IDEE PER UN SOCIALISMO DEMOCRATICO
L'autogestione di una democrazia diretta


IDEE PER UNA FILOSOFIA DELLA STORIA
o socialismo o barbarie

Tentativi di superamento dello schiavismo

Nell’Antico Testamento ampio spazio viene dedicato alle vicende di due grandissimi personaggi, intorno ai quali sono state costruite numerose leggende: Abramo e Mosè. Due soggetti, strettamente legati a due popoli, che ancora oggi vengono considerati patriarchi, con più o meno enfasi, di due religioni per molti versi opposte: Ebraismo e Islamismo.

Ebbene, proprio le vicende di questi due personaggi possono essere considerate quanto di meglio l’umanità abbia prodotto in relazione al tentativo di superare le fondamenta del regime schiavistico, a partire dal momento in cui è stato abbandonato il comunismo primitivo (circa 6.000 anni fa), fino alla nascita di Cristo.

La fuoriuscita di Abramo dalla civiltà assiro-babilonese e quella di Mosè dalla civiltà egizia hanno prodotto, sul piano della riflessione culturale, sociale e politica delle conquiste di livello così elevato da restare ineguagliate per quattro millenni.

Al punto che ancora oggi viene da chiedersi se non sia vera l’ipotesi di chi ritiene la Palestina il centro della Terra, cioè il luogo dell’Eden originario, in cui sarebbero nate le prime esperienze di tradimento dell’ideale comunitario primitivo, poi sviluppatesi in Africa (civiltà egizia), nel Mediterraneo (civiltà fenicia, minoica ecc.) e nel Medio Oriente (civiltà sumera, ittita, assiro-babilonese, persiana).

L’esilio di Abramo e Mosè costituirebbe, se vogliamo, il tentativo, non riuscito, di recuperare nel territorio ch’era stato abbandonato secoli prima, le radici democratiche, egualitarie dell’uomo primitivo.

Le migrazioni dei popoli

Le migrazioni dei popoli indoeuropei (specie quella dei Dori) posero un freno allo sviluppo indiscriminato dello schiavismo o riorganizzarono questo sistema su basi più primitive, ma non per questo più antidemocratiche. Spesso gli storici sono soliti definire questi periodi come “oscuri o bui” semplicemente perché giudicano l’organizzazione socioculturale e politica sulla base dei parametri della civiltà precedente.

In realtà si tratta di porre ogni civiltà in rapporto all’organizzazione comunitaria primitiva, cercando di capire fino a che punto se n’era allontanata. Sotto questo aspetto, p.es., le popolazioni cosiddette “barbariche” che posero fine all’impero romano erano di molto superiori alla civiltà latina nel rispetto della dignità umana (lo dimostra, successivamente, il fatto che la condizione dello schiavo si trasformò in quella del servo della gleba).

Cristo e il Cristianesimo

L’altro grande personaggio da considerare è Gesù Cristo, il quale, col suo vangelo (non scritto) riuscì a porre le basi di un recupero del comunismo primitivo, cercando di superare le basi storico-culturali del giudaismo e successivamente, con la predicazione apostolica, prescindendo totalmente dall’appartenenza etnica al giudaismo.

Il cristianesimo fu il tentativo di sfruttare il fallimento del giudaismo estendendo ai non giudei il compito di recuperare le modalità del comunismo primitivo. Ma anch’esso, in questi ultimi duemila anni di storia, s’è rivelato del tutto fallimentare.

Nella versione cattolica e protestante, attraverso il colonialismo culturale dei paesi europei occidentali e degli Usa, il cristianesimo s’è diffuso in quasi tutto il mondo, ma nessun paese “cristiano” (né colonizzato né colonizzatore) è stato capace di liberarsi dalle catene dello schiavismo, vecchio e nuovo, se non in maniera formale non sostanziale, o relativa non assoluta.

Questo significa che le popolazioni che nel prossimo millennio saranno protagoniste della storia non potranno essere che quelle meno influenzate dalle teorie cristiane, o quelle che meglio avranno saputo superare tali condizionamenti, e che avranno saputo darsi una teoria e pratica anti-schiavistica, sufficientemente credibile al mondo intero.

