STUDI SUL NUOVO TESTAMENTO


COSA SI PUO' RICAVARE DA UNA FONTE STORICA RITENUTA INATTENDIBILE?
Riflessioni sul libro di Mac, Giovanni Battista, 2009

I - II

Indubbiamente Mac (l'autore del sito Deiricchi) è tra gli esegeti laici del web quello che conosce meglio i testi di Giuseppe Flavio e, più in generale, quanto s'è scritto, nel periodo che va dal I sec. a.C. al II sec. d.C., sull'ebraismo e soprattutto sul cristianesimo. E' dunque impossibile entrare nel merito del suo secondo libro, Giovanni Battista, senza avere le sue stesse conoscenze. Siccome però l'autore parla continuamente di "metodo storiografico", elaborando piste di ricerca a dir poco originali, possiamo arrischiarci in una recensione critica.

Prima di farla però vorrei qui riassumere, in pochissime parole, sulla base delle stesse fonti neotestamentarie, ovviamente reinterpretate in maniera laico-umanistica, un'ipotesi di ricostruzione storica della vicenda che vide coinvolto il movimento nazareno prima della catastrofe del 70.

Dopo l'esecuzione dell'esseno Battista, che predicava un'opposizione morale alla corruzione dei sacerdoti del tempio di Gerusalemme e che fu ucciso quando iniziò a opporsi giuridicamente al sovrano filo-romano Erode Antipa, Gesù Cristo, con altri discepoli (in parte presi dallo stesso movimento battista), iniziò a organizzare una ribellione armata contro gli occupanti romani e i loro collaborazionisti ebrei (sommi sacerdoti, sadducei ecc.).

Il movimento nazareno si alleò con altri movimenti politici, o frange di essi, come quello zelota, fariseo, quello al seguito di Lazzaro, una parte degli esseni, dei samaritani ecc., ma, nel momento decisivo dell'insurrezione, uno degli organizzatori, Giuda, tradì, permettendo la cattura di Gesù, contro il quale si allestì un processo farsa, in cui i capi romani e i loro collaborazionisti giudei ebbero la meglio. L'esecuzione capitale fu quella riservata agli schiavi ribelli o agli insurrezionalisti.

Dopo la sua sepoltura uno dei suoi principali collaboratori, Pietro, invece di proseguire la missione liberatrice del movimento, sfruttò il fatto che il corpo di Gesù era scomparso dal sepolcro per sostenere l'idea ch'era risorto e che, per questa ragione, non poteva essere un semplice uomo e che sarebbe tornato quanto prima per liberare Israele, per cui sarebbe stato sufficiente attenderlo passivamente.

Tuttavia, col passare del tempo, vedendo che non tornava, un altro personaggio, Paolo (un ex-fariseo pentito d'aver perseguitato i seguaci di Pietro), cominciò a sostenere che Cristo era l'unigenito figlio di dio, che sarebbe tornato solo alla fine dei tempi per il giudizio universale e che non aveva senso sperare in una liberazione politico-nazionale della Palestina, in quanto tra ebrei e pagani non vi era più alcuna differenza: tutti potevano diventare "cristiani" senza alcun problema, rispettando le istituzioni vigenti, proprio perché il regno di giustizia che il Cristo voleva realizzare non era destinato a questo mondo ma all'aldilà.

Dunque tutto il Nuovo Testamento non documenta le vere intenzioni del Cristo, ma soltanto l'interpretazione che Pietro e Paolo diedero del suo operato, a partire dalla tomba vuota.

Chiunque può rendersi conto che una tale versione dei fatti non collima minimamente con quella ufficiale della chiesa cristiana. Eppure essa è stata tratta unicamente dallo studio delle fonti neotestamentarie. Il primo che ha ipotizzato, sulla base di queste fonti, un'esistenza politica del Cristo è stato un docente di lingue orientali, ad Amburgo, H. S. Reimarus, il cui testo fondamentale (Dello scopo di Gesù e dei suoi discepoli) venne pubblicato dal filosofo G. E. Lessing dopo la sua morte (1768). Da allora le strade si sono divaricate: la scuola mitologista ha messo in discussione l'esistenza storica del Cristo dei vangeli, la scuola storicista ha considerato attendibili e ha ulteriormente approfondito le tesi di Reimarus.

