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L'ATEISMO DEL CRISTO: MOTIVI DI CONDANNA
Nel vangelo di Marco l'ateismo del Cristo è presente in almeno due pericopi fondamentali, di cui una riguarda l'inizio della sua attività politica, l'altra la fine. La guarigione del paralitico di Cafarnao (2,1-12): [1] Ed entrò di nuovo a Cafarnao dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa
Gesù davanti al sinedrio (14,53-65): [53]Allora condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i
capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. [54]Pietro lo aveva seguito da
lontano, fin dentro il cortile del sommo sacerdote; e se ne stava seduto tra i
servi, scaldandosi al fuoco. [55]Intanto i capi dei sacerdoti e tutto il
sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la
trovavano. [56]Molti infatti attestavano il falso contro di lui e così le loro
testimonianze non erano concordi. [57]Ma alcuni si alzarono per testimoniare il
falso contro di lui, dicendo: [58]«Noi lo abbiamo udito mentre diceva: Io
distruggerò questo tempio fatto da mani d'uomo e in tre giorni ne edificherò un
altro non fatto da mani d'uomo». [59]Ma nemmeno su questo punto la loro
testimonianza era concorde. [60]Allora il sommo sacerdote, levatosi in mezzo
all'assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa
testimoniano costoro contro di te?». [61]Ma egli taceva e non rispondeva nulla.
Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il
Figlio di Dio benedetto?». [62]Gesù rispose: «Io lo sono! Nella prima il miracolo mistifica la professione di ateismo, in quanto il protagonista è il popolo. Nella seconda è la presunta "figliolanza divina", fatta passare come "autodichiarazione della propria messianicità", che mistifica l'ateismo e insieme la democrazia. Detto altrimenti: nel primo episodio il redattore permette al Cristo di fare professione di ateismo solo a condizione che guarisca miracolosamente il paralitico, nel senso che, non potendo completamente censurare quella professione, il redattore ha preferito mistificarla inventandosi il miracolo; in tale maniera, cioè proprio compiendo il miracolo, Gesù passa per persona sovrumana, sicché il suo ateismo storico-naturale viene mistificato dal teismo in senso stretto, ovvero dalla tesi ch'egli fosse "figlio di dio". Egli non è più un ateo che giudica in maniera autonoma ciò che è bene e ciò che è male (questione etica), ma è un credente che fa la stessa cosa in nome di dio (questione religiosa) e per dimostrare che ne ha il potere guarisce miracolosamente. Il popolo, che pur si scandalizza pensando ch'egli bestemmi, finisce coll'accettarlo a motivo della guarigione miracolosa, e a partire da questa guarigione finisce col credere anche nella sua divinità: è così che il redattore mistifica le cose. Nel secondo racconto il Cristo professa il proprio ateismo autoproclamandosi esplicitamente non "figlio dell'uomo" ma "figlio di dio". In tal modo l'ateismo appare solo agli occhi degli ebrei. I cristiani, invece, possono opporre al teismo degli ebrei il loro proprio teismo, una menzogna contro un'altra menzogna. Facciamo più attenzione a questo secondo episodio. Il Sinedrio vuole condannare Cristo per il reato di "bestemmia", che equivale a quello di "ateismo". Pietro è testimone dell'episodio e lo racconta falsificandolo. L'accusa che gli rivolgono è quella di aver voluto distruggere il valore religioso del tempio: è un'accusa tipicamente indirizzata a un atteggiamento ateistico, all'interno di un evidente sfondo politico. Tale accusa si riferisce alla famosa cacciata dei mercanti dal tempio, che il Cristo operò - come dice Giovanni - all'inizio della propria attività politica. Riportiamo il brano di Giovanni (2, 13-25): [13]Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. La frase accusatoria pronunciata dai sinedriti contro il Cristo catturato nel Getsemani va interpretata e certo non in senso mistico. Gli esegeti cristiani ritengono che quando Gesù parlava di far "risorgere" il tempio si riferisse al proprio corpo, ma ciò è ridicolo. La contrapposizione non era tra tempio materiale e tempio spirituale, o tra tempio architettonico e tempio somatico, tra tempio come edificio di culto in cui si pratica la corruzione economico-religiosa delle classi clerico-mercantili e il tempio del corpo di Cristo che dopo tre giorni risorge. La contrapposizione era tra potere politico-religioso e potere popolare. L'accusa era appunto quella di voler minare l'autorità delle istituzioni o del potere ufficiale, che nella