Qui però bisogna intendersi: come il cristianesimo ha potuto sostituire il primato del giudaismo provenendo dallo stesso giudaismo, così anche il socialismo democratico potrà sostituire il primato del cristianesimo provenendo dallo stesso cristianesimo.

Questo significa che la storia del prossimo millennio apparterrà a quelle popolazioni che saranno riuscite a vivere l’esperienza del socialismo democratico come conseguenza del fallimento dell’ideologia cristiana. Quindi, queste genti o popolazioni dovranno essere in grado di emanciparsi dalla tradizione cristiana o provenendo da questa stessa tradizione oppure ereditando di questa tradizione l’esigenza del suo superamento.

Europa e America

Per quanto riguarda l’Europa si può sostenere che pur essendo stati posti qui i fondamenti del superamento del cristianesimo e del capitalismo (che è la versione schiavista tipica del cristianesimo protestante), di fatto non si è pervenuti al socialismo democratico.

Si potrebbe però precisare che i paesi est europei hanno tentato l’esperienza del socialismo, vivendola però in maniera autoritaria. Tuttavia, questi paesi devono dimostrare d’essere capaci di superare il socialismo restando nel socialismo e a tutt’oggi non sembra siano in grado di farlo. Di tutti i paesi est-europei quelli che sono meno in grado di farlo provengono dalle culture cattolica e protestante o comunque da queste culture sono stati maggiormente influenzati, pur avendo conservato l’ortodossia come religione prevalente.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti bisogna dire che l’unica possibilità che questo continente ha di recuperare il comunismo primitivo è quella di ripristinare i criteri di vita delle tribù indiane relegate nelle riserve. Stesso discorso vale per tutta l’America latina, in riferimento alle popolazioni amerinde.

L’Islam

Quanto all’islam, il suo destino è segnato, poiché sul piano teorico esso non è che un giudaismo cristianizzato o un cristianesimo giudaizzato e in tal senso non costituisce un’alternativa né al cristianesimo né al capitalismo né al socialismo autoritario, mentre sul piano pratico la sua forza sta unicamente nell’incoerenza del cristianesimo e del capitalismo che in teoria predicano la democrazia e i diritti umani e in pratica fanno esattamente l’opposto.

Quindi l’islam è destinato a essere superato da ciò che supera lo stesso cristianesimo e lo stesso capitalismo e cioè il socialismo democratico.

Le nuove popolazioni

Le genti che più devono interessare lo storico sono oggi, oltre a quelle che si pongono in maniera decisa contro il cristianesimo in tutte le sue forme, contro il capitalismo e contro il socialismo autoritario, quelle che provengono dalla Cina, dall’India, dalla Russia asiatica, dai territori pre-cristiani dell’Africa, dell’America latina, dai territori più remoti e oscuri, più freddi o desolati o aridi della Terra.

Obiettivi da realizzare

Gli obiettivi principali da realizzare sono noti al socialismo democratico:

  1. fine della proprietà privata, quindi ripristino della proprietà sociale dei mezzi produttivi, facendo bene distinzione tra i concetti di proprietà privata, sociale e personale (con l’esclusione della proprietà privata bisogna escludere anche quella statale, in quanto il concetto di “pubblico” coincide solo con quello di “sociale”);
  2. fine del dominio dell’uomo sulla natura, quindi revisione totale dei principi scientifici e tecnologici della cultura occidentale (occorre partire dal presupposto che l’uomo ha più bisogno della natura di quanto la natura abbia bisogno dell’uomo, quindi qualunque sviluppo tecnico-scientifico dev’essere compatibile con le esigenze riproduttive della natura);
  3. fine del dominio dell’uomo sulla donna;
  4. ricomposizione del diviso: città e campagna, lavoro intellettuale e manuale, teoria e prassi;
  5. affermazione della democrazia diretta, localmente circoscritta, quindi fine della democrazia delegata e superamento di concetti come Stato, nazione, parlamento, leggi, istituzioni…;
  6. superamento della divisione dei poteri (esecutivo, legislativo, giudiziario), in quanto è il popolo che decide, esegue e giudica;
  7. il popolo deve difendere se stesso, quindi no alla delega del potere militare.

