STUDI SUL NUOVO TESTAMENTO


LA SEPOLTURA DI GESU'

Deposizione sec. XII, Nonantola, Abbazia benedettina

Gv 19

38Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. 39Vi andò anche Nicodemo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. 40Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com'è usanza seppellire per i Giudei. 41Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. 42Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino.

Gv 20

1Nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. 2Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: "Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!". 3Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. 4Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. 6Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, 7e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. 8Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 

Mc 15

40C'erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, 41che lo seguivano e servivano quando era ancora in Galilea, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme. 42Sopraggiunta ormai la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia del sabato, 43Giuseppe d'Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. 44Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo. 45Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. 46Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l'entrata del sepolcro. 47Intanto Maria di Magdala e Maria madre di Ioses stavano ad osservare dove veniva deposto.

Mc 16

1Passato il sabato, Maria di Magdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù. 2Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole. 3Esse dicevano tra loro: "Chi ci rotolerà via il masso dall'ingresso del sepolcro?". 4Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande.

Mt 27

55C'erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. 56Tra costoro Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo. 57Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatea, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. 58Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato. 59Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo 60e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò. 61Erano lì, davanti al sepolcro, Maria di Magdala e l'altra Maria. 62Il giorno seguente, quello dopo la Parasceve, si riunirono presso Pilato i sommi sacerdoti e i farisei, dicendo: 63"Signore, ci siamo ricordati che quell'impostore disse mentre era vivo: Dopo tre giorni risorgerò. 64Ordina dunque che sia vigilato il sepolcro fino al terzo giorno, perché non vengano i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: È risuscitato dai morti. Così quest'ultima impostura sarebbe peggiore della prima!". 65Pilato disse loro: "Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete". 66Ed essi andarono e assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia.

Mt 28

1Passato il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Magdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro.

Lc 23

49Tutti i suoi conoscenti assistevano da lontano e così le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, osservando questi avvenimenti. 50C'era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta. 51Non aveva aderito alla decisione e all'operato degli altri. Egli era di Arimatea, una città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio. 52Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. 53Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto. 54Era il giorno della parasceve e già splendevano le luci del sabato. 55Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù, 56poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo secondo il comandamento.

Lc 24

1Il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che avevano preparato. 2Trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro; 3ma, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù.

10Erano Maria di Màgdala, Giovanna e Maria di Giacomo.

COMMENTO

Protagonista della sepoltura di Gesù non fu nessun discepolo di quelli risultati protagonisti nei vangeli, ma - è il caso di dirlo - un illustre sconosciuto: Giuseppe d'Arimatea. Su questo sono concordi tutti e quattro gli evangelisti. Probabilmente, per motivi di sicurezza, nessun apostolo (in città erano rimasti, nascosti, solo Pietro e Giovanni) se la sentiva di esporsi, anche se nel vangelo di Giovanni vi sono descritti troppi particolari inediti della crocifissione per non pensare che in quel momento l'apostolo dovesse essere molto vicino ai luoghi tragici del Golghota, o comunque dovesse esserlo una delle donne ch'egli poi usò come "fonte" per il proprio vangelo, a dispetto del mondo ebraico e anche greco-romano che consideravano irrilevante la testimonianza di una donna.

Peraltro solo Giovanni sostiene che il giudeo Giuseppe d'Arimatea era come Nicodemo, un discepolo alla lontana, "occulto, per timore dei Giudei"(Gv 19,38), probabilmente un fariseo (Marco e Luca sostengono che fosse un membro autorevole del Sinedrio), che appoggiava Gesù indirettamente, non avendo il coraggio di manifestarlo pubblicamente: un membro di quell'ala moderata del fariseismo, detta di Hillel, che si opponeva a quella più radicale, detta di Shammai, e che solo dopo il 70 riuscirà ad avere la meglio.

