IDEE PER UN SOCIALISMO DEMOCRATICO
L'autogestione di una democrazia diretta


SONO ANDATO IN TURCHIA A SCUOLA DI DEMOCRAZIA

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IV

1) Domenica, 20 Marzo 2011, alle 12,30, nella sede del BDP di Yüksekova, la nostra Delegazione si è incontrata con l’Associazione delle famiglie dei Martiri .
All’inizio, Lerzan, la nostra interprete ha illustrato il progetto “Bucaneve”, che prevede l’assegnazione di 9 borse di studio a bambine o ragazze, figlie o parenti di martiri, che hanno problemi economici.
Queste borse, che accompagneranno la bambina o la ragazza fino al termine degli studi, sono state lanciate da alcune Avvocate di Roma, in memoria di una loro collega scomparsa; poi, altre persone hanno aderito all’iniziativa.

2) Ha, quindi, preso la parola un rappresentante dell’Associazione, che ci ha spiegato che della stessa fanno parte solo parenti di Martiri, i quali visitano le famiglie o le invitano nella sede, per discutere i loro problemi e per fornire aiuto sia materiale, sia psicologico.
Inoltre, ci ha illustrato la tendenza comunistica presente nel Governo turco, che ha varato una legge, che impedisce a questa Associazione di comprare qualsiasi cosa, tanto è vero che il tavolo e le sedie, presenti nella stanza,  sono un regalo di due commercianti.
“Naturalmente”, le/gli aderenti non possono parlare in Kurdo negli uffici pubblici; se fanno una conferenza, devono leggere il testo in Turco; alcune/i di loro non portano il cellulare, perché la Polizia intercetta le conversazioni.
“In compenso”, il Governo, per “obbedire alle pressanti richieste” dell’Unione Europea, ha istituito un canale televisivo in Kurdo, che le/i Kurde/i non ascoltano, perché, (cosa veramente incredibile!), fa solo propaganda allo Stato turco.
Il Primo Ministro, però, quando va in Europa, può farsi bello con questa ulteriore realizzazione “democratica” del Suo Governo e tutti, cioè il Primo Ministro e gli intransigenti Statisti “democratici” europei, vivono felici e contenti.
Dal 1984, Yüksekova ha collezionato il non invidiabile primato di avere 550 famiglie di Martiri, oltre 50 dei quali sono stati ammazzati con il metodo delle esecuzioni extragiudiziali:
“Alcuni sono stati presi in casa, alcuni sul lavoro; alcuni sono stati uccisi in strada, alcuni contro un muro, alcuni in piazza davanti agli occhi della gente.
Di molti non si conosce la fine che hanno fatto, e non li si è ancora trovati” [1].
In verità, non tutti sono stati uccisi in questi modi, che, forse, rasentano la barbarie, poiché alcuni sono:
“… scomparsi durante la custodia cautelare” [2].
I vari Governi turchi succedutisi hanno, comunque, mostrato di non voler attizzare gli odi tra le due comunità:
“Coloro che hanno spezzato il cuore materno, che hanno reso orfani i bambini, che hanno soffocato l’amore nell’oscurità, in un modo che non può esistere in uno Stato di Diritto (chi lo ha detto? NdA), circolano ancora tra noi.
Di più: alcuni di loro sono stati assolti o addirittura premiati” [3].
Il rappresentante dell’Associazione ci ha anche spiegato sia che le esecuzioni extragiudiziali sono diminuite, rispetto agli Anni Novanta, ma non sono cessate del tutto, sia che, nella zona di Hakkari, sono presenti 31 fosse comuni e che, recentemente, ne sono state scoperte altre 15.

3) Alcune/i donne ed uomini hanno, poi, narrato le vicende delle loro famiglie.
Halime [4] aveva tre figli: il primo è morto, avendo calpestato una mina, e lei ha potuto  per lo meno raccoglierne i pezzi; gli altri due sono diventati Martiri sulle montagne e lei non ha nemmeno potuto recuperarne i corpi; il marito ed il fratello erano Peshmerga [5], che combattevano con Barzani, e sono ugualmente diventati Martiri.
Ali ha detto che avevano perduto i loro beni più preziosi: le figlie ed i figli.
La tragedia, abbattutasi su Ibrahim, è suonata quale conferma della frase precedente, poiché egli ha perso 4 figlie e due figli, uno dei quali per esecuzione extragiudiziale.
Fatma ci  ha raccontato che ha perso un figlio nel 1972 ed uno nel 2009.
Il cognato, invece, lavorava all’ufficio postale, ma, un giorno, il Governo lo spedì  a lavorare in un’altra città; quando  gli giunse la notizia di un ulteriore cambio di sede, egli preferì andare a combattere sulle montagna, ove si trova ancora, pur se, ormai, ha 70 anni.
Selim ci ha spiegato che uno dei due poster, appesi alla parete, raffigura  Mahsun Korkmaz, nome di battaglia Agit, che fu sia il primo a sparare contro i Turchi, dando, così, inizio alla lotta armata, sia il primo Comandante del PKK; morì in combattimento nel 1986.
Nell’altro poster è ritratto Mazlum Dogan, che si è dato fuoco per primo nel carcere di Diyarbakir, per protestare contro le inumane condizioni di detenzione; il suo esempio fu seguito da altri 4 compagni di prigionia.
Infine, siamo stati accompagnati nella Sala Bianca, le cui 4 pareti grondano  di ritratti delle/dei Martiri, uccise/i dal “democratico” Stato turco, che, in un eccesso di pietà, ha voluto abbreviare la loro permanenza in questa valle di lacrime.

