|
||
|
|
LE COSIDDETTE «TRE MARIE» AI PIEDI DELLA CROCEMc 15,40ss.; 16,1 [40] C'erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le
quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses (Giuseppe),
e Salome, Mt 27,55ss.; 28,1 [55] C'erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse
avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Lc 24,1.9-10 [1] Il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, si recarono alla tomba,
portando con sé gli aromi che avevano preparato. Gv 19,25;20,1s. [25] Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre,
Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. * * * Perché sull’identità delle donne ai piedi della croce (quelle che la tradizione popolare ha fatto passare come «le tre Marie»), i vangeli sono così discordi tra loro? Per quale motivo Luca, unico tra gli evangelisti, non individua singolarmente le donne ai piedi della croce ma solo dopo la scoperta della tomba vuota? Perché soltanto il quarto vangelo parla della madre di Gesù? Perché Salome viene ricordata in quattro modi diversi? Questi sono solo alcuni degli interrogativi circa l’identificazione delle donne ai piedi della croce del Cristo cui da circa duemila anni gli esegeti cercano di dare risposte convincenti. Luca sotto mano doveva avere il testo di Marco e forse quello di Matteo (che copia da Marco) e avrà sicuramente notato alcune stranezze: mentre in Mc 15,40 le donne nei pressi della croce sono tre (Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo il Minore e di Ioses o Giuseppe, e Salome), in Mc 15,47, nei pressi del sepolcro, le donne sono soltanto due (Maria di Magdala e Maria madre di Ioses) e per di più viene citato il solo Ioses quando suo fratello Giacomo fu molto più importante di lui, mentre in Mc 16,1, il giorno dopo il sabato, sono ridiventate tre (Maria di Magdala, Maria di Giacomo e Salome), intente a comprare degli aromi per andare a ungere Gesù, pur sapendo che non saranno in grado di farlo, essendo la pietra che ostruiva il passaggio troppo pesante da rimuovere. Luca, che doveva essersi accorto di queste incongruenze e soprattutto della scomparsa redazionale di Salome al momento della sepoltura, parla di «donne» in senso lato, provenienti dalla Galilea, discepole della prima ora, che piangevano lungo il corteo del Golghota (23,28), anche se in 24,10 cita i nomi di Maria di Magdala, Giovanna e Maria di Giacomo, preoccupate di avvisare gli Undici che il sepolcro è vuoto. Da notare che Luca è il solo che riporta il nome di Giovanna, la quale, essendo moglie del funzionario erodiano Chuza, certamente in quel momento non poteva essere lì. La cosa strana è ch’egli abbia preferito inserire il nome di questa donna (che probabilmente dopo il 70 era divenuta cristiana) piuttosto che quello della madre di Gesù, dimostrando così che tutta la prima parte del suo vangelo, dedicata alla verginità di Maria e natività del Cristo in realtà non gli appartiene, essendo stata aggiunta successivamente. Ci si può anzi chiedere: per quale ragione i Sinottici, a differenza di Giovanni, per il quale risulta centrale, essendo citata per prima e anche in rapporto a se stesso, non hanno mai riportato il nome della madre di Gesù ai piedi della croce? Qui tertium non datur: o mente Marco o mente Giovanni. E perché il nome di Maria di Magdala (la Maddalena), presente in tutti i vangeli, nei Sinottici è sempre citato per primo e in Giovanni per ultimo? Di regola gli esegeti sostengono che la madre di Giacomo il Minore fosse moglie di Cleofa (quest’ultimo a volte viene confuso con Alfeo) e sorella della madre di Gesù, mentre Salome fosse madre di Giacomo e Giovanni Zebedeo. Questa tesi però cozza contro due incongruenze: la prima è che Giacomo il Minore viene in genere definito «fratello di Gesù»; la seconda è che la madre di Gesù e sua sorella avevano lo stesso nome. Che Gesù avesse dei «fratelli» e delle «sorelle» è pacifico nel vangelo di Marco, ma se Giacomo il Minore è stato davvero suo «fratello», allora è impossibile che sia mai esistita una Maria moglie di Cleofa. Stando a Gv 19,25 non è chiaro che le donne ai piedi della croce fossero davvero tre e non quattro: infatti si parla di «sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala». Ora, siccome dobbiamo dare per scontata la presenza di Salome, vien spontaneo chiedersi: la sorella della madre di Gesù era davvero Maria di Cleofa o non invece Salome? E qui non è stata citata per nome perché Giovanni la considerava molto vicina a sé, esattamente come la madre di Gesù, oppure perché qualcuno ha fatto in modo di non associarla al nome dell’evangelista? Guardiamo come viene trattata Salome nelle quattro versioni: Si ha in sostanza l’impressione che Salome, che se davvero era imparentata con la madre di Gesù, non era «galilea» bensì «giudea», abbia subìto un destino non