A differenza di Matteo, che ritiene Giuseppe un discepolo esplicito di Gesù, Marco e Luca, evitando di dire ch'era "occulto", danno per scontato che fosse sì un "discepolo" ma non nel senso che fosse un "nazareno" (altrimenti non si spiegherebbe il fatto che il suo nome, che è quello di una persona importante, venga citato solo in questa occasione), quanto, più genericamente, nel senso ch'era uno che aspettava "il regno di Dio" (leggi: la liberazione della Palestina dai romani), "una persona buona e giusta", un simpatizzante della causa del Cristo, che, per questa ragione - dice Luca - "non aveva aderito alla decisione e all'operato degli altri", cioè di quei parlamentari che nel Sinedrio avevano deciso di spiccare il mandato di cattura contro Gesù e, successivamente, di appoggiare la decisione della condanna a morte.

Matteo, che deve aver fatto fatica ad accettare una fede "cristiana" in un uomo appartenente al Sinedrio, si limita a precisare che Giuseppe era influente non dal punto di vista politico ma economico, in quanto "ricco", in grado, nella fattispecie, di possedere un proprio sepolcro nuovo, ancora non usato, nei pressi del Golghota. Quindi alla contraddizione di associare "istanza rivoluzionaria" con "appartenenza alle istituzioni giudaiche collaborazioniste", Matteo sostituisce l'appartenenza con la facoltosità, senza rendersi conto che anche in questa maniera si veniva a creare una contraddizione di non poco conto, essendo rarissimi i casi di persone agiate al seguito del movimento nazareno (la parabola del "giovane ricco" era in tal senso sintomatica). Una, guarda caso, era stata proprio Matteo.

Giovanni, che guarda le cose in maniera storica e politica, mentre i Sinottici in maniera catechetica e apologetica (il che li porta a mostrare come Giuseppe, durante la gestione petrina del movimento nazareno, fosse diventato un cristiano vero e proprio), non sostiene chiaramente che Giuseppe fosse un sinedrita, però, parlando di "nicodemismo", lo lascia intendere, anche perché, mentre per i Sinottici si ha l'impressione ch'egli potesse essere "esplicito" nella sequela pur appartenendo al Sinedrio, in Giovanni, invece, che aveva già stigmatizzato questi comportamenti ambigui in occasione dell'ingresso messianico (12,42), Giuseppe non poteva essere "esplicito" proprio perché apparteneva attivamente al Sinedrio.

Giuseppe si decise a chiedere il corpo di Gesù a Pilato solo dopo che questi aveva acconsentito di togliere i tre giustiziati dalle croci, onde fare un piacere ai Giudei, che non volevano trasgredire la "sacralità" del sabato pasquale, secondo cui in quel giorno non si potevano tenere dei corpi appesi al patibolo. In altre parole, siccome s'era fatto tardi e, secondo il modo ebraico di contare le ore, già spuntavano le luci del giorno dopo, il sabato santo (Gesù era stato crocifisso di venerdì), i capi giudei avevano chiesto di togliere quei tre corpi dalla croce e di seppellirli in una fosse comune. Qui - come si può notare - c'è dell'ironia tragica, in quanto da un lato il potere giudaico non si fece scrupoli nel far giustiziare un messia che avrebbe potuto liberarlo dai romani; dall'altro pretende che Pilato rispetti la specifica diversità religiosa del proprio culto.

Giuseppe non andò a chiedere il corpo subito dopo che Gesù era morto, ma solo dopo aver appreso la notizia che i Giudei volevano seppellire i tre crocifissi in una fossa comune, cioè corse da Pilato dopo aver visto il soldato trafiggere il costato di Gesù. Se avesse chiesto il corpo subito (il Cristo morì ben prima degli altri due zeloti, che vennero finiti con la rottura delle ginocchia o crurifragium), la sepoltura sarebbe stata regolare e non affrettata. La salma, se non unta e profumata, sarebbe stata almeno lavata.

Giuseppe quindi non dovette avere alcun particolare "coraggio" (come invece dice Marco), anche perché i romani non si curavano affatto della sepoltura dei giustiziati; è vero che di regola quelli crocifissi, essendo "criminali politici", perdevano il diritto alle onoranze funebri e venivano quindi sepolti in fosse comuni, ma è anche vero che il funzionario, preposto a far eseguire la sentenza, in genere non poneva grandi difficoltà a concedere la salma ai parenti o ai conoscenti che la richiedevano. Erano gli ebrei che non concedevano mai il diritto a un condannato a morte d'essere sepolto in una tomba privata.

