Il disegno della natura
Le motivazioni scientifiche e filosofiche di questa iniziativa
La piramide della natura
Tutto l'Universo é governato dalle stesse leggi fisiche alle quali sottostanno sia le strutture più semplici che quelle più complesse. Non é neanche necessario parlare d'evoluzione, basterà ricordare che la natura ha creato le strutture più complesse "assemblando" tra loro le strutture più semplici create in precedenza. "L'unione fa la forza" é il motto col quale si può identificare questo meccanismo, cioè l'associazione ordinata di elementi simili in grado di comunicare tra loro. Unire le proprie forze, per far fronte alle pressioni ambientali, significa ridurre notevolmente la quantità d'energia individuale necessaria all'adattamento, anche se una parte di questa é spesa per la stabilità dell'associazione (per esempio in un gruppo di scimpanzé).
La tendenza di certe strutture ad associarsi é paragonabile ad un buon investimento con alti tassi percentuali d'interesse. Più i rapporti tra le parti sono fitti minori sono le interazioni di ogni singolo elemento con l'ambiente esterno, perciò, elementi che presi individualmente sarebbero in completo disadattamento, con l'aggregazione coordinata con altre unità simili, formano una struttura complessa e adattata con basse spese energetiche (per esempio le cellule del corpo umano). Un'associazione con queste caratteristiche può essere definita "sistema".
Non tutte le strutture tendono ad associarsi, infatti, i rapporti con i consimili possono andare dall'isolamento assoluto (per esempio i cosiddetti gas "nobili" ) ad associazioni sporadiche e temporanee (come molte specie animali dove maschio e femmina si associano solo per il periodo riproduttivo), fino ad arrivare ad organizzare dei veri sistemi perenni e altamente stabili (per esempio una colonia di formiche). Solo i sistemi stabili possono associarsi con strutture simili a loro e formare un sistema di livello superiore (per esempio le particelle sub-atomiche formano gli atomi, gli atomi le molecole, le molecole le macromolecole e così via....).
La natura ha quindi la struttura di una piramide dove il gradino più basso é la base per il gradino successivo, così fino a salire verso il vertice. Questo vertice, o ultimo gradino della piramide, é il sistema più complesso e stabile e meno dispendioso d’energia che potrebbe essere prodotto sul nostro pianeta e che riguarderà l'intera umanità.
Per chiarezza si può stilare una tabella assegnando un nome convenzionale ai livelli sistemici:
| Componenti: | Livello sistemico: |
| QUARK | SUB-ATOMICO |
| PARTICELLE | ATOMICO |
| ATOMI | MOLECOLARE |
| MOLECOLE | MACROMOLECOLARE |
| MACROMOLECOLE | MICRORGANICO |
| MICRORGANISMI | CELLULARE |
| CELLULE | PLURICELLULARE |
| PERSONE | SOCIALE |
| GRUPPI SOCIALI | FEDERATIVO |
| FEDERAZIONI | PLANETARIO |
Oppure costruendo la piramide a gradini in precedenza citata: clicca qui
Per ragioni che si andrà a chiarire più avanti, solo questi sono i gradini della piramide e non esistono gradini intermedi. Questo concetto sarà più credibile quando avremo analizzato i vari livelli sistemici dal loro interno, e potremo comprendere che il caos che grava sull'umanità non é affatto affidato al caso.
I primi gradini
Tutti i livelli sistemici sono strutturati in maniera similare perché sono sottoposti alle stesse leggi fisiche, quindi, anche il livello sistemico al quale apparterrà il sistema planetario non potrà discostarsi dal modello dei sistemi più semplici. Ogni livello sistemico ha dei limiti fisici, delle dimensioni finite. Il confine, infatti, é raggiunto quando una struttura perde energia nell'ambiente esterno più di quanta possa recuperarne, mettendo così a repentaglio la sua stabilità.
Per esempio gli elementi atomici sono costituiti in ordine progressivo dal numero 1 (idrogeno) al numero 92 (uranio): oltre a queste dimensioni la struttura atomica non é andata per ragioni di stabilità. Infatti, gli elementi atomici transuranici che l'uomo ha prodotto artificialmente sono molto instabili e radioattivi. C'é una regola che a questo proposito vale per tutti i livelli sistemici: più i componenti si allontanano tra loro, o se si vuole, la periferia si allontana dal centro, più aumentano le difficoltà di comunicare in tempi reali tra i singoli elementi del sistema e la struttura é facilmente disgregabile. Teoricamente, la facile promiscuità degli elementi atomici avrebbe potuto dare origine a composti chimici di complessità infinita, ma la stabilità e la funzionalità impongono anche al livello sistemico molecolare dei limiti invalicabili.
Una qualsiasi molecola non é una "ammucchiata" di atomi impastata casualmente ma é frutto di aggregazioni specifiche. In natura regna l'ordine, perché ordine significa risparmio di energia: una struttura dispendiosa non é mai conservata nel tempo. Perciò, per dare vita al livello sistemico macromolecolare, non é stato sufficiente mettere casualmente a contatto un numero relativamente alto di atomi diversi, ma é stato necessario aggregare e coordinare molecole semplici già formate, con una loro precisa identità chimica e fisica. Le macromolecole sono in realtà una successione ripetitiva di molecole semplici, come una catena é una successione di anelli o una collana é una successione di perline.
I due sistemi macromolecolari più importanti per gli esseri viventi, gli acidi nucleici e le proteine, sono appunto il risultato di diverse sequenze dei loro composti semplici, rispettivamente nucleotidi e aminoacidi. Sempre teoricamente sarebbe possibile una sequenza di molecole semplici tale da formare macromolecole di lunghezza megachilometrica, ma tali strutture non potrebbero disporre di alcuna funzione comportamentale adattante e verrebbero sistematicamente scomposte. Il gradino successivo, cioè il livello sistemico che abbiamo convenzionalmente chiamato microrganico e che é il risultato dell'assemblaggio di macromolecole, ha dovuto sottostare anch'esso a dei limiti fisici.