Prima di lui vi era stato l'empirista inglese J. Locke (1632-1704), seguito da molti altri deisti e naturalisti, a dire che per poter interpretare adeguatamente il cristianesimo bisognava preventivamente depurarlo di tutti gli elementi sovrannaturali.

Mac, che appartiene alla scuola mitologista, non solo non si accontenta di queste conclusioni, non solo ha fatto sue le tesi di un negazionista assoluto come Cascioli, circa l'identità del Cristo, ma ha voluto andare oltre, ipotizzando una propria ricostruzione dei fatti. Invece di consolidare l'acquisito, concentrandosi su qualcosa di particolare, ha preferito arrischiarsi in esegesi ardite, riscrivendo quasi completamente la storia che va dal I sec. a.C al II sec. d.C., come se le fonti in nostro possesso, debitamente reinterpretate, ce lo permettessero abbastanza tranquillamente.

Gli storici laici come Mac sanno bene, da tempo, che non solo le fonti neotestamentarie sono tendenziose, ma anche quelle apocrife e persino quelle non cristiane (ebraiche e romane). Da quando il cristianesimo divenne religione di stato, con Teodosio, non solo non comparvero più nuovi scritti (p.es. dopo quelli di Celso e Porfirio) contro il cristianesimo, ma scomparvero dalla circolazione anche quelli già pubblicati, e quelli che non si poterono far scomparire del tutto, vennero abilmente interpolati.

Quindi, per così dire, c'è poco da ballare allo stato attuale delle fonti. Noi possiamo criticare il cesaropapismo e il papocesarismo, possiamo restringere gli spazi di manovra di una chiesa che ancora oggi pretende un'ampia visibilità mediatica e continue ingerenze nella vita degli Stati, ma per il resto dobbiamo accontentarci di formulare ipotesi. La chiesa cristiana ha compiuto una grandissima opera di rimozione della verità storica (che ancora oggi non viene neppure sospettata da centinaia di milioni di persone), evidentemente perché sapeva che le tesi mistiche di Pietro e Paolo non avevano nulla a che fare con quelle umanistiche e politiche del Cristo.

Mac però non s'accontenta di formulare "ipotesi", ha la pretesa di dire che è sicuro al 90% della verità delle proprie affermazioni, le quali, peraltro, vanno ben oltre quelle di qualunque scuola esegetica laica.

Per chi vive la rete con passione è ben noto che l'esegesi migliore sul N.T. è tutta laica e anche se essa si presenta in maniera variegata, vi sono alcuni presupposti che non si mettono in discussione, il primo dei quali è che le fonti cristiane sono molto tendenziose. Mac è uno di quelli che vuol leggere le fonti, incluse quelle non cristiane, sino in fondo, proprio perché ha voluto rendersi personalmente conto che non esiste fonte che non sia stata in qualche modo manomessa da qualcuno.

Ma qual è stata la conclusione di questa ricerca spasmodica di trovare la verità tra le occorrenze trasversali a tutte le fonti disponibili, facendo confronti sinottici e parallelismi di ogni tipo? Mac è convinto d'aver trovato con un buon margine di sicurezza la verità nella falsità.

Invece di fare come Bultmann, che dopo tanti anni di ricerche arrivò a dire che, stando alle fonti che abbiamo, la verità su Gesù Cristo non la sapremo mai, Mac, anche a costo di postdatare di almeno mezzo secolo gli avvenimenti in questione, attribuendo più persone a uno stesso nome e più nomi a una stessa persona, ha preferito dire come sono andate esattamente le cose, come se volesse a tutti i costi fare i conti con qualcosa che nel suo passato gli avevano voluto far credere come vero pur sapendo ch'era falso. Il suo è un atteggiamento ostinato, caparbio, quello di chi non vuole limitarsi a sostenere che le fonti sono tendenziose, mistificanti, apologetiche, propagandistiche ecc. Mac vuole andare oltre.