In tal senso Giuseppe ebbe "coraggio" non tanto a chiedere a Pilato la salma, quanto a impedire ai suoi colleghi sinedriti di farla seppellire in una fossa comune: per ottenere una sepoltura privata doveva per forza esporsi pubblicamente. Tuttavia Giovanni fa capire che quel tipo di coraggio fu ben poca cosa a confronto di quello ch'egli avrebbe dovuto manifestare all'interno del Sinedrio, dove peraltro era già noto che non tutti erano favorevoli alla condanna di Gesù. Cioè Giuseppe, anche se soggettivamente fu "buono e onesto" - come dice Luca -, oggettivamente fu "opportunista". (Grazie tuttavia a lui oggi noi possiamo ammirare la Sindone).

Quanto a Pilato, è evidente, in considerazione della piena riuscita del processo-farsa imbastito per eliminare un pericoloso sovversivo, che per lui l'obiettivo principale era già stato raggiunto, per cui non vi sarebbe stato motivo d'infierire ulteriormente non concedendo la salma. Pilato non ebbe bisogno di vedere un Giuseppe "coraggioso" intento a chiederla, anche perché non poteva non sapere chi nel Sinedrio simpatizzava per il Cristo; pertanto, non volendo creare ulteriori complicazioni dopo una sentenza così difficile, la concesse molto tranquillamente, limitandosi soltanto a verificare, attraverso il centurione, che il Cristo fosse morto davvero. Lo stesso fece Erode quando i discepoli del Battista vennero a reclamargli il cadavere decapitato.

Su questo aspetto Marco aggiunge qualcosa di inedito là dove scrive che "Pilato si meravigliò che Gesù fosse già morto"(15,44). La cosa è strana, sia perché Pilato doveva aspettarsi che un condannato già orrendamente fustigato e torturato morisse prima degli altri due, sia perché lui stesso aveva ordinato di spezzare le gambe ai crocifissi per affrettarne la morte e seppellirli in una fossa comune, com'era stato chiesto dai capi giudei. Si può quindi pensare che questo versetto sia stato messo per respingere l'idea "anticristiana" della "morte apparente" del Cristo: Marco infatti non riporta la trafittura del costato, descritta da Giovanni. In effetti i crocifissi potevano anche restare in vita per alcuni giorni e, se in qualche modo vi si riusciva, potevano anche essere staccati dalla croce mentre ancora respiravano.

Luca, che pur riuscì a intuire che, quando seppellirono Gesù, nessuno ebbe il coraggio di trasgredire il sabato della Pasqua e di compiere una inumazione degna di quel personaggio, ha tolto l'atteggiamento "coraggioso" di Giuseppe, facendo capire ch'egli, essendo "giusto e buono", era nel suo diritto ottenere la salma.

Matteo invece non si rende conto che, dicendo che Giuseppe era un discepolo esplicito di Gesù, non avrebbe mai potuto rivolgersi a Pilato con una semplice richiesta, senza formali preghiere e soprattutto senza temere delle conseguenze. Neppure Pietro e Giovanni si sarebbero mai sognati di fare una cosa del genere in un momento così delicato (ricordiamo che durante il processo davanti al sommo sacerdote Anna, la prima domanda che rivolsero a Gesù fu quella di fare i nomi dei propri luogotenenti - Gv 18,19).

Come venne tumulato Gesù? Marco, il primo a scrivere, sostiene che Giuseppe avvolse Gesù in un lenzuolo appena comprato e lo depose in una tomba scavata nella roccia, chiusa poi con una pietra fatta rotolare. Luca non parla di lenzuolo "nuovo" e, essendo di origine pagana, non sa nulla di "pietre rotolanti", però, esattamente come Giovanni, dirà che in quel sepolcro non era mai stato messo nessuno: una precisazione importante per evitare dubbi sull'identificazione della salma e del corredo usato per seppellirla, soprattutto alla luce di quanto accadrà il giorno seguente.