NOTE
Buldan Pervin, (a cura di), Erano calde le mani Una memoria sugli scomparsi curdi in Turchia, p.33; Edizioni Sensibili alle foglie, Cuneo, 2004.
Questo libro documenta in maniera inoppugnabile come siano rispettati in Turchia quei Diritti Umani, con cui i Governanti dell’Occidente democratico si sciacquano la bocca, ogni volta che vogliono attaccare il “mostro” di turno.
Si consiglia di leggerlo a stomaco vuoto.
[2] Ibidem, p.34.
[3] Ibidem, p.33.
[4] In questo paragrafo, abbiamo preferito adoperare nomi di fantasia, pur se le vicende sono tragicamente reali.
Non si pensi, però, che lo si è fatto per diffidenza nei confronti delle Autorità turche, la cui democraticità è a prova di bomba.
[5] Il Peshmerga è il guerrigliero, che intende battersi sino alla morte; in lingua kurda, significa: “fronte alla morte”.

V

Domenica, 20 Marzo 2011, alle 14,30 [1], la nostra Delegazione si è recata nella sede dell’Associazione per i Diritti Umani (IHD) di Yüksekova ed ha avuto un lungo colloquio con Bedirhan Alkan.

1) Il rappresentante dell’IHD ci ha illustrato la storia dell’Associazione inevitabilmente intrecciata con quella attuale della Turchia.
Nel 1980, i militari turchi, per rendere più salda la Democrazia, attuarono un colpo di Stato, sciolsero tutte le organizzazioni, ed imprigionarono tutti gli oppositori per 90 giorni; in quei tre mesi, la tortura costituì il pane quotidiano per gli incarcerati.
A quel punto, alcuni intellettuali decisero di fondare l’Associazione per i Diritti Umani con i familiari delle/dei detenute/i, ma i militari opposero il loro veto, in base all’aureo principio democratico: “Non disturbate il conducente”.
Nel 1984, il risorto Parlamento concesse l’autorizzazione, cosicché, nel 1986, nacque questa Associazione, prima ONG in Turchia, che, comunque, è stata considerata dai vari Governi succedutisi una copertura del PKK.
Così, nel corso degli anni, 19 dirigenti dell’Associazione sono stati uccisi, l’attuale Presidente è stato gravemente ferito con otto pallottole, che, comunque, essendo di lega democratica, gli hanno permesso di sopravvivere.
Negli Anni Novanta, in preda ad una vera e propria frenesia democratica, i militari non solo uccisero i guerriglieri del PKK, ma tagliarono loro la testa e ne trascinarono i corpi nei villaggi per terrorizzare la popolazione.
Molte altre persone “sparirono” dalle loro case e finirono nelle fosse comuni: 390 nella sola zona di Hakkari; fino ad oggi, il Procuratore ha autorizzato l’apertura di una sola fossa comune, memore di quanto scriveva Manzoni, di cui si dichiara fervente ammiratore:
“Adelante, Pedro, si puedes … Adelante, presto, con juicio” [1].
Per rendere ancor più l’idea di come la guerra, in corso da circa trent’anni tra Esercito turco e guerriglieri del PKK, sia combattuta senza esclusione di colpi, Alkan ci dice che, l’anno scorso, la Commissione Europea ha svolto un’indagine in questa regione ed ha appurato che l’Esercito ha adoperato persino le armi chimiche contro i combattenti.

