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L'ESPERIENZA DEL CORPO

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Pensando alla sindone, due cose colpiscono
l'attenzione: il telo piegato e la porta aperta. Chiunque fosse entrato lì
dentro e avesse visto il telo piegato e riposto da un lato, si sarebbe
subito chiesto il motivo per cui, chi aveva trafugato il cadavere, non
l'avesse portato via così com'era, cioè avvolto nel lenzuolo, ma anzi avesse
perso tempo a compiere una cosa apparentemente insensata. Avrebbe pensato a
una sorta di scherzo di cattivo gusto.
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Se però il corpo non era stato rubato da nessuno, ma -
diciamo - misteriosamente scomparso, che significato poteva avere quel lino
ripiegato diligentemente. Perché non lasciarlo per terra, insieme alle bende
che lo tenevano stretto al cadavere? Oppure, se effettivamente quel corpo
subì una trasformazione a noi poco spiegabile, perché non portarselo via,
come una sorta di proprietà personale?
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Quel lenzuolo sembra una sorta di "ricordino", di ultimo
regalo prima dell'addio, una specie di testamento firmato col proprio
sangue. Dunque doveva essere notato e conservato, anche perché, una volta
"aperto", ci si sarebbe accorti di una cosa davvero sorprendente: l'intero
lenzuolo conserva l'impronta di un corpo martoriato e crocifisso. E di
questo corpo abbiamo scoperto tutte le fattezze solo di recente, grazie al
negativo di una fotografia di Secondo Pia, trovando molte conferme nei
vangeli, anzi scoprendo che i chiodi erano stati infissi non nelle mani -
come sempre si era creduto - bensì nei polsi.
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Il corpo di quel crocifisso non si è dissolto, come
quelli di Hiroshima e Nagasaki, ma è esploso conservando la propria
integrità. A dir il vero noi non abbiamo neppure le parole per dire
esattamente cosa è accaduto in quel frangente. Possiamo soltanto ipotizzare
che una fonte energetica interna l'ha trasformato in qualcosa d'altro, di
cui però s'è voluto conservare la sostanza primigenia. Qui siamo in presenza
di un fenomeno extra-terrestre, o comunque scientificamente non
riproducibile, usando un qualunque corpo umano. Il mito ebraico del Golem o
quelli moderni del Faust o di Frankenstein, al confronto, sono ridicoli.
Sono quasi più seri i vecchi miti degli dèi morti e risorti (Odino, Tammuz,
Attis, Osiride, Mithras...).
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La cosa che più stupisce infatti è la scomparsa fisica
del cadavere. Se il Cristo non era un uomo esattamente come tutti gli altri
(per quanto non avesse mai dimostrato il contrario, checché ne dicano i
vangeli), perché, tornando da dove era venuto o dove era vissuto prima, ha
avuto bisogno di riprendersi il proprio corpo? Non poteva stare senza o
darsene un altro?
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La sindone ci fa capire che il corpo non è semplicemente
un involucro che avvolge la nostra energia, ma è parte costitutiva della
stessa. In origine dunque c'è la materia, non solo l'energia, o meglio:
l'energia è fatta di materia. Non è puro spirito, né assomiglia all'"atto
puro" di Aristotele.
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Ognuno di noi ha dunque un corpo che lo caratterizza
come persona non solo qui e ora ma per l'eternità, seppure in forme diverse,
come è diverso il neonato dall'anziano, pur chiamandosi sempre con lo stesso
nome. Noi siamo scintille di una stella e partecipiamo, come prodotto
derivato, al calore di una fonte energetica inesauribile.
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La differenza tra le varie forme del corpo starà
soltanto nella volontà che abbiamo di trasfigurarlo. Quando ci guardiamo
allo specchio inevitabilmente ci chiediamo come vorremmo essere in rapporto
a un ideale di corpo perfetto. Anche quando pensiamo di voler essere più
sani e più belli, non ci immaginiamo mai con un corpo completamente diverso
dal nostro. Vorremmo soltanto che il corpo fosse migliore: non vogliamo un
corpo in cui ci sia totalmente impossibile riconoscerci. Chi si fa dei
trapianti di organi vitali per la caratterizzazione dell'identità di sé, ha
poi bisogno di un'assistenza psicologica.
