a un evento meramente morale, collocandolo non all'inizio ma alla fine della vita di Gesù) era diretta contro la classe sacerdotale (sadducei, anziani e sommi sacerdoti), che svolgeva funzioni politiche ed economiche. Fu una mezza rivoluzione, che però non trovò sufficienti consensi per realizzarsi in maniera adeguata. Per questa ragione Gesù fu costretto ad andarsene dalla Giudea, come un esiliato. Passando per la Samaria, egli rivelò a quelle popolazioni, entusiasmandole, che per lui il primato del Tempio e quindi del giudaismo era finito e che sul piano religioso egli non faceva alcuna differenza tra giudei, galilei e samaritani, anche perché la cosa essenziale era di liberarsi dei romani e dei loro collaborazionisti in Israele. In Galilea organizza il suo movimento per l'insurrezione nazionale, accettando ex-militanti del partito zelota, che negli anni precedenti era stato sconfitto dai romani, ma anche elementi collaborazionisti pentiti (come p.es. l'apostolo Levi-Matteo). Ma quando i galilei gli fanno capire ch'erano pronti (in cinquemila) per marciare su Gerusalemme e liberarsi sia dei romani che del Tempio corrotto, anche senza l'aiuto dei giudei, vi rinuncia, suscitando grandi delusioni e defezioni. Tuttavia egli riprende i contatti coi giudei propagandando un progetto politico di liberazione che sostanzialmente si basava su una visione laica (non religiosa) della vita e che sul piano sociale prevedesse la proprietà comune dei mezzi produttivi, da realizzarsi col contributo di tutte le etnie della nazione ebraica, ivi inclusi gli ebrei di origine ellenistica e i pagani intenzionati ad affrancarsi dallo sfruttamento schiavistico. La riprovazione dei giudei è forte sino alla disfatta del movimento di Lazzaro. Con la parte superstite di questo movimento e coi galilei che gli erano rimasti fedeli entra a Gerusalemme con grande clamore, una settimana prima della pasqua. Tutta la città è in subbuglio, poiché ci si aspetta l'insurrezione da un momento all'altro. In molti sanno di non avere scampo se il movimento di Gesù trionferà: sadducei, anziani, sommi sacerdoti, farisei conservatori e naturalmente la guarnigione romana. La notte stessa in cui si sarebbe dovuta realizzare l'insurrezione, il movimento viene tradito da uno dei suoi leader, che temeva l'insuccesso dell'impresa. La grande popolarità del Cristo obbliga le autorità costituite a imbastire un processo farsa, in cui formalmente risultasse che la decisione di condannarlo a morte non era stata presa da qualche partito o gruppo particolare, bensì da tutta la collettività, la quale, in luogo della liberazione di Gesù, preferì quella di Barabba, leader del partito estremista zelota. Dopo la crocifissione e la sepoltura, il corpo di Gesù risultò introvabile. I discepoli di origine galilaica, capeggiati da Pietro, s'inventarono ch'era risorto e rinunciarono a qualunque rivoluzione, in attesa del suo ritorno imminente. Con Paolo di Tarso, subito dopo, si cominciò addirittura a sostenere che il ritorno in Israele sarebbe stato con sicurezza trionfale, in quanto il Cristo era figlio unigenito di dio. Successivamente la mancata parusia demoralizzò il movimento, che da nazareno cominciò a chiamarsi "cristiano". Dopo aver constatato l'impossibilità di cacciare i romani dalla Palestina, si rinunciò definitivamente a qualunque speranza di liberazione nazionale e si cominciò a elaborare, a livello redazionale, la figura di un Cristo redentore morale, dotato di poteri straordinari (taumaturgici e miracolistici); un redentore che s'era lasciato immolare per redimere le colpe dell'umanità, che a causa del peccato d'origine, non era più in grado di compiere il bene. Alla fine dei tempi il Cristo sarebbe tornato per compiere il giudizio universale. |
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