A questo punto è evidente che per realizzare la transizione dal capitalismo e dal socialismo autoritario al socialismo democratico diventa di fondamentale importanza riesaminare i rapporti tra l’organizzazione sociale dell’uomo primitivo, di tipo comunistico, e quella subito successiva, basata sullo schiavismo.

Molto utile sarà anche l’esame dell’organizzazione tribale che ancora oggi si ritrova in pochissime popolazioni rimaste isolate o che sono sopravissute al contatto con gli occidentali, conservando le proprie caratteristiche fondamentali.

Bisogna tuttavia considerare che se il primo tentativo (quello giudaico) di ripristinare i valori primitivi è durato circa 4.000 anni, e il secondo (quello cristiano) circa 2.000, il terzo (quello socialista) non potrà durare meno di 1.000 anni, dopodiché davvero l’alternativa non potrà che essere: o socialismo o barbarie.

TRE FORME STORICHE DI DECADENZA

Il principale sintomo di decadenza delle popolazioni primitive era la sfrenata libertà sessuale: ne restano tracce ancora oggi nella prassi poligamica e, più in generale, nella subordinazione della donna all’uomo (patriarcato).

Oggi invece il principale sintomo di decadenza della civiltà capitalistica e la sfrenata libertà commerciale: tutto viene sacrificato al denaro, al profitto (anche il sesso, cosa che invece nella società primitiva non si faceva). È un modo più sofisticato, meno primitivo, di essere decadenti.

Lo stalinismo e soprattutto il maoismo hanno però inaugurato un nuovo sintomo di decadenza: l’assoluto arbitrio politico, cioè la possibilità di subordinare ogni cosa (anche il denaro) alle esigenze di potere. Questa forma di decadenza è ancora più sofisticata, poiché implica un certo distacco dalle cose materiali.

FILOSOFIA DELLA STORIA

Lo schiavismo romano era più essenziale, più evidente, rispetto a quello del capitalismo. La schiavitù era palpabile perché aveva una connotazione di carattere fisico. Si era tanto più “diversi”, superiori, quanti più schiavi si possedevano. E a tale scopo occorreva molta proprietà terriera.

Oggi invece la schiavitù è mediata dalla falsa libertà di fronte alla legge. Oggi l’uomo viene dichiarato “libero” anche quando non possiede nulla ed è schiavo di tutti (Marx dice: “la libertà di morire di fame”). L’operaio è libero davanti alla legge e schiavo davanti al capitale. Da una dipendenza personale sanzionata dalla legge è passato a una dipendenza personale sanzionata dal capitale. La differenza sta solo nella libertà del salario.

Si tratta di un sofisma (giuridico) che solo un certo modo di vivere il cristianesimo ha potuto rendere possibile. Il cristianesimo, infatti, valorizzò la persona umana molto di più della filosofia greco-romana. Ma siccome non gli riuscì di risolvere concretamente né il problema della schiavitù né quello del servaggio, e siccome, nonostante questo fallimento, dal suo contenuto umanistico non si poteva più prescindere, le forze borghesi pensarono di utilizzarne il contenuto sul piano giuridico, politico, filosofico, etico (cioè sul piano sovrastrutturale), mentre su quello pratico e strutturale (socioeconomico) riaffermarono, ovviamente mutatis mutandis, le modalità dello schiavismo. La borghesia, in un certo senso, rappresenta la rivalsa dell’antico proprietario di schiavi nei confronti di quella società feudale che per mille anni, in virtù dello scrupolo religioso, gli aveva impedito di sfruttare il lavoratore a suo piacimento.