A sistemi di questo tipo appartengono i procarioti, o cellule non nucleate, come i batteri o le alghe azzurre. Ci sono ceppi batterici le cui dimensioni si avvicinano fin quasi a quelle delle cellule nucleate, come le stesse cellule che compongono il nostro corpo, c'é però un'enorme differenza tra queste due strutture, non solo in dimensioni ma soprattutto in complessità. Non c'é stata affatto un'evoluzione graduale dai batteri alle cellule nucleate, ma queste ultime sono in realtà appartenenti a un gradino superiore della piramide della natura, cioè al livello sistemico cellulare. Una prova vivente sono i mitocondri e i cloroplasti, rispettivamente simili ai batteri e alle alghe azzurre. I primi si trovano dentro le cellule nucleate animali e vegetali, i secondi solo nelle cellule vegetali. Sono presenti in numero considerevole dentro ogni cellula e hanno una certa facoltà di duplicazione autonoma al momento della divisione cellulare, poiché possiedono un loro codice genetico. Sono delimitati da una membrana cellulare semplice come quella dei procarioti e come loro hanno il DNA che vaga libero nel citoplasma. A volte si legano anche loro in dipoli o catenelle, soprattutto usufruiscono delle stesse reazioni biochimiche dei batteri e delle alghe azzurre.
La costituzione del sistema cellulare é dovuta quindi all'assemblaggio di questi batteri "sociali" che hanno il compito di fornire ognuno la loro quota di energia alla cellula alla quale appartengono. La necessaria comunicazione tra il nucleo e i vari componenti cellulari, compresa la membrana esterna, hanno fatto sì che la cellula non potesse crescere a dismisura ma avesse delle dimensioni le più funzionali possibili: appunto quelle che ha, né più grandi, né più piccole.
Individui e gruppi sociali
Aggregando le singole cellule in misura variabile (da poche decine di unità a parecchie migliaia di miliardi) la natura ha dato corpo a ogni sorta di essere vivente. Una formica, una lucertola o una balenottera azzurra appartengono tutte al livello sistemico pluricellulare, anche se le dimensioni e il grado di complessità sono notevolmente diversi. Come dire che un muretto, una casa o un grattacielo possono essere fatti tutti con lo stesso tipo di mattoni, ma è certamente la quantità e la loro diversa disposizione a farne la differenza. Ai nostri occhi esseri viventi come una sequoia o una balenottera appaiono giganteschi, difficilmente, però, avrebbero potuto sopravvivere piante e animali ancora più grandi, per le solite ragioni di stabilità e funzionalità. Comunque, a riprova che le dimensioni non sono legate necessariamente alla complessità, il più alto grado intellettivo del livello sistemico pluricellulare appartiene all'uomo che é un mammifero di medie dimensioni.
La piramide a gradini sale oltre perché, aggregando gli individui in gruppi, é stato creato il livello sistemico sociale. Alla formazione di questi sistemi concorrono già animali inferiori come api, termiti e formiche che sono in grado di organizzarsi in colonie di anche centinaia di migliaia di individui, ma é ovvio che, a paragone, un gruppo di poche decine di scimpanzé o di gorilla sono sistemi sociali di gran lunga più complessi di un alveare o di un formicaio. Il sistema sociale più complesso che é stato prodotto sulla Terra é il gruppo sociale umano degli antichi cacciatori raccoglitori. Per la sua stabilità e funzionalità, il gruppo sociale non era una casuale aggregazione d'individui ma era un'ordinata associazione di famiglie che collaboravano tra loro.
La nostra società contemporanea é fondata indubbiamente sulla famiglia autonoma, ma quanto del nostro comportamento é dettato dal nostro codice genetico e quanto invece ne é responsabile la tradizione culturale? Adamo era un raccoglitore di vegetazione spontanea in un ambiente intatto, ma fuori dal Giardino dell'Eden l'umanità viveva in modo assai diverso. Agricoltura e allevamento sono nati fuori dal Giardino per far fronte ad un ambiente ostile. Non c'era alcun bisogno di utilizzare tecnologia per vivere nel paradiso terrestre, né case, né vestiti: tutte cose che sono diventate sempre più necessarie per adattarsi ad un ambiente sempre più manipolato. Anche se si stanno ormai estinguendo ci sono ancora esseri umani che vivono senza far uso di tecnologia complessa: sono gli ultimi cacciatori raccoglitori.
Vi é sempre stato un rapporto armonico tra l'ambiente in cui vivono e il loro essere uomini "naturali". Infatti, non occorrono complicati strumenti tecnologici per garantirsi l'adattamento (anche a quell'ambiente ostile), basta la loro struttura sociale di gruppo e le potenzialità intellettuali che sono patrimonio di tutta la specie umana. Tutti i cacciatori raccoglitori viventi e pure quelli del passato di cui si hanno testimonianze, a qualsiasi latitudine e in tutti i continenti, hanno e hanno avuto una struttura sociale di gruppo. Si può quindi dedurre che l'aggregazione coordinata di un certo numero di famiglie per la formazione di un gruppo sociale stabile sia del tutto naturale.
Ruolo della famiglia
Dare una dimensione reale alla famiglia, nella specie umana, é possibile facendo una breve indagine interna ai vari livelli sistemici. Un sistema, ad ogni livello, é organizzato in modo tale da garantirsi la massima funzionalità col minimo dispendio di energia, con la specializzazione dei ruoli tra i suoi singoli componenti e con la costituzione di sottosistemi parzialmente autonomi, via via più complessi secondo i livelli sistemici. Queste strutture possono essere considerate, esse stesse, dei sistemi intermedi? Solo se fossero strutturati per funzionare in modo indipendente, perché un sistema deve essere stabile e autosufficiente. Per esempio gli elementi atomici, secondo le loro dimensioni, si organizzano internamente stratificando in modo ordinato gli elettroni.
Le "cortecce elettroniche", cioè un gruppo di elettroni di numero variabile che ruotano nella stessa orbita attorno al nucleo, sono un apparato funzionale che garantisce stabilità al sistema atomico ma non potrebbero essere definiti sistemi intermedi (tra le particelle e gli atomi), perché non potrebbero esistere come entità indipendenti dall'atomo. Al di fuori di esso, infatti, l'ordinata "corteccia elettronica" diventerebbe uno sciame anarchico destinato a sfaldarsi. Oppure negli organismi pluricellulari le cellule sono differenziate e specializzate e sono organizzate in ghiandole, tessuti, organi, apparati.