Lui non può arrendersi p.es. di fronte al fatto che non sappiamo nulla di certo di quel che accadde ai discepoli più vicini a Gesù dopo la crocifissione. Gli Atti degli apostoli parlano soltanto di Pietro e di Paolo, i veri fondatori del "cristianesimo". Noi possiamo supporre, con ampi margini di sicurezza, che Giovanni Zebedeo si oppose alle tesi petrine della resurrezione del Cristo, della sua imminente parusia, della necessità divina della sua morte ecc. E possiamo anche supporre, oltre ogni ragionevole dubbio, ch'egli si oppose anche a quelle paoline che vedevano nel Cristo l'unigenito figlio di dio, colui che sarebbe tornato alla fine dei tempi ecc. Questo perché il vangelo di Giovanni ha delle parti autenticamente storiche e altre incredibilmente mistiche, frutto di ampie e ripetute manipolazioni redazionali. Ma più di così, allo stato attuale delle fonti (e per noi anche la Sindone è tale) non è possibile andare, a meno che non si voglia fare "storia" ma "romanzo storico", come tanti prima di Mac.

L'autore, prevedendo una critica del genere, si difende sostenendo che applicare un metodo scientifico a una ricerca storica non ha alcun senso, neppure nel caso in cui si fosse sicuri dell'attendibilità delle fonti. Questo perché - cito testualmente - le realtà non sono più a portata di mano e le testimonianze, anche quando non sono volutamente false, sono spesso frammentarie, lacunose, contraddittorie.

Ma allora perché non limitarsi a formulare delle ipotesi, concentrandosi su aspetti particolari? Ci si lamenta, giustamente, dell'inapplicabilità al passato di un metodo rigorosamente scientifico e si pretende di riscrivere la storia da cima a fondo? Questo poi senza considerare che quella inapplicabilità spesso vale anche per il presente. Se si ascoltano le versioni di due testimoni oculari di un medesimo incidente stradale, spesso ne vengono fuori contraddizioni insormontabili. Nei processi, civili o penali, gli avvocati sanno benissimo, a dispetto di qualunque accertamento tecnico-scientifico, che in ultima istanza le tesi dell'accusa valgono tanto quanto quelle della difesa.

La scienza assoluta è un'invenzione che si sono dati gli illusi o coloro che volevano far credere che esiste una sola verità dei fatti. Può certamente esistere una verità oggettiva, altrimenti sarebbe assurdo parlare di mistificazione, ma la verità "assoluta" non è certamente alla nostra portata.

La cosa curiosa è che Mac è perfettamente consapevole di questo, tant'è che dice di aver voluto applicare non un metodo "scientifico" ma semplicemente uno di tipo "storico-investigativo", ma poi aggiunge ch'egli s'era posto il compito di scoprire a tutti i costi una qualunque verità nascosta. E qual è stato il risultato di questa faticosa ricerca?

La sua critica delle fonti è impostata come se avesse in mano il cubo di Rubik. Posto un elemento centrale che aggancia tutti i singoli pezzi, questi possono essere ruotati a piacere, nella direzione che si vuole, sino ad arrivare alla soluzione del rompicapo.

Il suo testo (vedi anche quello precedente qui recensito) non è un giallo vero e proprio, anche se all'apparenza ne sembra avere l'impostazione, proprio perché i personaggi principali sono pochissimi: se diventano più di tre o quattro o se anche sono tre o quattro i nomi ad essi attribuiti, si rischia d'entrare subito in confusione. Sembra di stare dentro un labirinto con gli specchi girevoli, per cui alla fine l'uscita viene trovata in maniera casuale, seguendo un percorso incredibilmente complicato, che a ritroso sarebbe molto difficile ripercorrere; sempre poi che l'uscita si riesca a trovare, perché il rischio è proprio quello, come nel labirinto di Minosse, di farsi mangiare dal Minotauro delle proprie forzature, della propria ricercata originalità.