fattispecie era clericale, in quanto quello strettamente politico veniva esercitato dai romani o comunque doveva essere condiviso con gli occupanti. Quindi qui il reato di ateismo non ha semplicemente un connotato "etico", come nel racconto del paralitico, ma ne acquista uno marcatamente "politico". Là dove era il popolo a scandalizzarsi, qui invece è il potere. Il senso dell'accusa è molto chiaro e riguarda la posizione ufficiale del Cristo nei confronti dell'autorità costituita, che rappresenta la volontà di dio in terra. E' qui che interviene pesantemente la manipolazione interpretativa di Pietro. I Sinedriti chiedono a Gesù se sia il "figlio di dio", facendo coincidere questo titolo con quello di "messia": cosa che un ebreo in realtà non avrebbe mai fatto. Chiunque può rendersi facilmente conto che non gli chiesero affatto se era "figlio di dio" (la domanda sarebbe stata un non senso), quanto piuttosto se si autoproclamava "messia politico". Questa accusa si ritrova anche in Giovanni 18,19ss.: [19]Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina. [20]Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. [21]Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». [22]Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». [23]Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». [24]Allora Anna lo mandò legato a Caifa, sommo sacerdote. Un messia politico-religioso non poteva "autoproclamarsi" né poteva sostenere di rappresentare la volontà popolare o di essere stato mandato o eletto dal popolo. Il messia d'Israele aveva bisogno dell'investitura religiosa, da parte del potere costituito, cosa che Cristo ha sempre rifiutato, sia perché non riconosceva il valore politico di un potere che collaborava con quello romano, sia perché rifiutava il nesso di politica e religione. Egli bestemmiava non tanto perché si faceva uguale a "dio" ma, al contrario, perché si poneva come "uomo". Questo "porsi da sé", in sintonia con le istanze popolari, veniva considerato alla stregua di una "bestemmia", politica e religiosa. Ora si legga quanto scritto in Gv 10,33: "Non vogliamo ucciderti per un'opera buona ma perché tu bestemmi. Infatti sei soltanto un uomo e pretendi di essere dio". Ecco una possibile traduzione del testo: "Non vogliamo ucciderti per quello che fai ma per la pretesa con cui lo fai, che è quella di fare le cose non in nome di dio ma in nome proprio. Tu sei un ateo, un senzadio, non ti riconosci nelle strutture della nostra società, nelle sue istituzioni politico-religiose". Risposta del Cristo: "Nella vostra legge c'è scritto questo: Io vi ho detto che siete dèi. La bibbia dunque chiama dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di dio, e la bibbia non può essere annullata"(v. 35). Traduzione della risposta: "Il mio ateismo non è mio, ma, se volete, è previsto dalla vostra (nostra) stessa legge, che vi (ci) paragona agli dèi, in grado di decidere la differenza tra giusto e ingiusto, tra vero e falso. Non abbiamo bisogno che sia il potere politico-religioso a dircelo". Ogniqualvolta sosteneva il proprio ateismo, rischiava il linciaggio: Gv 10,39 ss.; 7,30.44; 8,20.59; Lc 4,29-30. Non solo, ma quanto più egli afferma il proprio ateismo, tanto più i redattori cristiani mistificano il suo messaggio chiamando il causa un presunto rapporto diretto con dio-padre. Cristo passa per un impostore, agli occhi degli ebrei, perché non può dare una prova di questo rapporto diretto, personale con dio-padre, e gli ebrei vengono condannati dai redattori cristiani proprio per non aver avuto fede in questa esclusiva figliolanza divina. In realtà l'ateismo non era il motivo fondamentale della predicazione di Cristo. Infatti non solo tutti i riferimenti metafisici al rapporto diretto con dio-padre, ma anche quelli simbolico-eucaristici al corpo da mangiare e al sangue da bere sono una traduzione mistificata non tanto delle sue idee ateistiche, quanto delle sue idee comunistiche. Cristo predicava l'ateismo perché la gestione politica della religione era a livello istituzionale fortemente lesiva degli interessi della nazione: il clero, pur di conservare i propri privilegi, era disposto a patteggiare con l'invasore romano. Tuttavia la necessità di una liberazione nazionale, dall'oppressione straniero e dal collaborazionista interno, trovava le sue motivazioni di fondo più nelle idee del socialismo che non in quelle dell'ateismo: questo, col tempo, sarebbe stata una conseguenza naturale di quello. Altri testi
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