Queste strutture non possono però essere considerate sistemi intermedi tra la cellula e l'organismo pluricellulare, perché dovrebbero, in tal caso, poter vivere in modo indipendente e non é certo il caso di una ghiandola linfatica, di un polmone o di un apparato digerente. Anche il sistema sociale dei cacciatori raccoglitori é strutturato per funzionare nel migliore dei modi. Oltre alla specializzazione biologica dei ruoli tra uomini e donne, oppure a specializzazioni culturali come il "consiglio degli anziani" (cioè la testa pensante del gruppo), gli apparati più efficienti che garantivano stabilità al sistema comunitario erano le famiglie (cioè gruppi di persone, uomini e donne, vecchi e bambini, strettamente imparentati tra loro, con una certa autonomia decisionale all'interno del gruppo).
L'uomo è un essere altamente sociale proprio in conseguenza della sua struttura fisica relativamente debole e ha bisogno della stretta collaborazione di un cospicuo numero di altre persone per far fronte alle avversità di un ambiente ostile. Ben difficilmente una singola famiglia potrebbe sopravvivere a lungo in una foresta vergine o un arido deserto senza l'ausilio della tecnologia complessa o, comunque, senza il supporto del gruppo. Per queste ragioni la famiglia umana non può essere considerata un sistema sociale, ma un apparato funzionale del gruppo, ossia il vero sistema sociale umano (in alcune specie animali, la singola coppia formata da un maschio e una femmina può essere autosufficiente e durare tutta la loro vita, in questo caso si può definirla sistema sociale, ma é molto raro tra le specie animali).
L'antico gruppo dei cacciatori raccoglitori si é assottigliato col progredire della tecnologia. Si può anzi sostenere che lo strumento tecnologico ha progressivamente sostituito gli elementi umani del gruppo. La struttura comunitaria si é dapprima sgretolata nelle famiglie di cui era composta, in seguito la famiglia plurigenerazionale (dove più generazioni convivevano sotto lo stesso tetto) si é trasformata in famiglia di coppia e oggi, in misura sempre più marcata, prende piede l'individualismo.
Sulle reali funzioni della tecnologia (anch'essa non é frutto del caso) ci soffermeremo più avanti, ora continuiamo a "scalare" la piramide della natura. Poiché i gruppi sociali sono sistemi stabili e il meccanismo dell'aggregazione é una legge immutabile della natura, ci si aspetterebbe che il gradino successivo sia il livello sistemico federativo, vale a dire l'aggregazione dei gruppi sociali. Questo tipo di organizzazione si riscontra già in alcune specie di formiche che, in determinate occasioni, formano delle associazioni di colonie che raggruppano fino a decine di milioni d'individui. Le colonie sono autosufficienti da ogni punto di vista ma sembra esserci un accordo sottinteso di abbattimento delle frontiere e le bottinatrici di una colonia sono libere di attraversare il territorio di un'altra colonia senza il rischio di essere aggredite. Senza dubbio il comportamento supersociale di queste specie di formiche ha origine genetica e fanno ciò che il loro istinto dice di fare, fin dalla nascita.
Più si sale la scala biologica degli esseri viventi più il comportamento diventa di origine culturale (deve cioè essere appreso) e la scomparsa di federazioni perenni tra gli animali sociali dimostra quanto sia difficile costituire queste super organizzazioni basandosi solo sull'apprendimento, nonostante il chiaro vantaggio adattante. Solo nella specie umana esistevano (ed esistono) le possibilità di costituire delle federazioni di gruppi sociali, utilizzando una cultura comune.
Far parte di una di queste federazioni significava, per i cacciatori raccoglitori, poter rispondere con successo a delle mutazioni ambientali improvvise come un incendio o un'alluvione, che compromettevano l'habitat del territorio di un gruppo; oppure far fronte alle minacce militari dei gruppi culturalmente diversi, perché si aveva un grande vantaggio numerico in un'eventuale guerra di confine.
Una così complessa organizzazione sociale doveva comportare una parallela organizzazione gerarchica per essere veramente funzionale. Allo scopo era indispensabile una lingua comune e il credo religioso poteva fornire le regole di vita comunitaria, le leggi comportamentali che fungevano da cemento culturale per un popolo in formazione. Nascevano così i primi ruoli specializzati (cioè persone adibite a tempo pieno a un'unica mansione): i capi militari e i "sacerdoti". E' stata proprio questa organizzazione sociale militare che ha scombussolato la struttura comunitaria del gruppo.
Le armi, che prima erano sufficienti per le piccole battaglie di confine e per cacciare la selvaggina del territorio, hanno dovuto subire delle innovazioni tecnologiche. Contro un nemico organizzato militarmente e deciso di assicurare la propria supremazia ai danni dei popoli culturalmente diversi non c'era alternativa a quella di organizzare altrettanto bene la propria struttura gerarchica militare religiosa. Mantenere soldati e sacerdoti a tempo pieno accresceva di molto la spesa energetica per l'adattamento, anche se assicurava stabilità alla federazione.
Questo problema poteva essere risolto solo trovando il modo di trarre maggiori risorse dall'ambiente del territorio, magari utilizzando come mano d'opera i prigionieri catturati nelle precedenti scorribande militari. L'agricoltura e l'allevamento del bestiame hanno presto sostituito, o perlomeno integrato, rispettivamente la raccolta di vegetazione spontanea e la caccia alla selvaggina. L'avvento di queste forme economiche ha fatto sorgere i primi insediamenti stabili ed é nato il concetto di proprietà privata, sia individuale che collettiva. Un gruppo di cacciatori raccoglitori é nomade dentro dei confini territoriali e difende dagli altri gruppi uno spazio che per lui é necessario, ma non ha legami con il terreno che può abbandonare, a sua discrezione, senza alcun danno.
Difendere il possedimento della terra é diventato invece, per gli agricoltori e gli allevatori, una condizione di importanza vitale. Il confine territoriale non era più simbolico ma era tracciato materialmente (per esempio con filari di alberi o canali d'irrigazione), oppure si avvaleva di punti di riferimento geografici, come fiumi o colline. Con gli insediamenti stabili regrediva il nomadismo e il gruppo sociale perdeva progressivamente il suo significato di entità autosufficiente. Stava diventando, semmai, un semplice aggregato di famiglie autonome dal punto di vista alimentare, che pagavano alla federazione un tributo di alimenti e di uomini necessari alla difesa.
Poiché la difesa degli insediamenti stabili e la costruzione di strumenti bellici impiegavano sempre più tempo e energie umane, era indispensabile mantenere le stesse produzioni alimentari con meno personale, e anche gli strumenti di lavoro, come le armi, hanno dovuto subire delle innovazioni tecniche. Strumenti di metallo hanno alla fine sostituito quelli di legno, di pietra o di osso lavorato e altri ruoli specializzati si sono aggiunti ai precedenti. In questo modo si é innescato il processo tecnologico.