Per Mac è relativamente facile uscire dal labirinto: lui ha a disposizione decine di personaggi intercambiabili, una sorta di "mutanti", che possono cambiare aspetto all'occorrenza. Quando il nemico (la fonte falsa) ostacola il cammino di uno di questi personaggi, Mac lo trasforma in un altro, e così via sino alla fine del percorso. Sicché p.es. un individuo come Giuseppe Flavio può arrivare ad assumere ben sedici identità diverse, da quella di Erode Antipa a quella di Paolo di Tarso, da quella di Barabba a quella di Seneca, e così via, come se si fosse presenti a una sorta di videogame o a un film di fantascienza o di fantasy. Non si ha più a che fare con persone reali ma con personaggi fiabeschi.

L'attribuzione multipla di più persone a uno stesso nome o di più nomi a una stessa persona, che Mac dice d'aver preso da Abelard Reuchlin, congiuntamente alla postdatazione degli avvenimenti sono i due criteri fondamentali che Mac segue sin dai suoi esordi. E sono gli stessi che adottano quanti pensano che tutto ciò che sul cristianesimo ci è stato tramandato sia falso: iniziò a farlo D. F. Strauss, della Sinistra hegeliana, ma lo fecero anche F. Ch. Baur, R. J. Vipper... sino alle tesi assurde di N. A. Morozov, che spostò la data dei vangeli ai secoli VI-IX!

Naturalmente qui non si vuole contestare il valore dell'attribuzione multipla dei nomi o la necessità di postdatare gli avvenimenti o il momento redazionale dei testi canonici. Bisogna però stare attenti a non incorrere in quel fenomeno che in psicologia viene chiamato "effetto alone", per cui sulla base di un solo elemento si vizia un intero metro di giudizio. Cioè non si può, partendo dall'assunto che tutti i testi sono tendenziosi, far dire loro ciò che si vuole. Non è questo il modo di "sbugiardare" la chiesa. E' troppo comodo sfruttare il fatto che le fonti sono inaffidabili per inventarsi delle storie che non potrebbero essere smentite da quelle stesse fonti. Questo non è un metodo storiografico ma letterario.

Chiunque, anche un lettore profano in materia, si rende conto che è molto facile far quadrare il cerchio attribuendo un'infinità di nomi a un determinato personaggio. E' la stessa situazione che si verifica quando in un qualunque gioco tutti i partecipanti si mettono d'accordo nell'usare un pezzo o una carta o un tassello fingendo che sia identico a quello mancante. Questo metodo ha peraltro il vantaggio di ridurre i veri protagonisti solo a poche unità, mentre con quelli fittizi, che sono delle decine, si possono costruire le storie più fantasiose, come la lunga saga di Harry Potter.

Non ha senso pensare che sia esistita una regia occulta in cui tutti erano d'accordo, registi e attori e che quindi tutta la storia del cristianesimo primitivo debba essere vista come una incredibile macchinazione in cui tutto è stato falsificato a bella posta: questo metodo d'indagine appartiene alla fiction di qualche romanziere catastrofista, magari in cerca di scoop editoriali. Magari le cose fossero così semplici! Magari si avesse a che fare con tante Donazioni di Costantino!

La ricostruzione quanto meno arbitraria che degli avvenimenti fa Mac è la riprova che dalle fonti che abbiamo non si può ricavare in maniera certa né una sequenza logica (causa/effetto) dei fatti, né una temporale e spesso neppure una contestualizzazione spaziale. D'altra parte se fra mille anni uno storico trovasse casualmente l'intera annata di un nostro qualunque quotidiano o, peggio ancora, di un qualunque nostro telegiornale, riuscirebbe forse a capire i rapporti di dipendenza economica che oggi legano il Terzo mondo all'occidente? Per nascondere questi rapporti, che permettono a noi una ricchezza esagerata, ci è sufficiente non parlarne: non è neppure necessario interpolare i documenti. Semplicemente non ne parliamo in nome della nostra sbandierata libertà di espressione!

In realtà più che di falsificazioni noi abbiamo a che fare con delle mistificazioni, cioè con aspetti falsi dentro ricostruzioni vere. Lo storico è come un cercatore d'oro, con in mano un setaccio: deve scoprire nuovi giacimenti prima di arrivare alla pepita che lo soddisferà davvero.