Quanto a Matteo, egli scrive semplicemente che il lenzuolo era "pulito", non necessariamente "nuovo", facendo così credere ch'esso non fosse stato comprato per l'occasione: forse Matteo avrà pensato che Giuseppe non poteva comprare il telo in un momento in cui, per il computo degli ebrei, le attività commerciali erano già proibite a causa della festività del sabato. Aggiunge anche, forse per dimostrare che la resurrezione non poteva spiegarsi con un eventuale errore logistico da parte delle donne che ne costatarono l'apertura il giorno dopo, che la tomba nuova apparteneva allo stesso Giuseppe: cosa che non viene confermata dagli altri evangelisti, i quali però devono averla data per scontata, essendo da escludere che anche la tomba potesse essere acquistata in quel frangente.

Quali sono gli elementi comuni a tutti gli evangelisti? Sono tre: la presenza di Giuseppe, vero protagonista della sepoltura, la presenza del lenzuolo (chiamato anche telo, sudario, sindone) e il fatto che la tomba fosse scavata nella roccia, segno di agiatezza da parte del suo proprietario.

Delle quattro versioni quella giovannea, stranamente, presenta le maggiori difficoltà interpretative, cioè proprio quella dell'unico evangelista che poté avere informazioni dirette, oculari, sulla divisione delle vesti del Cristo, sulla decisione di giocarsi a dadi la tunica senza cuciture, sulla contestazione dei capi giudei circa il significato del titolo della croce e sulla trafittura del costato (lo stesso apostolo ai piedi della croce ricevette dal Cristo la consegna di accudirne la madre).

In Gv 19,39 risulta che al momento della sepoltura fosse presente anche Nicodemo e che avesse portato ben 100 libbre (circa 32 kg) di profumo: una mistura di mirra (resina odorosa usata dagli egiziani per l'imbalsamazione) e aloe (una polvere aromatica per profumare vestiti e ambienti).

Data l'enormità del quantitativo, molti esegeti hanno pensato a un errore di qualche copista, oppure al tentativo di far sembrare Nicodemo grande quanto Giuseppe. Non è infatti da escludere che Nicodemo fosse diventato un cristiano seguace del movimento guidato da Pietro, mostrando in questo di saper riconoscere eticamente un messia morto là dove non era riuscito a riconoscerlo politicamente quando era vivo. Poiché tuttavia egli viene citato solo da Giovanni, è improbabile che fosse lì presente, anche perché sarebbe stato nell'interesse dei Sinottici far risultare un personaggio di rilievo come questo.

Ma il motivo principale per cui possiamo dire che Nicodemo non presenziò affatto alla sepoltura è offerto proprio dalla sindone, la quale esclude che il corpo di Gesù sia stato lavato e profumato. E se questo è vero, è interpolato anche il versetto successivo (il 40), quello che parla di inumazione "secondo l'usanza tipica dei Giudei". Peraltro proprio il fatto che la sepoltura fu affrettata risulta contraddittorio con la presenza di oli e aromi il cui uso avrebbe sicuramente richiesto molto tempo.

Giovanni fu uno dei pochi che poté assistere personalmente alla sepoltura o che comunque poté avvalersi di testimonianze oculari (e lo dimostrerà quando, il giorno dopo, correrà insieme a Pietro per verificare di persona se quanto aveva detto la Maddalena circa la scomparsa del cadavere corrispondeva al vero). Non avrebbe mai potuto cadere in tutta una serie di contraddizioni quali risultano da questi due versetti: ripete due volte il verbo "presero" (vv. 38 e 40); ripete due volte che c'erano gli aromi (vv. 38 e 40); parla di bende o pannolini o panni di lino (othónia), facendo credere si trattasse di una sepoltura tradizionale (come quella di Lazzaro), quando invece essa fu affrettata a motivo del sabato (parasceve), cosa che spiegherebbe appunto l'uso del lenzuolo; non avrebbe mai potuto usare l'espressione "secondo l'usanza giudaica", sia perché l'avrebbe data per scontata, sia perché lui stesso era un giudeo, sia perché secondo quella "usanza" non si sarebbero certo sprecati 32 kg di aromi!