La storia dell'uomo
Si può schematizzare la storia dell'uomo tracciando tre linee parallele: quella centrale la facciamo corrispondere alla costituzione biologica della specie umana, cioè al nostro codice genetico, che fortunatamente non si modifica al ritmo tecnologico; quella superiore la facciamo corrispondere ai cambiamenti imposti alla sua struttura sociale; quella inferiore la facciamo corrispondere alle trasformazioni operate sull'ambiente. L'economia usata dall'uomo in un suo qualunque momento storico rispecchia la distanza tra linea centrale genetica e le linee sociale e ambientale, e l'evoluzione degli strumenti tecnologici é direttamente proporzionale a questa distanza. Clicca qui
All'inizio le tre linee marciano perfettamente parallele, in quanto la vita della specie umana é l'espressione culturale del suo codice genetico. Infatti, l'uomo vive da cacciatore raccoglitore nomade nel territorio che ha delimitato per programmarne le risorse, senza modificare alcunché dell'ambiente naturale, e la sua struttura sociale é la comunità egualitaria del gruppo. Vive in perfetto equilibrio con l'ambiente, non esistono ruoli specializzati né proprietà privata, fa uso solo di tecnologia semplice.
Molti animali fanno uso di strumenti grezzi o rozzamente lavorati, quindi é logico che, in misura proporzionata alle sue potenzialità intellettuali, gli uomini possano far uso di un numero di strumenti molto superiore a quello dei più evoluti animali. Strumenti come lance, propulsori, asce, coltelli, clave, cerbottane, raschiatoi, seghetti, rasoi, trapani, boomerang, archi e frecce, ecc....rientrano nelle possibilità di costruzione di ogni individuo, senza alcun bisogno di specializzazione in merito, per questo possono essere definiti tecnologia semplice. Di tecnologia complessa si può cominciare a parlare quando sono sorti ruoli specializzati che hanno comportato sostanziali mutamenti dell'economia e della struttura sociale del gruppo.
Ad un certo punto la linea sociale e la linea ambientale cominciano a divergere tra loro ed entrambe si allontanano dalla linea centrale, ossia il nostro codice genetico, che, comunque, rimane diritta. L'agricoltura e l'allevamento vanno a sostituire, o perlomeno integrare, la raccolta di vegetazione spontanea e la caccia. E' un processo lentissimo ma per la prima volta, dopo migliaia d'anni di equilibrio, l'uomo opera dei cambiamenti consistenti sull'ambiente e sulla sua struttura sociale. Regredisce e poi cessa il nomadismo, l'uomo diventa stanziale e il gruppo sociale si scompone nelle sue sub-unita famigliari. I contadini e gli allevatori non delimitano più un territorio di usufrutto collettivo, ma ogni singola famiglia rivendica un suo spazio territoriale come proprietà privata. Mentre i cacciatori raccoglitori potevano abbandonare il loro territorio senza rinunciare al loro modello di vita, i contadini e gli allevatori, invece, devono difendere i terreni coltivati, i pascoli, il bestiame, le loro dimore e i loro beni materiali. Per meglio difendersi la popolazione si aggrega in villaggi stanziali cinti da palizzate o da mura.
All'interno dei villaggi sempre più popolazione si svincola dalla produzione di alimenti e nascono altri ruoli specializzati come soldati di professione, sacerdoti, artigiani, commercianti. Si rafforza il concetto di proprietà privata e nasce l'uso di denaro come pegno di scambi commerciali. Vengono colonizzate nuove terre e gli alberi abbattuti fanno posto a nuove coltivazioni. Molte volte quest'opera viene affidata al fuoco: una fatica in meno per i contadini e i soldati, perché possono "snidare" i cacciatori raccoglitori dalla foresta senza mettere a repentaglio la loro vita. I prigionieri catturati vengono ridotti in schiavitù e obbligati al lavoro forzato. La proprietà privata e la competizione individuale accrescono le disparità economiche e le ingiustizie sociali, perché vengono privilegiati gli interessi privati anziché quelli collettivi.
Ritornando ad esaminare le tre linee della storia umana, appare evidente che la linea sociale e la linea ambientale si divergono sempre più tra loro e dalla natura umana, obbligando l'uomo a rimediare a questa distanza che cresce con forme economiche che si affidano sempre più alla tecnologia complessa. Fioriscono città che si contrappongono ad altre città, molte volte per i soli interessi e le ambizioni dei potenti. La costruzione di mezzi di trasporto sempre più veloci incentiva i rapporti tra i popoli, non sempre in modo pacifico. Vengono scoperti nuovi mondi: nuove terre da conquistare e nuovi popoli da assoggettare. Il pianeta Terra viene scombussolato da guerre continue che coinvolgono un numero crescente di eserciti e di nazioni. I popoli si alternano nelle conquiste territoriali: il vincitore di oggi può diventare lo schiavo di domani.
Nascono, crescono e svaniscono gli imperi e le civiltà, lasciando dietro di loro solo strascichi culturali, che a volte vengono ripresi e potenziati e altre volte si estinguono. La densità di popolazione aumenta e fa sentire il suo peso e per soddisfare le esigenze crescenti si devono produrre beni a basso costo. Vengono meccanizzate sempre più attività umane e le macchine sostituiscono progressivamente la mano dell'uomo. La meccanizzazione procede a passo spedito e sempre meno popolazione é legata alla produzione di alimenti. Questo é un bene ma anche un male, perché non tutte le persone che sono costrette ad abbandonare la campagna trovano lavoro nelle città: nasce il fenomeno della disoccupazione. Le città aumentano il numero dei loro abitanti in modo incontrollato e vengono a crearsi conflitti sociali con effetti sconvolgenti. L'ambiente planetario subisce un degrado crescente per opera delle attività umane, e si estinguono sempre più specie vegetali e animali, ma anche interi gruppi etnici umani vengono distrutti.