Quando Marx parla di feticismo delle merci, comprende perfettamente che la religione cristiana (specie il protestantesimo) poteva adeguarsi bene (in virtù del suo “culto dell’uomo astratto”) a tale feticismo, in quanto essa non era in grado di opporsi (con una nozione di “uomo concreto”) all’alienazione pratica, economica, del capitalismo; però Marx non riesce ad intuire con la stessa prontezza che il contenuto di tale feticismo era già implicito nella stessa religione cristiana, già nel modo cattolico di vivere la religione (anche se poi quel contenuto troverà lo sviluppo più accelerato sotto il protestantesimo).

Partendo da un’esperienza sociale dominata dall’antagonismo di classe, come quella feudale, e non intenzionata a superarla qualitativamente con un’esperienza collettivistica, la borghesia, di fronte alla patente contraddizione teologica fra il rispetto teorico della persona e la violazione pratica, quotidiana, dei suoi diritti, non poteva non inventare che un’alternativa ancora più artificiosa ma meno rilevabile nella sua ipocrisia, per poter sperare di affermarsi: quella dell’uguaglianza formale (giuridica) di tutti gli uomini di fronte alla legge, che è poi l’illusione che permette di credere di poter vivere (se non oggi, di sicuro domani!) un rapporto libero, autentico, paritario anche dal punto di vista sociale. La falsa libertà di fronte alla legge non è che un prodotto derivato dalla falsa libertà di fronte a dio: la legge si è sostituita a dio come lo Stato alla chiesa.

Nell’ambito del capitalismo, l’illusione della propria libertà di fronte all’astrazione della legge viene alimentata dalla borghesia, in misura proporzionale all’aumentata schiavitù che il proletariato (intellettuale e manuale) è costretto a vivere nei rapporti sociali. Tuttavia, quanto più il proletariato prende coscienza della possibilità di creare un’alternativa al proprio sfruttamento, tanto meno esso è disposto a credere nel valore della legge e dell’organo principale che la applica: lo Stato.

Purtroppo ancora oggi nessuno ha fatto uno studio marxista della religione servendosi dell’analisi weberiana. Probabilmente perché il giudizio che noi occidentali diamo della religione è viziato da una forma di radicata presunzione: quella di credere che la nostra ideologia (borghese o socialista) non debba riconoscere alcun tributo alla religione cristiana. Nei confronti di questa religione (da cui ci siamo emancipati politicamente con molta fatica e neppure in maniera totale e definitiva) abbiamo ancora troppi pregiudizi perché la si possa analizzare liberamente, criticamente, riconoscendole il giusto valore.

Resta significativo, in questo senso, che il lato soggettivo (politico) della rivoluzione proletaria sia stato vissuto in un’area geografica (l’est-europeo) ove la religione (ortodossa) tendeva piuttosto a valorizzare il lato oggettivo delle cose, ovvero la socializzazione del credente; mentre il marxismo occidentale, enormemente condizionato dal fenomeno dell’individualismo (politico, in ambito cattolico; sociale, in ambito protestante), ha mirato a fare un’analisi oggettiva della realtà, di tipo prevalentemente economico.

Il fallimento del “socialismo reale” andrebbe studiato anche in rapporto al diverso modo in cui i paesi est-europei hanno vissuto l’esperienza dell’ortodossia. Ad es. il suo crollo in Russia è stato più traumatico che in Bulgaria.

Il marxismo occidentale sperava che la spontaneità delle masse -una volta acquisita l’analisi critica dell’economia capitalistica- giungesse alla rivoluzione politica. Esso cioè è nato ereditando i due grandi limiti della società occidentale: l’individualismo e l’intellettualismo. Ma la rivoluzione non c’è stata.

Viceversa, il leninismo non solo è riuscito a cogliere l’importanza del lato soggettivo (politico) della rivoluzione, cioè l’importanza della sovrastruttura, ma ha saputo anche fare una vera analisi scientifica della realtà da rivoluzionare, dando alla politica un peso maggiore che all’economia, e tenendo conto del rapporto interdipendente tra soggetto e realtà.


Le immagini sono prese dal sito "Foto Mulazzani"

Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Politica - Socialismo democratico
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Aggiornamento: 23/04/2015