INDAGINE SULLA SINDONE


MOTIVI DI AUTENTICITA'

  • Ne parlano i quattro vangeli canonici, inclusi tre apocrifi: Vangelo degli Ebrei, Atti di Pilato e Vangelo di Nicodemo.

  • E' attestata dalla tradizione storica: per i primi sette secoli si trova a Gerusalemme, poi a Costantinopoli sino alla quarta crociata (1204), poi in varie località francesi e, infine, dal 1578 a Torino.

  • Quanto è accaduto all'uomo della Sindone (sevizie, morte, sepoltura) corrisponde a quanto descritto nei vangeli: corona di spine (Mc 15,17; Gv 19,2); flagellazione (solo il cuore fu risparmiato, perché Gesù non doveva morire subito; i colpi furono un centinaio: Mc 15,15; Gv 19,1); trave sulla spalla (Gv 19,17), cioè il patibolo a cui venivano legate le braccia durante il tragitto verso il palo dell'esecuzione; poteva pesare anche 50 kg. Gesù però non riuscì a portare la trave (la Sindone attesta le cadute mostrando terriccio nelle ginocchia e al naso.

  • Vi è una zona escoriata e contusa tra lo zigomo destro e il naso, provocata da una caduta, la cui violenza ha rotto la cartilagine del naso). E così si obbligò un passante, Simone di Cirene, ad aiutarlo (Mc 15,21). Giunto sul Golgota, si pensò alla soluzione dei chiodi anche per i polsi. Il chiodo rompe il nervo mediano contraendo il pollice all'interno della mano; infatti nella Sindone il pollice non si vede. Il piede sinistro è sovrapposto a quello destro perché usarono un solo chiodo. Trafittura al costato: il sangue della ferita del torace è sgorgato da una persona già cadavere: la parte seriosa bianca è separata da quella rossa (Gv 19,34).

  • Non è un dipinto o un disegno. L'immagine non risulta dall'applicazione di una sostanza colorante (pigmento, tinta, polvere, inchiostro...), né è stata ottenuta da un cadavere per contatto. L'immagine è tridimensionale e si comporta come un negativo fotografico.

  • L'immagine è stabile alle alte temperature e all'acqua.

  • Diventa fluorescente ai raggi ultravioletti.

  • Ci sono tracce di emoglobina. Il gruppo sanguigno è AB. Le macchie di sangue non sono in rilievo, ma come segnate a fuoco dentro il tessuto.

  • Le impronte del sangue seguono perfettamente la legge dell'emodinamica.

  • Sopra le palpebre sono state rinvenute (come da antica usanza ebraica di sepoltura) due monetine (lepta) coniate da Pilato nel 29-30 d.C.

  • Sul telo vi sono pollini provenienti da 58 specie di piante, di cui solo 17 tipiche dell'Europa (molte di queste piante non esistono più). Il polline più frequente è identico a quello che si trova presso il lago di Tiberiade e nelle zone limitrofe al Giordano.

  • Nelle icone e nelle monete bizantine vi sono evidenti tracce sindoniche. Fra icone, monete e sindone i punti di convergenza vanno dai 145 ai 190 (a volte si arriva a 250!). Per la medicina legale ne bastano 50-60 per stabilire l'identica origine di due rappresentazioni diverse.

  • Il tipo di tessitura del telo corrisponde a quello in uso nel Medioriente (tracce di cotone tra le fibre di lino). Il lenzuolo è simile a quelli trovati in antiche sepolture egizie, a Pompei e in Siria (patria originaria di questa tessitura).

  • Nel telo vi sono spore, funghi e acari simili a quelli trovati in tombe dello stesso periodo.


CONSIDERAZIONI

La venerazione popolare di questo lenzuolo è certamente legata a manifestazioni di tipo fideistico. La stessa chiesa, che pur ha accettato nel 1988 il verdetto di falsificazione degli scienziati, continua a praticare ostensioni al solo scopo di non perdere i fedeli e di incamerare nuovi introiti.

Tuttavia, non vi sono dubbi convincenti per ritenere quel reperto un falso medievale, nel senso cioè che le prove a favore della sua autenticità appaiono nettamente superiori. Ed è quindi condivisibile il parere del chimico russo Kuznetsov, secondo cui l'incendio che lo danneggiò nel 1532 avrebbe alterato i risultati dell'analisi del C-14, "ringiovanendo" il telo.

