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I VANGELI E IL GENERE FANTASY
I vangeli possono essere letti in maniera metalinguistica, andando a cogliere, nei vari episodi, gli agganci a questo o quel genere letterario. Vediamo ora le affinità col genere "fantasy", dopodiché passeremo al genere "fantastico" o "surreale". FANTASY I temi tipici del genere letterario detto "fantasy" si ritrovano negli stessi vangeli cristiani, salvo la distinzione tra invenzione e falsificazione, essendo più che altro i vangeli, che pur non disdegnano l'invenzione, come nel caso dei racconti di resurrezione, una falsificazione di episodi realmente accaduti. Il "fantasy" in fondo è solo un gioco innocente, in cui al massimo possono celarsi dei pregressi un po' traumatici, che lo scrittore ha saputo sublimare mettendosi appunto a scrivere fiumi di parole, spesso con degli intrecci assurdamente arzigogolati. I vangeli invece sono un'opera di finissima mistificazione, in cui ogni parola è stata sapientemente pesata. Tuttavia può apparire curioso rilevare come possano esistere così tante analogie. Vediamo le principali.
Dunque, come si può facilmente notare, le analogie tra il genere "fantasy" e i vangeli non sono poche. Vi sono tuttavia altre due differenze non meno significative di quella detta nella premessa: nei vangeli l'eroe può vincere sui suoi nemici soltanto e unicamente morendo, poiché solo così potrà definitivamente dimostrare, risorgendo, d'essere il figlio di dio, cioè superiore alla morte in quanto essere invulnerabile. La seconda differenza sta nel fatto che nei vangeli Gesù, una volta risorto, non ha fretta nel voler compiere la sua idea di giustizia (il cosiddetto "giudizio universale"), volendo offrire agli uomini un lunghissimo tempo per pentirsi del male compiuto. Nei racconti di fantasy invece l'autore non ha tutto questo tempo da aspettare, e il lettore meno di lui: le storie devono avere un inizio e, in tempi ragionevoli, una fine. FANTASTICO O SURREALE Definiamo le caratteristiche fondamentali del genere "fantastico" o "surreale" e vediamo se vi sono corrispondenze nei vangeli cristiani.
Com'è facile notare, tutte queste caratteristiche si applicano perfettamente ai vangeli, specie a quei racconti in cui più risaltano aspetti o situazioni di tipo sovrumano: miracoli, guarigioni, resurrezione con apparizione del risorto, ma anche quando il protagonista fa delle profezie su di sé, che poi si realizzeranno puntualmente. Che cosa può aver indotto gli evangelisti a elaborare una descrizione fantastica della vita di Gesù? Perché non si sono limitati a farne una di tipo realistico? Uno dei motivi, forse il più banale, sta nel fatto che quando si comincia a dare delle spiegazioni surreali a un episodio ritenuto decisivo, poi, per restare coerenti con l'idea di fondo, si è indotti a usare lo stesso tipo d'interpretazione anche per molti altri fatti meno importanti. La prima spiegazione surreale che la comunità cristiana ha dato della vita di Gesù non riguarda la sua vita ma la sua morte. Di fronte al fatto strano, misterioso, della tomba vuota si è fatta passare come vera la sola interpretazione della resurrezione, che venne ideata per la prima volta da Pietro. Accettata questa, che incontrò le più forti contestazioni, tutte le altre vennero di conseguenza: un uomo che si "desta" dalla morte può aver fatto in vita qualunque cosa. Si passò così da una mistificazione a un'altra, al punto che alla fine diventava quasi irrilevante credere che il Cristo fosse risorto perché tutti i suoi miracoli lasciavano intuire un qualcosa di straordinario nella sua persona, o credere, al contrario, ch'egli aveva potuto fare miracoli prodigiosi proprio perché era risorto. Un uomo che vince la morte, mostrando d'essere un dio, può tranquillamente aver vinto, in vita, ogni malattia e superato qualunque ostacolo materiale e naturale. Che poi abbia accettato di farsi crocifiggere, questo è un altro discorso. A questo punto vien da chiedersi se negli episodi in cui appaiono i suoi poteri miracolosi possa essere contenuto qualche elemento di verità o se invece non siano tutti quanti completamente inventati. Ebbene, se accettiamo l'idea che un racconto evangelico miracoloso non possa contenere alcun elemento di verità, l'interpretazione si ridurrà a ben poca cosa, in quanto si concentrerà inevitabilmente sulle sole contraddizioni del racconto, per mostrarne appunto l'inattendibilità. Tuttavia noi, di fronte a racconti di questo genere, non dobbiamo comportarci come investigatori del crimine o come saccenti eruditi. Dobbiamo soltanto cercare di capire il motivo per cui, ad un certo punto, invece di raccontare tutta la verità, si sia preferito trasformarla in finzione. I vangeli infatti avrebbero potuto essere scritti in maniera realistica, raccontando la vita di Gesù per quello che effettivamente era stata, eventualmente aggiungendo solo nella parte finale l'interpretazione fantastica della tomba vuota, quella petrina della resurrezione. Che cosa sarebbe cambiato? Per quale motivo gli evangelisti hanno avvertito il bisogno di mistificare non solo la morte di Gesù, ma anche la sua stessa vita? Inserendo continuamente elementi surreali in una descrizione realistica, non rischiavano forse di far apparire più assurdo tutto il vangelo? Vien quasi da pensare che la decisione di mistificare anche la vita di Gesù non sia stata una cosa di cui si poteva fare a meno: la strada era obbligata. Ma in che senso? Il motivo questa volta non è banale: la vita di Gesù non è mai stata quella di un uomo religioso, ma quella di un uomo politico e, per giunta, di uno che voleva liberare la Palestina dai romani. La sua vita era l'esatto opposto di quel che si è voluto rappresentare nei vangeli. Ora, se si fosse stati realistici nel descrivere questa vita, limitandosi a fantasticare sulla sua morte, che impressione si sarebbe lasciata al lettore?
Forse è stata quest'ultima possibile lettura dei fatti che ha indotto gli evangelisti (espressione redazionale di una comunità) a mistificare l'intera vita di Gesù, mirando a far credere che la croce rientrava in realtà in un misterioso progetto salvifico che dio-padre aveva per l'umanità intera. Cristo è morto in croce perché non poteva non morire così; il movimento nazareno non ha responsabilità alcuna di questa morte; essa è servita per far capire agli ebrei che il loro primato storico, etico e politico, era finito e che d'ora in avanti essi sarebbero stati uguali ai pagani, avendo il compito di accettare il Cristo non come liberatore politico nazionale ma come redentore morale universale. Questo per dire che ogniqualvolta s'incontrano, nei vangeli, dei racconti fantastici, lì va vista una sorta di mistificazione spiritualistica di un evento realmente accaduto, che quasi sicuramente aveva una connotazione politica. La religione, che è misticismo, magia, fede in cose sovrannaturali, viene usata proprio per falsificare delle vicende che sarebbero risultate nocive agli interessi della comunità cristiana post-pasquale, in quanto ne avrebbero messo in luce degli aspetti spiacevoli. In altre parole, gli evangelisti non ebbero soltanto la preoccupazione (ad extra) di dimostrare alle autorità romane che i cristiani non andavano considerati politicamente pericolosi, ma anche quella (ab intra) di celare agli stessi seguaci del Cristo la pusillanimità che i nazareni avevano dimostrato nel momento decisivo dell'insurrezione armata. Fonti |
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