Degrado ambientale, sociale, genetico
L'antico gruppo sociale dei cacciatori raccoglitori si é progressivamente assottigliato e la tecnologia ha in sostanza sostituito gli elementi umani del gruppo. Prima la struttura comunitaria si é frantumata in famiglie e poi la famiglia plurigenerazionale (dove più generazioni convivono sotto lo stesso tetto) si é trasformata in famiglia di coppia, ma ancora non é terminato questo processo. Le due linee esterne della storia umana si sono talmente allontanate nell'ultimo tratto da farle sembrare all'imbuto di una tromba. L'ambiente naturale é in crisi e regge a fatica le manipolazioni operate su di esso dall'uomo.
Sfruttamento intensivo delle risorse, distruzione delle foreste, inquinamento, stanno procurando immensi danni al nostro pianeta con effetti che si ripercuotono sull'umanità: effetto serra, buco dell'ozono, riduzione della biodiversità, mutamenti climatici....La struttura sociale é in crisi. Anche la famiglia di coppia regge a fatica il peso della competizione ed é facilmente dissolvibile. Oggi, in misura sempre più marcata, prende piede l'individualismo. Una persona da sola, col sostegno della tecnologia, può vivere in modo autosufficiente per quanto riguarda i suoi bisogni materiali, ma questo va ovviamente a scapito della socialità, che rimane comunque un'esigenza naturale dell'uomo.
Resta un fatto, però, che l'odierna civiltà consumistica sia caratterizzata da una crescente incomunicabilità tra gli esseri umani. C'é ora un fatto nuovo: la linea centrale del codice genetico, che si era mantenuta diritta, nell'ultimo tratto ha subito delle deviazioni, sia in direzione della struttura sociale sia di quella ambientale. Anche se queste appaiono poco rilevanti e possono sfuggire a un'osservazione poco attenta, é evidente che si sta modificando il codice genetico della nostra specie e in modo tutt'altro che positivo. Le variazioni genetiche negative, che un tempo erano eliminate dalla selezione naturale, ora possono riprodursi col sostegno della tecnologia e le malattie ereditarie, lievi e meno lievi, stanno insinuandosi lentamente, ma inesorabilmente, nel nostro codice genetico.
Se ora l'uomo cittadino sarebbe un disadattato ambientale senza l'ausilio della tecnologia, senza la stessa potrebbe diventare un disadattato genetico in qualsiasi tipo di ambiente. Possiamo fare alcune considerazioni:
Cambio d'identità
La storia umana ha fatto sorgere un paradosso: il meccanismo della costituzione di livelli sistemici via via superiore avrebbe dovuto produrre delle federazioni perenni, stabili e funzionali, costituite da gruppi sociali anch'essi sistemi stabili, invece abbiamo visto che il tentativo dell'uomo di costituire le federazioni non solo é fallito, ma ha portato addirittura alla disgregazione del gruppo sociale.
Si é dunque inceppato questo meccanismo e non esiste nessun "progetto" creativo della natura e tutto é affidato al puro caso? Affatto! Può sembrare una contraddizione che per costituire un sistema di livello superiore sia necessario disgregare prima il sistema di livello inferiore, ma é esattamente ciò che é avvenuto ogni volta che alla piramide della natura é stato aggiunto un gradino. Per esempio quando alcuni atomi si accingono ad aggregarsi per costituire una molecola devono prima cedere o acquistare elettroni, modificando la loro identità, ossia la loro carica elettrica, diventando ioni positivi e ioni negativi.
A quel punto saranno attratti reciprocamente, si divideranno le orbite di parte dei loro elettroni esterni e questo sarà il loro legame. Questo processo, che definiamo "reazione chimica", dura un attimo impercettibile ma é occorso un tempo enorme affinché fosse possibile la formazione di composti chimici di una certa complessità, che é avvenuta solo col progressivo raffreddamento della superficie della Terra. Fin tanto persistevano condizioni di alta temperatura gli atomi della primordiale atmosfera erano per lo più allo stato di plasma ionizzato.
C'é una formula che può essere applicata a tutti i livelli sistemici: più il livello é semplice minore é il tempo di riproduzione, ma maggiore é stato il tempo per la sua evoluzione; più sale la complessità del livello sistemico più sale il tempo di riproduzione, ma diminuisce il tempo della sua evoluzione. La natura ha fatto perciò in modo di aggiungere gradini alla piramide in tempi sempre più rapidi, però é necessario un tempo sempre più alto per riprodurli.
Per esempio l'uomo é stato l'ultimo a essere formato ma il suo tempo di riproduzione (nove mesi) é più alto di qualsiasi essere vivente di pari dimensioni. In questo tempo l'identità dei singoli elementi (cioè le cellule) é mutante (differenziazione cellulare) fino a processo concluso (nascita), cioè la realizzazione del sistema stabile (corpo umano). Il tempo che intercorre tra un concepimento e una nascita riassume tutta la trasformazione progressiva degli organismi pluricellulari (evoluzione biologica) per effetto della continua differenziazione cellulare. Anche per far parte di un sistema sociale come un gruppo di cacciatori raccoglitori é necessario che l'identità degli individui sia plasmata con l'apprendimento della cultura del gruppo.
Quindi non dovrebbe apparire strano che per costituire il livello sistemico federativo sia stata necessaria la perdita d'identità del gruppo sociale umano, che é iniziata con la storia dell'umanità.
Comunicazione in tempi reali
Se lo sgretolamento del gruppo sociale non é stato un processo casuale ma un disegno mirato ora spieghiamone la ragione. La facoltà di collaborazione dei singoli elementi di un sistema si fonda sul fatto che tutti gli elementi "parlano" la stessa lingua e sono perfettamente in grado di capirsi, perché sono in possesso della stessa informazione.
Per esempio, c'è uno stretto rapporto tra le particelle nucleari di un atomo e gli elettroni che vi ruotano attorno alla velocità prossima a quella della luce. La comunicazione tra protoni nucleari ed elettroni é fondata su campi elettromagnetici. I protoni (che hanno una massa enormemente più elevata degli elettroni) hanno una carica elettrica positiva e attraggono verso di loro gli elettroni, che hanno una carica elettrica negativa.
Questi ultimi non vanno a conficcarsi violentemente nel nucleo perché la forza centrifuga, prodotta dalla loro rotazione, li spinge verso l'esterno. Attrazione e fuga si bilanciano ad una certa distanza dal nucleo e questa é appunto l'orbita dell'elettrone, secondo il suo livello energetico. Una comunicazione efficiente, rapida e reale tra i suoi componenti é alla base del buon funzionamento di un sistema. Come già ricordato, più la periferia si allontana dal centro più la comunicazione diventa difficoltosa e lenta e, superata una certa tolleranza, la struttura non é più in grado di far fronte alle emergenze in tempi reali ed é facilmente disgregata dagli agenti ambientali.