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L'esperienza del corpo è parte costitutiva di tutta la
nostra vita: dobbiamo soltanto capire come valorizzarla al massimo. La
nostra identità si forma anche sulla base di caratteristiche fisiche. Sembra
una banalità dirlo, eppure se questa banalità l'applichiamo alla tomba vuota
del Cristo, emergono domande destinate a restare senza risposta.
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Infatti, che il corpo sia parte costitutiva
dell'esserci, è dimostrato da una cosa ancora più eloquente del telo
ripiegato: la pietra rotolata. Quelle erano pietre che si potevano aprire
solo dall'esterno (in fondo tutte le porte delle tombe sono fatte per essere
aperte solo dall'esterno). Quando i due apostoli l'hanno vista rotolata da
una parte, non possono non aver subito pensato che qualcuno aveva trafugato
il cadavere. Deve essere stato il telo riposto da un lato a insospettirli, a
mettere un qualche dubbio nella loro testa.
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Ma una volta entrati e dispiegato il telo, non possono
non essersi chiesti che senso avesse la porta aperta. Se uno ha il potere
energetico di trasformare il proprio corpo in qualcosa di molto diverso da
quello cui per natura siamo abituati, che bisogno ha di aprire la porta per
andarsene? Se uno ha una forza tale da poter aprire la porta dall'interno,
che bisogno aveva di aprirla? Non poteva semplicemente attraversarla? Nei
film di fantascienza questa è cosa del tutto normale. Dunque la pietra
ribaltata stava forse a dimostrare che il corpo trasformato continuava ad
avere proprie esigenze? Si voleva forse far capire che il corpo umano ha una
propria specificità ineludibile?
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Supponiamo per un momento che il corpo fosse scomparso
lasciando il telo ripiegato e la porta chiusa. Cosa avrebbero capito Pietro
e Giovanni? Se davvero le donne avevano intenzione di lavare e ungere il
cadavere, qualcuno avrebbe dovuto srotolare la pietra; dopodiché si sarebbe
scoperta la sindone ripiegata. Tuttavia la riflessione sarebbe stata
un'altra. Il corpo di Cristo - qualcuno avrebbe potuto dire - non era
essenziale alla sua persona: si è dissolto come apparenza del tutto
esteriore. Su questa ipotesi i doceti ci hanno fatto anche delle tesi
teologiche, giudicate eretiche dalla chiesa. Marcione diceva che l'umanità
del Cristo, cioè il lato materiale della sua persona, era soltanto una
finzione.
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E se anche le donne - come dice Giovanni - non volevano
imbalsamare il cadavere alla maniera ebraica, essendo andate lì soltanto per
piangerlo, qualcuno prima o poi quella tomba l'avrebbe aperta: apparteneva
infatti alla famiglia di Giuseppe d'Arimatea. Lui avrebbe scoperto la
sindone e, potendo farlo, l'avrebbe consegnata a qualcuno degli apostoli.
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Tuttavia, chi avrebbe parlato di "resurrezione" o di
"parusia" prima dell'apertura di quella tomba? Cristo non ha voluto lasciare
soltanto un ricordo di sé, nell'immediato: il telo ripiegato, ma ha anche
voluto comunicare un messaggio che avrebbe dovuto far riflettere per i tempi
a venire: il corpo non è stato trafugato, non si è dissolto e,
smaterializzandosi in quel modo insolito, voleva indicare qualcosa di
positivo.
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Quel corpo non è scomparso dopo tre giorni - come dice
la chiesa - ma lo stesso giorno in cui era stato crocifisso, quando intorno
alla tomba non vi era più nessuno; e la pietra è stata lasciata aperta
perché i discepoli si rendessero subito conto di quel che era successo,
anche per evitare i soliti possibili fraintendimenti. Le due donne, di
mattina presto, si accorsero che la pietra era stata spostata, entrarono nel
sepolcro e non videro il cadavere. Non presero con sé il lenzuolo ripiegato,
ma corsero immediatamente dai due apostoli a dir loro che il corpo era stato
trafugato. Non c'era altra spiegazione di quel che avevano visto (anche se
nel vangelo di Marco vengono fatte passare per due minus habentes,
incapaci di capire il fatto della resurrezione).