2) Data questa situazione, l’Associazione, che si avvale pure dell’aiuto di alcuni Avvocati, cerca di aiutare tutte/i coloro che hanno subito e subiscono violazioni dei loro diritti umani, a cominciare dalle donne, che sono vittime sia della violenza diffusa presente nella regione, sia di quella specifica connessa al loro genere, spesso prodotta dalle tradizioni tribali ancora vive ed operanti.
Inoltre, le donne, non avendo la possibilità di svolgere altri lavori, oltre quelli domestici non retribuiti, non hanno indipendenza economica; subiscono gli effetti nefasti sia della poligamia, proibita dalla Legge, ma consentita dalla Religione, sia dei matrimoni combinati/decisi dai genitori; nella zona di Batman, vi è un elevato numero di suicidi femminili.
L’Associazione organizza molti seminari, oltre che per le donne, anche per gli uomini sulla varie forme dell’oppressione femminile; delle 68 organizzazioni per i Diritti Umani, attualmente presenti, 15 sono femministe, cosicché molte donne hanno acquisito coscienza e le loro lotte hanno creato nuovi valori ed un nuovo modo di pensare; tuttavia, per giungere ad una reale e completa uguaglianza di diritti, vi è ancora molto lavoro da fare.

3) Tenuto conto della situazione sanitaria già descritta nella Terza parte, un altro fronte su cui l’Associazione è impegnata è quello della tutela dei diritti delle/dei malate/i; basti pensare che, solo pochi giorni fa, una partoriente ed il suo bambino sono morti; spesso, le donne, che parlano solo il Kurdo, non riescono a spiegare ai dottori turchi quali siano i loro problemi.
Ci sarebbe, infine, bisogno di un lavoro di riabilitazione psicologica per l’intera popolazione, che ha subito e subisce i traumi di una guerra e di una vera e propria occupazione militare, che durano da decenni.

4) Su nostra richiesta, Bedirhan Alkan ci ha brevemente illustrato la sua situazione personale.
Si è laureato in Ingegneria alimentare all’Università di Van; è stato uno dei fondatori di uno dei Partiti kurdi: il DTP ed ha collezionato 34 processi.
“Per sua fortuna”, ad un certo punto, il Governo turco mise fuorilegge il DTP e vietò a lui di continuare a fare attività politica, cosicché decise di entrare nell’IHD.
Avendo, attualmente, solo 11 processi a suo carico, riconosce non solo che si è trattato di una scelta oculata, ma anche che deve ringraziare il Governo turco, che lo ha paternamente e democraticamente sollecitato a cambiar vita.

Lunedì, 21 marzo 2011, la nostra Delegazione ha preso parte al Newroz di Yüksekova, il cui nome in Kurdo è Gever.
Il testo, scritto da Cristiano Rea [3], che ha pure filmato sia lo svolgimento della festa, sia gli scontri successivi, costituisce il resoconto più avvincente e convincente dell’evento.

NOTE
[1] Comprensibilmente, qualcuna/o si stupirà di questo succedersi di incontri; lo stupore, però, indica che non conosce Antonio Olivieri, il “moderno Caronte”, che continuamente dice:
“Guai a voi, anime prave!
… Caron dimonio, con occhi di bragia
loro accennando, tutte le raccoglie;
batte col remo qualunque s’adagia.”
Dante, Divina Commedia, Inferno, Canto III, versi 84, 109-111.
[2] Manzoni Alessandro, I promessi sposi, Capitolo XIII; “Avanti, Pietro, se puoi … Avanti, presto, con giudizio”.
[3] Vedere: Racconti dal Newroz 2011.