Questo spiega appunto perché ogni livello sistemico ha delle dimensioni finite, oltre alle quali non potrebbe sopravvivere. Ogni sistema, in misura proporzionata alla sua complessità, ha diversi canali interni di comunicazione, di velocità variabile secondo la loro funzione, ma é assolutamente indispensabile che esista almeno una forma di comunicazione immediata e diretta tra i componenti. Anche un organismo pluricellulare deve la sua stabilità all'efficace comunicazione tra le sue cellule.
Attraverso i canali sanguigni e linfatici sono inviati messaggi chimici che regolano il flusso dei materiali necessari al metabolismo e all'igiene delle cellule (comunicazione lenta); mentre tutte le funzioni motorie e sensoriali sono governate attraverso stimoli elettrochimici delle cellule nervose (comunicazione rapida), ramificate in tutto l'organismo e collegate, in ultima analisi, col cervello. Un gruppo di cacciatori raccoglitori fondava la sua stabilità sullo scambio d'informazioni non genetiche tra i suoi membri, frutto di una cultura che si é accumulata soprattutto per le esperienze delle generazioni precedenti.
Il gruppo era quindi un sistema sociale che sopravviveva nel tempo anche dopo la morte progressiva delle persone che lo componevano e si riproducevano dentro di esso. Una comunicazione lenta poteva avvenire da persona a persona per esempio con lo scambio di parole o gesti o simbolismi, mentre una comunicazione rapida poteva avvenire, per esempio, con l'urlo d'allarme di una sentinella, oppure coi "tam tam" o segnali luminosi per mettere velocemente in contatto i membri che erano momentaneamente dispersi nel territorio. Ora veniamo ad un punto importante.
Per diventare un sistema stabile e funzionale la federazione di gruppi sociali avrebbe necessariamente dovuto far uso di vari canali di comunicazione tra i gruppi, almeno uno dei quali doveva essere una forma diretta e immediata. I vari gruppi sociali della federazione potevano tenersi in contatto, per esempio, con l'invio di staffette, oppure, attraverso vari ponti ripetitivi, venivano lanciati messaggi sonori o visivi che potevano attraversare valli e montagne, ma erano necessari tempi relativamente lunghi per informare tutti i gruppi nei loro specifici territori.
Non c'era assolutamente modo, però, di effettuare una comunicazione rapida che potesse informare in modo immediato, in tempi reali, tutti i gruppi. Per questo l'aggregazione dei gruppi sociali dei cacciatori raccoglitori non si é mai trasformata in un sistema federativo stabile e funzionale. La natura non si é fermata davanti a questo ostacolo e, se le potenzialità umane erano insufficienti allo scopo, ha fatto in modo che l'uomo producesse un supporto esterno alle sue potenzialità biologiche di comunicazione: la comunicazione tecnologica!
Progresso tecnologico e competizione economica
Una comunicazione artificiale che si fonda sull'emissione e la ricezione di onde elettromagnetiche non solo potrebbe permettere la formazione del livello sistemico federativo, ma anche il gradino successivo, cioè l'aggregazione coordinata e totale di tutte le federazioni umane della Terra: il sistema planetario.
Questo e solo questo é il vero scopo dell'evoluzione tecnologica. Se l'intelligenza dell'uomo non fosse stata sufficiente a produrre, con l'apprendimento, delle federazioni di gruppi, il gruppo stesso non si sarebbe disgregato e non sarebbe mai stato necessario iniziare il progresso tecnologico. Diventa perfino difficile non individuare in tutto questo un disegno originario di lunga durata. Così come l'acqua che scende dai monti verso valle, indipendentemente dai percorsi scelti, sarà sempre al mare che alla fine dovrà andare, così l'uomo poteva scegliere, secondo il suo libero arbitrio, qualsiasi percorso diritto o tortuoso, ma potrà approdare solamente nell'ordine meno dispendioso d'energia.
La prospettiva che il progresso tecnologico possa mettere in futuro l'uomo in posizione di dominanza sui fenomeni naturali é solo uno specchio per le allodole, dove l'uomo non é, una volta tanto, il cacciatore ma l'allodola. E' proprio l'illusione che la tecnologia possa guarire i suoi mali che spinge l'uomo a produrne sempre di più. In realtà, i benefici che si possono ricavare dall'incentivazione tecnologica sono compensati dai danni che questa produce, per la semplice ragione che per produrre tecnologia occorre un dispendio energetico pari al vantaggio energetico che la tecnologia può dare.
Per l'uomo "l'energia non si può creare né distruggere ma solo trasformare". Per esempio, una pala meccanica manovrata da un uomo in un'opera di sterramento esegue, a parità di tempo, un lavoro equivalente a quello di decine di uomini equipaggiati solo di badile. Apparentemente c'è un vantaggio energetico abissale, ma consideriamo prima l'iter per produrre la pala meccanica. Tutte le fasi per il reperimento delle materie prime, per la progettazione, per la costruzione dei singoli pezzi e il successivo assemblaggio, comportano ognuna un costo e un utilizzo di personale umano, alle quali devono essere aggiunte varie mediazioni di mercato e il trasporto in loco.
A conti fatti, la quantità di energia per la messa in funzione, per la manutenzione e il rifornimento di carburante della pala meccanica, per eseguire un determinato lavoro, equivale all'energia spesa dalle squadre di sterratori armati di solo badile. Lo strumento tecnologico é quindi un "pacchetto" di energia umana e materiale accumulata precedentemente e utilizzabile al momento opportuno. Ciò che ne deriva é la maggiore competitività economica di chi é in possesso di tecnologia complessa. E' stata la competitività economica la causa del travaso di energia da una parte all'altra del pianeta, col risultato evidente di aver impoverito alcune zone per arricchirne altre.
C'è sempre maggiore divario tecnologico tra nazioni ricche e nazioni povere, tra individui ricchi e individui poveri e questa tendenza appare immutabile. L'alternativa potrebbe essere un'equa distribuzione delle risorse ma questo non é contemplato negli indirizzi della nostra società e del nostro modo di vivere, perché la competizione economica è lo stimolo numero uno all'incentivazione tecnologica.