Ragioniamo ora e concessis. Supponendo, in via del tutto ipotetica, che Cristo sia "risorto" (anche se sarebbe meglio dire "misteriosamente scomparso"), che bisogno aveva di farlo sapere, visto che poi non è più riapparso? (Ovviamente diamo per scontata l'inesistenza delle sue riapparizioni e quindi l'inattendibilità di tutti i racconti di resurrezione.)

Ovvero, s'egli fosse "scomparso" lasciando il sepolcro chiuso, chi avrebbe pensato ch'egli voleva comunicare qualcosa a qualcuno? E cos'era ciò che voleva comunicare (per l'ultima volta) se non se stesso nel lenzuolo che l'aveva avvolto e che fu trovato piegato in un angolo del sepolcro (cfr Gv 20,7)?

Per quale motivo quel lenzuolo doveva essere conservato? E' forse l'unica vera testimonianza che abbiamo sul mistero della sua morte e, più in generale, sul mistero (scientifico!) della perenne trasformazione della materia in energia e dell'energia in materia?

Per quale ragione, noi che ci indisponiamo quando qualcuno nega l'esistenza di altri esseri pensanti nell'universo, siamo così ostili a credere che la morte comporti una nuova nascita? In natura il fenomeno è normalissimo: lo si vede quotidianamente. Perché facciamo così fatica ad accettarlo nell'essere umano e, più in particolare, nel Cristo? Temiamo forse di fare un favore alla chiesa? Ma se è stata proprio la chiesa a negare qualunque vera storicità al Cristo!

A mio parere il vero torto della comunità post-pasquale non è stato quello di credere nella "resurrezione" del messia, ma quello di aver basato su tale fatto la rinuncia all'istanza umana e politica di liberazione, trasformandola in un'esperienza di rassegnato "misticismo".

Prima di essere nato come "nuova religione", il cristianesimo nasce come tradimento di un'esperienza che di religioso non aveva nulla.

Se si partisse da questa premessa, noi daremmo alla Sindone un'importanza relativa, senza per questo cadere in atteggiamenti pregiudizievoli, che non aiutano certo a capire le ricerche che una ventina di discipline, tra scientifiche e umanistiche, hanno compiuto per decenni su quel telo di lino. O forse possiamo ancora permetterci il lusso dell'obsoleto razionalismo positivistico, il quale, per indurre il credente a rinnegare la propria fede, si limitava, un secolo fa, a sostenere che il Cristo dei Vangeli non era mai esistito?

Oggi probabilmente dobbiamo limitarci a chiedere ai cristiani, anzi ai credenti in genere, di rendersi conto che se Dio esiste non è certo alla portata dell'uomo: chi sostiene il contrario è perché non crede nell'umanità dell'uomo, in quanto vede nell'uomo solo il lato negativo o comunque il prevalere di questo su quello positivo.

L'uomo deve "accontentarsi", se così si può dire, del Cristo storico, considerandolo come semplice "uomo" e non anche come "dio" (a meno che "uomo" e "dio" non vengano fatti coincidere dal punto di vista dell'uomo, nel senso che ogni uomo veramente umano è un "dio", cioè un essere superiore, almeno rispetto al mondo animale). Ciò che del Cristo appare "sovrumano" non è cosa che possiamo storicamente comprendere.

Se gli uomini oggi appaiono così assurdi e spietati, ciò non dipende dal fatto che adorano un dio sbagliato, né che adorano male il dio giusto, ma semplicemente perché non sanno essere uomini sino in fondo: lo dimostra appunto il fatto che hanno continuamente bisogno di crearsi delle divinità o di adorare degli idoli (sesso, soldi e potere, cioè la "concupiscenza della carne, quella degli occhi e la superbia della vita"- vien detto in 1Gv 2,16).

Se proprio si vuol credere in un "dio", bisogna limitarsi a credere nell'eterna metamorfosi della materia, cioè nella possibilità di poter continuare a sviluppare la propria umanità in un'altra dimensione, ancora più perfetta di quella terrena.

Ma questo non è un problema che riguarda i vivi. Gli uomini devono cercare anzitutto di essere "umani" sulla terra e, a tale scopo, non hanno bisogno di alcun dio. Lo stesso Cristo (grazie anche alla Sindone, se si vuole) è sufficiente lo si consideri come un modello universale di umanità.


Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Nuovo Testamento - Vangeli
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Aggiornamento: 22/12/2012