VI

1) Lunedì pomeriggio, mentre continuavano gli scontri a Yüksekova tra i  giovani manifestanti e le Forze sedicenti dell’Ordine (d’ora in avanti: FsdO), siamo partiti, giungendo ad Hakkari sul far della sera.
In città, la situazione era di assoluta normalità e, pertanto, ci sembrava irreale, poiché solo 24 ore prima vi erano stati scontri violentissimi, illustratici dettagliatamente dalle/dai nostre/i compagne/i di viaggio, che, il giorno precedente, avevano preso parte alle locali celebrazioni del Newroz ed erano rimaste/i coinvolte/i negli stessi.
La mattina, tutto si era svolto in maniera pacifica e gioiosa: in una grande spianata, 40.000 persone con canti, balli e discorsi avevano affermato, ancora una volta, l’identità del popolo kurdo e la sua incrollabile determinazione ad ottenere, per lo meno, un’autonomia simile a quella che lo Stato italiano ha “graziosamente” concesso alla minoranza austriaca in Alto Adige, che occupa dal 1918, del tutto indebitamente, visto che si tratta, in realtà, del Sud del Tirolo.
A partire dalle 15,00, invece, sono iniziati gli scontri, perché le/i partecipanti al Newroz volevano raggiungere in corteo, (iniziativa decisamente sovversiva!), la Tenda per la Soluzione Democratica, eretta dal Comune nel centro di Hakkari.
Così, le FsdO sono intervenute con un water cannon, (naturalmente, per offrire un po’ di refrigerio alle/ai manifestanti, che, tra canti, balli e camminata, sudavano non poco) e con le immancabili autoblindo.
Inoltre, coinvolte dalla contagiosa euforia, che solo i Kurdi sanno trasmettere, non avendo in loco i fuochi d’artificio,  le FsdO hanno lanciato lacrimogeni a volontà (tanto sono pagati pure dai contribuenti kurdi), suscitando l’entusiasmo soprattutto delle donne e dei bambini, che assistevano allo spettacolo.
L’odore nauseante dei gas lacrimogeni è ristagnato in città fin verso le 19,00; nella notte, le squadre speciali delle FsdO hanno effettuato dei democratici rastrellamenti in diverse zone della città, (naturalmente, per augurare la buona notte, come da raccomandazioni dell’UE).
Pertanto, è stato veramente sorprendente che, solo 24 ore dopo questi eventi, il Sindaco, come da programma, abbia ricevuto  la nostra Delegazione.
Si è, così, parlato del mercato coperto, realizzato con un contributo, pari al 60% del costo complessivo, di 40.000 Euri, versato metà dalla Regione Valle d’Aosta e metà dall’Associazione Verso il Kurdistan.
Inoltre, Fadil Bedirhanoglu ha illustrato il prossimo progetto: vicino a questo mercato coperto, il Comune vuole edificare una stazione per i pullman, un parco giochi ed un ristorante; è stato, pertanto, proposto di costruire pure una locanda, per farla gestire da donne con situazioni familiari difficili.
La Vicesindaca ha parlato sia del progetto della produzione di confetture e conserve da commercializzare, sia del Centro per la donna, che il Comune sta allestendo.
Al termine dell’incontro, gli Amministratori comunali ci hanno invitato alla cena, che avevano organizzato per noi.

2) La mattina di Martedì, 22 Marzo 2011, siamo partiti per recarci ad Uludere: questo viaggio ha avuto tre “ protagonisti”: il paesaggio, indicibilmente incantevole; gli immancabili posti di blocco lungo la strada e l’ossessiva presenza sulle alture di caserme di dimensioni varie; gli imprevisti.
Infatti, non molto dopo la partenza, uno dei due pulmini ha avuto dei problemi, che ne hanno rallentato la marcia.
Pertanto, solo alle 13,15, siamo giunti ad Uludere, ove siamo stati ricevuti da Sükran Sincar, prima Sindaca del BDP ad essere eletta in questo Comune, precedentemente amministrato dall’AKP (Partito islamico).
La Sindaca ed i suoi colleghi di altre città avevano preso parte, nei giorni precedenti alle celebrazioni del Newroz a Cizre ed a Silopi; in entrambe le località, quando le persone si erano dirette verso la Tenda per la Soluzione Democratica, erano state attaccate dalle FsdO con le stesse modalità descritte per Hakkari.
A Cizre gli scontri erano durati tre ore e le FsdO, sapendo che alcuni Deputati del BDP erano nella sede del Partito, avevano gettato nella stessa  dei lacrimogeni;  sia in segno di deferenza nei confronti dei rappresentanti del popolo kurdo, sia per non fare antidemocratiche discriminazioni tra eletti ed elettori.
Una Deputata aveva schiaffeggiato pubblicamente il Capo della Polizia,( in base al noto principio pedagogico: “Quando ci vuole, ci vuole”), scena che la televisione turca ha mandato in onda numerose volte nei giorni successivi.
Sincar è imputata in numerosi processi, che, se si concludessero negativamente, comporterebbero 11 anni di carcere.
Merita un minimo di attenzione uno dei processi, perché l’accusa è di aver parlato in Kurdo; da notare che, se Lei parlasse in Turco, la maggior parte della popolazione che amministra non la capirebbe.
È la Democrazia “alla turca”, bellezza!
Terminati quelli che in Kurdistan sono i “convenevoli”, si è parlato della realizzazione di un impianto, finalizzato a portare l’acqua potabile nelle case di Uludere, visto che ancora gli abitanti non usufruiscono di questo prodigio della scienza e della tecnica.
Questo progetto, che la Sindaca considera di vitale importanza per il Comune, è finanziato al 70% dalla Provincia autonoma di Trento, mentre il restante 30% verrà dato dagli aderenti all’Associazione Verso la Mesopotamia, che sono stati coloro che hanno presentato la richiesta alla suddetta Provincia, con cui, peraltro, si pensa di istituire anche un gemellaggio.
Nonostante fossimo in ritardo, non è stato possibile rifiutare l’invito a pranzo della Sindaca.