Comunque, per capire se la tecnologia é veramente uno strumento che serve davvero a ridurre il dispendio di energia per l'adattamento, basta rapportarci con i cacciatori raccoglitori che non fanno uso di tecnologia complessa. Possiamo allora scoprire che la media individuale della disponibilità e del dispendio di energia di tutti gli abitanti della Terra (quindi una media generale tra poveri e ricchi) é identica a quella dei cacciatori raccoglitori!
Il passato che ritorna
Un cacciatore raccoglitore é in grado di procacciare gli alimenti per sé, per la sua famiglia e inoltre a contribuire al mantenimento degli individui meno fortunati del gruppo, lavorando solo poche ore al giorno. Ben diversa é la situazione in molte parti del mondo, dove una miriade di persone é costretta ad effettuare estenuanti turni di lavoro in cambio di un compenso che è ai limiti della sussistenza.
Calamità naturali come incendi, inondazioni, terremoti, eruzioni vulcaniche, avevano effetti contenuti in gruppi che non avevano insediamenti stabili, ben lungi dagli effetti disastrosi di un terremoto o un'alluvione in grossi centri urbani attuali. I cacciatori raccoglitori vivevano perfettamente integrati nel loro habitat e l'adattamento prolungato a un determinato tipo d'ambiente ha permesso l'immunoresistenza agli agenti patogeni del luogo. Le malattie infettive erano cosa sconosciuta, o quasi, fino a quando tipi umani sufficientemente diversi geneticamente sono venuti a contatto tra loro.
Ben diversa è la situazione nella nostra società consumistica, basta pensare alla rapidità di diffusione e ai danni umani ed economici che può causare una "semplice" epidemia influenzale. A ben guardare all'evidenza non si potrebbe dire che l'uomo abbia fatto un buon investimento nello sviluppo tecnologico e non poteva essere altrimenti, visto che é stato il frutto della disubbidienza e della superbia dell'uomo.
D'altra parte va precisato che lo strumento tecnologico é solo il mezzo e non la causa dei mali dell'umanità, che invece vanno attribuiti agli sconsiderati comportamenti umani della nostra civiltà. Infatti, la necessità sempre crescente di avvalersi di tecnologia sempre più raffinata evidenzia che il modo di vivere dell'uomo si allontana sempre di più dalla sua natura. L'incedere dell'umanità verso il progresso, però, non é una linea retta ma un'ingannevole curva e la sua storia si concluderà, dopo aver percorso un grande circolo, al punto in cui é iniziata e l'uomo sarà indotto nuovamente ad aggregare i gruppi sociali, questa volta facendo buon uso della tecnologia e soprattutto della comunicazione tecnologica.
Partendo dai primi tentativi di federare gli antichi gruppi dei cacciatori-raccoglitori, fino alle future federazioni dei nuovi gruppi sociali (delle vere e proprie microsocietà autonome, fuori dalla logica del mercato e della cultura del sistema competitivo), la storia ha percorso un grande circolo (dove gli antichi gruppi hanno perso la loro identità originaria che ritroveranno nel collettivo della federazione), che si può descrivere meglio con una semplice figura: clicca qui.
Quando la freccia del tempo ritorna in corrispondenza del punto di partenza, i due estremi non si toccano, ma esiste tra loro un notevole dislivello, così che il cerchio diventa una spira ascendente. Questo dislivello corrisponde all’evoluzione tecnologica intercorsa tra il livello sistemico sociale e quello federativo. In realtà, ogni qual volta la natura ha compiuto un balzo da un livello sistemico all’altro, descrive un’ampia spira (ad esempio l’evoluzione degli organismi pluricellulari riassume la perdita d’identità di una particolare specie di cellula capostipite di tutti gli animali e tutte le piante, identità che è stata ritrovata nel collettivo pluricellulare). La sovrapposizione nel tempo delle singole spire, che corrispondono ai livelli sistemici, dà all’evoluzione della materia la caratteristica di una lunga spirale ascendente, che non si fermerà al sistema federativo, ma proseguirà verso il sistema planetario e oltre.
I nuovi gruppi sociali
In un futuro non lontano il livello tecnologico potrebbe garantire la comunicazione necessaria per fare di una semplice aggregazione di gruppi sociali un vero sistema federativo, ma nello stesso tempo non esistono più (o non esistono ancora) i gruppi da aggregare. Infatti gli ultimi gruppi di cacciatori raccoglitori (ancora i soli sistemi sociali umani a tutti gli effetti) stanno ormai scomparendo e, in ogni modo, sono proprio loro i soli a non sapersi servire di tecnologia complessa.
E' evidente che non saranno loro ad iniziare la costituzione del livello sistemico federativo, ma saranno nuovi gruppi sociali che avranno modificato la loro "identità" rispetto agli antichi gruppi sociali umani. La natura ci dimostra che i grandi cambiamenti non sono mai venuti dal "vertice" ma dal basso. Infatti per la costituzione di un sistema di livello superiore concorrono elementi che non necessariamente si evidenziano per le loro dimensioni o per il loro grado di dominanza, ma per la loro facilità di collaborare con i propri simili e per il tipo d'informazione di cui sono in possesso.
Per esempio solo alcuni elementi atomici, che potremmo definire particolarmente "sociali", come il carbonio, l'azoto, l'ossigeno, l'idrogeno, possono dar corpo alla maggior parte delle molecole presenti in natura, comprese le molecole della vita. Tra l'enorme varietà di ceppi batterici, solo i mitocondri, che in sostanza sono batteri di piccole dimensioni, apparentemente insignificanti, hanno avuto le qualità per costituire la cellula nucleata. Solo un tipo di cellula nucleata, tra tutti gli organismi unicellulari, é stata abbastanza "sociale" da poter dar corpo a tutti gli animali e tutte le piante.
La ricostituzione dei gruppi sociali non avverrà perciò per iniziativa di qualche governo nazionale o ente pubblico. Non avverrà neanche per la semplice addizione d'individualità culturalmente diverse spinta dal desiderio d'ipotetici vantaggi economici, ma da persone libere dalle influenze culturali dell'economia di mercato e desiderose di poter esprimere pienamente quella che é la reale natura umana: la socialità. Queste entità sorgeranno perché gli individui che le costituiranno rifiuteranno la cultura dominante della competizione e fonderanno invece la loro ragione di vita sulla collaborazione reciproca. Il nuovo gruppo sarà strutturato in modo tale che, sotto tutti i suoi aspetti sociali, economici, umani, non ci sia competizione e tutto l'impegno individuale sia convogliato a vantaggio del collettivo. Ciò sarà possibile se ogni membro sarà in possesso di un'unica cultura, una cultura aggregante, ma questo non sarà ancora sufficiente.