molto diverso da quello di Maria: un destino di censura. E il motivo probabilmente è dipeso dal fatto che entrambe erano strettamente legate all’apostolo Giovanni, che venne estromesso dalla comunità capeggiata da Pietro, il cui «vangelo» è quello di Marco, pur scritto e riscritto più volte. Si noti, en passant, che in Mc 9,33-40 l’apostolo Giovanni viene presentato come un fanatico, un arrogante, un presuntuoso, e la cosa viene ribadita con molta enfasi, più avanti, in 10,35-45, coinvolgendo nella riprovazione anche suo fratello Giacomo e persino la loro madre, fatta passare per un’arrivista e che nel vangelo di Marco non viene mai detto fosse madre dei due apostoli, tanto che Salome, nell’elenco delle donne ai piedi della croce appare come un’illustre sconosciuta. Doveva esserci stata molta tensione tra i fratelli Zebedeo e Simon Pietro: lo dimostra appunto il fatto che solo nel quarto vangelo Gesù chiese a sua madre di considerare Giovanni come «suo figlio»: il che in sostanza voleva dire che Giovanni doveva considerare Maria come «sua madre» (politicamente questo poteva anche significare che il sostituto di Cristo doveva essere non Pietro ma appunto Giovanni o almeno la coppia dei fratelli Zebedeo). A meno che la valorizzazione della madre di Gesù nella pericope del quarto vangelo non sia avvenuta tardivamente, sulla scia di quella che s’era già compiuta, in maniera molto mistica, nei due vangeli di Matteo e Luca. In ogni caso se diamo ragione a Giovanni e sosteniamo che la pericope relativa a Maria doveva servire, nelle intenzioni dell’autore, anche per far capire ch’era effettivamente lui il «discepolo prediletto» di Gesù, quello che avrebbe dovuto ereditare il mandato politico per realizzare l’insurrezione, allora bisogna dire che le donne ai piedi della croce non erano tre ma quattro e la sorella della madre di Gesù non era Maria di Cleofa ma Salome. Per quale motivo però Giacomo il Minore venisse chiamato «fratello di Gesù» resta inspiegabile. In Mc 6,3 è detto chiaramente che Gesù, nell’opinione comune, veniva considerato come «il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone». E Paolo accetta questa opinione in Gal 1,19, arrivando addirittura a dire che quando lui si convertì riuscì a parlare privatamente soltanto con Pietro e pubblicamente soltanto con questo Giacomo il Minore, gli unici di tutti i più stretti discepoli del Cristo. E si ricordi che Paolo scrive a metà del I secolo, cioè 20-30 anni prima di Marco. Da notare però che nella lettera di Giuda, questi definisce se stesso «servo di Gesù e fratello di Giacomo», quando avrebbe potuto dire benissimo «fratello di Gesù». E lo stesso Giacomo, nella sua lettera canonica, evita di identificarsi esplicitamente come «fratello di Gesù». Gli esegeti hanno individuato quattro soluzioni a tale problema: Altri esegeti laici, basandosi proprio sul fatto che Giacomo viene chiamato «fratello di Gesù», ritengono che Maria di Cleofa sia la stessa madre di Gesù, che nella fattispecie quindi sarebbe stata sdoppiata per non far risultare ch’essa aveva dato a Gesù altri fratelli e sorelle. Una tesi, questa, che non tiene conto del fatto che al tempo della stesura del primo vangelo non esisteva ancora il mito della verginità di Maria e che quindi l’elenco delle donne ai piedi della croce non poteva essere stato fatto con un’intenzione favorevole alla madre di Gesù. Un esegeta, onde giustificare l’assenza di Maria, avrebbe fatto meglio a dire che nell’imminenza dell’insurrezione nazionale non avrebbe avuto senso, in quanto troppo rischioso, che Gesù si fosse portato con sé a Gerusalemme sua madre, e che quindi le donne presenti negli ultimi momenti di vita del Cristo furono soltanto quelle che partecipavano attivamente al movimento nazareno, tra le quali sicuramente la Maddalena era la più impegnata. Non è però neppure da escludere che nel vangelo di Marco, ove tutti i riferimenti alla madre di Gesù sono visti in una luce negativa, il versetto relativo ai suoi fratelli e sorelle sia stato scritto proprio per contestare la posizione anti-petrina della madre di Gesù, anche perché, se questa avesse davvero avuto così tanti figli, non si spiegherebbe il motivo per cui Gesù l’abbia affidata al solo Giovanni. Insomma, solo di una cosa si può essere sicuri: ai piedi della croce non poteva esserci nessuno apostolo, neppure Giovanni, checché venga detto in Gv 19,27. Anzi, a proposito di questo versetto, qualcuno ha sostenuto che s’esso non ci fosse, il versetto precedente non si riferirebbe affatto a Giovanni, in quanto con la frase «Donna, ecco tuo figlio», Gesù voleva semplicemente dare un addio a sua madre, come se volesse dirle che lui le era rimasto «figlio» sino all’ultimo e che aveva fatto tutto quanto era in suo potere per realizzare degli ideali che evidentemente anche sua madre condivideva. Altri testi
|
|