Se saltiamo dal v. 38 al 41 il discorso resta perfettamente coerente: Gesù venne sepolto nei pressi del Golghota, in un sepolcro nuovo posto in un orto; Giuseppe fu aiutato da qualcuno a schiodare il corpo e a trasferirlo nella tomba; la sepoltura dovette durare pochissimo tempo, in quanto il cadavere fu sepolto così com'era. Giovanni non parla di lavaggio né di unzione. Non parla neppure di lenzuolo o sindone (syndon) o sudario (soudarión), perché questo particolare gli risulterà molto importante non tanto nel momento della sepoltura quanto in quello della scoperta della tomba vuota (20,7).

Al v. 42 Giovanni dice esplicitamente che si scelse la tomba disponibile più vicina al luogo della crocifissione e che la sepoltura fu molto affrettata (senza lavaggio né unzione), perché ormai era sabato (parasceve), per cui non c'era più tempo per una sepoltura più dignitosa. La fretta che Giuseppe impose all'inumazione probabilmente dipese dal rischio ch'egli correva d'essere accusato di violare le regole giudaiche circa il contatto di cadaveri in giorni proibiti.

Tuttavia questa mancata unzione risulterà inaccettabile alla comunità primitiva, la quale cercherà di rimediare alla pusillanimità di Giuseppe mettendo in Giovanni le aggiunte dei vv. 39 e 40 e specificando, nelle versioni di Marco e Luca, che le donne erano entrate nel sepolcro, assistendo alla frettolosa sepoltura ma con l'intenzione di ungere il cadavere il giorno dopo.

Quindi da un lato Marco e Luca lasciano capire che nel sepolcro nessuno ebbe il coraggio di compiere una regolare sepoltura, in quanto "già splendevano le luci del sabato" (e quel sabato era per giunta "santo", "pasquale"), dall'altro cercano di rimediare maldestramente a questa debolezza mostrando che le donne si recarono al sepolcro il giorno successivo avendo in mano profumi e unguenti. Solo che, per ironia della sorte, sono stati costretti ad aggiungere, per dare un minimo di coerenza al testo, che le donne mirofore non avevano la forza necessaria per far rotolare la pietra e che, pur avendo chiara questa consapevolezza, esse decisero ugualmente di recarsi al sepolcro... che poi per fortuna trovarono vuoto!

Matteo evita questa ridicolaggine, anche se ne inventa un'altra ancora più grande, relativa al sospetto che i capi giudei avevano che i nazareni, trafugando il cadavere del Cristo, potessero poi sostenere ch'era risorto, per cui avrebbero chiesto a Pilato delle guardie per vigilarlo di notte.

Lc 23,54 deve aver provato qualche difficoltà ad accettare integralmente la tesi di Mc 16,1 s., secondo cui le donne che avevano osservato dove era stato sepolto Gesù l'avevano fatto con l'intenzione di imbalsamarlo, alla maniera ebraica, "il giorno dopo il sabato"(1). Egli infatti, essendo di origine pagana, non poteva non chiedersi il motivo di tutti quegli scrupoli al momento della sepoltura, considerato che il Cristo aveva sempre violato il sabato.

Per cercare di risolvere questo problema, Luca, nella sua ignoranza del costume ebraico, è però caduto in una contraddizione non meno insostenibile di quella di Mc 16,1, che manda le donne a comprare gli aromi "al sorgere del sole". Egli infatti afferma che le donne, visto il luogo ove Gesù era stato sepolto, "tornarono indietro a preparare aromi e oli profumati" (23,56). Cioè le fa lavorare proprio nel giorno proibito e nella convinzione che aromi e oli profumati si possano preparare in un solo giorno!

Qualcuno, di origine ebraica, successivamente aggiunse la precisazione che "il giorno di sabato esse osservarono il riposo secondo il comandamento"(Lc 23,56). Solo che in questa maniera si è addirittura costretti ad arrivare a credere che le donne obbedirono al precetto del sabato non tanto per timore dei giudei quanto per convinzione: loro che erano state seguaci del Cristo sin dall'inizio, per il quale il sabato non aveva più alcun vero significato!