E' necessario che questo tipo di cultura permetta la stretta collaborazione tra i gruppi sociali per costituire delle federazioni stabili e la stretta collaborazione tra queste ultime per creare l'ultimo gradino della piramide, cioè il sistema planetario. Gruppi che nascessero per essere dei sistemi chiusi, non inclini all'associazione con altri gruppi, si potrebbero paragonare a degli organismi unicellulari indipendenti, insofferenti alla presenza dei propri simili, addirittura competitivi con essi.
Nel corso della storia umana, già dall'antichità, sono nate parecchie aggregazioni di questo tipo, ma ognuna, ovviamente, é stata inevitabilmente destinata a rimanere un "organismo unicellulare", proprio come lo erano i cacciatori raccoglitori. Non solo perché sarebbe stato necessario lo stesso tipo di cultura, ma per costituire un sistema federativo sarebbe stata necessaria una comunicazione tecnologica di un'elevata complessità, assente o insufficiente in passato, che solo in un futuro molto prossimo potrà essere disponibile.
Una cultura aggregante
Se sappiamo che il livello tecnologico potrà, tra breve, essere idoneo allo scopo, quale tipo di cultura invece lo sarà? Non é sufficiente una qualunque cultura convenzionale ma é necessario un "codice" che possa disciplinare i comportamenti tra le persone senza violare l'umana natura. Senza creare culture nuove artificiose, difficilmente immuni da pregiudizi, l'uomo "sociale" non dovrà far altro che attingere alla fonte della sua storia, alle regole di vita scritte che ci sono pervenute dal lontano passato e che hanno cavalcato le vicende umane della nostra civiltà.
Questo straordinario codice culturale è condensato in un unico libro: la Bibbia, il testo in assoluto più diffuso tra il genere umano. Strumentalizzata, rinnegata, travisata, ignorata, sicuramente sottovalutata nella nostra civiltà consumistica, la Bibbia, e la sua espressione più raffinata, ossia il pensiero cristiano, può veramente fornire la base culturale per la realizzazione del livello sistemico federativo e anche il gradino successivo.
La "parola di Dio" è stata l'ispiratrice delle più grandi religioni monoteistiche, ma anche la causa indiretta delle più sanguinose guerre tra gli esseri umani. Non é certo per applicare l'insegnamento cristiano se decine di milioni di persone si sono annientate negli ultimi 2000 anni! In realtà, ben poco del contenuto delle Sacre Scritture é stato applicato integralmente nella civiltà di mercato, per una ragione semplice: le norme morali e civili che offre la Bibbia contrastano col modello di vita individualista e competitivo della nostra società, perché quest'ultima contrasta con la naturale socialità umana.
A tutt'oggi non c'é nessuna religione di Stato che si definisca cristiana, sia essa cattolica, protestante od ortodossa, che abbia una struttura organizzativa come i cristiani del primo secolo e un modello di vita impostato sulle norme bibliche. Per la verità il cristianesimo originario, integro, non corroso dall'apostasia e non manipolato dal potere politico dell'allora impero romano, é durato solo fino a quando erano in vita gli apostoli di Cristo, dopo di che ne é stato travisato e stravolto progressivamente il suo contenuto. Da potenziale cultura aggregante per i popoli, il cristianesimo é diventato un'arma dei potenti per dividere e dominare.
Le religioni presunte cristiane sono state la giustificazione morale del potere economico e non hanno esitato (e ancora non esitano) a massacrarsi appena ne avevano l'occasione, sia tra membri di fede diversa, sia della stessa fede di nazionalità diversa. Naturalmente anche le religioni non cristiane e i correligionari di nazionalità, etnia o cultura diversa, si sono fatti (e ancora si stanno facendo) la guerra tra di loro, perché tutta l'umanità, purtroppo, è dominata da un'unica grande e potente religione: la legge del mercato e del profitto individuale, che tende a mettere le persone le une contro le altre.
Conclusioni
Ci vorrà certamente tempo per cancellare completamente la triste eredità culturale competitiva che abbiamo assimilato e che ci portiamo dentro. E' pur vero, però, che contese, gelosie, rancori e altri sentimenti poco edificanti vanno ad aggiungersi ai normali rapporti sociali e non vanno certo considerati estranei alla natura umana. Sono sentimenti latenti, potenziali, che si manifestano solamente in presenza di cause scatenanti esterne dovute alla competizione.
In un gruppo sociale "ideale" non dovrebbe esserci competizione ma questo é possibile solo tra gli insetti sociali, perché i loro rapporti sono totalmente regolati da comportamenti automatici, semplici, immutabili, che ogni individuo eredita senza necessità d'apprendimento. La formazione culturale intellettuale (quella che potremmo chiamare "mentalità) tra gli esseri umani, invece, può diversificarsi da individuo ad individuo e vengono a crearsi esigenze diverse che possono entrare in conflitto con i comportamenti "standard" del gruppo.
Questo non significa che la "voglia d'indipendenza" sia geneticamente dominante sulla "voglia di collaborare", ma significa solo che gli esseri umani sono nati in un ambiente e una struttura sociale via via più competitivi, che premiano l'individuo e non il gruppo. Il gruppo stesso é già un grande mediatore di questi conflitti individuali (é una delle ragioni per cui gli antichi cristiani si organizzavano in gruppi) ma lo é in misura crescente in base alla coesione dei suoi membri.
Più la struttura sociale del gruppo si avvicina a quella dei cacciatori raccoglitori e meno conflitti individuali si vengono a creare, ma è anche necessario un tipo d'ambiente e di struttura abitativa che possa favorire la collaborazione tra gli elementi del gruppo e la collaborazione tra i gruppi. Gli individui che saranno ritenuti idonei per far parte di queste microsocietà autonome avranno pure i difetti caratteristici degli esseri umani e l'imperfezione umana è amplificata dall'ambiente imperfetto in cui siamo costretti a vivere e dalla disastrata struttura sociale così lontana dalla nostra natura. Questi argomenti verranno trattati nella seconda parte: "Le autonomie comunitarie, cellule sociali per una vita migliore".
Piero Nigra PNigra@libero.it - www.homolaicus.com - Contatto