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Solo quando Pietro e Giovanni videro la sindone
ripiegata, pensarono che non poteva essere stato trafugato. Purtroppo però,
dei due solo Giovanni credette davvero al valore di quel lenzuolo (Gv 20,8).
L'altro s'inventò la favola della "morte necessaria", voluta da dio. Cioè
mentre per Giovanni la sindone era la prova che il corpo era misteriosamente
scomparso e che forse si poteva anche pensare a un suo imminente e glorioso
ritorno; per Pietro invece la tomba vuota era la prova della resurrezione,
che andava interpretata come "vittoria sulla morte". La differenza, a noi,
pare irrilevante, eppure sulla base di essa la chiesa primitiva decise,
negli Atti degli apostoli, di considerare solo Pietro come principale
successore di Cristo.
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Infatti la tesi della "morte necessaria" era motivo
sufficiente per non compiere nulla di "politicamente rivoluzionario". Se una
liberazione nazionale della Palestina doveva esserci - pensò Pietro -, non
avrebbe potuto essere che il frutto di un'azione del Cristo redivivo. Quindi
o lui tornava subito, o non aveva senso continuare la sua missione politica.
L'unica cosa da fare era aspettare il suo ritorno, limitandosi a dire ai
discepoli non tanto che la tomba era stata trovata vuota e che all'interno
vi era solo la sindone ripiegata, quanto piuttosto che il messia era
risorto, secondo la volontà di dio.
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Col concetto di "resurrezione" s'è data
l'interpretazione più politicamente rassegnata della tomba vuota. Sotto
questo aspetto non aveva tutti i torti Saulo quando perseguitava i
cristiani: dovevano apparirgli come dei disfattisti, anzi come dei
collaborazionisti del nemico.
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Questo spiega anche perché la chiesa cristiana non abbia
mai usato la sindone come prova della resurrezione. La prova è la tomba
vuota: "E' risorto, non è qui", viene detto nel vangelo di Marco (16,6),
discepolo di Pietro. In Lc 24,12 viene addirittura scritto,
significativamente, che alla tomba si recò soltanto Pietro e che all'interno
non vide alcuna sindone ma solo delle bende per terra.
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In effetti la sindone è soltanto la prova della
scomparsa misteriosa del cadavere, in associazione alla porta aperta della
tomba. Parlare di "resurrezione" implica inevitabilmente una concezione
religiosa dell'esistenza, che rimanda all'aldilà la soluzione dei problemi
terreni. Pietro è il principale responsabile del travisamento del messaggio
di Cristo, e se avesse potuto vedere, in anteprima, che cosa avrebbe fatto
Paolo della sua interpretazione distorta, forse avrebbe evitato di
emarginare Giovanni.
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Cristo non è risorto per vincere la morte, proprio
perché la morte non è il problema principale dell'uomo. Il problema
principale dell'uomo è la libertà, e questa bisogna cercare di
ottenerla con o senza sindone, con o senza tomba vuota.
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Su questo non si può transigere: qualunque ammissione
dell'esistenza di un dio onnipotente e onnisciente è un'ammissione di
debolezza, fa il gioco dei clericali e favorisce l'oppressione sociale e
politica. Né la sindone, né la tomba vuota provano l'esistenza di dio, né
l'idea di dio è in grado di spiegare quel che è avvenuto sul Golghota e nel
chiuso di quel sepolcro.
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Noi dobbiamo partire assolutamente dal presupposto che
non esiste alcun dio e che di fronte alla tomba vuota e alla sindone il
giudizio deve restare sospensivo, in quanto non abbiamo ancora tutti gli
elementi per definire la materia e l'energia nei loro reciproci rapporti.
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E' dunque totalmente falso anche il Prologo di Giovanni.
Non esiste alcun dio come entità presso cui sta il logos. Se può essere
esatto sostenere che in principio vi è il logos, ebbene questo logos è
persona umana, che può essere definita "divina" solo in quanto prototipo
della divinità di ciascun essere umano.
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"Presso dio" va laicamente interpretato non come "vicino
a un'entità diversa da sé", ma come "fatto di sostanza umanamente
riconoscibile". Una sostanza che permette al logos d'essere "dio", ma che è
analoga a quella che permette all'uomo e alla donna d'essere a sua "immagine
e somiglianza". In principio non vi è l'uno ma il due, diviso in maschio e
femmina.
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