Luca in sostanza, dopo aver capito che per timore dei giudei i pochi seguaci di Gesù rimasti sul Golghota non lavarono né unsero il suo corpo, ha cercato, sulla scia di Marco, di giustificare tale atteggiamento mettendo in evidenza la buona volontà delle donne, anche a costo di farle compiere cose impossibili. Esse non imbalsamarono subito Gesù - questa la sua tesi - non tanto perché era il giorno della Parasceve, quanto perché in quel momento non avevano pronto il materiale necessario. (2) Per far digerire al suo lettore una falsità come quella riportata nel vangelo di Marco, l'ha condita con motivazioni che toccassero i sentimenti.

Viceversa lo sbrigativo Matteo (28,1), pur essendosi inventato cose incredibili riguardo alla sepoltura e alla scomparsa del corpo di Gesù, non dice assolutamente nulla sulla presunta intenzione delle donne di imbalsamarlo. Egli cioè doveva aver capito (e Giovanni confermerà questa sua intuizione, riportando la versione esatta dei fatti) che non avrebbe avuto senso mandare delle donne a imbalsamare il cadavere di Gesù quando nessuna di loro sarebbe riuscita a smuovere di un millimetro la pietra che occludeva l'accesso al sepolcro. Meglio sarebbe stato (finzione per finzione) far accadere "un gran terremoto" con tanto di "angelo del Signore" che, con la propria spada, faceva rotolare la pietra per poi sedercisi sopra (28,2)!

Questo poi senza considerare che per la chiesa cristiana è "canonica" la tesi secondo cui il Cristo sarebbe risorto il "terzo giorno" dal momento della sepoltura: se si accettasse questa tesi dovremmo dire che sarebbe stata del tutto giustificata la mancanza di coraggio nel lavare e ungere quel cadavere (quello del compagno di lotta, Lazzaro, dopo quattro giorni di sepoltura - stando a quanto dice la sorella Marta in Gv 11,39 - era già in decomposizione).


(1) Da notare che mentre in Mc 15,40 le donne nei pressi della croce sono tre (Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome), in Mc 15,47, nei pressi del sepolcro, le donne sono soltanto due (Maria di Magdala e Maria madre di Ioses), mentre in Mc 16,1, il giorno dopo il sabato, sono ridiventate tre (Maria di Magdala, Maria di Giacomo e Salome). La madre di Giacomo era moglie di Cleofa e sorella della madre di Gesù, mentre Salome era madre di Giacomo e Giovanni.

Luca, che doveva essersi accorto di queste incongruenze, parla di "donne" in senso lato, provenienti dalla Galilea, discepole della prima ora (29,49.55), anche se in 24,10 cita i nomi di Maria di Magdala, Giovanna e Maria di Giacomo: da notare che è il solo che riporta il nome di Giovanna, moglie di Cuza, che certamente in quel momento non poteva essere lì.

Matteo parla soltanto della Maddalena e di Maria madre di Joses. Risulta ben strano che i Sinottici, a differenza di Giovanni, non abbiano mai citato il nome della madre di Gesù, che invece in Giovanni risulta centrale, in quanto Gesù chiese a sua madre di considerare Giovanni come "suo figlio" e al discepolo di considerarla come "sua madre". Vien quasi da pensare che dopo la svolta petrina, non sia stato emarginato solo Giovanni ma anche la stessa madre di Gesù. (torna su)

(2) Da notare che Luca (23,53) pur parlando espressamente di "lenzuolo" usato al momento della sepoltura, lo fa scomparire al momento in cui Pietro, da solo, entra nella tomba per verificare se davvero il corpo era stato trafugato (24,12). Per terra Pietro vide soltanto delle bende, quella usate per avvolgere il corpo nel lenzuolo. Che fine aveva fatto la sindone ai tempi in cui Luca scriveva il vangelo? Qui è evidente che l'evangelista vuol sostenere la tesi petro-paolina secondo cui per giustificare la tesi della resurrezione non c'era bisogno di alcuna sindone, la quale però nel vangelo di Giovanni risulta centrale per credere non tanto nella resurrezione (una tesi, questa, che implicava l'altra della "morte necessaria"), quanto in una misteriosa scomparsa del cadavere, cosa che non avrebbe dovuto essere usata per legittimare la rinuncia all'insurrezione armata.


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Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Religioni - Nuovo Testamento
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Aggiornamento: 11/08/2008