3) Intorno alle 16,30, abbiamo ripreso il viaggio, diretti a Sirnak; ma, poco dopo la partenza, Antonio Olivieri ha ricevuto una telefonata da un membro del BDP, che invitava la Delegazione a recarsi a Nusaybin, che, da tre giorni, era teatro di scontri violentissimi, in cui centinaia di persone erano state ferite, per prendere visione della situazione e per visitare i feriti.
Arrivati in ritardo a Sirnak, abbiamo fatto appena in tempo a salutare il Sindaco, che, comunque, aveva colloquiato con coloro che erano giunti un po’ prima con l’altro pulmino.
Siamo, così, ripartiti alla volta di Nusaybin, ma, ad un certo punto, Antonio ha ricevuto un’altra telefonata, sempre da parte del BDP, che chiariva che le FsdO avevano “sigillato” (termine tecnico squisitamente democratico) la città, impedendo a chiunque sia di entrare, sia di uscire.
Pertanto, abbiamo proseguito direttamente per Diyarbakir, ove siamo giunti  all’una e trenta della notte.

VII

1) Mercoledì, 23 Marzo 2011, nel corso della mattinata, la nostra delegazione si è incontrata a Diyarbakir con le componenti sia dell’Associazione Madri per la Pace, sia dell’Associazione Madri dei Detenuti.
Il quadro della situazione, che ci è stato fornito in entrambi gli incontri, può essere  così sintetizzato: lo Stato turco ha trasformato il Kurdistan in un immenso carcere a cielo aperto.
Solo così si spiega sia come possano essere incarcerati e, spesso, torturati persino i ragazzini: dal 2008 ad oggi ne sono stati arrestati più di 4.000, sia come vengano imprigionati persino gli anziani: emblematico, ma non isolato, è il caso della donna di 70 anni, condannata ad 11 anni.
“Naturalmente”, la Turchia è molto aiutata nella sua marcia verso la Democrazia da tutti gli Stati democratici del mondo.
I responsabili della Tenda per la Soluzione Democratica ci hanno mostrato alcuni interessanti reperti: i “bossoli” dei candelotti lacrimogeni, sparati dalle FsdO qualche giorno prima durante gli scontri, verificatisi proprio attorno alla Tenda.
Bene: su alcuni “bossoli” c’era la scritta Made in USA, su altri quella Made in Brazil.     FOTO.

2) Così, al termine di questo veramente istruttivo viaggio in Turchia, è sorta in me qualche spontanea domanda.
È la Turchia che si appresta ad entrare in Europa, oppure è l’Europa che si appresta ad “entrare in Turchia”?
Potrebbe il Kurdistan fungere da laboratorio in cui sperimentare tecniche sì repressive, ma anche “democratiche”, da esportare nella “civile” Europa, che, in mancanza dei Kurdi, potrebbe comunque utilmente impiegarle contro chi si oppone al progetto di far pagare la crisi economica agli strati popolari, in modo che i ricchi diventino ancor più ricchi e potenti?
Soprattutto ora che la patetica Assemblea delle Nazioni Unite ha dato mandato agli Stati di buona volontà di redimere a suon di bombe quel Gheddafi con cui, fino ad un mese prima, tutti facevano affari, non potrebbero i vari Governi  dell’Occidente essere indotti nella tentazione di introdurre nei rispettivi Paesi  l’affascinante “Democrazia alla turca”?
Per onestà intellettuale devo pur dire che, appena sbarcato a Fiumicino, questi miei timori si sono dissolti come neve al Sole.
Infatti, Giovedì, 24 Marzo 2011, intorno alle 13,30, ho avuto modo di leggere tra le news  di uno dei display, piazzati proprio all’uscita dell’aeroporto:
“Il Ministro Frattini: l’Italia si impegna a non far scoppiare la guerra”.
Ripeto la data, per quanti si fossero messi in ascolto in questo momento:
Era il 24 Marzo del 2011.
Non so perché, ma dalle nebbie dell’inconscio mi è affiorata una frase:
“LA GUERRA È PACE
LA LIBERTÀ È SCHIAVITÙ
L’IGNORANZA È FORZA” [1].
Ho anche pensato che, per l’occasione, si potrebbe aggiungere:
“La menzogna è verità”.

NOTE
[1] Orwell George, 1984, p.27,  Arnoldo Mondadori Editore, 1980.

Fonti


Web Homolaicus

Enrico Galavotti - Homolaicus - Sezione Politica - Socialismo democratico
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Aggiornamento: 23/04/2015