Nei confronti delle fonti ci vuole un atteggiamento meno rigido di quello di Mac, più duttile. Certo le fonti mentono ma le facciamo parlare lo stesso e siamo anche disposti a credere che in molti aspetti dicano la verità, e questo ovviamente non ci impedirà di dire la nostra, di fare le nostre interrogazioni investigative.

Quando uno storico scrive un testo mistificato, non ha di mira un target di lettori molto lontani da sé. Quel che più gli preme è ingannare la sua generazione, eventualmente facendo in modo, attraverso il potere politico, che non possa esservi alcun altro storico o alcun altro testo in grado di contraddirlo. I vangeli canonici, in tal senso, sono nati quando tutti i protagonisti degli avvenimenti raccontati o erano morti o non erano in grado di opporsi a quella versione mistificata dei fatti.

Se questa mistificazione ha successo con una determinata generazione, quella più difficile da ingannare, essendo più o meno coeva agli stessi fatti raccontati, è molto probabile che continuerà ad apparire credibile anche alle generazioni successive, le quali non avranno più gli strumenti per smentire la versione mistificata dei fatti. Eventualmente anzi i nuovi falsificatori di turno potranno ulteriormente ritoccare il testo, anche a distanza di secoli, accentuandone gli aspetti devianti.

Esiste tuttavia un importante problema da risolvere: la prima generazione (quella contemporanea allo storico falsificazionista) non può essere ingannata raccontandole dei fatti completamente inventati. Questo storico deve per forza attenersi a una certa verità oggettiva e, sulla base di questa, introdurre elementi di mistificazione.

Ora, se le cose stanno in questi termini, bisogna per forza dare credibilità ad almeno alcune parti del racconto mistificato, poiché, nel caso in cui si preferisca considerare inattendibile l'intero testo, pensare di poter ipotizzare una versione dei fatti completamente autonoma da esso è impresa del tutto illusoria. O vi si rinuncia a priori, limitandosi a sostenere che, siccome lo storico in più punti mente, non può essere considerato attendibile in alcun aspetto; oppure si fa un tentativo di ricostruzione della verità dei fatti che, per quanto razionale sia, non può mai uscire dall'ambito delle mere ipotesi. Quello che Mac deve capire è che questa seconda alternativa possiede un elemento destabilizzante per le sorti della chiesa di molto superiore a quello dell'altra.

Mac probabilmente sembra nutrire ampie sicurezze sulla validità del proprio metodo d'indagine e sulle scoperte acquisite perché sa bene quanto sia naturale, nella storia dell'umanità, credere vera per migliaia di anni una determinata cosa e poi improvvisamente scoprire ch'era falsa. Mac però dovrebbe anche sapere che tutte le scoperte fatte da quando sono esistite le civiltà o non sono affatto servite a farci recuperare quell'essenza umana che avevamo prima della nascita delle civiltà, oppure ci hanno dimostrato l'importanza di quanto abbiamo perduto proprio a partire dalla nascita delle civiltà. Bisogna stare attenti, quando si fanno nuove scoperte, a non considerarle troppo nuove.

Il cristianesimo può essere nato da mille falsificazioni, ma, oggettivamente, presentava un livello di eticità superiore al paganesimo, che non conosceva i concetti di persona, di libertà di coscienza, di separazione tra Stato e chiesa, di riscatto degli oppressi, di uguaglianza degli uomini e dei generi sessuali davanti a dio, di collettivismo solidale ecc. E questo nonostante che il cristianesimo petro-paolino sia stato una forma di tradimento mistico del messaggio umano e politico del Cristo.

Che poi il cristianesimo abbia tradito tutto appena finite le persecuzioni, questo è un altro discorso. Gli storici dovrebbero limitarsi a contestare la svolta costantiniana e soprattutto teodosiana, che furono immediatamente accettate dai vertici ecclesiastici, e senza alcun ripensamento, fino a poco tempo fa. Qui sicuramente c'è meno possibilità di sbagliare.

Il vero profeta

Fonti

Altri testi


Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Religioni - Nuovo Testamento
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Aggiornamento: 23/04/2015